mercoledì 12 giugno 2024

Bombardamenti a Bordighera ad inizio 1945

Bordighera (IM): Palazzo Garnier (Municipio)

1° gennaio 1945
Granate terrestri a Bordighera, in via Lagazzi e alla stazione, alle 12 circa
[...]
11 gennaio 1945
Alle 11 circa, via Lagazzi [Bordighera] bombardata dall’artiglieria terrestre. Verso le 13.30 il bombardamento viene ripetuto prima da terra e poi da un C.T. (15a volta).
12 gennaio 1945
Granate di terra cadono sotto al Bellavista, alla Villa Regina Margherita, ore 11.30. Altre granate, alle 17.30 circa, alla Banca Commerciale.
13 gennaio 1945
Ore 22.30, qualche granata su Bordighera Alta.
14 gennaio 1945
Alle 10.30, i forti bombardano la zona di via Lagazzi. Fra le 14 e le 17 Bordighera viene bombardata in due riprese dalle navi (16a e 17a volta).
15 gennaio 1945
Due LI. L.L. tipo Galissonière e un C. T. bombardano, verso le 14, Imperia e Sanremo e, fra le 15 e le 17, Bordighera (18a volta)
[...]
6 febbraio 1945
Ore 11, il centro di Bordighera e la Via dei Colli bombardati da caccia-bombardieri.
7 febbraio 1945
Bordighera e Coldirodi [Frazione di Sanremo (IM)] bombardate da cacciabombardieri verso le 10.30.
ing. Giuseppe Biancheri, Diario di guerra (scritto da ragazzo), pubblicato su La Voce Intemelia anno XXXIX n. 10 ottobre 1984 e n. 11 novembre 1984, qui ripreso da Cumpagnia d'i Ventemigliusi

In Piazza del Popolo [a Bordighera], sopra l’attuale Ufficio Tecnico, dal semaforo (torretta di avvistamento e segnalazione) era stata installata una mitragliatrice tedesca con la quale i soldati cercavano di colpire gli aerei. Alcuni tedeschi di stanza distribuivano il cioccolato a noi bambini. Un giovane soldato ci parlava della sua città, che era stata bombardata: “Kaputt! Kaputt”, ripeteva, per farci capire che la sua famiglia, della quale non sapeva più nulla, poteva esser stata sterminata. Dopo la guerra, alcuni di questi giovani tornarono con le rispettive famiglie, ma lui no: a Bordighera non fece mai ritorno.
Antonietta
Redazione, Antologia bordigotta: racconti di guerra, Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, Anno 6, nr. 4, Aprile 2013

Eravamo così abituati dagli eventi che, quando le navi francesi presidianti le coste del Ponente estremo sparavano, dopo le prime salve, capivamo se correre al riparo o se “goderci” lo spettacolo. Era domenica quel 2 febbraio ’45, facile ricordarlo; due giorni dopo mia sorellina avrebbe compiuto 5 anni. Anche Franz aveva detto che era il suo compleanno. Franz era uno dei due militari della Wehrmacht di stanza al semaforo (già della Regia Marina) sito al centro “du Paize Veciu” [Paese Vecchio, centro storico di Bordighera]. Era un “volontario”, aveva 17 anni e veniva da un sobborgo viennese. L’altro poteva essere suo nonno, combattenti per le fortune hitleriane. Noi, più o meno coetanei del giovane, avevamo fatto amicizia e capivamo la tristezza che a tratti da lui trapelava. Erano molti mesi che indossava l’uniforme militare e così lontano da casa. Lo apprezzavamo forse anche perché aveva un pallone da calcio. Dopo aver scrutato col capace cannocchiale le mosse delle navi al largo, sostituito dal collega o dai due anziani repubblichini, aveva portato “u balun in sce u cavu” [il pallone sul Capo] per giocare. Se le cannonate erano dirette altrove, si facevano lunghe partite. Era così quel giorno: che pacchia calciare un pallone vero!! All’improvviso all’armi. Fumo e fiammate dalle navi. Però il tiro era inaspettatamente diretto a poche centinaia di metri della loro proravia. Forse erano incappate in campo minato o avevano avvistato un “maiale”, siluro a lenta corsa pilotato, di fabbricazione italiana, che i tedeschi tenevano in base nella galleria ferroviaria di Capo Nero ad Ospedaletti. All’ultima salva già era ripresa la partita. Così era ma… che ruffiani eravamo. Facilitavamo sempre più gol all’Austriaco! Come lo era quella che ci aveva temprato dopo i bombardamenti navali o aerei (voglio ricordare Pippetto, l’aereo che di notte ci deliziava con pillole e illuminanti bengala). L’abitudine al pericolo non l’avevamo ancora fatta alle prime bordate navali sul Paize Veciu che ci trovò, io e mio padre, saliti di corsa dall’Arziglia sotto la torre Garnier. Una salva mi “regalò” una scheggia di non più di 10 centimetri. Bastava a far male, però. Il “regalo” era caduto dal muraglione arrivando tintinnante ai miei piedi. Spavento? Mica poco! La toccai, era ancora calda. Giunto a casa, dal terrazzo vidi la casa di Marì Savuna, colpita. Fortunatamente non erano in casa. Mi accorsi di avere in tasca la scheggia innocua e fredda. La misi nel tiretto del comodino che divideva il mio letto da quello di mio fratello. Il reperto di guerra non so dove sia ora. Dicevo che in seguito all’abitudine al pericolo si era persa la prudenza. Se fossimo stati più accorti forse Rina Gibelli sarebbe ancora tra noi. Un giorno alla Maddalena, dopo la consueta bordata navale, il tiro si spostò; cadde un proiettile che colpì la compagna di giochi. Ci ricoverammo sotto l’arco di Porta Soprana. Lei di corsa ci aveva preceduti però era a terra, il selciato arrossato, le sue mani al ventre aperto. Spettacolo orrendo e indimenticato. Rina finì così. Per una guerra, come tutte, senza vincitori… nemmeno di quelli che sempre dettano e impongono condizioni e pur modificando patrii confini, ne vinsero mai una!!
Mario Armando, Quei sentori della primavera 1945, Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, Anno 3, nr. 4, Aprile 2010
 
Il 6 febbraio 1945 Bordighera venne fatta oggetto di un bombardamento aereo che non colpiva alcun obiettivo militare. Di contro un ordigno cadeva nei pressi del Municipio provocando la morte di 3 persone. Nel bombardamento del giorno successivo una bomba sganciata vicino all’ospedale causava la morte di un civile...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio-30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

