lunedì 29 giugno 2020

Nella notte tra il 14 e 15 febbraio 1945 i tedeschi... a Mentone

Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)


15 febbraio 1945 - I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud 

Il capo-squadrone Gautier Malherbe comandante 1° gruppo  
Al Sig. colonnello comandante GAS (Gruppo Alpino-Sud)  

Ho l’onore di comunicare che nella notte tra il 14 e 15 febbraio [1945] da un gruppo nemico è stato tentato un colpo di mano al posto di comando del molo di Mentone. Alle 4 del mattino una imbarcazione con 4 uomini a bordo si è presentata all’entrata del porto.  
Alle intimazioni è stato risposto in francese “non sparate perché qui ci sono degli amici francesi”. Dato che da 5 notti erano attesi 4 agenti del S.R. [Services des Reinsegnements] la sentinella ha ordinato alla barca di accostare.
Il capo-posto, sergente capo Zerbini del 21°  B.V.E., si è avvicinato, ma è stato subito afferrato alla gola da 2 uomini [nemici] che erano nel frattempo sbarcati: con questi è caduto in mare ma é riuscito prima a dare l’ordine di sparare. Il risultato dello scontro è stato il seguente: 1 [nemico] ferito sulla barca, 1 [nemico fatto] prigioniero, 2 [nemici] dispersi, il sergente capo Zerbini indenne. L’imbarcazione è andata alla deriva nella notte con a bordo il ferito che rantolava. 
Questa mattina all’alba la barca è stata recuperata e sono stati scorti due corpi tra le acque. 
Alcuni nostri uomini  hanno provato a nuoto a recuperare i cadaveri. 
Si era trattato di un kommando della marina [tedesca] di Sanremo. Uomini che erano partiti alle 0.30 da Ventimiglia su due gommoni a propulsione posteriore con l’incarico di fare un prigioniero sul molo di Mentone e di distruggere il posto di guardia del fortino. Uno dei battelli aveva avuto una avaria durante il tragitto. Una vedetta veloce attendeva al largo. Tutto si è svolto normalmente [per loro] fino al brillante intervento del sergente capo Zerbini, in quanto i tedeschi avevano fatto una stima insufficiente dei nostri mezzi. Tre uomini, tra i quali l’ufficiale, si dovevano incaricare della cattura della sentinella francese, mentre il caporale, che è stato poi fatto prigioniero, doveva proteggeva l’operazione con un fucile automatico. Il rapporto dell’interrogatorio è stato trasmesso al Deuxième Bureau.
                                                                        firmato:  Gautier Malherbe

La barca di questi 4 tedeschi è stata fermata ed è stata effettuata la cattura di uno di loro grazie alla vigilanza ed all'attività del 21° Battaglione. Questo fatto conferma la qualità di questo battaglione e la fiducia, io credo, che possiamo riporre in esso. Io metto il prigioniero a disposizione della 44^ Brigata per gli interrogatori.
                                                               firma [?]: illeggibile

documento d'epoca (Archivio francese SHAT) rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci, autore di "Gruppo Sbarchi Vallecrosia", ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007 

