martedì 28 aprile 2020

Leo, il partigiano mortaista



Ed ecco un'altra testimonianza della battaglia di Langan [Castelvittorio (IM)] e del rastrellamento [tedesco] dei primi giorni di luglio [1944].
don Ermando Micheletto *La V ^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" (Dal Diario di "Domino nero" - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[...] i tedeschi si diressero verso Langan [Castelvittorio (IM)] tendendo all'accerchiamento di tutte le forze garibaldine che erano in ritirata dalla Valle Nervia e dalla Valle Argentina.
Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo], che era capo delle bande partigiane che agivano nella zona interessata, convocò i comandanti dei vari distaccamenti invitandoli ad esprimere il proprio parere sulle misure da adottare.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Leo il mortaista [Vittorio Curlo, che poi diventerà Capo di Stato Maggiore della II^ Divisione "Felice Cascione"] era stato convocato insieme ad altri comandanti da Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo]  il 2 luglio [1944]. Aveva aderito al pensiero del comandante di operare un ripiegamento, mentre altri, piuttosto fervorosi di battaglia, proclamavano di dover fare resistenza ad ogni costo.
Vitò finse di ascoltare anche questi, ma in cuor suo aveva già deciso il ritiro.
don Ermando Micheletto *Op. cit.

Tutti concordarono sulla necessità di uno sganciamento, tranne una minoranza, tra cui Marco Dino Rossi (Fuoco), che intendeva resistere sulla linea difensiva tenuta.
Vitò diede disposizioni per il ripiegamento dietro Carmo Langan, Colle Melosa [nel comune di Pigna (IM)] e Cima Marta.
Rocco FavaOp. cit.

Il distaccamento mortai di Leo, della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", si piazzò sul Carmo Binelli.

Era però ormai evidente che Vitò aveva visto chiaro. 

Al primo attacco dei tedeschi si propagò un certo panico. Venne ordinato il ritiro sulle postazioni prestabilite.

Da Langan saliva correndo Gorki [Gianni Gerardo]. Gridava verso il distaccamento mortai: Portare le armi sulla strada!
E Leo sentiva invece: Puntare le armi sulla strada! Egli di lassù vedeva il movimento dei partigiani e
dei tedeschi. Fece fuoco sui tedeschi per rallentarne l'avanzata e permettere ai partigiani il ripiegamento con ordine.
Aveva posto un mortaio in uno scavo e la terra che era stata rimossa era asciutta e polverosa. Quando da Monte Ceppo una granata colpì una zona vicina, ricoperta dalla terra rimossa si alzò un polverone indicatore ai tedeschi del luogo colpito. Per evitare una seconda segnalazione, Leo ordinò a tutti di irrorare con orina le terre mosse, perché non si ripetesse il polverone.

Ad un certo momento l'avanzata tedesca non fu più accompagnata da spari. Si credeva che non ci fosse più pericolo e che i tedeschi se ne andassero. Anzi non si vedevano più. 
Fu un momento che poteva tradire e provocare panico o esaltare e nella fuga dar modo ai tedeschi di avere facili bersagli.

L'attacco del mattino fu prolungato.
Il pomeriggio vi fu una sosta.

Anzi sembrava che i tedeschi si fossero ritirati. Probabilmente la resistenza massiccia dei partigiani aveva provocato in loro un poco di paura. Nella realtà però si stavano riorganizzando.

Infatti il 4 e il 5 luglio 1944 l'avanzata tedesca riprese e si concluse.
Non avevano deciso per quel tempo un rastrellamento fino agli alti monti. 

Considerata la situazione, Leo, non conoscendo l'esatta posizione dei luoghi che portavano a Cima Marta, dove era stato stabilito il raduno, preferì ripiegare su Melosa, Belenda, Goletta, Gerbontina. Passò quindi in Valle Argentina, arrivò sino a Verdeggia e puntò deciso verso Piaggia [Frazione di Briga Alta, in provincia di Cuneo].
Aveva così potuto constatare la percorribilità delle zone.
Gli giunse subito la notizia del ritiro dei tedeschi e ritornò.

Con lui, tra gli altri, ricordo che c'erano Panatum, Seccatore, Ormea.

don Ermando Micheletto *Op. cit. 
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

venerdì 10 aprile 2020

Gli ufficiali inglesi si precipitarono imbufaliti contro i francesi

Il Palazzo Belgrano a Nizza
[...] il distaccamento S.A.P. di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

A dicembre 1944 alla S.A.P. di Vallecrosia si aggregarono alcuni partigiani scesi dalla montagna...
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Da sinistra, i garibaldini Francesco Garini ed Ampelio Elio Bregliano a Negi, Frazione di Perinaldo (IM), nodo logistico dei garibaldini della V^ Brigata
[ Sergio Marcenaro (classe 1931) racconta in oggi che l'inverno 1944-1945 non era ancora iniziato quando venne convocato clandestinamente per il tramite di terze persone dal fratello Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, da mesi in montagna con i partigiani, che lo aspettava in un casone, di proprietà del padre (soprannominato Bacì de la Madoneta) di Francesco Garini, piccola costruzione posta nella modesta altura antistante il cimitero di Vallecrosia, che si raggiungeva attraversando una passerella in legno ormai da tempo scomparsa, per chiedergli, alla presenza anche di Ampelio Elio Bregliano e di Garini, se se la sentiva di fare la staffetta per il Gruppo Sbarchi Vallecrosia ]

