lunedì 26 dicembre 2022

Venne a Bordighera un ufficiale della Milizia Confinaria a prelevarmi con un'autovettura per trasportarmi a Ventimiglia

Bordighera (IM): Piazza Eroi della Libertà (Piazza della Stazione

A Ventimiglia in ambienti che gravitavano intorno alla stazione ferroviaria si formò una rete clandestina con l’obiettivo di sabotare i trasporti tedeschi e difendere le infrastrutture ferroviarie e stradali in concomitanza di un’eventuale sbarco alleato. A questa organizzazione aderirono una decina di ferrovieri assieme a carabinieri, poliziotti, civili. Il gruppo, che assunse il nome di Giovine Italia, riuscì a collaborare con un’altra organizzazione legata al partito comunista di Bordighera, la quale in clandestinità forniva documenti falsi a militari sbandati e antifascisti ritenuti sovversivi dalle autorità della Repubblica Sociale. Gli ufficiali dell’esercito e i carabinieri che aderirono avrebbero dovuto stabilire il controllo dell’ordine pubblico una volta il territorio fosse stato liberato. A causa di un incauto approccio da parte di Olimpio Muratore, tentato con due suoi compagni di scuola arruolatisi nella GNR ferroviaria, Carlo Calvi e Ermanno Maccario, questi rivelarono l’esistenza dell’organizzazione al loro comandante. Iniziarono subito le indagini portate avanti dalla G.N.R. e dal Commissario Capo della Polizia Repubblicana di Ventimiglia, Pavone. All’alba del 23 maggio 1944 una retata portò alla cattura di una trentina di persone, ventuno delle quali consegnate ai tedeschi, e di queste tredici furono successivamente inviate a Fossoli e poi a Mauthausen: Airaldi Emilio, Aldo Biancheri, Antonio Biancheri, Tommaso Frontero, Stefano Garibaldi, Ernesto Lerzo, Amedeo Mascioli, Olimpio Muratore, Giuseppe Palmero, Ettore Renacci, Elio Riello, Alessandro Rubini, Silvio Tomasi, Pietro Trucchi e Eraldo Viale. Solamente Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo e Antonio Biancheri sopravvissero alla deportazione. Emilio Airaldi, invece, già sul carro merci destinato in Germania, riuscì a scardinare un finestrino del carro e a gettarsi di notte nel vuoto nei pressi di Bolzano; venne aiutato da ferrovieri che lo aiutarono s nascondersi e quindi a ritornare a casa dove giunse dopo 3 mesi. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli, Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lerzo e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Io sottoscritto, Biancheri Antonio di Fabrizio, reduce del famigerato campo di concentramento di Mauthausen, sporgo denuncia contro MORETTA SALVATORE ex milite della G.R.F. [n.d.r.: Guardia Nazionale Repubblicana], ed espongo quanto segue:
                    Nella notte tra il 22 ed il 23 Maggio 1944 alle ore 24 circa MORETTA si presentò nella mia abitazione in compagnia del milite scelto COSOLA GIONA ANTONIO, del brigadiere della G.R.F. CALESTANI GIORGIO e dell'appuntato dei carabinieri della stazione di Bordighera ORSINI NUNZIO e con essi mi dichiarò in arresto, rifiutando di dirmene il motivo. Poco dopo, coadiuvato dai suoi compagni, procedette ad una minuziosa perquisizione, che diede esito completamente negativo, perché nel frattempo, eludendo la loro vigilanza, avevo potuto fare scomparire alcuni documenti assai compromettenti per me. Nella perquisizione fu sequestrata tutta la mia corrispondenza personale, anche quella datata a tre o quattro anni innanzi. Terminata ogni operazione fui accompagnato dal MORETTA e dagli altri nella sede della G.R.F. in Piazza della Stazione, accanto agli uffici delle Poste e Telegrafi, dove, circa un'ora dopo, venne un ufficiale della Milizia Confinaria a prelevarmi con un'autovettura per trasportarmi a Ventimiglia; e così ebbe inizio la mia lunga e terribile odissea che mi portò a  Mauthausen.
                   Dichiaro inoltre che circa un mese prima del mio arresto mi ero accorto che il MORETTA mi pedinava e ne ebbi la prova un giorno in cui con il mio amico GARIBALDI STEFANO, tutt'ora in Germania, mi recai nella farmacia Ugolini, in corso Italia, e dall'interno di essa attraverso le tendine potei constatare che il MORETTA ci aveva seguito e si era fermato dinnanzi alla farmacia attendendo la nostra uscita: feci notare la cosa anche al Garibaldi. Dopo che fummo usciti potei scorgere il MORETTA che continuava a seguirci e che ci seguì fino al momento in cui lasciai il Garibaldi.
                  Quanto sopra esposto dichiaro di mia spontanea volontà e sul mio onore di libero cittadino italiano, con la certezza che da parte degli organi preposti alla epurazione si tenga nel debito conto la mia denuncia e che si infligga una dura e meritata punizione a questa losca figura di collaboratore.
Antonio Biancheri, Denuncia contro Moretta Salvatore milite della ex G.R.F. al Comitato di Liberazione Nazionale di Bordighera, Bordighera, 6 luglio 1945. Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