Mentone: il fortino
 
Nel gennaio 1945 il 21/XV B.V.E. viene assegnato alla difesa del fronte mare, da Garavan a Cap Martin. L’azione consisteva nella sorveglianza della costa, nell'impedire sbarchi ed infiltrazioni e pattugliare i “carrugi” della città vecchia di Mentone. Nel tratto di mare prospiciente il fronte avvenivano dei collegamenti notturni tra la Resistenza italiana e gli Alleati. Nella notte tra il 14 e 15 febbraio 1945 i tedeschi, fingendo uno di questi collegamenti, tentarono di sbarcare informatori e prendere prigionieri. Alla testa del molo del porto di Mentone era stata ricavata una postazione e da questa, verso le 3 del mattino, una sentinella avvertì dei movimenti e diede l’allarme. Vennero fatte le intimazioni regolamentari alle quali veniva correttamente replicato in buon francese. Il battello, seguendo gli ordini ricevuti, accostò al lato interno del molo. Il maresciallo Michele Zerbini, comandante della postazione, si sporse per agguantare la cima ma venne strattonato e gettato in mare e, nonostante l’equipaggiamento, le sue ottime doti di nuotatore (era genovese) gli permisero di riemergere e a sua volta di trascinare in mare un tedesco. Contemporaneamente ordinava di aprire il fuoco nonostante si trovasse sulla linea di tiro. Dalla postazione il tiratore del F.M., basandosi sulle sue urla, individuava nel buio gli aggressori e con una sola raffica li neutralizzava. Nella mattinata recuperarono l’imbarcazione tedesca con tre morti a bordo e della pattuglia tedesca sopravvisse solamente l’ufficiale di marina trascinato in acqua da Zerbini. L’operazione venne citata nel bollettino di guerra e il maresciallo Zerbini venne decorato con la “Croix De Guerre”.
Giuseppe Calò, Il 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs, in Storia Militare n. 141, giugno 2005

9/9/1944
[...] Dal mare la nave da guerra, che in quei minuti di ansia avevo quasi dimenticato, spara la prima bordata, scuotendo l'intera vallata di Mentone.
Proiettili di grosso calibro, solcando l'aria sopra di noi, vanno ad esplodere sulle trincee dove il nemico pochi istanti prima attendeva in silenzio.
Alla prima detonazione ne seguiva una seconda, pezzi di roccia e schegge infuocate rotolavano fino a noi, per venti minuti un bombardamento senza respiro martellava quelle postazioni che, poco dopo, avremmo dovuto occupare. [...] Distesi a terra guardiamo il capitano con il telefono in mano che dirige il tiro dell'artiglieria, poi ad un tratto dal mare cessano di sparare. Il primo attacco condotto dall'esercito canadese alla frontiera di Mentone, dove i Tedeschi ripiegando si erano trincerati, poteva dirsi portato a termine con la partecipazione dei garibaldini italiani.
Si era così realizzato quel sogno da molto tempo atteso: in uno scontro diretto la nostra prima vittoria contro un nemico che fino a quel momento non ci aveva dato pace.
Il mattino seguente saprò, dal mio comandante ancora emozionato, che durante l'attacco il capitano, entusiasta del nostro comportamento, aveva annunciato al centralino da campo di Castellar che i garibaldini italiani in quel momento stavano rastrellando la cima del monte.
Durante quella notte ero rimasto nella postazione conquistata in compagnia di due soldati canadesi; sopra di noi si sentivano fischiare i proiettili delle artiglierie dei due eserciti opposti, mentre nel fondo valle si vedevano i bagliori delle esplosioni. [...]
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall'Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

A settembre 1944 Giorgio Lavagna ed il suo gruppo vennero arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil's Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data, per non farsi internare, i mentovati ex garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese.  Adriano Maini 

giovedì 25 giugno 2020

Attacchi garibaldini a Pigna (IM) prima della costituzione della Repubblica Partigiana


Pigna (IM)
 
