mercoledì 12 maggio 2021

In Provincia il campo fu istituito a Vallecrosia


Il campo di concentramento provinciale di Imperia sorse in località Vallecrosia, nei locali di una ex caserma militare Gaf. Fu aperto il 21 gennaio 1944 per accogliere ebrei, familiari di renitenti alla leva, fermati politici non responsabili di reati e fu chiuso a metà luglio per timore di attacchi partigiani.
A quella data, però, i circa 40 ebrei lì internati erano già stati trasferiti al carcere genovese di Marassi a inizio febbraio 1944 e consegnati alle autorità germaniche.
Cornelio Galas, Lager per Ebrei in Italia..., TeleVignole, 13 settembre 2016
 
Fonte: AS GE cit. infra

Capo Provincia Genova
4 144 TF I 1715. Capi province libere Genova Imperia Savona Spezia
N° 5 comunicasi per immediata esecuzione la seguente ordinanza di Polizia che dovrà essere applicata in tutto il territorio di codesta Provincia:
1° Tutti gli ebrei anche se discriminati a qualunque nazionalità appartengano e comunque residenti nel territorio Nazionale debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni mobili ed immobili devono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati nello interesse della Repubblica Sociale Italiana la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche.
2° Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero in applicazione delle leggi razziali italiane vigenti il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana devono essere sottoposti a speciale vigilanza degli organi di polizia. Siano per intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati punto Ministro Interno Buffarini.
AS GE, Repubblica sociale italiana, 35, fasc. 10 in Archivio di Stato di Genova
 
 
Fonte: AS GE cit.

Ministero dell’Interno
Direzione generale della P.S.
Roma, 13 dicembre 1943 – XXII
Capi provincie non occupate
Questore Roma
E p.c. Ministero Interno
Direzione Gen. Demorazza SEDE
Oggetto: Ebrei
Si ripete per lettera il telegramma circolare n. 442/57460 in data 10 corrente:
“In applicazione recenti disposizioni, ebrei stranieri devono essere assegnati tutti at campi concentramento. Uguale provvedimento deve essere adottato per ebrei puri italiani, esclusi malati gravi et vecchi oltre anni settanta. Sunt per ora esclusi i misti et le famiglie miste salvo adeguate misure vigilanza”.
Pel capo della Polizia
AS GE, Repubblica sociale italiana, 35, fasc. 10 in Archivio di Stato di Genova già cit.
 
Nella primavera 1943 la presenza ebraica si accrebbe grazie all’arrivo di connazionali rimpatriati dalla Francia. Completata rapidamente occupazione militare della Provincia, le unità tedesche Gestapo e SS avevano visionato gli elenchi degli ebrei residenti. Ottenuta anche l’indispensabile collaborazione della polizia italiana, furono in grado di scatenare una lunga e spietata caccia all’ebreo già sperimentata altrove.
La stagione del terrore ebbe inizio il 18 novembre 1943 a Bordighera con l’arresto dei tre membri della famiglia Hassan. Nella tragica notte tra il 25 e 26 novembre, uomini delle SS e agenti della polizia italiana operarono una grande retata. Vi incapparono trentacinque ebrei che furono arrestati a Ventimiglia, Bordighera e San Remo. Furono rinchiusi nelle carceri di San Remo ed Imperia e trasferiti successivamente a Genova. Il 5 dicembre 1943 il Ministro dell’interno della Repubblica Sociale italiana ordinava che «tutti gli ebrei, anche se discriminati fossero arrestati ed internati in appositi campi di raccolta provinciali e i loro beni mobili e immobili sottoposti ad immediato sequestro».
In Provincia il campo fu istituito a Vallecrosia, in un’area già occupata da edifici militari. Entrò in funzione nel febbraio 1944 e fu chiuso nell’agosto dello stesso anno. Nel campo furono internati soprattutto prigionieri politici, genitori dei renitenti alla leva e solamente cinque ebree arrestate a Bordighera e San Remo. Nei mesi successivi i pochi arresti operati appaiono riconducibili allo squallido fenomeno delle delazioni. Alcune famiglie, che, invece, erano riuscite fortunosamente a sottrarsi alla cattura, partirono immediatamente e si diressero con successo verso la Svizzera. Altri nuclei familiari o singoli furono nascosti e protetti da amici o conoscenti; alcuni trovarono rifugio presso istituti religiosi.Una nuova recrudescenza della caccia all’ebreo si registrò nell’aprile1944, quando furono arrestati a San Remo cinque anziani ebrei. Tra questi figurava anche Elena Abraham che sarebbe morta in carcere ad Imperia. La stagione del terrore sarebbe terminata il mese successivo. Il bilancio degli arresti e delle deportazioni in questa Provincia in cui la presenza ebraica non fu mai troppo importante, è tuttavia impressionante e ammonta ad almeno 54 deportati. Solo cinque sopravvivranno all’inferno dei lager nazisti e faranno ritorno.
Paolo Veziano, La persecuzione antiebraica in provincia di Imperia (1938-1945), Amministrazione Trasparente, Provincia di Imperia
[La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Paolo Veziano, Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli Ebrei dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra 1938-1940, ed. Fusta, 2014; Paolo Veziano, Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell'Italia fascista. 1937-1945, Diabasis, 2007; Paolo Veziano, Ombre di confine: l'emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori verso la Costa azzurra, 1938-1940, Alzani, 2001]
 