giovedì 1 dicembre 2022

Non appena venne costituito il PFR a Bordighera fui uno dei primi a dare la mia adesione

Bordighera (IM): Villa Centallo, sulla Via dei Colli


Bordighera (IM): Villa Amica, prossima al Paese Alto

Bordighera (IM): un pino centenario segna idealmente l'ingresso, tra Via Ulivi e Via Pasteur, della da tempo scomparsa Villa Cappella

Bordighera.
Il 10 settembre 1943 i Tedeschi occupano la Caserma dei C.C.R.R. [Carabinieri]; pongono un Comando marina all'Hotel Paris, poi a Villa Rosa, una radio trasmittente a Villa Centallo, un reparto SS a Villa Cappella e un reparto a Torre Mostaccini (un totale di circa 100 uomini). Nella primavera del 1945 fascisti S.S. s'insediano a Villa Amica, un manipolo di militi della brigata nera "A. Padoan", comandato dal colonnello Manero di Alessandria, occupa la Casa del Fascio; in città spadroneggia il capitano Bramballi.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977 
 
Il 22 ottobre [1943] giunse a Triora il tenente tedesco Halber, che, accompagnato da due fascisti, si rifornì di benzina e viveri. Nello stesso periodo soldati tedeschi collocarono delle mine lungo la strada di valle Argentina e nei ponti che ne attraversavano il torrente. Il giorno seguente il capitano maggiore tedesco Edgard fece arrestare l'ex capitano della Compagnia della GAF di stanza a Triora Eugenio Danovaro, e il podestà del paese Carlo Pesce, che venne però rilasciato. Danovaro fu invece condotto a Bordighera e sottoposto a stringente interrogatorio per sapere se sulle montagne trioresi vi fossero bande di partigiani e disertori.
Redazione, La Storia di Triora, Comune di Triora 
 
Bordighera (IM): Villa Rosa
 
Bordighera (IM): Hotel Parigi, sul Lungomare
 
Bordighera (IM): la linea ferroviaria in prossimità di Ospedaletti

dalla LIGURIA
Imperia
Il 17 corrente, tra le stazioni ferroviarie di Bordighera e Ospedaletti, nel corso di un'azione navale, due siluri, che avevano fallito il bersaglio, andavano a colpire il muraglione di sostegno della linea ferroviaria, causando gravi danni ai binari e ad una casa cantoniera.
Nell'accaduto rimanevano feriti due cantonieri delle FF.SS. 
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) del 26 luglio 1944, p. 16. Fonte: Fondazione Luigi Micheletti   

Bordighera (IM): collina della Torre Mostaccini

12/9. Bordighera (Imperia)
Ore 17.30 - mitragliamento e sgancio di bombe sull'abitato. Nessun danno. La maggior parte delle bombe sono cadute in mare. Uno degli apparecchi incursori, colpito dalla difesa contraerea, precipitava in località "Camporosso" [n.d.r.: diverse fonti, non ultime quelle statunitensi (che non parlano, oltrettutto, di un pilota fatto prigioniero), indicano in Bordighera il territorio su cui avvenne l'impatto; e voci tramandate oralmente si spingono a indicare la zona di Torre dei Mostaccini]. Un pilota caduto e l'altro, ferito gravemente, è stato catturato.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) del 1 ottobre 1944, p. 48. Fonte: Fondazione Luigi Micheletti 
 
