lunedì 23 gennaio 2023

Rastrellamenti nazifascisti a Baiardo (IM)

Baiardo (IM)

Alipio Amalberti, nato a Soldano (IM) l’11 febbraio 1901… Già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna [a Baiardo, borgo in altura, alle spalle di Sanremo] insieme a Renato Brunati [di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] e Lina Meiffret [n.d.r.: proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, venne deportata pochi mesi dopo in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva]. Amalberti fu arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo. Venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di Artù (Arturo Secondo) compiuta il 31 maggio 1944.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

[...] [Baiardo] visse l’esperienza della guerra di liberazione con diversi scontri tra Tedeschi e partigiani. Il primo avvenne il 14 agosto 1944 quando un gruppo di partigiani attaccò alcuni soldati tedeschi nei pressi dell’Asilo infantile del paese, dove i nazisti uccisero con raffiche di mitra i tre resistenti Gino Amici, Alfredo Blengino e Nino Agnese (Marco), mentre Mario Laura rimase ferito alle gambe.
Il 2 settembre successivo due uomini del 2° distaccamento della V Brigata comandata da Vittorio Guglielmo (Vittò) aprirono il fuoco contro una pattuglia di trenta Tedeschi nelle vicinanze del cimitero del paese uccidendone otto e facendone uno prigioniero. Per fronteggiare l’attesa reazione nazifascista, alle tre del mattino del 5 settembre una squadra composta dai garibaldini Piero Bernocchi, Francesco Sappia e altri si piazzarono con due pesanti mitragliatrici «Fiat» nella parte sud di Baiardo, mentre un altro mitragliatore e uno sputafuoco furono posizionati nei pressi per proteggere la strada proveniente da Apricale e controllare quella proveniente da San Romolo e da Ceriana. Alle 7,30 circa del mattino una colonna di Tedeschi venne investita dal fuoco delle postazioni garibaldine, che uccisero sei nazisti, mentre altri caddero sulla strada di San Romolo e di Ceriana.
Dopo aver appreso che i Tedeschi stavano ormai rientrando a Baiardo attraverso il passo del cimitero al bivio delle strade provenienti da Monte Bignone, Ceriana e Badalucco, i garibaldini che avevano preso parte all’operazione contro la colonna tedesca, smontarono le armi e si ritirarono in ordine nei boschi di Castelvittorio in località Marixe. L’8 settembre la zona di Baiardo venne nuovamente interessata da una perlustrazione di nazifascisti, che, nei pressi dell’abitato fucilarono il garibaldino baiardese Mario Tamagno (Bastone). Pochi giorni dopo il paese fu selvaggiamente saccheggiato da un gruppo di brigatisti neri, i quali catturarono anche una cinquantina di ostaggi, che furono condotti a Sanremo e poi però rilasciati.
All’alba del 25 settembre 1944 una formazione di settanta fascisti marciò verso il cimitero di Baiardo entrando subito dopo nella strada provinciale del paese, mentre altri gruppi di Tedeschi accerchiarono il borgo istituendo posti di blocco a Berzi e in altre località per impedire tentativi di fuga di civili o partigiani verso i boschi circostanti. Nel corso delle ore successive il segretario politico del Fascio di Sanremo Angelo Mangano, imbaldanzito per l’assenza di partigiani in paese, ordinò ai suoi uomini di distruggere la casa che ricoverava i partigiani con una puntata offensiva durante la quale venne ucciso il giovanissimo partigiano di Vallebona detto «Rebaudo». Sempre nel mese di settembre il Comando della V Brigata diffuse presso i contadini di Baiardo un manifesto con cui si esaltava il loro contributo alla causa della Resistenza e li si spronava a continuare la loro lotta contro i nazifascisti in attesa dell’ora della liberazione ormai imminente.
Le drammatiche conseguenze del conflitto si fecero purtroppo sentire anche nei mesi finali della guerra, e in particolare dal 20 dicembre 1944 al 25 aprile 1945, quando un gruppo di bersaglieri fascisti della «9ª Compagnia della Morte» iniziò ad usare violenza, spargere terrore, assassinare e torturare civili inermi, oltre ad irrompere nelle case portando via tutto quello che trovavano, effettuare prelievi notturni, tenere interrogatori forzati e compiere sevizie efferate contro chiunque fosse stato accusato di aver aiutato i partigiani. Un giorno i suddetti fascisti arrestarono i baiardesi Luigi, Silvio, Mauro e Giobatta Laura, che furono fucilati a Sanremo dai nazifascisti il 24 gennaio 1945. Acquartieratisi nell’albergo «Miramonti», i bersaglieri fascisti operarono scassi e furti, rapinarono le scorte alimentari, seviziarono diverse donne e numerosi uomini del paese, mentre il 10 marzo del ’45, dopo aver catturato nel corso di un rastrellamento i garibaldini Gaetano Cervetto e Matteo Perugini, li legarono per due giorni ad un palo sottoponendoli ad ogni sorta di torture e sevizie, e infine li fucilarono nel cimitero di Baiardo. Nel marzo ’45 venne anche ucciso il garibaldino Riccardo Vitali da parte di un milite fascista della 9ª Compagnia, che avrebbe tuttavia pagato caro i suoi crimini con la perdita di oltre un centinaio di bersaglieri fascisti tra morti, prigionieri e disertori [...]
Redazione, Baiardo nel racconto dello storico sanremese Andrea Gandolfo, Riviera24.it, 22 ottobre 2022