giovedì 9 maggio 2024

Il 30 aprile 1944 Pigna entrò nell'incubo

Pigna (IM): la Chiesa Parrocchiale di San Michele

Il momento più duro per Pigna ebbe inizio l'8 settembre 1943, quando dalle poche radio presenti in paese si venne a conoscenza, dalla voce del generale Badoglio, della resa incondizionata dell'esercito italiano siglata cinque giorni prima a Cassibile. La notizia si sparse rapidamente sia tra i militari di stanza a Pigna sia fra la popolazione; i primi, come se fosse stato lanciato il “si salvi chi può” gettarono le proprie divise, abbandonarono le caserme e cercarono di organizzarsi per raggiungere le loro case. I pignaschi, come in tante altre parti del suolo nazionale non ancora liberato dalle forze anglo-americane, diedero l'assalto alle caserme ormai abbandonate dai reparti del Regio Esercito. La razzia proseguì per alcuni giorni, vennero divelte porte, poi riutilizzate nelle abitazioni di campagna, divelti tetti per accaparrarsi le tegole, sottratti mobilia e suppellettili. Il bottino più ricercato erano indubbiamente i generi alimentari abbandonati nei magazzini della sussistenza. Tutto restò calmo fino ai primi mesi del 1944: l'ordine e il controllo dello Stato sul territorio era affidato al commissario straordinario nominato dal prefetto di Imperia, avvocato Borgogno, già podestà, e agli uomini dei Carabinieri Reali del maresciallo Torta che rimasero al loro posto indossando la camicia nera sotto la divisa di ordinanza.
Nei primi giorni di ottobre si ricostituiva il distaccamento della «Guardia Nazionale Repubblicana Confinaria» formato da una trentina di uomini» occupando la caserma Manfredi, precedentemente occupata dalla G.A.F.
Nei primi giorni di febbraio 1944 cominciava a diffondersi la notizia che sul colle Langan [n.d.r.: nel territorio del comune di Castelvittorio] si stavano formando gruppi di partigiani intenzionati a combattere, armi in pugno, contro i fascisti.
Il 18 febbraio venne emanato il «bando Graziani» <287 con il quale la Repubblica Sociale cercò di ricostituire l'esercito disciolto dopo lo sbandamento dell'8 settembre 1943.
Il bando richiamava alle armi le classi 1922, 1923 e il primo quadrimestre 1924 e condannava alla fucilazione gli eventuali renitenti alla leva <288: "Gli iscritti di leva e i militari in congedo che, durante lo stato di guerra e senza giustificato motivo non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefissato, saranno considerati disertori di fronte al nemico, ai sensi dell'art. 144 del codice penale militare e puniti con la pena di morte mediante fucilazione al petto". I risultati ottenuti dalle autorità della RSI non furono quelli previsti: i giovani risposero freddamente e una gran parte preferì rimanere nelle proprie case pur correndo il rischio di essere arrestati e quindi fucilati.
Delusione per le aspettative di pace assaporate con l'armistizio dell'8 settembre troppo presto disilluse, stanchezza della guerra di una generazione che aveva conosciuto la disfatta e le sofferenze della ritirata di Russia, delle rotte in Libia e delle difficoltà conosciute in Grecia e nei Balcani, costituirono le ragioni preminenti di questo rifiuto quasi generalizzato di presentarsi nuovamente presso i centri di reclutamento. Per comprendere l'atteggiamento di tanti giovani non è possibile spiegare il loro sottrarsi ai provvedimenti di leva e di richiamo generalizzando una consapevole scelta di campo in senso antifascista, che, indubbiamente, ci fu, ma riguardò solo una minoranza dei futuri partigiani <289, che avevano maturato nel corso degli anni una coscienza politica di rifiuto dei miti e del nazionalismo imperante. Fino all'emanazione del «bando Graziani» la maggior parte dei giovani preferì rimanere nelle proprie case; nei territori montani come Pigna questi abbandonarono il paese e si recarono nelle campagne circostanti, dove continuarono a coltivare la terra di proprietà della propria famiglia mentre dormivano nei casoni. Una parte di coloro che risposero in un primo momento alle varie chiamate di leva senza convinzione, per un generico rispetto dell'autorità o per timore di incorrere nei rigori della legge ben presto disertò e andò ad ingrossare le file dei partigiani.
La lotta partigiana in Liguria si diede un'organizzazione basata sulla divisione in zone operative; la “1^ Zona Operativa Liguria” comprendeva la provincia di Imperia e l'albengalese. I primi nuclei di resistenza sorsero fin dai primi giorni che seguirono l'8 settembre '43. Il 27 gennaio 1944 morì, colpito da una raffica di mitra, il primo comandante delle formazioni partigiane imperiesi, Felice Cascione <290 detto «u meighu». In primavera le bande partigiane, che avevano raggiunto una consistente forza numerica, furono raggruppate nella IX Brigata d'assalto G. Garibaldi. Nel luglio dello stesso anno la brigata si trasformò nella II Divisione d'assalto G. Garibaldi «Felice Cascione», in onore del comandante imperiese perito ad Alto. La divisione fu organizzata su tre brigate <291, agli ordini di Nino Siccardi “il Curto”, con commissario politico Libero Briganti “Giulio”, vice comandante Luigi Massabò “Pantera”: il comando si stabilì a Piaggia.
La zona delle valli del Nervia e del torrente Argentina era competenza della V brigata stanziata sul colle Langan; il comando fu affidato a Vittorio Guglielmi “Vittò” reduce della guerra di Spagna, combattuta nelle fila delle brigate internazionali; il commissario politico era Orsini “Bramé”, vice Comandante Marco Dino Rossi “Fuoco” <292. La brigata a sua volta si suddivideva in numerosi piccoli distaccamenti <293.
Il 30 aprile 1944 Pigna entrò nell'incubo, che sarebbe durato poco meno di un anno. Appena conclusa la tradizionale messa domenicale delle 10.30, due giovani partigiani vennero portati in chiesa, scortati da un drappello di brigate nere e il parroco don Bono fu costretto a impartire ai due sfortunati l'estrema unzione. Il drappello si diresse attraverso la via Fossarello seguito da pochi curiosi per raggiungere il cimitero. Verso l'una del pomeriggio il paese venne scosso da una salma di fucileria; il plotone di esecuzione, comandato dal capitano della M.V.S.N. Maggi <294, fece fuoco su Carmelo Repetto di Rezzoaglio e Tommaso Faraldi di Triora, due partigiani arrestati il 26 aprile a Bajardo e condannati dal tribunale militare, istruito a Pigna per l'occasione, alla pena di morte mediante fucilazione al petto, come previsto dal decreto legislativo del Duce n° 30/1944. I due partigiani, insieme a un polacco chiamato Giuseppe, vennero catturati dagli agenti della GNR Tommaso Cataldi e Antonio Di Giovanni in servizio investigativo in borghese. <295
La rappresaglia partigiana non si fece attendere; nella notte tra il 7 e l'8 maggio alcuni partigiani, rimasti ignoti, irruppero nella canonica di Castelvittorio e uccisero con due colpi di pistola il parroco del paese don Antonio Padoan. L'azione è, ancora oggi, avvolta nel mistero; non è ben chiaro il motivo dell'esecuzione. La sera del 7 maggio del 1944, alcuni garibaldini si introdussero nella canonica per indurlo a desistere dai suoi atteggiamenti filo-fascisti e invitarlo a lasciare Castelvittorio. Fonti partigiane affermano che la discussione non fu pacifica e che nacque una colluttazione con spari da ambo le parti. Il partigiano “Albenga” ebbe il calcio del fucile fracassato da una pallottola, Padoan rimase ucciso <296. Stando alla versione fascista, non vi fu alcuna discussione ma il religioso fu ucciso con due colpi sparati a bruciapelo. Il sacerdote era accusato di aver tenuto un sermone nella celebrazione della Pasqua nel quale aveva additato come traditori alcuni giovani renitenti alla leva: "Voi tutti dovreste vergognarvi! Il vostro posto non è in questa Chiesa. Dovreste arrossire come sono rossi i drappi che coprono queste mura! Il fratello, Franco Padoan, al contrario, dichiarò: “Sfido chiunque a provare che mio fratello facesse propaganda per i nazifascisti in chiesa. Io allora ero presso il seminario di Ventimiglia e spesso ero a Castelvittorio ed, ovviamente, assistevo a tutte le celebrazioni... Ho sentito parlare di patria e di auspicio alla sua resurrezione dopo il Venerdì Santo che stava passando il Paese, ma non ho mai sentito apostrofare i giovani quali traditori”. Certamente don Padoan aveva aderito alla organizzazione ideata dal famoso cappuccino, fra Ginepro da Pompeiana <297, al secolo Antonio Conio, e da don Dulio Calcagno, “Crociata italica”, creata per sostenere, da parte di una marginale schiera di religiosi, la R.S.I. Quando il 30 giugno 1944 il decreto legislativo