Il 30 aprile del 1944 Pigna entrò nell’incubo. Appena conclusa la tradizionale messa domenicale delle 10 e 30, due giovani partigiani vennero portati in chiesa, scortati da un drappello di brigate nere ed il parroco don Bono fu costretto a impartire ai due sfortunati l’estrema unzione. Il drappello si diresse attraverso la via Fossarello seguito da pochi curiosi per raggiungere il cimitero. Verso l’una del pomeriggio il paese venne scosso da una salma di fucileria; il plotone di esecuzione, comandato dal capitano della M.V.S.N. Maggi <294, fece fuoco su Carmelo Repetto di Rezzoaglio e Tommaso Faraldi di Triora, due partigiani arrestati il 26 aprile a Bajardo e condannati dal tribunale militare, istruito a Pigna per l’occasione, alla pena di morte mediante fucilazione al petto, come previsto dal decr. legislativo del Duce n° 30/1944. I due partigiani, insieme a un polacco chiamato Giuseppe, erano stati catturati dagli agenti della GNR Tommaso Cataldi e Antonio Di Giovanni in servizio investigativo in borghese <295. La rappresaglia partigiana non si fece attendere: nella notte tra il 7 e l’8 maggio alcuni partigiani, rimasti ignoti, irruppero nella canonica di Castelvittorio e uccisero con due colpi di pistola il parroco del paese, don Antonio Padoan. L’azione è, ancora oggi, avvolta nel mistero; non è ben chiaro il motivo dell’esecuzione. La sera del 7 maggio del 1944 alcuni garibaldini si introdussero nella canonica per indurre Padoan a desistere dai suoi atteggiamenti filo-fascisti e invitarlo a lasciare Castelvittorio. Fonti partigiane affermano che la discussione non fu pacifica e che nacque una colluttazione con spari da ambo le parti. Il partigiano “Albenga” ebbe il calcio del fucile fracassato da una pallottola e Padoan rimase ucciso <296.
[NOTE]
294 Uff. P.M. Sez. Spec. Corte Assise Genova 28/1/46. Non luogo a procedere in data 14/11/94.
295 Per questo fatto Tommaso Cataldi fu condannato alla pena capitale dal tribunale del 1° Btg. M. Bini della V Divisione Cascione in data 5 febbraio 1945, sentenza eseguita il giorno stesso in località Gerbonte di Triora. La sentenza venne firmata dal comandante del battaglione Figaro (Vincenzo Orengo), dal commissario Lince (Manlio Cogliolo) e da Gianni.
296 Memorie orali di Erven e Vittò. Per maggiori dettagli si veda l’opuscolo di N. Allaria Olivieri, Sangue a Castelvittorio, Editrice Sordomuti, 1977.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016 
 
[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016 ]
 
In operazioni di rastrellamento la G.N.R. di VENTIMIGLIA (IMPERIA) ha catturato 3 ribelli armati passandoli per le armi.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 1 maggio 1944, p. 36. Fondazione Luigi Micheletti    

Pure il 16 corrente due abitanti di Pigna addetti alla vigilanza della linea telefonica e telegrafica di una zona sita in territorio del comue di Pigna, spintisi fino in frazione Cetta del comune di Triora, venivano fermati da alcuni ribelli armati di pistole e di bombe a mano, che li prelevavano e li portavano in presenza del loro capo, che si trovava in compagnia di una dozzina di partigiani. Detto capo li diffidava a non lavorare più per le forze armate germaniche ed a non recarsi più nella località ove erano stati sorpresi. Gli stessi abitanti civili di Pigna riferivano che ribelli, nella circostanza, avevano manifestato proposito di vendicare i due loro compagni fucilati dalla milizia confinaria a Pigna e che il capo di tali ribelli parlava con accento ligure, laddove i suoi adepti avevano l'accento meridionale.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Relazione settimanale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Al Capo della Polizia - Maderno, 22 maggio 1945 - XXII
 
 
Pagina 41 del Notiziario GNR del 28 giugno 1944, cit. infra da Giorgio Caudano - Fonte: Fondazione Luigi Micheletti