Campo di concentramento di Vallecrosia
Data:
28-02-1944
Ente intestario:
Repubblica sociale italiana. Commissariato PS di Ventimiglia. Campo di concentramento di Vallecrosia
Autore:
Marchetti
Qualifica:
Commissario di Polizia. Dirigente del campo
Destinatario:
Comando Guardia Nazionale Repubblicana Ventimiglia
Contenuto:
Ordine di trasferimento di due donne ebree dal campo di concentramento di Vallecrosia al campo di concentramento di Fossoli.
Luoghi citati:
Vallecrosia - Campo di concentramento RSI Fossoli - Campo di concentramento RSI
documento riprodotto in I campi fascisti
 
Campo di concentramento di Vallecrosia.
Data:
02-03-1944
Ente intestario:
Repubblica sociale italiana. Commissariato PS di Ventimiglia. Campo di concentramento di Vallecrosia
Autore:
Firma illeggibile
Qualifica:
Commissario di Polizia. Dirigente del campo
Destinatario:
Direzione campo di concentramento Fossoli di Carpi
Contenuto:
Comunicazione sul trasferimento di cinque ebrei dal campo di concentramento di Vallecrosia al campo di concentramento di Fossoli su ordine della questura di Imperia.
Luoghi citati:
Vallecrosia - Campo di concentramento RSI
Fossoli - Campo di concentramento RSI
documento
riprodotto in I campi fascisti

Appunto per il Colonnello Kappler presso la Direzione Generale di Polizia
Data:
14-10-1944
Ente intestario:
Repubblica Sociale Italiana. Ministero dell'Interno. Direzione Generale di P.S. Divisione A.G.R.
Autore:
Firma illeggibile
Qualifica:
Senza qualifica
Contenuto:
Si fa presente che la maggior parte dei campi di concentramento in cui si trovano internati i sudditi di stati nemici, erano situati nell'Italia ora occupata.
Dei pochi rimasti nel territorio non invaso, nel luglio scorso venne soppresso a seguito della richiesta delle autorità germaniche, quello di Fossoli di Carpi, mentre quelli di Scipione di Salsomaggiore, Celle Ligure, Vallecrosia, San Martino di Rosignano (Monferrato), sono stati successivamente soppressi perché non offrivano sufficienti garanzie di sicurezza ed i sudditi di Stati nemici sono stati prelevati e trasferiti in campi di concentramento germanici.
Luoghi citati:
Fossoli - Campo di concentramento RSI
Scipione - Campo di concentramento RSI
Celle Ligure - Campo di concentramento RSI
Vallecrosia - Campo di concentramento RSI
San Martino di Rosignano - Campo di concentramento RSI
documento riprodotto in I campi fascisti
 