n° 446 istituì le Squadre d'Azione delle Camicie Nere» comunemente conosciute come Brigate Nere <298, in provincia di Imperia venne istituita la XXIII Brigata Nera «Antonio Padoan». Nonostante queste prime drammatiche avvisaglie, che prefiguravano un prevedibile tragico futuro, nell'inverno 1943-'44 e nella primavera successiva la vita a Pigna trascorse con una certa serenità, le botteghe riuscivano a rifornirsi con una certa regolarità, non mancando i generi di prima necessità che venivano venduti a prezzi calmierati dietro la presentazione delle tessere annonarie, che prevedevano ancora livelli di sussistenza accettabili; le campagne riuscivano a offrire castagne, vino, patate che assicuravano l'autosufficienza alimentare. Certamente l'angoscia delle famiglie che avevano perso i loro cari durante le campagne di guerra, che avevano i figli o mariti dispersi in Russia o prigionieri in Germania, rendeva l'atmosfera del paese pesante e triste: il «bando Graziani» non era stato ancora emanato, quindi i giovani potevano trascorrere un'esistenza relativamente tranquilla. I contadini iniziavano a disattendere le disposizioni emanate dalle autorità repubblicane che obbligavano l'apporto all'ammasso di alcuni prodotti della terra al fine di assicurare i rifornimenti per le città, denunciando raccolti nettamente inferiori a quelli reali, preferendo nascondere olio, grano, patate e lana per renderli disponibili al mercato nero.
Solamente nell'inverno 1944 le tessere annonarie non furono più sufficienti ad assicurare un livello di sussistenza accettabile <299. Pigna forniva a questo mercato “libero” destinato alle cittadine della costa olio, castagne, patate, vino, mentre era costretta a rifornirsi principalmente di grano, farina, riso, sale, tabacco e zucchero, conservando comunque negli scambi complessivi un saldo, dal punto di vista economico, positivo. I prezzi dei generi calmierati acquistati con le tessere non subirono nel corso del 1944 aumenti significativi, se non nel mese di dicembre, mentre i prezzi praticati dalla borsa nera subirono aumenti più consistenti: mediamente essi erano più di 10 volte superiori a quelli del mercato regolamentato. I prezzi dei generi acquistabili con la tessera erano simili in tutto il territorio della RSI, mentre quelli del mercato nero dipendevano dalle condizioni effettive di possibilità di reperimento dei vari prodotti <300. I contadini pignaschi riuscirono a sottrarre all'ammasso quantitativi d'olio che poi vendevano dalle 100 lire alle 200 lire il chilogrammo ai commercianti incaricati di smistare il prodotto verso le città rivierasche.
Nell'autunno del 1944, a causa dei bombardamenti, della ridotta produzione agricola ed industriale e del sistema di distribuzione fortemente compromesso dall'organizzazione burocratica della RSI, le razioni stabilite dalla tessera vennero diminuite, e il razionamento del pane venne ridotto a 125 grammi al giorno. Il sistema della tessera contribuì, in parte, a convincere i richiamati a rispondere alla leva, poiché si aveva diritto alla tessera esclusivamente se in regola con gli obblighi militari o se occupati nei servizi di lavoro organizzati dalla Todt <301. Pigna, come tutti i paesi dalla preminente economia agricola, risentì meno di questa stretta alimentare, anche se i mesi dell'inverno 1944-1945 furono durissimi. Il regime alimentare era costituito principalmente da castagne secche, poco pane ottenuto con farine miscelate di grano e patate, conigli, latte e qualche uovo di gallina e i grassi provenivano esclusivamente dall'olio d'oliva. L'estate 1944 conobbe il momento più intenso per quanto riguarda l'adesione al movimento partigiano del territorio; le bande, che fino ai primi giorni di primavera erano costituite soprattutto da un'èlite di uomini politicamente consapevoli, vennero ingrossate da numerosi renitenti alla leva e disertori dell'esercito repubblichino. I pochi paesi dove non vi era alcun presidio della GNR erano spesso occupati dai partigiani che scendevano dalle montagne circostanti.
[NOTE]
287 Decr. Legislativo del Duce n° 30/1944 288 Alla fine del 1943 erano già state richiamate le classi 1924 (secondo, terzo e quarto trimestre) e 1925, ma gli esiti furono assai deludenti per i vertici militari della R.S.I. Il 7 aprile la chiamata alle armi interessò le classi 1916 e 1917. Nei mesi seguenti, a breve distanza tra loro, venne completato il richiamo di tutte le classi con i seguenti scaglioni, prima il 1918-19 poi il 1920-21 e per ultimo il 1914-15. L'11 maggio vennero emessi due decreti correttivi: il 336 che stabiliva che i mancati alla chiamata e i disertori, appartenenti a qualsiasi classe di leva, che si presentavano alle armi prima del 9 marzo non sarebbero incorsi in sanzioni; il secondo, n° 431, dichiarava che il disertore o il mancante alla chiamata che si costituiva volontariamente, veniva condannato con una pena minima di dieci anni di reclusione e non la morte.
289 Renzo De Felice, Mussolini, l'alleato, la guerra civile (1943-1945), Einaudi 1997
290 Medaglia d'oro al Valor Militare e autore della canzone «Fischia il vento».
291 La I brigata operava nelle valli dell'imperiese al comando di Silvio Bonfante «Cion», la IV brigata nell'alta valle del Tanaro, territorio a cavallo di Liguria e Piemonte
292 Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, ed. A.L.I.S., Sanremo, [n.d.r.: 1946, ristampa a cura di Isrecim nel 1975] pag 116
293 A Buggio quello locale era comandato da Carlo Cattaneo “Carletto”, formato da alcuni giovani dei paesi di Pigna, Buggio e Castelvittorio e da ex-militari che l'8 settembre non avevano potuto raggiungere le loro case perché lontane o già occupate dagli anglo-americani nel sud del Paese.
294 Uff. P.M. Sez. Spec. Corte Assise Genova 28/1/46. Non luogo a procedere 14/11/94.
295 Per questo fatto Tommaso Cataldi fu condannato alla pena capitale dal tribunale del 1° Btg. M. Bini della V Divisione Cascione in data 5 febbraio 1945, sentenza eseguita il giorno stesso in località Gerbonte di Triora. La sentenza venne firmata dal comandante del battaglione Figaro (Vincenzo Orengo), il commissario Lince (Manlio Cogliolo) e Gianni.
296 Memorie orali di “Erven” e Vittò. Per maggiori dettagli si veda l'opuscolo di N. Allaria Olivieri, Sangue a Castelvittorio, Editrice Sordomuti, 1977.
297 Alessandro Acito, Fra Ginepro da Pompeiana, storia di un frate fascista, Prospettive editrice 2006.
298 Le Brigate Nere erano un corpo paramilitare, organizzato direttamente dal Partito Fascista Repubblicano, per la lotta contro i partigiani e la liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Ogni provincia doveva organizzare una brigata su base volontaria con uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni iscritti al partito. In provincia di Imperia venne istituita la XXIII Brigata Nera “Antonio Padoan” di cui era comandante il federale di Imperia Mario Messina.
299 Secondo le rilevazioni degli uffici periferici della struttura burocratica della R.S.I., i generi tesserati assicuravano solamente il 46% delle calorie necessarie, il 38% delle proteine e dei grassi e il 54% dei carboidrati, per assicurarsi il resto era quindi necessario ricorrere al mercato nero.
300 Renzo De Felice, Mussolini l'alleato, la guerra civile, op. citata, pag 290. Per i prezzi dei principali generi alimentari è necessario tener conto dei luoghi di produzione, della condizione delle reti viarie, dei rischi che i commercianti del mercato nero si assumevano nel trasporto dei beni. È quindi logico che il prezzo dell'olio assumesse a Milano valori altissimi, mentre per la nostra zona appare sottostimato il prezzo del riso, della carne bovina e dello zucchero. Nel 1941 la tessera permetteva i seguenti consumi: 200 grammi di pane al giorno, 400 di carne al mese, 500 di zucchero, 100 di olio; la quantità di calorie che venivano offerte agli italiani era fra le più basse d'Europa, di poco superiore a quella miseranda dei polacchi: 850 calorie al giorno in Polonia, 1100 in Italia, 1990 in Germania. La carta mensile del pane era divisa in 30 o 31 bollini datati che non avevano validità retroattiva: non si poteva avere l'indomani razione doppia se si digiunava oggi. Per l'abbigliamento invece ogni cittadino aveva diritto in un anno a 120 punti d'acquisto laddove un paio di scarpe valeva 80 punti, un vestito da donna 60, una valigia 30, un fazzoletto 3.
301 Todt, manovalanza retribuita al servizio degli occupanti tedeschi, che dava diritto all'esenzione dal servizio militare.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016