Carlo Unger di Löwenberg, trentottenne lucchese di nascita a dispetto del patronimico tutto teutonico, e il suo vice Silvio Fellner, triestino cinquantatreenne, erano stati giustiziati alle una del mattino di sabato 19 agosto 1944 con una scarica di machinen pistole nel cortile della stamperia del forte San Giorgio, sede genovese del Comando germanico della Kriegsmarine. Quivi era stata allestita in tutta fretta una corte marziale presieduta dal comandante Berlinghaus e composta da soli ufficiali tedeschi compreso il difensore d’ufficio. Prima dell’esecuzione ai due condannati era stata negata l’assistenza religiosa e, a Löwenberg, un ultimo incontro con i familiari, col pretesto che “non c’era tempo”. La motivazione della sentenza giunta sino a noi recita testualmente: “per alto tradimento in tempo di guerra e di fronte al nemico”. Formalmente venne imputato ai due alti ufficiali di aver ordinato, senza averne facoltà, il ripiegamento delle forze di mare distaccate nella Liguria di ponente traducibile, in pratica, nell’imputazione appunto di “alto tradimento”. Ma la realtà consacrata da una documentazione inoppugnabile non sembra poter accreditare tale impostazione accusatoria né riconoscere alla sentenza una corretta e convincente proporzionalità tra l’esiguità della presunta colpa e l’abnormità della pena comminata e subito eseguita. Infatti la prima si fonda esclusivamente sui telegrammi inviati dal comandante Löwenberg il 14 agosto 1944 alla stazione segnali di Bordighera, al posto radio di Arma di Taggia e agli uffici di porto di Sanremo e Imperia per disporre il ripiegamento su Genova del personale (peraltro non necessario alla difesa in quanto prevalentemente civile e difatti ritirato più tardi dalle stesse autorità germaniche), mentre la seconda è in aperto evidente contrasto con quanto disposto dall’articolo 5 del regolamento, sulla posizione del personale della Marina italiana che collabora con la Marina germanica, che imponeva dover essere i due ufficiali eventualmente giudicati da un tribunale italiano.
Vittorio Civitella *, Zolesio e l’opera di intelligence di Fellner e Unger di Löwenberg in Storia e Memoria, Ilsrec, Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, anno XXV, n. 2/2016 - * Testo dell'intervento tenuto al convegno "Momenti e figure della Resistenza nel Tigullio. Una storia che non può essere travisata", organizzato dall’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Chiavari, Civico auditorium San Francesco, 23 aprile 2016) 

Borghetto San Nicolò, Frazione di Bordighera (IM), e Vallebona (IM)

Una vista da Borghetto San Nicolò, Frazione di Bordighera, su Negi, Frazione di Perinaldo (IM)

Seborga (IM): Strada della Villa

Sentenza nella causa penale contro Gepponi Antonio di Amerigo e di Odino Giuseppina, nato a Ventimiglia il 16.7.1922, ivi domiciliato
Detenuto - presente
Imputato
[...] partecipando in concorso con altri dal gennaio al marzo 1945 a rastrellamenti nelle zone di Seborga, Bajardo, Perinaldo, Vallebona, Vallecrosia, Neggi e Soldano per la ricerca dei renitenti alla leva e di disertori della cosiddetta repubblica sociale italiana nonché di patrioti. Reato punibile a sensi dell'art. 112 C.P. e 58 C.P.G.M.
[...] Riferiva il comando di polizia di Bordighera che Gepponi Antonio era stato arrestato il 25 aprile 1945 poiché faceva parte del distaccamento della brigata nera di Bordighera, che risultava di aver egli preso parte a numerosi rastrellamenti [...] Aggiungeva il rapporto che l'imputato aveva preavvisato al maggiore Raimondo, ricercato dalle SS tedesche, di porsi in salvo e a tale Lippi di Bordighera della classe 1923 quando i rastrellamenti dovevano essere compiuti [...] dichiarava di avere preso parte a diversi rastrellamenti, di aver concorso a fermare renitenti alla leva, disertori e patriotti, ma senza sottoporli a sevizie e senza incrudelire, di essersi arruolato nella brigata nera per il bisogno, di avere sequestrato per ordine del comandante Bonfante [...]
La Corte Straordinaria d'Assise di Sanremo, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

Bordighera (IM): uno scorcio del Parco Winter in Arziglia

Bordighera (IM): la Villa Llo di Mare, adiacente all'attuale Parco Winter ed all'epoca abitata da Giuseppe Porcheddu e dalla sua famiglia