[...] A Calvari di Chiavari, vicino Genova, gli ebrei rinchiusi nel campo provinciale erano stati trasferiti al carcere milanese di San Vittore già il 21 gennaio e poi aggiunti al convoglio che partì da Milano verso Auschwitz il 30. Il campo fu riadattato successivamente solo per internare prigionieri politici italiani e stranieri: un'azione partigiana a metà giugno del 1944 convinse le autorità a inviare gli internati a Fossoli (poi deportati nel Reich) e a chiudere questa struttura 220. Per motivi analoghi, negli stessi mesi furono evacuati e chiusi i campi provinciali di Celle Ligure e di Vallecrosia, rispettivamente in provincia di Savona e Imperia: nel dicembre 1943 erano stati approntati come luoghi di raccolta degli ebrei arrestati dopo l'ordinanza n. 5, i quali però vennero trasferiti a Fossoli ben prima dell'estate del 1944 - e poi deportati nell'Europa Orientale 221  [ p. 241] [...]
Imperia
Il campo di concentramento provinciale sorse in località Vallecrosia, nei locali di una ex caserma militare Gaf. Fu aperto il 21 gennaio 1944 per accogliere ebrei, familiari di renitenti alla leva, fermati politici non responsabili di reati e fu chiuso a metà luglio per timore di attacchi partigiani. A quella data, però, i circa 40 ebrei lì internati erano già stati trasferiti al carcere genovese di Marassi a inizio febbraio 1944 e consegnati alle autorità germaniche.
Principali fonti d'archivio
ACS, MI, PS, Massime M4, Mobilitazione civile, b. 127, fasc. 16 “Campi di concentramento”, Affari per provincia”, “Imperia”;
ACS, MI, PS, A5G II Guerra Mondiale, b. 151, fasc. 230 “Ebrei”, “Ebrei. Atti pervenuti dalla segreteria del Capo della Polizia, senza lettera d'accompagnamento”;
ACS, MI, PS, A5G II Guerra mondiale, Italia liberata, b. 3, fasc. “Rimpatrio degli ebrei italiani deportati in Germania”. [p. 266].
220 G. Viarengo, Il campo di concentramento provinciale per ebrei di Calvari di Chiavari (dicembre 1943 - gennaio 1944) e le sue altre funzioni, in «La Rassegna mensile di Israel», maggio-agosto 2003, pp. 415-430.
221 Cfr. ACS, MI, PS, Massime M4, b. 135, fasc. 16 “Campi di concentramento”, Ins. 37 “Savona”, documenti vari; Ivi, b. 127, “Ins. Imperia Vallecrosia”, “Copia di telegramma della Questura di Imperia in data 21 luglio 1944 diretto al capo di polizia Maderno”, 27 luglio 1944, riguardante un attacco partigiano il 20 luglio 1944 alle carceri giudiziarie di Oneglia Imperia. Per il timore di nuovi azioni, fu decisa l'evacuazione dei 33 internati nel campo di Vallecrosia: «[…] Eventualità colpo mano Campo concentramento Vallecrosia Capo provincia habet disposto evacuazione suddetto campo comprendendo 33 internati. Detenuti sono stati ristretti carceri Oneglia provvedendosi intensificazione vigilanza interna con agenti custodia et agenti polizia et vigilanza esterna guardia nazionale repubblicana».

Matteo Stefanori in Ordinaria Amministrazione: i campi di concentramento per ebrei nella Repubblica Sociale Italiana, Tesi di Laurea, Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense

[...]
Cosa succede in provincia di Imperia?
“Alla raccolta degli ebrei rastrellati nell’estremo ponente della Provincia venne destinata dal Prefetto una delle zone del plesso militare esistente nel Comune di Vallecrosia, che comprendeva tre aree distinte nelle quali insistevano alcuni edifici adibiti, dal 1939, all’ acquartieramento dei soldati e delle relative sussistenze e salmerie”.
Com’era suddiviso questo campo?
“La prima di queste aree si trovava tra la parte a mare e quella a monte di Vallecrosia, compresa tra via San Rocco a nord, via Baude a sud; via Roma a est e un boschetto di ulivi, eucaliptus, pini marittimi e palme, a ovest. Questa zona, di circa ottomila metri quadrati, è attualmente occupata dai giardini pubblici, da un giardino per auto e, un tempo, dall’ampio complesso della ditta Fassi. In quest’area, che fu impropriamente definita come il ‘campo’, si trovavano quattro edifici rettangolari uguali, costruiti tre il 1932 e il 1935, di cui uno era adibito a caserma per i soldati e tre a stallaggio per i cavalli. Dopo la guerra: tre edifici sono stati demoliti e il quarto venne acquistato dalla Fassi. Quest’ultimo, affacciato sui boschetto a ovest, era quello destinato all’internamento e detenzione degli ebrei rastrellati, che vi venivano rinchiusi nelle camere di sicurezza e sorvegliati da militari dell’esercito. La seconda area militare si trovava, all’epoca, subito a nord della prima, a monte di via San Rocco, angolo con via Roma, e in essa c’erano quattro edifici che, costruiti attorno al 1830 per accogliere una distilleria di lavanda, erano poi stati trasformati in caserme. La terza area militare si trovava a circa cinquecento metri a nord, a monte e a valle della attuale, via Orazio Raimondo, e in essa erano situati altri quattro edifici, di cui due a monte della via, adibiti a caserme per i soldati, ufficio dettaglio e uffici comando e due a valle, destinati a magazzini. Dopo la guerra, nella caserma del comando trovò sede il municipio di Vallecrosia, mentre gli edifici a valle mantennero la loro destinazione a magazzini”.
Abbiamo qualche cifra legata all’attività di questo campo?
“Il campo di raccolta di Vallecrosia funzionò come tale, dal 9 febbraio al 2 agosto 1944, secondo quanto risulta da una relazione del Questore di Imperia del 10 agosto 1944 e da quella del Direttore del campo, del 28 giugno 1944, indirizzate entrambe al Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale. In esso vennero detenuti, ciascuno per un periodo assai breve: circa 40 persone. A questo proposito, interessante è la vicenda che di due sorelle detenute, Gabriella e Mirella Perera e della loro madre, Raimonda Devaux, arrestate tutte insieme, in quanto ebree, a Bordighera, dove abitavano, il 15 febbraio del 1944 e subito portate al campo di Vallecrosia. Un altro figlio della signora Devaux fu arrestato, come ebreo, a Milano, l’11 settembre del 1944 e finì anch’egli in un Konzentration-lager in Germania. E’ da ricordare, in riferimento a questa vicenda, che il padre, Orlando Perera, non fu arrestato, poiché di religione cattolica; i suoi tre figli invece lo furono e vennero successivamente deportati in Germania, in quanto ritenuti automaticamente ebrei poiché nati da donna ebrea e, secondo la legge talmudica, tutti i nati da donna ebrea sono considerati ebrei”.
Quale epilogo ebbe la vicenda delle sorelle Perera?
“Gabriella, che all’epoca aveva 12 anni, venne poi trasferita da Vallecrosia al centro di raccolta di Fassoli da cui venne inviata al carcere di Verona e quindi al Konzentrationlager di Ravensbrueck. Fu liberata dagli americani, il 30 aprile del 1945e rientrò in Italia. Mirella, all’epoca ventenne, assieme alla madre finì al Konzentrationlager di Bergen-Belsen e venne liberata dagli americani, il 15 aprile del 1945, rientrando quindi in Italia. Durante la loro breve detenzione nel “campo” di Vallecrosia le sorelle Perera e la loro madre furono assistite da alcune compagne di scuola di Mirella: Angela Biancheri ed Esterina Ursida, che, rientrando a casa dalla Scuola Maria Ausiliatrice di Vallecrosia  e passando accanto al campo, portarono loro viveri di conforto”.
Ci sono altre storie che possiamo ricordare?
“Altra vicenda interessante du quella di Franco Bragadin che, nel mese di febbraio del 1944, prese alloggio al primo piano della villetta di Giorgio Pellegrino nella via Romana, attuale civico 73, per poter essere vicino e assistere la moglie ebrea, arrestata a Imperia, il 12 febbraio del 1944 e detenuta nel campo di Vallecrosia, sino al 22 febbraio del 1944, quando venne inviata al campo di Fossoli, per poi essere trasferita in Germania. Pare che si sia salvata e che abbia poi preso dimora a Genova”.
Gustavo Ottolenghi intervistato da Fabrizio Tenerelli, Shoah, a Vallecrosia quel campo di concentramento terribile ma sconosciuto, Vivi Israele, 24 gennaio 2019
 