Ricordo il mio arrivo a Baiardo nella notte del 13 novembre [1944].
[...] Il ricordo di Baiardo è strettamente legato a lunghissime scarpinate dovute alle operazioni di pattugliamento che eseguivamo ogni giorno a largo raggio e che sapemmo, dopo la guerra, avere messo in profonda agitazione i nostri avversari, che non riuscivano a rendersi conto della nostra presenza per ogni dove.
Si trattava di pattuglie di un paio di squadre, e quindi piuttosto robuste, con un fucile mitragliatore come arma principale. Non avevamo mezzi di comunicazione con il Comando, per cui la pattuglia rimaneva praticamente isolata per tutto il tempo della missione e senza possibilità di ricevere rinforzi o appoggio in caso di cattivi incontri. In questa attività abbiamo percorso non so quante ore di cammino raggiungendo il Monte Bignone, Perinaldo e tante altre località delle alture sopra San Remo.
[...] Piccole pattuglie scendevano a Ceriana per mantenere i rapporti con il Comando di battaglione, portare nostre notizie e recuperare la posta a noi destinata.
La Quinta non fu mai attaccata e il suo soggiorno a Baiardo si svolse tranquillo.
Nell'ultimo giorno della nostra permanenza fui impegnato con altri in una vera sfacchinata. Ricevemmo l'ordine di scendere a Ceriana per ritirare munizioni per il trasferimento al fronte e per consentire il cambio con la compagnia di Buratti, che ci avrebbe dovuto sostituire. A Ceriana dovemmo caricare non ricordo bene quali armamentari che rammento solo pesantissimi, sistemare il tutto sui muli, recuperare Duranti ed altri "imboscati" al Comando di battaglione e poi riprendere la strada per Baiardo. La strada saliva per ampi tornanti in mezzo ai boschi e, secondo le buone regole militari, una avanguardia, una retroguardia e dei fiancheggiatori avrebbero dovuto garantire la sicurezza del trasferimento.
Noi però preferimmo, per accelerare la marcia, tagliare tutti i tornanti in modo da rendere più rapida e meno lunga la passeggiata.
Andò a finire che un gruppetto di noi, fra i quali c'erano, oltre al sottoscritto, Duranti, Cordani ed altri, andò ad imbattersi in partigiani appostati lungo la strada. Ci trovammo gli uni di fronte agli altri improvvisamente e con grande reciproca sorpresa. Ricordo uno di questi, appostato per terra ad una decina di metri da noi, che rimase facile bersaglio prima di Duranti, il cui moschetto si inceppò, e poi di Cordani che pure sparò, ma senza successo ed infine del sottoscritto che non ebbe il tempo di sistemare a terra il suo Skoda in quanto l'avversario si era dileguato a grande velocità.
I colpi sparati misero in allarme la pattuglia: l'episodio si esaurì così con un po' di trambusto e senza danno per nessuno. Intanto muli, bersaglieri, armamentari vari avevano raggiunto Baiardo e ci preparammo a partire per l'agognato fronte.
Il Comando pensò bene di precettare tutti i possessori di muli del paese per il trasporto dei nostri carichi. Si formò così una strana colonna di militari, borghesi, donne e ragazzi e così partimmo per il fronte. Fatte le debite consegne ai bersaglieri della Nona, che ci dovevano sostituire, incominciamnmo a scendere da Baiardo verso Camporosso.
Antonio Ferrario
I nostri giorni cremisi (1943-1995), Diario raccolto e coordinato da Umbertomaria Bottino per gli amici del II (XX) Battaglione, 3° Reggimento Bersaglieri Volontari R.S.I., edito in Milano, nel maggio 1995 

La V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" venne fatta oggetto nei primi giorni di settembre 1944, nella zona di Baiardo (IM), di un mal riuscito tentativo di rastrellamento da parte nazi-fascista. Il 4 settembre 1944 nei pressi del cimitero del paese le sentinelle garibaldine avvistarono un gruppo di nemici che si avvicinavano e, aperto il fuoco, causarono otto morti ed un ferito. "Il caso volle che il prigioniero ferito fosse un polacco, il quale informò i partigiani che il sergente tedesco comandante della pattuglia, roso dall'ira per la sconfitta subita, aveva svelato il piano nemico: l'indomani cinquanta tedeschi sarebbero giunti a Baiardo per sloggiare i banditi" (Francesco Biga, Storia della Resistenza imperiese, Vol. III: Da agosto a dicembre 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977). Questa preziosa informazione eliminò il fattore sorpresa a vantaggio degli attaccanti, in quanto i garibaldini poterono organizzare la difesa del paese sotto gli ordini di "Vitò" ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo, da luglio 1944 comandante della V^ Brigata Garibaldi "Luigi Nuvoloni" e dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"] e di "Gino". Alle 6 del mattino i tedeschi attaccarono da tre direttrici: "la prima proveniente da Badalucco-Ceriana, la seconda da San Romolo-Monte Bignone, la terza da Isolabona-Apricale" (Francesco Biga, Op. cit.).I partigiani con il loro ampio raggio di fuoco impedirono l'avanzata dei tedeschi e successivamente si sganciarono verso Monte Ceppo in modo da essere fuori dalla portata del tiro dei mortai nemici.Contemporaneamente i garibaldini di Pigna (IM) puntarono la loro mitragliatrice pesante in direzione del trivio di accesso a Baiardo e bloccarono in questo modo i nazisti. Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Un piccolo gruppo al comando di Marco Bianchi (Beretta), comandante del IX distaccamento della IV brigata, era posizionato lungo la strada che da Badalucco, costeggiando la Madonna della Neve, porta a Ciabaudo in Valle Oxentina. Dopo aver trascorso la notte con l'incarico di proteggere il resto del distaccamento posizionato qualche chilometro più a monte, alle prime luci dell’alba il piccolo gruppo si preparava a ritornare alla base. All’improvviso venivano assaliti da un gruppo della GNR in perlustrazione. Subito l’aria veniva solcata da numerose raffiche sparate da ambedue le parti. Marco Bianchi rimaneva gravemente ferito all’addome. Il suo compagno Enzo Magro se lo caricava sulle spalle e con i suoi compagni riusciva a disimpegnarsi. Bianchi morì circa una settimana dopo, il 14 gennaio 1945, a San Bernardo di Badalucco.
Giorgio Caudano, Op. cit.  