L'estate 1944 conobbe il momento più intenso per quanto riguarda l'adesione al movimento partigiano del territorio; le bande, che fino ai primi giorni di primavera erano costituite soprattutto da un'èlite di uomini politicamente consapevoli, vennero ingrossate da numerosi renitenti alla leva e disertori dell'esercito repubblichino. I pochi paesi dove non vi era alcun presidio della GNR erano spesso occupati dai partigiani che scendevano dalle montagne circostanti. Il 15 giugno i partigiani di Langan [n.d.r.: località in altura nel comune di Castelvittorio (IM): mette anche in comunicazione con la Valle Argentina] scesero in paese [Pigna] e assaltarono, senza incontrare la resistenza dei fascisti della GNR di stanza alla caserma Manfredi, i locali dell'ammasso dell'olio siti in via San Rocco, poco oltre le due strade. Molti abitanti del paese si unirono agli stessi partigiani per razziare l'olio che costituì per i mesi a venire una preziosa riserva alimentare. L'episodio venne menzionato nel Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 28 giugno: "Il 15 corrente, verso le 19,30, a Pigna oltre 300 banditi muniti di armi automatiche, invasero la caserma del distaccamento G.N.R e quella della brigata Finanza. Un altro numeroso gruppo di banditi si portò verso la caserma della G.N.R. Confinaria, sparando raffiche di armi automatiche a distanza. Dalla caserma del distaccamento G.N.R. i malviventi prelevarono il comandante, vicebrigadiere Antonio Bressanelli e sei militi, asportando armi e effetti di casermaggio; altrettanto fecero nella caserma della Guardia di Finanza, ove furono catturati nove militari. Successivamente aprirono il magazzino dell'ammasso dell'olio, asportandone alcuni quintali, invitando la popolazione a riprendersi l'olio che aveva consegnato in precedenza. Non consta, finora, che vi siano stati morti o feriti. La popolazione è allarmata". 
Giorgio Caudano, Op. cit. 
 
Nella notte dal 15 al 16 corr. un forte nucleo di partigiani attaccava le caserme del Distaccamento G.N.R. e della Guardia di Finanza di Pigna disarmando e prelevando i componenti, i quali non opponevano alcuna resistenza.
Le stesse bande di partigiani attaccavano poi la caserma della Milizia confinaria, che resisteva energicamente.
Al sopraggiungere di rinforzi, composti da militi confinari, agenti di polizia dell'Ufficio di P.S. di Ventimiglia e di alcuni militari tedeschi, i partigiani si allontanavano. Da parte nostra nessuna perdita.
Perdite imprecisate tra i ribelli, in quanto essi, secondo il loro costume, trasportano nella ritirata eventuali morti e feriti, che devono esserci stati, in quanto, durate il conflitto, erano state grida avvertite di dolore.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Al capo della Polizia - Maderno, Relazione sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 20 giugno 1944 - XXII°
 