n.d.r.: altri lavori di Giorgio CaudanoGiorgio Caudano (con Paolo Veziano), Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016

sabato 6 aprile 2024

Isolabona diede al movimento diciotto partigiani che combatterono incorporati nei vari Distaccamenti della V Brigata

Isolabona (IM): uno scorcio del paese

Come a Dolceacqua, anche a Isolabona nei giorni della lotta un CLN non fu mai formalmente costituto. Agivano solamente gruppi spontanei di cittadini che, però, qui erano bene organizzati ed in stretto contatto tra di loro, quasi come un vero CLN, decisi cioè a combattere insieme il nemico con costanza e determinazione onde riconquistare la libertà. Alla Liberazione, quando si costituì il CLN come in ogni altro Comune, vi entrarono a far parte anche alcuni esponenti dei gruppi suddetti, per cui il CLN risultò così formato: Armando Gazzano (indipendente), Aldo Moro (PSIUP), Celeste Pastor (PCI), Romualdo Pastor (ind.) e Menotti Verrando (ind.).
I primi reparti tedeschi giunsero a Isolabona agli inizi di giugno 1944 e dopo una ventina di giorni vennero sostituiti da altri contingenti di truppa. Nel mese di luglio giunsero altre truppe costituendovi pure un Comando e vi rimasero fino al 23 aprile 1945, vigilia della Liberazione. Durante tale periodo, dopo aver sloggiato gli inquilini dalle migliori abitazioni, le occupavano senza mancare di impossessarsi di tutto ciò che faceva loro comodo, specialmente apparecchi radio, biciclette, coperte ed oggetti di valore. Inoltre settimanalmente erano presi a turno degli ostaggi, che venivano reclusi e guardati a vista da sentinelle tedesche, sotto la minaccia di fucilazione al primo tentativo di sabotaggio od offesa ai soldati occupanti. Con l'aiuto del podestà fascista il Comando nemico riusciva a compilare la lista dei familiari dei partigiani del paese, costringendo i familiari stessi a rifugiarsi nel Comune di Pigna. Denunciati sempre dai fascisti del luogo, il 16.2.1944 la GNR arrestava Lindo Cane, Tarquinio Ferrari e Alfredo Gavino, che furono deportati in Germania nel campo di Mauthausen, ove morirono Ferrari e Gavino, mentre Lindo Cane, riuscito a tornare, morì di TBC nel sanatorio di San Lorenzo il 5 maggio 1946.
Già il 13 settembre 1943 il cittadino Gildo Pianeta, mentre tentava di fuggire dalla tradotta che lo portava in Germania, era stato ucciso.
Sebbene nessuna unità partigiana vi si formò mai, il Comune di Isolabona diede al movimento diciotto partigiani che combatterono incorporati nei vari Distaccamenti della V Brigata "Luigi Nuvoloni". Fra questi Emilio Veziano (Spartaco), il quale, catturato e condotto su monte Morgia, vi fu bruciato vivo il 16 settembre 1944. L'allora podestà non volle interessarsi della sepoltura.
I tedeschi, come abbiamo già visto, con l'ausilio dell'allora podestà, avevano compilato una lista di tutti i partigiani di Isolabona, comprensiva di nominativi e indirizzo delle famiglie e dei simpatizzanti. Tale lista il 18 settembre 1944 fu inviata dal Comando tedesco di Isolabona al Comando della V Brigata "L. Nuvoloni", con l'esplicita minaccia che se i partigiani avessero sparato un solo colpo di fucile sul territorio del Comune di Isolabona, sarebbero stati uccisi i loro familiari e distrutte le loro case. Ma vediamo da vicino cosa dice il documento compilato dal Comando tedesco: "Al Commando dei terroristi in Pigna, elenco dei ribelli e disertori di Isolabona:  Moro Nello di Giobatta, Orrao Adolfo di Adolfo, Pianeta Roberto di Giuseppe, Cane Alfonso di Giuseppe, Anfosso Leo di Giacomo, Moro Aldo di Pietro, Cane Sigifredo di Cesare, Veziano Osvaldo di Enrico, Martini Aldo di Vincenzo, Martini Nando di Ferdinando, Boero Flavio di Luigi, Novaro Lino di Annibale, Balestra Giulio, Peitavino Ferdinando. Famiglie che risulta rendano servizi ai ribelli: di Piombo Eugenio (figlio e figlia), di Verrando Menotti, di Pastore in Via Molino; nonché tutti i familiari dei ribelli succitati e quasi tutte le famiglie che abitano nella regione Gonté..." [...]
Francesco Biga in Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016,  pp. 234-236

Mio padre era un appassionato cacciatore. Poco prima o poco dopo la dichiarazione di guerra alla Francia, al ritorno da una battuta di caccia nei boschi della Val Nervia, come al solito si fermò con gli amici nel bar Piombo di Isolabona per una bevuta e poi un’altra e ancora un’altra. Sotto l’effetto dell’alcool gettò un calice di vino sulla foto del Duce allora immancabile in ogni esercizio pubblico, proferendo la frase: “Che beva anche quel porco!”. Gli immancabili delatori fecero il loro lavoro e da quel giorno cominciarono i guai. Non conto le volte che una macchina nera con le tendine nei vetri posteriori giunse alla nostra casa per prelevare mio padre e portarlo in commissariato “per controlli”. Mio fratello Nino accompagnava già nostro padre nei viaggi in Francia per contrabbando, quando venne arruolato, ironia della sorte, nella Guardia Confinaria e inviato proprio a Beausoleil. Spesse volte, anche senza permesso, ritornava a casa in bicicletta per brevi visite. L’8 settembre 1943 lo colse a Beausoleil. Tutto il reparto come tutto il Corpo d’Armata Italiano si sfaldò.
[...] A causa delle continue visite della Polizia che avrebbe potuto scoprire il disertore, Nino si rifugiò in località Marcora sopra Isolabona, in un casone di campagna adibito a ricovero degli attrezzi agricoli di una vigna di un nostro conoscente. Per qualche settimana periodicamente andavo in Marcora a portare generi alimentari e biancheria a mio fratello. Credo che altri si fossero uniti a lui perché una volta mi chiese di portare più pane. Un giorno, lasciata la bicicletta ai margini della carrozzabile, mi inoltrai a piedi per il sentiero che conduceva al rifugio di mio fratello. Mi accorsi di essere seguita e allora cambiai strada ritornando verso il paese. Un uomo mi si avvicinò; era un signore nostro vicino di casa che conoscevo bene, perché frequentava anche la nostra casa; chiedeva sempre di mio fratello. Capii allora la sua insistente curiosità. Era armato e mi puntò la pistola alla faccia chiedendomi di condurlo da mio fratello. Ebbi la forza di mentire dicendo che non sapevo dove fosse. Mi credette ma mio fratello dovette fuggire di nuovo. Con mio padre ci trasferimmo a Vallecrosia Alta, perché la costa era sovente bombardata dal mare, dai cannoni di monte Agel e mitragliata dagli aerei. Nel gennaio del 1944 morì mia madre e Nino non fu presente al funerale. Sparito. Abitavamo in quella che allora era Via dei Metri, nell’ultima casa del vicolo. Una casa all’antica con stanze comunicanti una con l’altra, senza corridoio. Dalla primavera del ’44 mio fratello iniziò a fare qualche furtiva visita nottetempo. Confabulava con mio padre, poi spariva di nuovo. Spesse volte con mio padre ritornavamo alla casa al mare [a Camporosso] e a volte papà partiva per raggiungere la Francia con la barca. La cantina a volte era piena di merci le più varie, una volta persino dei datteri. Credo nel settembre del ’44, Nino una notte portò a casa a Vallecrosia Alta una radio e la nascose nell’armadio a muro nell’ultima stanza.
Emilia Guglielmi in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, IsrecIm, 2007

2.9.1944 - "Una squadra del Distaccamento Comando della V^ Brigata, dopo aver fatto un'azione di cannoneggiamento sulle posizioni tedesche di Dolceacqua, attaccava sulla rotabile Pigna-Isolabona un'ottantina di tedeschi, che tentavano di passare il ponte rotto per entrare in Pigna. Dopo parecchie ore la squadra ripiegava perché i tedeschi abbandonavano la zona. Da parte tedesca tre morti e diversi feriti. Per quanto riguarda i partigiani, veniva preso prigioniero il Vice Comandante "Fuoco" [Marco Dino Rossi] e si registravano due feriti".
Da un documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura di IsrecIm

«Doria Fragola» e sei garibaldini armati di mitragliatore [il 26 settembre 1944] si appostano, in località Cartiera, tra gli alberi soprastanti la strada Isolabona-Dolceacqua, per tendere un agguato ai Tedeschi di cui è segnalato il transito. «Doria» seguito da due suoi compagni scende fin quasi sul ciglio della strada e mitraglia un camion tedesco di passaggio, il quale, benché colpito, prosegue la corsa finché, ancora mitragliato dai partigiani rimasti nascosti, sbanda e si ferma. I garibaldini partono quindi all'attacco dei Tedeschi superstiti con lancio di bombe a mano, ma lo strepitio dello scontro nasconde il rumore di altri due camion che stanno arrivando. Occorre ritirarsi.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 25 settembre 1944, intorno alle 8 di mattina, due colonne tedesche provenienti da Isolabona attaccarono in forze Pigna: la prima riuscì a superare l'ostacolo rappresentato dal ponte degli Erici distrutto e avanzò lungo la strada, raggiungendo località Casermette dove si fermò e sparò numerosi colpi di mortaio, che distrussero una casa nel paese e arrecarono gravi danni ad altri fabbricati.
[...] In ottobre la situazione sulla frontiera italo-francese si era ormai stabilizzata: i due schieramenti si fronteggiavano su una linea che andava da ponte San Luigi al Grammondo, per proseguire verso il col de Tourini, l'Authion, il Monte Bego e le cime che spesso superano i 3.000 metri sulla frontiera franco-piemontese. Della pratica Pigna se ne sarebbe occupata una compagnia del “Hochgebirgs-Jager Btg 4” del capitano Andreas Schönleben e reparti della 34a Divisione di fanteria, che aveva già stabilito il proprio Quartier Generale a Saorge. Le truppe da montagna dovevano partire da Isolabona per proseguire lungo la valle dai due lati del fiume Nervia e da Bajardo; si sarebbero, poi, divise in due colonne: una avrebbe preso per la mulattiera di Veduno, l'altra doveva scendere da San Sebastiano, passare per Castelvittorio ed entrare in Pigna dal ponte di Lago Pigo. I reparti della 34a dovevano salire lungo la vallata della Bendola, guadagnare il Passo Muratone e da lì scendere lungo due direttrici: Ouri e Prealba. Forse, per evitare combattimenti troppo aspri, che avrebbero potuto causare molte perdite agli stessi tedeschi, veniva lasciata libera una via di fuga ai partigiani lungo la strada del Passo Langan. Il 5 ottobre alle ore 17, le due batterie da 105 piazzate a Isolabona iniziano a martellare il paese con un fuoco incessante, che terminò solo a notte inoltrata. Il giorno seguente, all'alba, le salme di artiglieria ripresero a scuotere le campagne circostanti, molte ogive vennero caricate con shrapnel.
[...] A Isolabona si stabilì il comando del 253° reggimento di granatieri comandato dal colonello Ferdinand Hippel, il 1° battaglione del reggimento (major Klingemann) venne posizionato a Rocchetta Nervina, il 2° battaglione (major Hans Geiger) a Bevera. Le compagnie del 1° battaglione si alterneranno tra il fronte e le prime retrovie che si formeranno sulla riva sinistra del fiume Roia tra Gouta, Testa d'Alpe e Briga.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016