Il 17 gennaio 1945 iniziarono altri rastrellamenti dei nazifascisti contro i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria.
Avanzarono per primi contro i patrioti della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", attestati nella zona di Vignai, Frazione di Baiardo (IM), e Ciabaudo, Frazione di Badalucco (IM), i granatieri di stanza a Molini di Triora (IM), con una colonna, in direzione delle località San Faustino e Tumena.
I nemici dei presidi di Montalto Ligure [n.d.r.: oggi comune di Montalto Carpasio (IM)] e di Badalucco cercarono di effettuare l'accerchiamento in località Pellera.
Un terza colonna partita da Ceriana (IM) si congiunse a Vignai con i tedeschi del presidio di Baiardo (IM): in parte si diressero verso San Bernardino e Monte Ceppo.
Caddero in combattimento durante questo rastrellamento a Ciabaudo i garibaldini della Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione Antonio De Santis (Marco), nato a Napoli il 12 marzo 1921, già tenente del Regio Esercito, ed Emilia Rosso (Irma), nata a Ceriana, il 26 gennaio 1926. Nella zona di San Bernardino vennero uccisi altri 2 garibaldini e  "due signorine che si accompagnavano con loro".
[...]  Il grave momento vissuto dalla IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" risulta evidente nello scritto di Venko del 19 gennaio 1945, indirizzato al Comando Divisionale.
Il Comando Divisionale prese nei giorni successivi la decisione di intitolare il I° Battaglione della IV^ Brigata a Carlo Montagna (Milan) e l'ex Distaccamento "Italia" ad Angelo Perrone (Bancarà).
Il 29 gennaio rese noto il nuovo organico direttivo della stessa Brigata.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

Il 17 gennaio 1945 nella zona di Baiardo Bersaglieri Repubblicani catturano i sapisti Laura Giobatta, Laura Mario, Laura Silvio Antonio, Laura Silvio Luigi e Laura Luigi “Miccia”. I cinque partigiani con il medesimo cognome, facenti parte della banda locale di Baiardo furono incolpati di aver trasportato un carico di farina da Baiardo a Passo Ghimbegna e a Vignai per rifornire i partigiani. Vennero portati a Sanremo nella Villa Negri, situata vicino alla Chiesa Russa, dove c’erano delle piccole celle. Il partigiano Laura Luigi “Miccia” riesce a fuggire durante un allarme aereo e a mettersi in salvo. Gli altri quattro partigiani furono trasferiti in un primo tempo nella Villa Oberg e successivamente in un luogo poco distante Villa Junia, dove dai Bersaglieri furono obbligati a scavarsi la fossa e quindi dagli stessi fucilati il 24 gennaio 1945.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV. Da Gennaio 1945 alla Liberazione, 2005,
Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005

Durante la notte del 9 febbraio 1945 una colonna, formata da soldati tedeschi, bersaglieri repubblichini e militari delle Brigate Nere, "guidati dietro informazioni e con la presenza di un ragazzo quattordicenne precedentemente catturato dai bersaglieri di Bajardo", circondò il paese di Argallo, sorprendendo nel sonno, in casa di una donna di nome Olga, cinque garibaldini 'Martinetto' [Martino Blancardi di Bordighera], 'Chimica', 'Biondo', 'Ba' e 'Lucia'.
Solo il primo, Martinetto, riusciva a salvarsi.
Un altro partigiano, 'Masiero', veniva ucciso mentre si stava allontanando da una casa privata del paese.
Rocco FavaOp. cit. - Tomo I

Nella notte del 9 febbraio 1945 elementi appartenenti a reparti della Brigata Nera, Tedeschi e bersaglieri, circa centosessanta uomini, partiti da Baiardo la sera precedente verso le ore 22, effettuano un rastrellamento nella zona di Vignai-Argallo; rimane ucciso Mario Bini (Cufagna) del II° Battaglione, e quattro altri partigiani vengono catturati: Chimica, Biondo, Bà, e Martinetto [Martino Blancardi di Bordighera] del I° Battaglione, compresa la staffetta Lucia.
Giorgio Caudano, Op. cit.

Amedeo Anfossi: nato a Sanremo il 27 novembre 1915, milite della GNR in servizio presso il Comando Provinciale della GNR, compagnia di Sanremo
Interrogatorio dell’8.6.1945: Mi sono arruolato nella GNR nel mese di febbraio del 1944 e dal Comando provinciale di Sanremo fui destinato in servizio a Sanremo, prima a Villa al Verone e poi all’ex caserma dei carabinieri. [...] Durante il mio servizio ho preso parte ai seguenti rastrellamenti. Verso il 20 febbraio 1945, ho preso parte al rastrellamento effettuato nella zona di Baiardo unitamente ad una quindicina di altri militi, un reparto di bersaglieri, brigate nere e soldati tedeschi. Noi della GNR eravamo al diretto comando del Tenente Salerno Giuseppe. Io ero adibito al servizio di conducente di una carretta per il trasporto dei rifornimenti. Il rastrellamento è durato circa 8 giorni [...]
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019 

giovedì 12 gennaio 2023

Al rumore degli aerei molta gente scappa verso la campagna

 

Ventimiglia (IM): uno scorcio del ponte ferroviario sul fiume Roia e della zona Gianchette
 

Ventimiglia e la seconda guerra europea. (Appunti Storici dei Fratelli Maristi in Italia - Libro in edizione)
(1943)
[...]
Cominciando da dicembre in poi, anche Ventimiglia fu bombardata spaventosamente. La prima incursione aerea, il 10 dicembre, sorprese la popolazione nelle case, sull'ora di mezzogiorno: le vittime, nella regione tra il camposanto e il ponte ferroviario, e poi nella regione di Vallecrosia [n.d.r.: zona Nervia di Ventimiglia, invero], salirono quasi al centinaio. Un gruppo di Fratelli della comunità accorse per portare i primi soccorsi ai colpiti. Due giorni dopo, tutte le sezioni della casa parteciparono, fungendo da cantoria, al funerale celebrato dal Vescovo in presenza dell'imponente montagna di feretri, alcuni ancora socchiusi in attesa di identificazione, accatastati proprio sul luogo da noi scelto di recente per la nostra tomba di famiglia. I presunti obbiettivi del bombardamento, i due ponti ferroviari, ai due estremi della città, risultarono completamente incolumi.
Pochi giorni dopo, il 13 dicembre, nuova incursione. Gli studenti che si recavano presso l'apiario per la ricreazione, scorsero presto la formazione dei 18 bombardieri venire dal lato del mare e dopo un attimo trovarsi quasi sulle loro teste senza avere, credevano, sganciato nulla. Mentre alcuni cominciavano a darsela a gambe, ecco sulla costa del mare alzarsi colonne d'acqua, pietre, fumo, sempre più vicino, in direzione precisamente della casa nostra. Allora fu una fuga terrorizzata verso qualunque riparo. Per fortuna nessun proiettile venne sganciato a meno di 500 metri da casa! Spavento ancora maggiore toccò ai novizi già avviati per la passeggiata verso la città. Erano vicini alla caserma Gallardi quando furono sorpresi dai primi scoppi di bombe sul sovrastante forte San Paolo. C'era da aspettarsi un macello; mentre, grazie certamente a una protezione speciale del cielo, solo poche zolle di terra li raggiunsero accovacciati contro il muro superiore della strada. Anche questa volta il Fr. Direttore permise ad alcuni Fratelli di accorrere in soccorso dei feriti. Le vittime per fortuna non furono numerose, ma lo spavento fu grandissimo tra la nostra gioventù. Anche ai più maturi la nostra casa, così appartata, non sembrò più offrire tutte le garanzie di sicurezza. Tra i più giovani poi, del noviziato e dello scolasticato, un certo numero, di complessione nervosa meno resistente, cominciarono a non aver più riposo...
Aa.Vv., Pennellate storiche sulle Comunità mariste d’Italia e Destinazione annuale dei Fratelli, 1887-2003. Volume 3º, Provincia Marista Mediterránea, Guardamar del Segura - España, 2018