Il giorno 14 giugno 1944 i partigiani del 5° distaccamento (cioè del distaccamento di Vittò ed Erven) partono da Carmo Langan nelle prime ore del pomeriggio e si recano a Pigna. Sono circa 60-70 uomini. Vittò [Giuseppe Vittorio Guglielmo] ed Erven [Bruno Luppi] sono a capo del gruppo. Su per giù ad un chilometro di distanza da Pigna, sulla strada per Isolabona, vi è una caserma con una ottantina di Camicie Nere e un numero imprecisato di tedeschi. Nella parte a monte di Pigna, alla periferia del centro abitato, in una villa, hanno sede circa quindici carabinieri. In basso nella zona verso valle, dalla parte della strada per Castel Vittorio, ancora alla periferia dell'abitato di Pigna, in una villetta adibita a caserma, vi sono i militi della finanza. A mezz'ora di distanza da Pigna, Vittò, con 20 uomini, lascia il gruppo, e si porta a bloccare la strada, fra Pigna e la caserma delle Camicie Nere. Gli altri sono da Erven divisi in pattuglie, alcune per proteggere l'attacco alla caserma dei carabinieri, e altre per tenere sotto controllo ogni strada ed ogni punto importante del paese, sempre alla periferia, dato che i partigiani erano stati informati della dislocazione di mitragliatrici di fascisti sui tetti. Eseguono l'attacco alla caserma dei carabinieri Erven, Assalto [n.d.r.: Carlo Peverello, nato a Castelvittorio il 28 febbraio 1923], Argo [Biagio Salomone], Marussia di Ventimiglia e Géna. Assalto si ferma a una certa distanza, a sorvegliare una finestra da cui, fra due sacchi di terra, spunta la canna di un mitragliatore; gli altri, rasentando il muro, vanno presso la porta principale e gridano ai carabinieri di arrendersi. Non ricevendo risposta, puntano le armi alle finestre e alla porta; ma poi si sente il rumore di un catenaccio, la porta si apre, e i partigiani Erven e Argo si precipitano all'interno e bloccano il carabiniere che aveva aperto. Subito dopo si impossessano di un mitragliatore spianato fra altri due sacchi di terra, che è preso da Argo dietro indicazione di Erven; quindi intimano "mani in alto" al brigadiere apparso in quel momento, il quale non si aspettava i partigiani; il brigadiere, bloccato a sua volta, grida agli altri suoi uomini di arrendersi. Tutti i carabinieri si arrendono. Finita l'azione contro la caserma dei carabinieri un partigiano viene mandato ad avvertire Vittò del buon esito dell'azione stessa, mentre Erven provvede a radunare le pattuglie e le postazioni che erano state dislocate nei vari punti. I prigionieri di cui sopra partono dopo che gli uomini di Erven e di Vittò si sono di nuovo riuniti. Partiti i prigionieri con la pattuglia, sono circa 40-50 i partigiani che restano presso Pigna, con Vittò e con Erven, a poche decine di metri dal paese, a monte del paese stesso. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 297-298
 
11 agosto 1944 [...] Lungo la mulattiera del Torraggio, nella zona di Passo Muratone, il 5° distaccamento della V Brigata d'Assalto «L. Nuvoloni» impegna i Tedeschi, i quali rispondono con raffiche di mitragliatore; un partigiano rimane ferito; i Tedeschi contano alcuni morti.
Un distaccamento della V Brigata, comandato da Vittorio Guglielmo [Ivano, Vitò] e composto da soli trentadue uomini con due mitragliatori ed una mitragliatrice, con una brillante azione attacca circa duecento Tedeschi diretti in Francia dopo aver razziato il giorno precedente bestie e viveri ai pastori della zona di Marta. Dopo un breve combattimento i Tedeschi riescono a salvarsi con la fuga, abbandonando l'intero bottino. Il nostro distaccamento riesce così a recuperare 15 muli carichi di viveri e munizioni e 55 mucche che saranno restituite ai proprietari. Inoltre, si recuperano 50 fucili ta-pum, 25 mitra, 23 parabelli, 4 mitragliatori, 2 mitraglie ed armi varie.
Carlo RubaudoStoria della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 
 
Pigna (IM),  Località San Rocco, vicina a zona lago Pigo: ponte sul torrente Nervia della strada provinciale, poco a valle delle diramazioni per Buggio, Castelvittorio, Carmo Langan e valle Argentina