Non c’erano rose a Ravensbrück nell’estate del 1944, quando Gabriella Perera, dodici anni, arrivò al lager nascosto tra i boschi, 80 chilometri a nord di Berlino, insieme con la mamma Raimonda Devaux e la sorella ventenne Mirella, portate via a febbraio, dalla loro casa di Bordighera, dai repubblichini. Erano partite da Vallecrosia, estremo ponente ligure: un piccolo campo di raccolta della Rsi - praticamente dimenticato o più facilmente una memoria rimossa, com’è accaduto a decine e decine di altri in Italia - un edificio austero a neanche quindici chilometri dal confine francese che avrebbe significato la salvezza e la libertà, per lei come per le altre donne ebree recluse. Una ex caserma diventata prigione per gli ebrei e i detenuti politici ma anche per i militari che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica sociale, insieme con le famiglie dei partigiani e dei giovani renitenti al bando di Badoglio. Gabriella, che riuscì a tornare, dopo aver trascorso un anno tra Ravensbrück e Bergen Belsen, e a vivere la sua vita a Genova, raccontava cinquant’anni dopo il suo disorientamento ma anche l’amarezza e la rassegnazione: nella sua famiglia, come in molte altre, si sapeva quale futuro fosse destinato agli ebrei; la speranza di sopravvivere, o anche solo di non vivere al peggio quei mesi, era affidata all’incontro con poche, singole persone, e ai loro comportamenti.
I tedeschi mi hanno tolto tutto e, inoltre, mi hanno umiliata con l’intenzione di disumanizzarmi; però nella cattiva sorte sono stata fortunata. Infatti, una kapò mi aveva offerto un po’ del suo spazio in un letto che era molto meglio del mio. L’orrore che ha affrontato, invece, Gabriella non lo racconta. Nella sua testimonianza, davanti ai ragazzi di una scuola media, dice di aver assistito a episodi tragici e di averli anche subiti «ma non posso descriverli perché siete troppo piccoli»
[...] No, non c’erano le rose, allora. Ci sono oggi, piantate lungo i muri della recinzione, sopra la terra che ricopre ciò che resta delle tante che da quel campo, nascosto tra i boschi, affacciato su un laghetto circondato da conifere e betulle [...]
tratto da “DESTINAZIONE RAVENSBRÜCK. L’orrore e la bellezza nel lager delle donne” di DONATELLA ALFONSO, LAURA AMORETTI, RAFFAELLA RANISE
Redazione, Destinazione Ravensbruck. Le rose fioriranno ancora, ANPI Genova, 4 febbraio 2020 

Alcune erano bambine, partite sole o con l’intera famiglia, altre ragazze di vent’anni, madri di famiglia oppure già anziane.
Sui treni che le portavano al campo di concentramento di Ravensbrück il lager delle donne, a nord di Berlino, finirono detenute politiche, prostitute, o appartenenti a famiglie ebraiche. Reiette da isolare, da eliminare, per il regime nazista. Mille tra le italiane deportate, di ogni età, non tornarono mai: tra loro anche alcune passate per un piccolo e quasi dimenticato centro di detenzione nell’estremo ponente ligure, a Vallecrosia, simbolo del desiderio di rimozione. La storia di queste donne, ragazze e bambine, i ricordi, la capacità che ebbero molte di loro, nonostante la tragedia che stavano vivendo, di ritrovare un affetto, un gesto, un sorriso, si affiancano ai momenti più cupi vissuti nel lager e, per le sopravvissute, riportati nella vita vissuta a partire dal loro ritorno [...]
Donatella Alfonso, Laura Amoretti, Raffaella Ranise, Destinazione Ravensbrück. L’orrore e la bellezza nel lager delle donne, All Around, 2020
 
[...]  All’epoca aveva solo 16-17 anni e viveva a Vallecrosia Alta con la sua famiglia, visto che ha dovuto abbandonare la casa di origine, sita a Vallecrosia, a causa della guerra. L’area intorno alla sua abitazione era infatti diventata una zona minata e recintata di filo spinato. “Sono stato sfollato a Vallecrosia vecchia con la mia famiglia. Mio nonno però non voleva lasciare la sua casa, infatti più volte è scappato per tornare alla sua abitazione e alle sue cose, ma ogni volta lo riportavamo indietro in bicicletta. Una volta ha addirittura attraversato un intero campo minato fortunatamente senza rimanere ferito”
[...] Mi ricordo che nei giardini di via San Rocco, a pochi passi dall’ex fabbrica della Fassi, vi era un campo di concentramento provinciale. Avevano costruito tutto intorno una recinzione con alte torrette e nessuno poteva avvicinarsi – così inizia il racconto – All’interno si intravvedevano tante persone rinchiuse: bambini, donne e uomini. Non sapevamo però da dove venissero. Erano chiusi lì come prigionieri, non credo che li abbiano mai fatti lavorare come avveniva in altri campi. Era un luogo di internamento. Non erano ebrei, visto che erano già stati portati via tempo prima. So che avevano rinchiuso anche qualche partigiano”. [...]
Elisa Colli, “Per non dimenticare”, il ricordo del campo di concentramento a Vallecrosia..., Riviera 24.it, 28 gennaio 2018