Ventimiglia (IM): uno scorcio dell'ex Casa dei Frati Maristi

Ventimiglia (IM): un tratto della strada di accesso all'ex Casa dei Frati Maristi in Località Santo Stefano

Ventimiglia (IM): il Convento dei Frati Maristi. Fonte: Aa.Vv., Pennellate storiche... op. cit.

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime. Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
22 dicembre
Morte del nonno, ore 10.
23 dicembre
Alle ore due del pomeriggio si deve fare il funerale. Poco prima dell’ora stabilita, seconda incursione su Ventimiglia. Bombe sganciate, qualcuna in mare e le altre in via Saonese, vico Colletta e viuzze vicine [n.d.r.: strade di Ventimiglia Alta]. Meneghin Palmero u Descaussu e qualche altro non sono stati più trovati. Un posto che è stato proprio centrato in pieno è dove abita Giuanin de Lüchin. Ben cinque sono state le bombe sganciate in quel sito che hanno spianato tutto schiantando le piante d’olivo e rovinando ogni cosa. Maria era sola in casa e si è salvata miracolosamente. Giuanin è venuto al funerale del nonno e questa è stata forse la sua salvezza. Se fosse stato in casa o in campagna chissà se ora sarebbe ancora vivo. Funerale davvero da ricordare; la gente che era venuta per l’accompagnamento spaventata, parecchi sono corsi via. Perfino il curato ha detto di sospendere il funerale, che poi è stato fatto circa mezz’ora dopo, appena saputo che il ponte e la strada erano intatti. Lo spavento è stato indescrivibile per tutti, si vedevano due grandi nubi di fumo salire, su dietro Peidaigo. Giuanin è corso via perché temeva che fosse successo qualche cosa nel luogo dove abitava e così fu infatti: è stato un posto molto colpito. Lo zio Andrea è stato ferito, si trovava al Campassu [zona specializzata delle ferrovie verso Nervia], è stato colpito da schegge ad una coscia ed ha un braccio rotto. L’hanno portato a Sanremo, assieme agli altri feriti. Il funerale del nonno è finito con solamente pochissimi parenti, ossia quelli di casa.
24 dicembre
Giuanin, dopo aver passato la notte scorsa di vedetta alla sua casa rovinata, stasera è venuto a prendere alloggio nella nostra casa, che certo a noi non disturba e siamo contenti di offrire quel che possiamo. Anche la zia Antonia è qui.
25 dicembre. Natale
Moltissimo lavoro * abbiamo perché la gente è tutta in giro per le campagne. Per paura dei bombardamenti, nessuno vuole più stare a Ventimiglia. * Come si è detto, l’Autrice del Diario, Caterina Gaggero ved. Viale, gestiva, con l’aiuto della figlia Ada, l’osteria-trattoria da Bataglia, sita nel territorio della frazione Ville, ma nelle vicinanze di Latte (nota di Renzo Villa).
26 dicembre
Anche oggi moltissima gente in giro, causa gli allarmi. Per fortuna che fanno bellissime giornate, sembriamo essere al mese di maggio.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 
 
I ponti - stradale e della ferrovia - sul torrente Nervia, tra la zona Nervia di Ventimiglia e Camporosso