[ altri lavori di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano con Paolo Veziano, Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020 ; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016  ]

Durante un improvviso rastrellamento dei tedeschi riuscii a fuggire dai partigiani [...] Quando i tedeschi, al termine dell'operazione, tornarono al loro quartiere di Isolabona, chiesi di poter rientrare alla settima compagnia [bersaglieri della RSI]. Il tenente tedesco mi rispose cbe avrebbe deciso lui quando rimandarmi: per il momento gli servivo a Isolabona. Mi affidò al soldato che si occupava delle mucche, in dotazione (!) alla sua compagnia.
Franco Scarpini in I nostri giorni cremisi (1943-1995), Diario raccolto e coordinato da Umbertomaria Bottino per gli amici del II (XX) Battaglione, 3° Reggimento Bersaglieri Volontari R.S.I., edito in Milano nel maggio 1995

27.9.1944 - "In seguito all'attacco del giorno prima fatto dai tedeschi la V^ Brigata ["Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] lanciava un contrattacco su Isolabona con mortaio da 45. Una squadra mortai del Distaccamento Comando effettuava un'azione di disturbo sulle posizioni tedesche dell'anzidetto paese. Le perdite nemiche non sono state precisate".     
Da un documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura di IsrecIm

Alcuni garibaldini della V Brigata catturati in precedenza, più numerosi nelle zone di Pigna e di Buggio vengono raggruppati dal nemico a Isolabona e il 2 marzo fucilati presso il cimitero per rappresaglia in risposta alle sconfitte subite.
Cadono così, coraggiosamente, gettando disprezzo in faccia al nemico: Domenico Aimo, Giulio Grassi, Vito Massa, Antonio Pallanca, Attilio Pastor, Umberto Sciutto e Benedetto Vivaldi.
Sabina Giribaldi, Episodio di Isolabona, 02.03.1945, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

15 marzo 1945 - Dal comando della V^ Brigata della II^ Divisione, prot. n° 342, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che... ad Isolabona si trovavano 500 tedeschi...
22 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM [responsabile Brunero, Francesco Bianchi] della V^ Brigata, prot. n° 352, alla Sezione SIM della II^ Divisione - Comunicava che... a Pigna ed a Isolabona erano stanziati 100 tedeschi per presidio...
20 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Segnalava che Pigna (IM) era presidiata da 40 soldati di nazionalità russa e tedesca, che ad Isolabona vi erano 50 tedeschi... che sul fronte italo-francese tra la Località Marcora [nel comune di Isolabona (IM)] e la regione Fontana Povera [nel comune di Rocchetta Nervina (IM)] si notava la presenza di alcune artiglierie di medio calibro.
24 aprile 1945 - Da "Mina" al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che ... ad Isolabona vi erano 80 nemici con 50 cavalli e 2 batterie da 75/27 in postazione...
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Era uno scapolo di buona età. Viveva nella sua Isolabona, figlio di zia Caterina. Saliva ogni anno in Andagna, patria dei genitori che in Isola avevano avviato una bottega di stoffe. La guerra e la lotta partigiana non lo distolsero dall'innata abitudine di trascorrere alcuni mesi nella casa dei vecchi genitori. In Andagna aveva una sorella ed ogni anno vi trascorreva le meritate vacanze, spesso in compagnia del fratello e dello zio maristi. Nella casa spaziosa e patriarcale si respirava aria di serenità, e di pace campestre.
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

lunedì 12 febbraio 2024

Patrioti di Ventimiglia, martiri della furia nazifascista e deportati

Ventimiglia (IM): la lapide che davanti ai binari della stazione ricorda i ferrovieri caduti per la Libertà

Si pubblica qui di seguito uno stralcio di un documento, voluto nel 1971 dall'Amministrazione Comunale di Ventimiglia, facendo in modo non lineare alcune integrazioni e fornendo qualche spiegazione. Negli elenchi che seguono ci possono essere delle ripetizioni, come nel caso di Giuseppe Palmero. O si può trovare l'opportuna inclusione di cittadini non ventimigliesi. A titolo indicativo si rimarca che nella lontana lodevole iniziativa per la necessaria schematicità sono rimasti sotto traccia approfondimenti riferiti sia alle deportazioni di militari conseguenti all'armistizio dell'8 settembre 1943 sia a chi cadde opponendosi in quei giorni ai tedeschi; al duro colpo inferto ai patrioti - ferrovieri e non - della Giovane Italia che intorno al capitano Silvio Tomasi e ad Elio Riello tentavano nella primavera del 1944 di ricostituire il CLN nella città di confine; alla strage di partigiani avvenuta a Sospel, nel corso della quale furono uccisi garibaldini di diverse provenienze ed anche alcuni maquisard francesi; agli eccidi di Torri e di Grimaldi.
Adriano Maini

Ventimigliesi deceduti per causa delle SS, delle forze armate tedesche e nei campi di concentramento
1 ALBINI Bartolomeo fucilato da forze armate tedesche 28-3-1945
2 ALLAVENA Ida 3-12-1944
3 BALBO Paolo 21-3-1945
4 BALLESTRA Agostino 14-12-1944
5 BALLESTRA Caterina 14-12-1944
6 BALLESTRA Emanuela 14-12-1944
7 BALLESTRA Francesco 16-12-1944
8 BALLESTRA Gio Batta 16-12-1944
9 BIANCHERI Bartolomeo 21-3-1945
10 BIANCHERI Ettore 21-3-1945
11 BIANCHERI Paolo 21-3-1945
12 BOETTO Gio Batta 14-12-1944
13 BORDERO Luigi 28-3-1945
14 BORFIGA Luigi 28-3-1945
15 BERRO Dionisio 14-12-1944
16 CAVALLERO Giuseppe 28-3-1945
17 CHIODIN Angela 7-12-1944
18 CHIODIN Maria 7-12-1944
19 CRAVI Carlo 5-9-1944
20 CROVESI Aurelio 28-3-1945
21 DARDANO Sauro ferite arma da fuoco 9-8-1944
22 DE FRANCESCHI Ivone fucilato f.ze Arm. Tedesche 28-10-1943
23 Dl FEDERICO Giuseppe 28-3-1945
24 GASTALDI Costantino 12-11-1944
25 GIAUNA Gio Battista 28-3-1945
26 GIUNTI Renato 8-1-1945
27 GUGLIELMI Carlo 18-10-1944
28 GUGLIELMI Caterina 18-10-1944
29 GUGLIELMI Giovanni 18-10-1944
30 GUGLIELMI Eleonora 15-1-1945
31 GUGLIELMI Maria 18-10-1944
32 LORENZI Alberto 7-12-1944
33 LORENZI Battistina 7-12-1944
34 LORENZI Giovanni 9-1-1945
35 LORENZI Maria Teresa 9-1-1945
36 LORENZI Secondo 9-1-1945
37 MONTANARI Cesare 8-1-1945
38 MURATORE Elio ferite arma da fuoco 30-7-1944
39 PALLANCA Sergio fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
40 PALLANCA Vincenzo fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
41 PALMERO Enrichetta 17-12-1944
42 PASTOR Antonio 28-3-1945
43 PASTORINO Giovanni 7-12-1944
44 PEGLIASCO Battistino ferite arma da fuoco 18-10-1944
45 PEVERELLO Maggiorino fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
46 MACCARIO Domenico 16-12-1944
47 MACCARIO Mario 16-12-1944
48 MURATORE Ramberti 6-3-1945
49 PITTALUGA Rinaldo 7-12-1944
50 PIURI Adolfo 31-3-1945
51 PIZZOL Emilio ferite arma da fuoco 11-8-1944
52 PLANK Antonia fucilata f.ze arm. tedesche 7-12-1944
53 REBAUDO Primolino 28-3-1945
54 ROSSO Giuseppe 21-3-1945
55 SASSO Emilio 21-3-1945
56 SCARELLA Eugenio 28-3-1945
57 SISMONDINI Faustina 15-1-1945
58 SISMONDINI Teresa 9-1-1945
59 TACCHINI Gino ferite arma da fuoco 4-12-1944
60 TARABELLA Alvaro fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
61 TORTA Gianfranco 28-3-1945
62 TROVATO Giovanna 7-12-1944
63 TROVATO Salvatore 7-12-1944
64 VALIA Anna 3-12-1944
65 VERRANDO Giuseppe 21-3-1945
66 VERRANDO Pietro 28-3-1945
67 ZUNINO Giovanni 14-12-1944
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager di sterminio (politici)
1 BASSI  Ettore              disperso
2 BASSI  Marco               disperso
3 BERRINO  Giovanni          Buchenwald
4 LERZO  Ernesto             Mauthausen
5 MURATORE  Olimpio          Mauthausen
6 PALMERO  Giuseppe          Fossoli
7 RUBINI  Alessandro         Mauthausen
8 SPATARO  Francesco         Buchenwald
9 TOMASI  Silvio             Mauthausen
10 TRUCCHI  Pietro           Mauthausen
11 VIALE  Edoardo            Mauthausen
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager militari
1 Ten.     ANFOSSO  Silvano         Rodi
2 Sold.    ANSALDI  Delmo           per malattia contr. in prigionia
3 Cap.no.  ASCHERI  Renato          per malattia contr. in prigionia
4 Sold.    BERLUCCHI  Cesare        Duisburg
5 Sold.    BORGHINO  Oreste         Kòln -Vesselin
6 Sold.    COLTELLI  Giovanni       morto presunto
7 Carab.   SERVADEI  Ennio          per malattia contr. in prigionia
8 Sold.    VECCHIÈ  Werter           morto presunto
9 M.llo    VENTURA  Battista        Rodi
10 Carab.  ZANELLATO  Giovanni      Gelsenkirchen
Partigiani di Grammondo catturati e fucilati a Sospel
1 BADINO  Michele                                             
2 BAZZOCCO  Antonio                                             
3 FANTI  Oreste                                                        
4 FRANCESCHI  Sergio                                             
5 GAVINO  Pietro                                                      
6 LAROSA  Bruno                                                      
7 LORENZI  Osvaldo                                                 
8 MARTINI  Luigi Dante                                              
9 PISTONE  Bruno                                                     
10 QUADRETTI  Alberto                                              
11 TOLOSANO  Giovanni                                             
12 FERRARO  Armand
Partigiani ventimigliesi caduti in comuni limitrofi
1 CIANETTI  Bruno
2 MARCENARO  Riccardo
3 PALLANCA  Antonio
4 PALLANCA  Giacomo
5 PALMERO  Giuseppe
6 PIGNONE  Attilio [n.d.r.: comandante della scorta di Enrico Martini "Mauri", deceduto in Piemonte il 26 aprile 1945 a causa di un incidente d'auto - il veicolo precipitò a causa della mancata segnalazione di un ponte distrutto -]
7 VICARI  Fulvio
8 BARATTO  Arnaldo
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971