Il Raimondo al quale si accenna nella sopra citata sentenza Cas a carico di Antonio Gepponi, era Luigi Raimondo, maggiore degli alpini a riposo, che si incontra attivo nella Resistenza sia in occasione della Missione Flap che della prima Missione Corsaro. Raimondo, poi, aveva asserito (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano), di essere stato incaricato dal capitano Gino Punzi di portare una radio ricetrasmittente a Vallecrosia, ma si può presumere che si trattasse di Bordighera, dove sia Giuseppe Porcheddu in Arziglia sia i Chiappa, padre e figli, sempre in Bordighera, nel loro garage situato quasi in centro città, risultano da diverse fonti essere stati coinvolti nella vicenda testè richiamata. Nella testimonianza, ancora, di Paolo "Pollastro" Loi (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano, già parzialmente pubblicato in diverse opere sulla Resistenza), nella parte mirata al racconto del suo arrivo ad aprile 1945 dalla Francia (con sbarco a Vallecrosia e prosecuzione dell'incarico - affidato al suo gruppo dagli alleati - di portare materiale ai garibaldini in montagna) si viene a sapere del suo incontro dalle parti della Valle Argentina con il maggiore Raimondo ormai in fuga. Infine, per la registrazione dell’atto di morte del capitano Punzi presso il comune di Ventimiglia (Dario Canavese di Ventimiglia: "l’ufficiale dello Stato Civile di Ventimiglia ricevette dal Tribunale di Sanremo, mediante copia di sentenza dell’11.08.1947, l’autorizzazione ad eseguire la compilazione tardiva dell’atto di morte") comparvero come testimoni Luigi Raimondo ed il figlio Mario (Mario Raimondo "Mariun", che si era a suo tempo speso, oltre che con il padre, anche con Efisio "Mare" Loi, a sua volta genitore del mentovato Paolo Loi e di Pietro Loi - quest'ultimo coinvolto nella Missione Flap ed in altre operazioni con gli alleati -, e Albino Machnich, nella raccolta di informazioni militari).
Adriano Maini

Bordighera (IM): l'abitazione dei Fratelli Biancheri, vicina alla stazione ferroviaria

Sentenza nella Causa penale con citazione diretta contro Casaroli Elda di Maria Casaroli nata a Piacenza il 25 settembre 1919, res. Bordighera
[...] L'Ufficio di polizia di Bordighera riferiva il 23 giugno 1945 al P.M. presso la Corte Straordinaria che Casaroli Elda era stata tratta in arresto il 6 dello stesso mese, perché ritenuta responsabile di collaborazione coi tedeschi, avendo provocato la cattura di due patriotti [i fratelli Biancheri] che poi vennero fucilati e di Buccella Orlando, guardia di finanza, che aveva disertato
[...] Dichiara Casaroli Elda colpevole del reato ascritto [...] la condanna ad anni 8 e mesi 4 di reclusione, alla confisca dei beni, ed alle spese [...]
Sanremo, 7.9.1945
Il Presidente fto: Montulli
il cancelliere fto: Marotta.
La Corte Straordinaria d'Assise di Imperia, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