«Sono 24; no, sono 26» discutono tre ragazze che da Vallecrosia - dove frequentano le scuole di Maria Ausiliatrice al Torrione - pedalano verso casa a Ventimiglia.
Ma la discussione viene interrotta da argomenti assai convincenti: le bombe che piovono dagli aerei americani.
È la prima volta che la zona viene bombardata.
Le ragazze quasi per istinto si gettano a terra ed assistono alla distruzione di Nervia, che nel 1943 non era certo come oggi. Nessuno degli attuali palazzi; case anche abbastanza isolate attorno alla Piazza d’armi, quello stesso spiazzo che esiste ancora oggi in parte ed utilizzato per giochi dei bambini.
Poi l’orrore: chi descrive oggi quel giorni, lo fa ancora con le lacrime agli occhi, lacrime che capiscono coloro che oggi hanno passato i cinquanta, ma meno i più giovani, che difficilmente sanno immaginare cosa si possa provare al trovarsi accanto la amica morta e straziata.
Ma c’è anche la solidarietà. Alle ragazze sole la proposta di amici, anche loro nelle stesse condizioni, di aiutarle a guadare il Nervia: ma siamo al 10 dicembre e l’acqua è gelida. E i genitori che a Ventimiglia hanno tutto sentito ma nulla sanno dei loro figli? Subito avvisare la scuola, come punto di riferimento, perché il telefono non era diffuso. Poi c’è chi finalmente vede il padre; due trovano uno sconosciuto ferito ad una gamba. Non ci sono ambulanze, perché la strada non esiste più: e allora lo si carica sulla canna della bicicletta e a mano lo si porta dove possa essere medicato.
Poi si raggiunge Ventimiglia: ma come?  Passando - bicicletta in spalla - per Collasgarba, dalla quale però si sente, più che vedere, ciò che stava succedendo sul ponte del Roia
[...]  Era una giornata splendida e sia lungo il mare che in città erano molti anche i forestieri che passeggiavano al sole. Al rumore degli aerei molta gente scappa verso la campagna, in particolare verso le Gianchette, dove c’erano alcune case semplici e dove ancora pascolavano le mucche.
Ma proprio lì, per un errore di calcolo, picchiano le bombe.
«Noi scappavamo da Ventimiglia - racconta una signora - verso le Gianchette, praticamente in campagna, dove ci avevano offerto rifugio il marmista e una sua vicina; alcuni che erano con noi si sono fermati, e sono morti. Mia mamma per fortuna ci portò di corsa nella galleria (una sorta di casamatta) allora esistente all’interno del cimitero: qui trovammo rifugio e salvezza. Ciò che si presentò ai nostri occhi quando uscimmo non lo so; mia mamma mi impedì di vedere a me, bambina, tanto era lo strazio».
Tutto distrutto alle Gianchette.  Sotto le macerie quanti vi si erano rifugiati.
«Io mi sono salvato - racconta un altro - perché al sentire gli aerei mi sono gettato a terra assieme a due persone che erano con me. Due nostre amiche che camminavano poco più avanti e che non si gettarono a terra, furono prese in piedi e in pieno. Una fu poi riconosciuta tramite un suo anello, tanto poco era rimasto di lei; un’altra, ferita all’addome, una volta ricomposta in faccia era bella come una madonna. Orribili a vedersi i cadaveri, denudati e anneriti dalle esplosioni».
«Ma lo strazio del 10 dicembre 1943 - prosegue un’altro, che in quel giorno perse mamma e parenti ed ebbe la moglie ferita - va ricercato nel fatto che da tempo gli aerei passavano su Ventimiglia per andare a bombardare Torino e Grenoble: quindi non ci facevamo gran caso, e fummo presi di sorpresa».
Chi ha vissuto questi giorni, chi li ricorda sulla propria pelle o chi ha perso parenti ed amici; quando ne parla non può non commuoversi: sono cose che incidono in perpetuo la vita di una persona.
Marisa De Vincenti, C'ero anch'io, La Voce Intemelia, anno XLVIII n. 12 - dicembre 1993, articolo qui ripreso da Cumpagnia di Ventemigliusi
 
6 gennaio 1944. Epifania
Anche oggi molta gente qui nella nostra osteria [n.d.r.: la "Battaglia", tra Strada Ville e Frazione Latte, in Ventimiglia (IM)], come del resto quasi tutti i giorni; abbiamo avuto un allarme solo alle undici.
7 gennaio 1944
Stamane, Antonia e Manin si sono alzate alle 5 e mezzo per andare a San Remo a trovare lo zio Andrea e sono state molto in dubbio nel partire dato che si sentiva un violento bombardamento. Sebbene fosse lontano tremavano i vetri.
Sono partite, ma anche a San Remo non se la sono passata tanto bene, si sono rifugiate verso Bignone.
8 gennaio 1944
Oggi tre allarmi, anche stamane verso Nizza (dicono Saint-Raphael) violento bombardamento. Anche a San Remo sono state gettate alcune «pillole», sul porto e in città, ma nulla è capitato allo zio Andrea.
La città più devastata nella nostra Riviera è Imperia-Oneglia; quasi tutti i giorni vi fanno visita gli aeroplani inglesi.
9 gennaio 1944
Anche oggi due allarmi e abbiamo sentito il violento bombardamento in Francia. Qui da noi molta gente, come del resto tutti i giorni e noi siamo arcistufe essendo stanche di fare una vita così. Sebbene ci sia ancora il guadagno, preferiremmo il lavoro della campagna.
Caterina Gaggero Viale, Op. cit. 

lunedì 26 dicembre 2022

Venne a Bordighera un ufficiale della Milizia Confinaria a prelevarmi con un'autovettura per trasportarmi a Ventimiglia