sabato 30 dicembre 2023

Dopo lo sbarco alleato in Provenza erano giunte a Camporosso altre truppe tedesche

Il torrente Nervia all'altezza di Camporosso, il centro urbano di Camporosso, le colline che separano Camporosso dalla Val Roia, visti dalle alture di Dolceacqua

Dolceacqua (IM): una vista sino alle colline della zona di Bevera, Frazione di Ventimiglia

La V brigata «L. Nuvoloni», ormai conscia dei prossimi drammatici giorni, aveva ritirato tutte quelle squadre garibaldine che si erano recate in missione e sospeso le azioni di guerriglia ad eccezione di quelle condotte dall'ufficiale alle operazioni «Doria-Fragola» [n.d.r.: Armando Izzo] che con una squadra del distaccamento «Leo» il 2 di ottobre [1944] aveva combattuto nei pressi di Saorge e di Camporosso, e delle quali abbiamo già parlato.
Quattro brigatisti neri vengono catturati e giustiziati perché sorpresi con le armi alla mano.
Durante una puntata a Torri (Ventimiglia), il nemico uccide i civili Ballestra Francesco e Ballestra Carolina.
Intanto si decide uno scambio di prigionieri; per questo motivo il 2 di ottobre da San Remo giunge a Pigna l'agente S.I.M. «Germano» per trattare lo scambio di quattro Tedeschi fatti prigionieri dal distaccamento di «Gino», contro quattro garibaldini condannati a morte, in mano nemica. L'incontro definitivo avviene ad Apricale tra i garibaldini «Nuccia» [Eugenio Kahnemann] e «Demetrio» da una parte e i Tedeschi dall'altra. L'appuntamento viene fissato per il giorno 9 (da una relazione di «Nuccia» e «Ormea» inviata il 6.10.1944 al Comando della V brigata).
Parte per la Francia il partigiano Pedretti Giulio (Corsaro) <7, come corriere staffetta presso la Missione Alleata (Leo) [Stefano Carabalona] <8, con lo scopo di organizzare i rifornimenti di armi alla V brigata e alla divisione «F. Cascione».
Viene respinta dal Comando partigiano la richiesta di trattative avanzata dai nazifascisti, conoscendo quanto valga la loro parola d'onore. I nazifascisti avevano, d'altronde, provveduto al piazzamento di batterie e di cannoni a San Giacomo (tra Camporosso e Ventimiglia), a Camporosso in val Roja a quattro chilometri da Ventimiglia, nei canneti presso Bevera e a Roverino (Casa Colli), con osservatorio a quota 475 di monte delle Fontane.
Per mezzo di un maresciallo i Tedeschi, alle 19 del primo ottobre, avevano invitato la popolazione di Isolabona ad abbandonare la campagna e far ritorno nel proprio paese con tutto il bestiame e le masserizie perché i giorni seguenti sarebbero iniziati gli attacchi contro Pigna, Castelvittorio, Buggio, ecc. con cannoneggiamenti di artiglieria pesante. Immediatamente la V brigata entrava in stato d'allarme e ordinava al primo distaccamento di trasferirsi nella zona prefissata di passo Muratone per prendere contatto col 4° [distaccamento] di stanza a Pigna. Il nemico stabiliva pure un presidio di venti uomini a Baiardo in casa Vighi che, a novembre, verrà sostituito da una compagnia di bersaglieri. Vi resterà fino alla liberazione (circa 150 uomini).
Dopo lo sbarco [degli Alleati] in Francia (15 agosto) erano giunte a Camporosso altre truppe tedesche oltre a quelle già presenti, ed il 15 di ottobre vi si insediava l'Ortskommandantur. Il Comando aveva ordinato in quei giorni la evacuazione forzata della popolazione delle frazioni di Brunetti, Balloi, Trinità, Ciaixe, che vennero occupate da truppe che costituirono una seconda linea in previsione di una avanzata delle forze alleate ormai giunte alla frontiera italiana.
Era stato minato tutto il letto del torrente Nervia e piazzate batterie costiere e antiaeree su tutte le alture: centinaia di mitragliere e cannoni. Per i lavori di fortificazione i Tedeschi rastrellano molti civili, tra questi Basso Giuseppe che muore il 20 di ottobre in un incidente. Il giorno 18 i Tedeschi fucilano per rappresaglia a Ventimiglia, in frazione Sant'Antonio, i civili in ostaggio Guglielmi Maria, Guglielmi Caterina, Guglielmi Carlo, Guglielmi Giovanni, Pegliasco Battistina e Tracchini Gino.
Il 26 attaccano per la terza volta il paese di Rocchetta Nervina seminando rovine; con questi metodi cercano di salvaguardare la nuova linea di difesa in assestamento. Per lo stesso motivo il 28 rastrellano senza pietà Olivetta San Michele e il 29, durante una giornata piovosa, la popolazione di Airole al completo è costretta alla deportazione. Deve andare a piedi fino a Tenda. Si verificano scene pietose di ammalati e di persone maltrattate; mamme lattanti sono costrette a camminare di corsa sotto la minaccia della frusta tedesca e così vecchiette cariche di fardelli e nipotini. Alcune persone riescono a fuggire e a nascondersi a Briga e Tenda. Muore la civile De Franceschi Ivone.
Colla popolazione di Airole ci sono anche quelle di Collabassa, di Olivetta, di Piena e di Fanghetto: vengono portate in treno fino a Torino e alloggiate alle casermette di Borgo San Paolo. I profughi non trovano nulla di preparato perché le autorità civili non erano state messe al corrente del loro arrivo. Poco cibo e nessun riscaldamento.
Morirono a Torino dieci abitanti di Airole e quattro di Collabassa. Molte famiglie della città pietosamente avevano ospitato nelle loro abitazioni i bambini dei profughi. I parroci avevano seguito la popolazione.
Dopo qualche giorno i Tedeschi decidono d'inviare i profughi, circa trecento persone, a Verona, con l'intento di internarli in Germania.
Intanto avevano bruciato completamente Airole e gli altri paesi di frontiera e fucilato i civili Boetto Giobatta e Pallanca Pietro.
[NOTE]
7 L'attività di Pedretti Giulio («Corsaro» o «Caronte») conta ben 27 traversate con motoscafo e barche a remi per il trasporto di materiale sulla costa italiana. Le armi che giunsero al Comando della V brigata furono trasportate in gran parte da lui. Inoltre, abitando egli a Ventimiglia, diede alloggio e ricovero a tutti coloro che erano di passaggio in missione, diretti o di ritorno dalla Francia e in conseguenza di ciò ebbe la casa distrutta per rappresaglia.
8 La missione «Leo» era composta da Luciano Mannini (Rosina), Pedretti Giulio, «Pascalin» [Pasquale Corradi] e da alcuni altri già menzionati precedentemente. Però la sua piena attività ebbe inizio nel dicembre del 1944 con la messa a punto di apparecchi trasmittenti. La missione continuò la sua opera anche per mezzo della cospiratrice «Irene» che, però, catturata dalle SS tedesche, fu motivo di pericolo per l'organizzazione. Inseguito dal nemico «Leo» riuscì a portarsi presso la clinica «Moro» per farsi medicare, di lì a Bordighera presso la Maternità e Infanzia ove venne curato e assistito. Poi, con la protezione di «Renzo il Rosso» [Renzo Rossi] e «Renzo il Lungo» [Renzo Biancheri], fu portato a casa del Rosso» [n.d.r.: nella testimonianza di Renzo Biancheri, invece, in casa sua] con a disposizione il dottor De Paoli. Deciso il suo trasferimento in Francia e imbarcato presso la postazione [a Vallecrosia] dei bersaglieri a contatto coi partigiani, dopo lo scambio della parola d'ordine «Lupo», in compagnia di «Rosina» e di «Renzo» [n.d.r.: dei due  Rossi e Biancheri] raggiunse la Francia in cinque ore di navigazione alla cieca. Ricoverato in un ospedale francese «Leo» poté essere strappato alla morte. (In modo più esteso i dettagli saranno narrati nel capitolo LIV).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa, 1977