Bordighera (IM): ex Albergo Tennis

Bordighera (IM): ex Albergo Tennis

Feroldi Arnaldo: nato a [Torricella del] Pizzo (CR) il 15 agosto 1897, squadrista della Brigata Nera “Padoan”, presidio di Bordighera.
Interrogatorio del 2.6.1945:
Risiedo a Bordighera dal 1930, sono il proprietario dell’Albergo Tennis. Sono iscritto al PNF dal 1921. Ho partecipato alla marcia su Roma. Non appena venne costituito il PFR a Bordighera fui uno dei primi a dare la mia adesione e la mia iscrizione risale al 7 novembre 1943. Non potevo non iscrivermi avendo dato la mia adesione al PNF fin dal 1921 ed infine mi preoccupavo anche della mia situazione personale avendo io sposato una cittadina inglese. Venni quindi nominato vice segretario del fascio di Bordighera e incaricato di organizzare opere di assistenza a favore di sinistrati e degli sfollati.
Conoscevo ed ero in rapporti anche con il Bonfanti, segretario politico del fascio di Bordighera e comandante del locale presidio della brigata nera.
Quando venne istituito il presidio della brigata nera di Bordighera venni iscritto d’ufficio come semplice legionario. Ho partecipato a due riunioni tenute dal federale di Imperia in cui si faceva propaganda allo scopo di invogliare i cittadini ad arruolarsi nelle file del distaccamento. Io però ero contrario ad arruolare elementi di non provata fede e questa mia convinzione si è avverata in seguito in quanto sono stati arruolati degli elementi che hanno danneggiato l’opera intrapresa dal partito.
Mi sono allontanato da Bordighera la sera del 22 aprile [1945], alle ore 20 e 30, con una quindicina di esponenti del fascio locale fra cui Bonfanti, Gallo ed altri. Ci siamo diretti prima a Sanremo presso quel fascio ove in unione agli stessi fascisti di Sanremo ci siamo avviati su un camion, messo a disposizione dalla federazione, ad Imperia, ove pernottammo presso quella caserma della brigata nera.
Ad Imperia ho saputo che ci avrebbero convogliato a Milano, unitamente ai fascisti della provincia. Da Imperia il giorno successivo partimmo con un camion e raggiungemmo Savona. In quella città ci siamo associati a circa un migliaio di appartenenti alla Divisione San Marco, i quali ripiegavano, come noi, senza meta. A Cadibona abbiamo raggiunto anche una colonna di tedeschi in ritirata. Detta colonna si ingrossava sempre di più fino a raggiungere una lunghezza di 5 o 6 chilometri. La seconda notte pernottammo in un paesetto oltre il Cadibona ed il mattino successivo raggiungemmo Acqui dove ci fermammo e pernottammo. Da Acqui proseguimmo per Alessandria e quindi per Valenza.
Soggiungo che nelle vicinanze di Acqui la colonna venne attaccata da aerei nemici per circa un’ora in azione di mitragliamento a bassa quota ed in simile azione trovarono la morte parecchi fascisti e molte donne, danneggiati automezzi ed uccisi cavalli. In seguito alla suddetta azione, il Federale Massina consigliò l’elemento femminile che faceva parte della colonna ad arrangiarsi come poteva. Proseguimmo poi per Valenza ed in quella città per accordi intervenuti fra il Generale Farina, comandante della Divisione San Marco, e le autorità partigiane ci hanno lasciato proseguire indisturbati, previo però il totale disarmo della colonna che è avvenuto senza colpo ferire. A Valenza la colonna si sciolse, io ed il comandante del presidio della brigata nera di Imperia, Bonfanti, precedentemente ferito ad una cosca da una fucilata sparatagli dopo Imperia dai partigiani e la segretaria dei fasci femminili di Bordighera, Signorina R., abbiamo preso alloggio in quell’albergo Croce di Malta ove ci siamo spogliati della divisa della brigata nera. Dopo un giorno, preoccupati di ottenere un documento per poter proseguire il viaggio, ci siamo presentati all’ufficio locale di polizia ove hanno voluto dei chiarimenti sulla nostra provenienza. Non nascondemmo che eravamo fascisti e di aver fatto parte della disciolta colonna ed allora ci hanno fermati e tradotti in carcere. Dopo sei giorni, un membro del CLN di Imperia ci fece portare nel carcere di Alessandria. Con me furono tradotte un centinaio di persone tutti appartenenti alla provincia di Imperia mentre il Bonfanti venne portato in ospedale e la signorina R. era già stata rimessa in libertà. Dopo una notte di permanenza nel carcere di Alessandria, scortati dai carabinieri, ci portarono in treno fino a San Giuseppe di Cairo dove si pernottò nella stessa stazione. L’indomani, con camion, ci portarono nelle vicinanze di Alassio e poscia pernottammo nella stessa città. Raggiungemmo quindi Oneglia ove fummo tutti rinchiusi in quel carcere.
[...] Anfossi Amedeo: nato a Sanremo il 27 novembre 1915, milite della GNR in servizio presso il Comando Provinciale della GNR, compagnia di Sanremo.
Interrogatorio dell’8.6.1945:
Mi sono arruolato nella GNR nel mese di febbraio del 1944 e dal Comando provinciale di Sanremo fui destinato in servizio a Sanremo, prima a Villa al Verone e poi all’ex caserma dei carabinieri. Prestavo servizio lungo la linea ferroviaria Bordighera-Arzilia. Nel giugno del 1944 mi ferii ad una mano per cui dovetti stare tre mesi senza prestare servizio.
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019