Bordighera (IM): Piazza Eroi della Libertà (Piazza della Stazione

A Ventimiglia in ambienti che gravitavano intorno alla stazione ferroviaria si formò una rete clandestina con l’obiettivo di sabotare i trasporti tedeschi e difendere le infrastrutture ferroviarie e stradali in concomitanza di un’eventuale sbarco alleato. A questa organizzazione aderirono una decina di ferrovieri assieme a carabinieri, poliziotti, civili. Il gruppo, che assunse il nome di Giovine Italia, riuscì a collaborare con un’altra organizzazione legata al partito comunista di Bordighera, la quale in clandestinità forniva documenti falsi a militari sbandati e antifascisti ritenuti sovversivi dalle autorità della Repubblica Sociale. Gli ufficiali dell’esercito e i carabinieri che aderirono avrebbero dovuto stabilire il controllo dell’ordine pubblico una volta il territorio fosse stato liberato. A causa di un incauto approccio da parte di Olimpio Muratore, tentato con due suoi compagni di scuola arruolatisi nella GNR ferroviaria, Carlo Calvi e Ermanno Maccario, questi rivelarono l’esistenza dell’organizzazione al loro comandante. Iniziarono subito le indagini portate avanti dalla G.N.R. e dal Commissario Capo della Polizia Repubblicana di Ventimiglia, Pavone. All’alba del 23 maggio 1944 una retata portò alla cattura di una trentina di persone, ventuno delle quali consegnate ai tedeschi, e di queste tredici furono successivamente inviate a Fossoli e poi a Mauthausen: Airaldi Emilio, Aldo Biancheri, Antonio Biancheri, Tommaso Frontero, Stefano Garibaldi, Ernesto Lerzo, Amedeo Mascioli, Olimpio Muratore, Giuseppe Palmero, Ettore Renacci, Elio Riello, Alessandro Rubini, Silvio Tomasi, Pietro Trucchi e Eraldo Viale. Solamente Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo e Antonio Biancheri sopravvissero alla deportazione. Emilio Airaldi, invece, già sul carro merci destinato in Germania, riuscì a scardinare un finestrino del carro e a gettarsi di notte nel vuoto nei pressi di Bolzano; venne aiutato da ferrovieri che lo aiutarono s nascondersi e quindi a ritornare a casa dove giunse dopo 3 mesi. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli, Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lero e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Io sottoscritto, Biancheri Antonio di Fabrizio, reduce del famigerato campo di concentramento di Mauthausen, sporgo denuncia contro MORETTA SALVATORE ex milite della G.R.F. [n.d.r.: Guardia Nazionale Repubblicana], ed espongo quanto segue:
                    Nella notte tra il 22 ed il 23 Maggio 1944 alle ore 24 circa MORETTA si presentò nella mia abitazione in compagnia del milite scelto COSOLA GIONA ANTONIO, del brigadiere della G.R.F. CALESTANI GIORGIO e dell'appuntato dei carabinieri della stazione di Bordighera ORSINI NUNZIO e con essi mi dichiarò in arresto, rifiutando di dirmene il motivo. Poco dopo, coadiuvato dai suoi compagni, procedette ad una minuziosa perquisizione, che diede esito completamente negativo, perché nel frattempo, eludendo la loro vigilanza, avevo potuto fare scomparire alcuni documenti assai compromettenti per me. Nella perquisizione fu sequestrata tutta la mia corrispondenza personale, anche quella datata a tre o quattro anni innanzi. Terminata ogni operazione fui accompagnato dal MORETTA e dagli altri nella sede della G.R.F. in Piazza della Stazione, accanto agli uffici delle Poste e Telegrafi, dove, circa un'ora dopo, venne un ufficiale della Milizia Confinaria a prelevarmi con un'autovettura per trasportarmi a Ventimiglia; e così ebbe inizio la mia lunga e terribile odissea che mi portò a  Mauthausen.
                   Dichiaro inoltre che circa un mese prima del mio arresto mi ero accorto che il MORETTA mi pedinava e ne ebbi la prova un giorno in cui con il mio amico GARIBALDI STEFANO, tutt'ora in Germania, mi recai nella farmacia Ugolini, in corso Italia, e dall'interno di essa attraverso le tendine potei constatare che il MORETTA ci aveva seguito e si era fermato dinnanzi alla farmacia attendendo la nostra uscita: feci notare la cosa anche al Garibaldi. Dopo che fummo usciti potei scorgere il MORETTA che continuava a seguirci e che ci seguì fino al momento in cui lasciai il Garibaldi.
                  Quanto sopra esposto dichiaro di mia spontanea volontà e sul mio onore di libero cittadino italiano, con la certezza che da parte degli organi preposti alla epurazione si tenga nel debito conto la mia denuncia e che si infligga una dura e meritata punizione a questa losca figura di collaboratore.
Antonio Biancheri, Denuncia contro Moretta Salvatore milite della ex G.R.F. al Comitato di Liberazione Nazionale di Bordighera, Bordighera, 6 luglio 1945. Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

giovedì 1 dicembre 2022

Non appena venne costituito il PFR a Bordighera fui uno dei primi a dare la mia adesione

Bordighera (IM): Villa Centallo sulla Via dei Colli

Bordighera: Villa Centallo


Bordighera (IM): Villa Amica

Bordighera.
Il 10 settembre 1943 i Tedeschi occupano la Caserma dei C.C.R.R. [Carabinieri]; pongono un Comando marina all'Hotel Paris, poi a Villa Rosa, una radio trasmittente a Villa Centallo, un reparto SS a Villa Cappella e un reparto a Torre Mostaccini (un totale di circa 100 uomini). Nella primavera del 1945 fascisti S.S. s'insediano a Villa Amica, un manipolo di militi della brigata nera "A. Padoan", comandato dal colonnello Manero di Alessandria, occupa la Casa del Fascio; in città spadroneggia il capitano Bramballi.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977 
 
Il 22 ottobre [1943] giunse a Triora il tenente tedesco Halber, che, accompagnato da due fascisti, si rifornì di benzina e viveri. Nello stesso periodo soldati tedeschi collocarono delle mine lungo la strada di valle Argentina e nei ponti che ne attraversavano il torrente. Il giorno seguente il capitano maggiore tedesco Edgard fece arrestare l'ex capitano della Compagnia della GAF di stanza a Triora Eugenio Danovaro, e il podestà del paese Carlo Pesce, che venne però rilasciato. Danovaro fu invece condotto a Bordighera e sottoposto a stringente interrogatorio per sapere se sulle montagne trioresi vi fossero bande di partigiani e disertori.
Redazione, La Storia di Triora, Comune di Triora 
 
Bordighera (IM): Villa Rosa
 
Bordighera (IM): Hotel Paris
 
Bordighera (IM): la linea ferroviaria in prossimità di Ospedaletti

dalla LIGURIA
Imperia
Il 17 corrente, tra le stazioni ferroviarie di Bordighera e Ospedaletti, nel corso di un'azione navale, due siluri, che avevano fallito il bersaglio, andavano a colpire il muraglione di sostegno della linea ferroviaria, causando gravi danni ai binari e ad una casa cantoniera.
Nell'accaduto rimanevano feriti due cantonieri delle FF.SS. 
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) del 26 luglio 1944, p. 16. Fonte: Fondazione Luigi Micheletti   

Bordighera (IM): collina della Torre Mostaccini

12/9. Bordighera (Imperia)
Ore 17.30 - mitragliamento e sgancio di bombe sull'abitato. Nessun danno. La maggior parte delle bombe sono cadute in mare. Uno degli apparecchi incursori, colpito dalla difesa contraerea, precipitava in località "Camporosso" [n.d.r.: diverse fonti, non ultime quelle statunitensi (che non parlano, oltrettutto, di un pilota fatto prigioniero), indicano in Bordighera il territorio su cui avvenne l'impatto; e voci tramandate oralmente si spingono a indicare la zona di Torre dei Mostaccini]. Un pilota caduto e l'altro, ferito gravemente, è stato catturato.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) del 1 ottobre 1944, p. 48. Fonte: Fondazione Luigi Micheletti 
 