mercoledì 22 novembre 2023

Pajetta indicava ai partigiani imperiesi i collegamenti di frontiera

Nizza

W. Walter Orebaugh nasce nel 1910 negli Stati Uniti, a Wichita Sedgwick in Kansas. Nel 1932 entra nel servizio estero degli Stati Uniti. Dal 1937 al 1941 svolge la funzione di Viceconsole a Trieste dove incontra Manfred Metzger, rampollo di una famiglia agiata austriaca che lo aiuterà negli anni avvenire. Promosso al ruolo di Console nel 1941, l'anno successivo è inviato a Nizza con il compito di proteggere gli interessi statunitensi nella Francia occupata e di promuovere il rimpatrio dei cittadini americani. In questo ambito, prende contatto e dà assistenza finanziaria ai movimenti della Resistenza attivi nella Francia meridionale in cambio di informazioni: riguardanti l’esercito tedesco e la sua avanzata e i progetti della Resistenza in merito all’attacco e al sabotaggio delle linee ferroviarie e dei porti. Ai primi del novembre 1942, per motivi di sicurezza, trasferisce la sede del Consolato Americano da Nizza al Principato di Monaco, qui nello stesso mese viene arrestato dall'esercito italiano nel corso di un'operazione militare effettuata nel Principato. Le autorità italiane lo internano in Italia, insieme a due delle sue assistenti: Nancy Charrier e Amy Houlden. Dapprima lo trasferiscono a Gubbio, quindi a Perugia, presso l’hotel Brufani. Dopo l’8 settembre, per non cadere in mano ai tedeschi, con l’aiuto di una cameriera dell’albergo, Vittoria Vechiet, i tre scappano e si rifugiano presso l’abitazione di Margherita Bonucci. Dopo alcuni mesi, con l’aiuto della figlia di Margherita, Valentina, il console riesce a prendere contatti con Bonuccio Bonucci, uno dei fondatori della Brigata Proletaria d’Urto - San Faustino. Unitosi con i partigiani lascia la casa di Margherita.
Orsola Mazzocchi, W. Walter Orebaugh, Dizionario Biografico Umbro dell'Antifascismo e della Resistenza  

Una ventina di membri del réseaux de renseignements arrestati nelle Alpes-Maritimes (nello specifico il colonnello Bernis, responsabile della rete Alliance, il comandante Guetta, responsabile della rete Gallia, Maurice Blanchard, responsabile della rete Jove che aveva partecipato ai negoziati con l’ammiraglio Tur, Léon Sliwinski, responsabile della rete F2, il comandante Vallet, responsabile della rete Mithridate, il capitano Lévy, animatore della Resistenza Antibes e membro della rete SOE, furono internati, tra febbraio e settembre 1943, nella prigione di Imperia, mentre i mentonesi Vincent Delbecco et Louis Ghersi (rete Mithridate) furono reclusi a Chiavari senza essere stati giudicati.
I 43 responsabili dell’Armée secrète des Alpes-Maritimes, arrestati nel maggio-giugno del 1943 a Nizza, all’uscita dal centro d’interrogatorio e di tortura di Villa Lynwood, furono messi nelle prigioni di Ventimiglia, Sanremo e Imperia in stato di detenzione provvisoria, in attesa del loro processo davanti al tribunale militare di Breil.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
Con l’8 settembre e la caduta del fascismo la situazione evolvette: lo sbandamento della IV Armata nei territori occupati rafforzò notevolmente la posizione degli antifascisti, che disponevano di una maggiore libertà di manovra e di nuove reclute, che disertavano e si univano alla Resistenza portando con sé armi ed esperienza di guerra.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015
 
Dal 25 luglio all'8 settembre 1943, con la caduta di Mussolini e la formazione del governo del generale Pietro Badoglio, una catena di evasioni e di protezioni veniva assicurata dai gruppi della Resistenza francese del comandante Giuseppe Manzoni, detto «Joseph le Fou», della «F.T.P.» e dalle popolazioni di St. Raphael, di Cannes, di Nizza e di Monaco, a favore dei soldati italiani che abbandonavano le formazioni e si rifugiavano nelle montagne costiere e interne della zona di frontiera. Anche marinai di Villafranca e di Monaco effettuarono imbarchi clandestini di militari verso la costa ligure.
Un tenente italiano P.M. e quattro militari dell’ex IV armata italiana si erano messi a disposizione del gruppo «Joseph le Fou» per sabotare i pezzi di artiglieria che dovevano essere consegnati in perfetto stato di efficienza alle truppe tedesche. Furono distrutti ventotto pezzi di artiglieria e recuperato un enorme quantitativo di armi individuali che, dal novembre 1943 al gennaio 1945, permise uno scambio di armi provenienti dalla IV armata e in possesso di partigiani italiani. Su ordine del B.C.R.A. di Londra e di Algeri, venivano rinforzate le zone di frontiera delle Alpi Marittime presidiate da alpini italiani e dalle prime formazioni garibaldine della Resistenza. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzone detto "Joseph le Fou"). 
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca in Piemonte. Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe Mac Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

La situazione organizzativa migliora, si estendono i collegamenti e i quadri sembrano pieni di buona volontà.
[...] Le possibilità di lavoro sono grandi per l'ambiente favorevole e per le forze di partito che già possiamo mobilitare.
[...] Appena sarà possibile penso sia utile mandare un compagno per il controllo dell'organizzazione anche nei centri minori. Uno dei compiti sarebbe di studiare le possibilità che aprono i nuovi collegamenti nella regione di frontiera.
Luca [Giancarlo Pajetta], Appunti sull'organizzazione di I. [Imperia], 1° dicembre 1943. Fonte: Fondazione Gramsci  

Quasi contemporaneamente Giansandro Menghi della nostra missione Youngstown, approdata alla costa ligure in marzo [1944] con una delle missioni marittime che il Capitano Bonfiglio guidava da Bastia, riuscì a sottrarsi al SD che lo aveva catturato. Attraverso la Riviera raggiunse la Francia, e durante la fuga fu capace di registrare con precisione le posizioni difensive del nemico da Rapallo fino a Ventimiglia. Nascose la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta.  Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

giovedì 19 ottobre 2023

La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher

Villefranche-sur-Mer: la Villa Petit Rocher. Foto: Enrico Ferrero

Pedretti e Corradi, intendendo continuare questa loro attività, passano in forza al Comando Americano dell’O.S.S. di Nizza. Inizia così la missione che dal nome di guerra del Pedretti sarà conosciuta come «Missione Corsaro»
[...] Tornati a Ventimiglia col materiale necessario, fra cui due radio ricetrasmittenti, iniziarono la loro attività negli appartamenti delle famiglie Pedretti e Corradi e di Renato Sibono, tenente di artiglieria. I collegamenti con le forze partigiane erano assicurati dal maggiore degli alpini Raimondo e dal figlio, che si prodigarono, anche assieme ai sigg. Efisio Loi e Albino Machnich nella raccolta delle informazioni militari.
Numerose missioni alleate vennero facilitate ospitando i componenti, fornendoli di carte di identità e tessere annonarie procurate dall’impiegato comunale Arturo Viale, ed aiutandoli a raggiungere Imperia dove arrivava la ferrovia.
[...] Dopo 15 giorni di permanenza resa necessaria dall’accresciuta sorveglianza, vengono portati in Francia dove anche i componenti del Gruppo "Corsaro" trasferiscono la loro base, nella villa Petit Rocher, sita nella baia di Villafranca [Villefranche-sur-Mer].
Di qui le missioni continuano quasi giornalmente sino alla fine delle ostilità, e viene istituito un regolare servizio di rifornimenti di armi, medicinali e viveri per i partigiani italiani tramite le S.A.P. di Vallecrosia.
Al Petit Rocher il Comando alleato aveva anche creato una scuola sabotatori, frequentata da numerosi Ventimigliesi fra cui Paolo Loi, Giuseppe Stroppelli, Giovanni Leuzzi, Ampelio "Elio" Bregliano [n.d.r.: invero, di Vallecrosia] e Renato Dorgia [n.d.r.: invero, di Vallecrosia], che furono parecchie volte condotti nel territorio italiano occupato dai tedeschi per azioni di sabotaggio.
La Missione "Corsaro" si concludeva il 25 aprile 1945 col trasporto da Nizza a Genova in motoscafo di una missione di ufficiali alleati, che doveva organizzare il trapasso dei poteri nel capoluogo ligure.
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 