[…] “Leo” [Stefano Carabalona, già incaricato della missione partigiana presso il comando alleato nel Nizzardo] dopo alcuni giorni di ricovero, sotto rischio di arresto, in ospedale e diversi altri passati celato, prima nella casa di Renzo Biancheri in Vallecrosia, poi in quella di Achille Andrea Lamberti [comandante del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] in Vallecrosia, venne fatto fuggire dalla S.A.P. di Vallecrosia (IM), che riuscì ad organizzare il suo passaggio in Francia con l’impegno dei patrioti Renzo “il lungo” [Renzo Gianni Biancheri], Renzo [Stienca] Rossi, “Rosina” [Luciano Mannini] e “Caronte” [o “Corsaro“, Giulio Pedretti], il quale ultimo compì ben ventisette traversate dall’Italia alla Francia.
Rocco Fava, Op. cit.

La notte del 7 marzo [1945, ma in effetti nella notte tra il 5 ed il 6 marzo, come segnalato da un dispaccio garibaldino] Renzo [Stienca] Rossi, Renzo [Renzo Gianni Biancheri] il Lungo, Leo [Stefano Carabalona], quasi moribondo, e Rosina [Luciano Mannini] partono da Vallecrosia nella barca condotta da Pedretti <Giulio Corsaro/Caronte Pedretti> e giungono dopo una traversata difficile sulla costa francese. Leo è salvo… Renzo entra in contatto con le Special Forces e continua l’opera di Leo, trasportando in Italia armi automatiche e munizioni… le armi venivano avviate in montagna a Negi dove Cekof [o Cecoff, Mario Alborno di Bordighera, vice commissario della IV^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Elsio Guarrini” della II^ Divisione "Felice Cascione] le riceveva per inoltrarle alle formazioni; distribuite agli uomini di Bordighera o per mezzo di Piero (Angelo Amato), René (Renato Magni) e i Laura delle Sap di Ospedaletti  
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

5 marzo 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 375, al Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria - Comunicava che "Leo", latore anche di comunicazioni del Comitato e rassicurato sul fatto che, tramite "Renzo", il Comando Zona lo avrebbe tenuto in contatto con il suo comando, sarebbe partito a breve per la Francia, tutto questo a fronte delle gravi difficoltà rappresentate dall'essere braccati dalle SS tedesche ed italiane, dalla polizia repubblichina, dalla G.N.R., dalla X^ Mas e dalle Brigate Nere.
da documento  Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

Curammo "Leo" come era possibile, ma le sue condizioni permanevano critiche. Con il Gruppo  Sbarchi di Vallecrosia predisponemmo una barca per il trasporto in Francia.  Il Gruppo Sbarchi era stato creato dal nostro CLN, che mi incaricò ufficialmente, con tanto di credenziali dell'Alto Comando, di rappresentare la Resistenza Italiana presso il comando alleato e di coordinare le loro azioni alle nostre esigenze [...] per il resto insistetti non poco per contattare il comando inglese o quello americano, che erano gli autori della missione in Italia di "Leo".


Gli ufficiali francesi erano probabilmente all'oscuro della missione e si manifestavano molto indispettiti del mio silenzio, ma non cedetti malgrado le larvate minacce alternate a gentili blandizie. 
Alla fine fu avvisato il comando inglese. 
Gli ufficiali inglesi si precipitarono imbufaliti contro i francesi perché avevano commesso una chiara invasione di campo. 
Iniziò ufficialmente una più stretta collaborazione tra la Resistenza italiana e le forze alleate.
 

Al Belgrano, antico palazzo-maniero di Nizza, dove risiedeva il comando interalleato, presentai le mie credenziali e fummo accolti e considerati a tutti gli effetti come "collaboratori", anche se non ancora "alleati".
 
Nizza poco dopo la Liberazione, tarda estate 1944 - Fonte: La Côte d'Azur en Guerre (1939-1945)
[...] Compito della Resistenza era quello di raccogliere quante più informazioni possibili sul dislocamento e sui movimenti delle forze nazifasciste e sul posizionamento dei campi minati lungo la costa.
Renzo "Stienca" Rossi, in Giuseppe Mac Fiorucci,  Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007
Uno scorcio abbastanza recente di Nizza

Renzo [Renzo Stienca/Gianni Rossi] si accreditò presso l’OSS a Nizza. In seguito fece 4 viaggi [recando armi, documenti, uomini di collegamento, materiale vario] via mare dalla Francia [alla costa di Vallecrosia]... Renzo propose una nuova procedura con la quale si potevano avvisare i partigiani in attesa sulla costa italiana. Procedura che consisteva nello sparare due razzi da Cap Martin di modo che fossero visibili dall'area di Bordighera. Un compito che fu affidato al comando francese di Mentone. Il 17 marzo un battello, che portava due pacchi di armi e di munizioni per i partigiani, partiva da Villefranche con a bordo Renzo ed altri 2 uomini. Ma nessun razzo venne sparato, non ci fu nessuno ad accogliere in Italia quella piccola spedizione ed il battello tornò indietro. L'operazione venne ritentata con successo due notti più tardi, quella del 19 marzo... Renzo tornò definitivamente in Italia la notte del 27 aprile 1945, sbarcando a Sanremo…  
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013