Carlo Unger di Löwenberg, trentottenne lucchese di nascita a dispetto del patronimico tutto teutonico, e il suo vice Silvio Fellner, triestino cinquantatreenne, erano stati giustiziati alle una del mattino di sabato 19 agosto 1944 con una scarica di machinen pistole nel cortile della stamperia del forte San Giorgio, sede genovese del Comando germanico della Kriegsmarine. Quivi era stata allestita in tutta fretta una corte marziale presieduta dal comandante Berlinghaus e composta da soli ufficiali tedeschi compreso il difensore d’ufficio. Prima dell’esecuzione ai due condannati era stata negata l’assistenza religiosa e, a Löwenberg, un ultimo incontro con i familiari, col pretesto che “non c’era tempo”. La motivazione della sentenza giunta sino a noi recita testualmente: “per alto tradimento in tempo di guerra e di fronte al nemico”. Formalmente venne imputato ai due alti ufficiali di aver ordinato, senza averne facoltà, il ripiegamento delle forze di mare distaccate nella Liguria di ponente traducibile, in pratica, nell’imputazione appunto di “alto tradimento”. Ma la realtà consacrata da una documentazione inoppugnabile non sembra poter accreditare tale impostazione accusatoria né riconoscere alla sentenza una corretta e convincente proporzionalità tra l’esiguità della presunta colpa e l’abnormità della pena comminata e subito eseguita. Infatti la prima si fonda esclusivamente sui telegrammi inviati dal comandante Löwenberg il 14 agosto 1944 alla stazione segnali di Bordighera, al posto radio di Arma di Taggia e agli uffici di porto di Sanremo e Imperia per disporre il ripiegamento su Genova del personale (peraltro non necessario alla difesa in quanto prevalentemente civile e difatti ritirato più tardi dalle stesse autorità germaniche), mentre la seconda è in aperto evidente contrasto con quanto disposto dall’articolo 5 del regolamento, sulla posizione del personale della Marina italiana che collabora con la Marina germanica, che imponeva dover essere i due ufficiali eventualmente giudicati da un tribunale italiano.
Vittorio Civitella *, Zolesio e l’opera di intelligence di Fellner e Unger di Löwenberg in Storia e Memoria, Ilsrec, Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, anno XXV, n. 2/2016 - * Testo dell'intervento tenuto al convegno "Momenti e figure della Resistenza nel Tigullio. Una storia che non può essere travisata", organizzato dall’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Chiavari, Civico auditorium San Francesco, 23 aprile 2016) 

Borghetto San Nicolò, Frazione di Bordighera (IM), e Vallebona (IM)

Una vista da Borghetto San Nicolò, Frazione di Bordighera, su Negi, Frazione di Perinaldo (IM)

Seborga (IM): Strada della Villa

Sentenza nella causa penale contro Gepponi Antonio di Amerigo e di Odino Giuseppina, nato a Ventimiglia il 16.7.1922, ivi domiciliato
Detenuto - presente
Imputato
[...] partecipando in concorso con altri dal gennaio al marzo 1945 a rastrellamenti nelle zone di Seborga, Bajardo, Perinaldo, Vallebona, Vallecrosia, Neggi e Soldano per la ricerca dei renitenti alla leva e di disertori della cosiddetta repubblica sociale italiana nonché di patrioti. Reato punibile a sensi dell'art. 112 C.P. e 58 C.P.G.M.
[...] Riferiva il comando di polizia di Bordighera che Gepponi Antonio era stato arrestato il 25 aprile 1945 poiché faceva parte del distaccamento della brigata nera di Bordighera, che risultava di aver egli preso parte a numerosi rastrellamenti [...] Aggiungeva il rapporto che l'imputato aveva preavvisato al maggiore Raimondo, ricercato dalle SS tedesche, di porsi in salvo e a tale Lippi di Bordighera della classe 1923 quando i rastrellamenti dovevano essere compiuti [...] dichiarava di avere preso parte a diversi rastrellamenti, di aver concorso a fermare renitenti alla leva, disertori e patriotti, ma senza sottoporli a sevizie e senza incrudelire, di essersi arruolato nella brigata nera per il bisogno, di avere sequestrato per ordine del comandante Bonfante [...]
La Corte Straordinaria d'Assise di Sanremo, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

Bordighera (IM): uno scorcio del Parco Winter in Arziglia

Bordighera (IM): la Villa Llo di Mare, prossima all'attuale Parco Winter, all'epoca abitata da Giuseppe Porcheddu e dalla sua famiglia

Il Raimondo al quale si accenna nella sopra citata sentenza Cas a carico di Antonio Gepponi, era Luigi Raimondo, maggiore degli alpini a riposo, che si incontra attivo nella Resistenza sia in occasione della Missione Flap che della prima Missione Corsaro. Raimondo, poi, aveva asserito (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano), di essere stato incaricato dal capitano Gino Punzi di portare una radio ricetrasmittente a Vallecrosia, ma si può presumere che si trattasse di Bordighera, dove sia Giuseppe Porcheddu in Arziglia sia i Chiappa, padre e figli, sempre in Bordighera, nel loro garage situato quasi in centro città, risultano da diverse fonti essere stati coinvolti nella vicenda testè richiamata. Nella testimonianza, ancora, di Paolo "Pollastro" Loi (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano, già parzialmente pubblicato in diverse opere sulla Resistenza), nella parte mirata al racconto del suo arrivo ad aprile 1945 dalla Francia (con sbarco a Vallecrosia e prosecuzione dell'incarico - affidato al suo gruppo dagli alleati - di portare materiale ai garibaldini in montagna) si viene a sapere del suo incontro dalle parti della Valle Argentina con il maggiore Raimondo ormai in fuga. Infine, per la registrazione dell’atto di morte del capitano Punzi presso il comune di Ventimiglia (Dario Canavese di Ventimiglia: "l’ufficiale dello Stato Civile di Ventimiglia ricevette dal Tribunale di Sanremo, mediante copia di sentenza dell’11.08.1947, l’autorizzazione ad eseguire la compilazione tardiva dell’atto di morte") comparvero come testimoni Luigi Raimondo ed il figlio Mario (Mario Raimondo "Mariun", che si era a suo tempo speso, oltre che con il padre, anche con Efisio "Mare" Loi, a sua volta genitore del mentovato Paolo Loi e di Pietro Loi - quest'ultimo coinvolto nella Missione Flap ed in altre operazioni con gli alleati -, e Albino Machnich, nella raccolta di informazioni militari).
Adriano Maini