La Villa Petit Rocher divenne il nostro nuovo indirizzo: aveva un porto sotterraneo con saracinesca, con molo privato, con due cabinati ormeggiati e due marinai della Royal Navy, che provvedevano alla manutenzione dei due battelli battenti bandiera britannica; c’era una costruzione di legno, tinteggiata di verde; qui noi ci esercitammo alla scuola di sabotaggio e altre cose concernenti la nostra nuova attività. Il tenente Burton provvedeva varie volte alla settimana ad impartirci lezioni riguardanti lo svolgimento del nostro impegno.
[…] Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo [Domenico Dònesi] [n.d.r.: Mannini e Dònesi erano già passati una prima volta in Francia con la Missione Kahnemann, salpata da Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944. Bregliano non viene indicato come membro di tale Missione, ma in una sua testimonianza egli colloca in ogni caso il suo primo arrivo in Costa Azzurra a dicembre 1944]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza.
[…] Ogni tanto ispezione del comandante a Nizza, quale responsabile del settore: si chiamava magg. Bettes [invero, Betts], corpulento nella sua uniforme della RAF; con il suo seguito veniva a far visita alla piccola base.
[...] Il 3 Aprile 1945 improvvisi movimenti al Petit Rocher fecero supporre che qualcosa stava per accadere; di fatto un paio di jeep cariche di sacchi vennero sca­ricate nel cortile. La sera del 4 due vallecrosini: Renato [Dorgia] e Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] si uniscono a noi, indossando (loro!) uniformi inglesi; arriva anche lo stato maggiore: il Maggiore Betters della RAF ne è il capo; con lui il cap. Lamb e il ten. Burton; da Nizza, intanto giungeva il Chris Craft, un motoscafo molto veloce: era condotto da Jean di Monaco.
Caricammo il materiale e i battelli di gomma e, venuta la notte, con Pippo mi accomodai sui sedili poppieri; un coro di saluti, strette di mani e in bocca al lupo.
Lasciammo Elio [Ampelio Bregliano] e Gianni a guardia della “proprietà“. Con veloce navigazione, superati il Cap Ferrat e la punta di Mortola, si giunse in quel di Vallecrosia, nei paraggi del Seminario di Bordighera. Nessun segnale da terra. Motori al minimo, gonfiati i battelli e calati in mare, caricammo tutto il materiale e lentamente remammo verso riva. Approdammo e messi i battelli in secca ci coricammo sulla spiaggia; Renato [Dorgia] e un collega [Pietro Gerolamo Marcenaro] andarono alla ricerca di quelli che dovevano aspettarci e raggiuntili ci allontanammo dalla spiaggia; sentimmo il motoscafo che si portava verso il largo. Ci nascondemmo fuori Vallecrosia e il giorno dopo, 6 aprile [1945], si riprese la montagna: [passando per] Negi [Frazione di Perinaldo (IM)], sino a San Faustino [Molini di Triora (IM)] in valle Argentina. Nuova vita partigiana!
Paolo Loi, testimonianza - da note scritte consegnate dall'autore all'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - ripresa da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, e ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

Sono nato nel 1925 e nel 1943 ero uno studente, che frequentava con profitto il liceo classico di Sanremo, sempre promosso e anche un po' imbevuto di fanatismo fascista, specialmente dopo la guerra di Spagna. A causa della propaganda di allora parteggiavo per i franchisti. Tuttavia in occasione della visita di Mussolini in Piazza d'Armi a Camporosso nel 1940, preferii andarmene sulla collina. A Vallecrosia la guerra non si sentiva e neanche la persecuzione degli ebrei era percepita dalla popolazione [...] Le cose cambiarono dal 25 luglio 1943. Dal 25 luglio all'8 settembre 1943 "La guerra continua" era un'affermazione ambigua.Verso la fine di agosto del 1943 ricordo un gran movimento di truppe corazzate tedesche dalla Francia verso l'Italia. Ci stavano occupando in forze e gli italiani cominciarono a essere uccisi non solo dai bombardamenti alleati, ma anche dai "camerati" tedeschi. Frequentavo regolarmente la scuola e un giorno mi arrivò la famosa cartolina rosa con l'ordine di presentarmi al distretto di Savona. Andai a Savona ed esposi la mia situazione di studente. Ricordo testualmente la risposta del sottufficiale: "Ma quale studente! La Patria ha bisogno di te! Ti arruoliamo subito nella Repubblica di Salò!" Era la  fine di novembre del 1943.Rimasi allibito e sorpreso perché l'arruolamento era istantaneo, senza nemmeno lasciarmi più uscire dalla caserma. Scappai dalla finestra del bagno (eravamo al primo piano) e rientrai a casa.Per qualche giorno tornai a frequentare la scuola, poi mi diedi assente [...] Con altri 6 o 7 scendemmo in Alpicella, vicino a Perinaldo (IM), dove c'era un rudere di caserma con i muri perimetrali, ma senza tetto. [...] Tra queste operazioni vi fu la tragica "Operazione Leo" a seguito della "Operazione Gino", di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione. Stefano "Leo" Carabalona e Luciano "Rosina" Mannini erano coinvolti in queste missioni di spionaggio, credo dei servizi americani, e vennero individuati dal controspionaggio tedesco nella casa di Vincenzo Biamonti in via Verbone (adesso via Matteotti) [a Vallecrosia] , dove erano in attesa del ritorno da Sanremo della staffetta partigiana Irene. Nel conflitto a fuoco "Leo" venne ferito, ma riuscì a fuggire e anche "Rosina" che avvisò del pericolo Aldo Lotti e tutta l'organizzazione.Alcune settimane dopo da Renzo Rossi apprendemmo che era necessario preparare una barca per trasportare il ferito "Leo" in Francia. La barca fu predisposta e "Leo" fu trasportato al di là delle linee nemiche e ricoverato in ospedale [...] L'operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga dei 5 ex prigionieri alleati che trasportammo in Francia  [...] La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher. Da Vallecrosia si partiva, naturalmente di notte, e si raggiungeva il porto di Montecarlo, facilmente individuabile perché l'unico illuminato. All'ingresso del porto una vedetta intimava l'alt e accompagnava il natante all'approdo sotto stretta sorveglianza. Qui l'equipaggio forniva alle sentinelle alleate del porto di Monaco solo un numero di telefono o di codice e il nome dell'ufficiale dell'Intelligence Service.In meno di un'ora erano presi in consegna dai servizi segreti alleati. Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana.Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell'ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher [...] Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare "Polvere di Stelle". Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:  Sometimes I wonder why I spend /The lonely night dreaming of a song. Dopodiché potemmo raggiungere i bistrot della vicina Villafranca accompagnati da due soldati inglesi. Nei giorni successivi ci portarono nei pressi dell'aeroporto di Nizza. In un capannone erano accatastate una quantità notevole di mitragliatrici italiane Breda nuove e imballate. Evidentemente preda di guerra dell'avanzata alleata su Nizza nell'agosto del 1944. Ma perché non le avevano fornite a noi già l'anno prima? Prelevammo armi, viveri, vestiario e materiale sanitario. Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia. Dovemmo imbarcare anche due agenti di Ventimiglia, Paolo Loi e un altro che non ricordo, che avevano seguito un corso di sabotatori imparando a maneggiare l'esplosivo al plastico [...] Il 25 aprile 1945 avevo da poco compiuto 20 anni! La guerra, lo sfollamento, i bombardamenti con le loro vittime, l'insicurezza quotidiana e il periodo della Resistenza avevano completamente trasformato il ragazzo di 5 anni prima. Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007