Cercammo inutilmente di convincere gli alleati ad evitare, in quanto creavano troppi danni alla popolazione civile, i bombardamenti per abbattere i ponti e altri obiettivi militari della zona italiana di frontiera.
Da sinistra Villa Iberia e Villa Le Petit Rocher
La base operativa per le operazioni era a St. Jean Cap Ferrat nella villa Le Petit Rocher.
[...]Il Gruppo Sbarchi era stato creato dal nostro CLN, che mi incaricò ufficialmente, con tanto di credenziali dell'Alto Comando, di rappresentare la Resistenza Italiana presso il comando alleato e di coordinare le loro azioni alle nostre esigenze.
Renzo "Stienca" Rossi, in Giuseppe Mac Fiorucci,  Op. cit.


... La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo ["Stienca"] Rossi... A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo]. Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore....Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del S.I.M. e del C.N.L. [di Bordighera (IM)] nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di “Leo” in Francia... Ricoverammo “Leo” in casa di Achille [Andrea, Achille Lamberti, comandante del Distaccamento SAP di Vallecrosia (IM)], aspettando la notte. Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. [Salvatore] Marchesi [nomi di battaglia "Turi", "Salibra"  e/o "Salvamar", patriota con varie responsabilità, come incaricato del C.L.N. circondariale di Sanremo (IM), in seno alle attività patriottiche locali, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest'ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale], laureato in chimica... Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e Girò [Gireu/Giraud, Pietro Gerolamo Marcenaro] ritornammo in un'altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker...  
Renzo Gianni Biancheri, "Rensu u Longu", in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Il tenente Antonio Capacchioni del gruppo Kanhemann veniva incaricato di preparare, in collaborazione con la S.A.P. di Vallecrosia, l'arrivo presso la Divisione Felice Cascione del capo della Missione alleata, il capitano inglese Robert Bentley [sbarcato poi la sera del 6 gennaio 1945]. L'insieme degli uomini addetti al raggruppamento sbarchi e imbarchi, forniti quasi tutti dalla S.A.P. di Vallecrosia, comandati dal garibaldino Renzo Rossi di Bordighera e dal commissario Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia, tra gli altri comprendeva i garibaldini Achille Andrea Lamberti [comandante del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia], Vittorio Lotti [in effetti Aldo Levis Lotti, commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia], Renato Plancia Dorgia, Ezio Amalberti, Vincenzo Biamonti, Irene Anselmi, Eraldo [Mura] Fullone, Salvatore Marchesi [Turi Salibra Salvamar], Angelo Mariani [Athos], Luciano Mannini (Rosina), Renzo Biancheri [dai compagni di lotta ricordato sempre nelle testimonianze da loro rese come Rensu u Longu, mentre il nome di battaglia era Gianni], fino a raggiungere una forza di una ventina di uomini che funzionavano a pieno ritmo.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005


14 febbraio 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che "sono imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione e che i materiali andranno distribuiti tra le Divisioni a seconda delle esigenze..."

26 marzo 1945 - Dal CLN di Bordighera, Sezione SIM, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che ... "Renzo" [Renzo Stienca Rossi] si era nuovamente recato in Francia e se ne attendeva il ritorno.


1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, a firma di Albatros [Mario Mascia], prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] ed al SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera [in effetti Vallecrosia e Camporosso Mare] il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. "… Vi comunichiamo urgentemente che i nazifascisti hanno scoperto il luogo di sbarco di Renzo a Bordighera. Le S.S. germaniche sono state appostate sul luogo stesso ed i bersaglieri sono sotto strettissima sorveglianza. Uno sbarco, quindi, al momento attuale sarebbe pericolosissimo, anzi fatale. È essenziale che radiotelegrafiate immediatamente in Francia perché la partenza di Renzo sia rimandata in attesa di nostre disposizioni in merito a meno che non si possa lanciarlo per paracadute. Vogliate provvedere senza indugio perché ne va della vita dei nostri uomini e della nostra organizzazione…"

19 aprile 1945 - Dal dottor "Turi Salibra" [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale del CLN di Sanremo (IM)] al commissario "Orsini" [Agostino Bramè] della V^ Brigata - Riferiva che i partigiani di Vallecrosia comunicavano che il capitano [forse, invece, il  maggiore Lamb] aveva autorizzato "Renzo" [Renzo Rossi] a trattenere 12 sten per armare le SAP di Vallecrosia "che rischiano notte per notte la vita durante l'imbarco e lo sbarco dei nostri organizzati" e che al CLN di Sanremo erano stati consegnati tramite "Piero" 14 sten, 2 Breda oltre che varie munizioni e 2 pacchi di bombe a mano [arrivati con i predetti sbarchi].

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II