A Pigna (IM) vi erano molti carabinieri e finanzieri.
Pigna era una preoccupazione continua dei partigiani. 
In paese vi era anche una caserma di nazifascisti [...]
Avevano armi che occorrevano ai partigiani.
Fu fatto un primo attacco alla caserma dei carabinieri. Il maresciallo che comandava la stazione era stato più volte invitato a non combattere i partigiani. Non si voleva arrendere. L'azione contro di loro era rischiosa.
Erven [n.d.r.: Bruno Luppi, già incarcerato nel 1935 a Modena per attività clandestina antifascista; iscritto al partito comunista clandestino a Sanremo (IM); ufficiale durante la guerra, partecipò, appena sfuggito alla cattura da parte dei tedeschi, il 10 settembre 1943 ai combattimenti di Porta San Paolo a Roma; riuscì a rientrare in provincia; da comandante del 16° distaccamento della V^ Brigata venne gravemente ferito il 27 giugno 1944 nella battaglia di Sella Carpe (tra Baiardo e Badalucco); mesi dopo, appena guarito, diventò vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria]: "È  stata un'azione veramente rischiosa quella che abbiamo fatto a Pigna e che adesso non oserei  rifare. Siamo scesi con Vitò a Pigna, a piedi. Era con noi tutto il gruppo di uomini del Comando della Goletta..."
Vitò con un gruppo dei più arditi si mise sulla strada che divide la caserma dei nazifascisti dal paese.
Lo scopo era quello di impedire ai soldati di intervenire durante l'attacco alla caserma dei carabinieri [...]
Erven, Assalto, Argo ed i partigiani di Castelvittorio diedero l'assalto alla richiamata caserma. Puntarono tre mitragliatori, mentre più indietro un gruppo era pronto a proteggere un'eventuale ritirata.
I carabinieri avevano appostato un mitragliatore ad una finestra [...]
I patrioti riuscirono ad entrare, a neutralizzare l'azione di un piantone e a prendere il fucile mitragliatore.
Più che una lotta fu una conversazione animata e decisa.
In breve tempo tutti i carabinieri si erano arresi.
Il tempo stringeva. Pattuglie di fascisti erano per le strade. Dall'alto i partigiani spararono e li dispersero...
L'attacco alla caserma della finanza fu più complicato e più duro. In questa caserma erano giunti i fascisti delle pattuglie già bersagliate dai partigiani. 
Si trincerarono e chiesero aiuto via telefono [...] i partigiani usarono un mortaio  [...] il maresciallo non si voleva arrendere [...] infine si arrese con tutti i suoi uomini.
Dalle due caserme fu asportato tutto quanto poteva servire ai patrioti, armi, munizioni, viveri [...]
I prigionieri erano una dozzina di carabinieri ed una quindicina di finanzieri [...] tutti chiesero di arruolarsi tra i partigiani. Diedero in seguito prova di essere stati tra i migliori nostri combattenti.
don Ermando Micheletto *, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Op. cit.

Il presidio di carabinieri di stanza a Pigna passò ai partigiani il 27 agosto 1944 […] Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)  
 
Gli ultimi giorni di agosto videro l'ulteriore intensificarsi dell'attività partigiana. Il 25 un gruppo di garibaldini, comandati da Fuoco [Marco Dino Rossi], minarono e fecero saltare il ponte degli Erici, isolando Pigna dalla parte bassa della valle del Nervia; in montagna venivano presidiati con forze cospicue i passaggi che potevano permettere al nemico di avvicinarsi al paese, ovviando all'interruzione stradale conseguente alla distruzione del ponte degli Erici. Negli ultimi giorni del mese di agosto il comandante della Divisione partigiana «F. Cascione», Nino Siccardi Curto, indirizzò una lettera al capitano comandante della milizia di Pigna chiedendo, a lui e ai suoi 40 uomini, di passare armi e bagagli dalla parte della Resistenza. Il Curto, successivamente, inviò un emissario per proporre e concordare la resa del presidio della G.N.R.; i contatti non arrivarono ad una conclusione e all'alba del 29 agosto i militi repubblichini abbandonarono il paese, permettendo alle forze della V^ Brigata d'assalto Garibaldi di occupare il paese senza che venisse versato sangue. Alle primissime luci del giorno gli abitanti di Pigna furono svegliati dallo scoppio di munizioni che i fascisti non riuscirono a trasportare a valle e che venivano distrutte per evitare che cadessero in mano nemica. Il paese era in mano ai partigiani; il comandante Vittò rimase a Langan, da dove coordinava i distaccamenti che difendevano in forze gli eventuali valichi da dove potevano arrivare le minacce del nemico; Monte Vetta, Passo Muratone, la Valletta, Colle Ardente, Gouta erano i principali punti di resistenza difesi dagli uomini di Vittò.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020