Bordighera (IM): l'abitazione dei Fratelli Biancheri

Sentenza nella Causa penale con citazione diretta contro Casaroli Elda di Maria Casaroli nata a Piacenza il 25 settembre 1919, res. Bordighera
[...] L'Ufficio di polizia di Bordighera riferiva il 23 giugno 1945 al P.M. presso la Corte Straordinaria che Casaroli Elda era stata tratta in arresto il 6 dello stesso mese, perché ritenuta responsabile di collaborazione coi tedeschi, avendo provocato la cattura di due patriotti [i fratelli Biancheri] che poi vennero fucilati e di Buccella Orlando, guardia di finanza, che aveva disertato
[...] Dichiara Casaroli Elda colpevole del reato ascritto [...] la condanna ad anni 8 e mesi 4 di reclusione, alla confisca dei beni, ed alle spese [...]
Sanremo, 7.9.1945
Il Presidente fto: Montulli
il cancelliere fto: Marotta.
La Corte Straordinaria d'Assise di Imperia, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

Bordighera (IM): ex Albergo Tennis

Bordighera (IM): ex Albergo Tennis

Feroldi Arnaldo: nato a [Torricella del] Pizzo (CR) il 15 agosto 1897, squadrista della Brigata Nera “Padoan”, presidio di Bordighera.
Interrogatorio del 2.6.1945:
Risiedo a Bordighera dal 1930, sono il proprietario dell’Albergo Tennis. Sono iscritto al PNF dal 1921. Ho partecipato alla marcia su Roma. Non appena venne costituito il PFR a Bordighera fui uno dei primi a dare la mia adesione e la mia iscrizione risale al 7 novembre 1943. Non potevo non iscrivermi avendo dato la mia adesione al PNF fin dal 1921 ed infine mi preoccupavo anche della mia situazione personale avendo io sposato una cittadina inglese. Venni quindi nominato vice segretario del fascio di Bordighera e incaricato di organizzare opere di assistenza a favore di sinistrati e degli sfollati.
Conoscevo ed ero in rapporti anche con il Bonfanti, segretario politico del fascio di Bordighera e comandante del locale presidio della brigata nera.
Quando venne istituito il presidio della brigata nera di Bordighera venni iscritto d’ufficio come semplice legionario. Ho partecipato a due riunioni tenute dal federale di Imperia in cui si faceva propaganda allo scopo di invogliare i cittadini ad arruolarsi nelle file del distaccamento. Io però ero contrario ad arruolare elementi di non provata fede e questa mia convinzione si è avverata in seguito in quanto sono stati arruolati degli elementi che hanno danneggiato l’opera intrapresa dal partito.
Mi sono allontanato da Bordighera la sera del 22 aprile [1945], alle ore 20 e 30, con una quindicina di esponenti del fascio locale fra cui Bonfanti, Gallo ed altri. Ci siamo diretti prima a Sanremo presso quel fascio ove in unione agli stessi fascisti di Sanremo ci siamo avviati su un camion, messo a disposizione dalla federazione, ad Imperia, ove pernottammo presso quella caserma della brigata nera.
Ad Imperia ho saputo che ci avrebbero convogliato a Milano, unitamente ai fascisti della provincia. Da Imperia il giorno successivo partimmo con un camion e raggiungemmo Savona. In quella città ci siamo associati a circa un migliaio di appartenenti alla Divisione San Marco, i quali ripiegavano, come noi, senza meta. A Cadibona abbiamo raggiunto anche una colonna di tedeschi in ritirata. Detta colonna si ingrossava sempre di più fino a raggiungere una lunghezza di 5 o 6 chilometri. La seconda notte pernottammo in un paesetto oltre il Cadibona ed il mattino successivo raggiungemmo Acqui dove ci fermammo e pernottammo. Da Acqui proseguimmo per Alessandria e quindi per Valenza.
Soggiungo che nelle vicinanze di Acqui la colonna venne attaccata da aerei nemici per circa un’ora in azione di mitragliamento a bassa quota ed in simile azione trovarono la morte parecchi fascisti e molte donne, danneggiati automezzi ed uccisi cavalli. In seguito alla suddetta azione, il Federale Massina consigliò l’elemento femminile che faceva parte della colonna ad arrangiarsi come poteva. Proseguimmo poi per Valenza ed in quella città per accordi intervenuti fra il Generale Farina, comandante della Divisione San Marco, e le autorità partigiane ci hanno lasciato proseguire indisturbati, previo però il totale disarmo della colonna che è avvenuto senza colpo ferire. A Valenza la colonna si sciolse, io ed il comandante del presidio della brigata nera di Imperia, Bonfanti, precedentemente ferito ad una cosca da una fucilata sparatagli dopo Imperia dai partigiani e la segretaria dei fasci femminili di Bordighera, Signorina R., abbiamo preso alloggio in quell’albergo Croce di Malta ove ci siamo spogliati della divisa della brigata nera. Dopo un giorno, preoccupati di ottenere un documento per poter proseguire il viaggio, ci siamo presentati all’ufficio locale di polizia ove hanno voluto dei chiarimenti sulla nostra provenienza. Non nascondemmo che eravamo fascisti e di aver fatto parte della disciolta colonna ed allora ci hanno fermati e tradotti in carcere. Dopo sei giorni, un membro del CLN di Imperia ci fece portare nel carcere di Alessandria. Con me furono tradotte un centinaio di persone tutti appartenenti alla provincia di Imperia mentre il Bonfanti venne portato in ospedale e la signorina R. era già stata rimessa in libertà. Dopo una notte di permanenza nel carcere di Alessandria, scortati dai carabinieri, ci portarono in treno fino a San Giuseppe di Cairo dove si pernottò nella stessa stazione. L’indomani, con camion, ci portarono nelle vicinanze di Alassio e poscia pernottammo nella stessa città. Raggiungemmo quindi Oneglia ove fummo tutti rinchiusi in quel carcere.
[...] Anfossi Amedeo: nato a Sanremo il 27 novembre 1915, milite della GNR in servizio presso il Comando Provinciale della GNR, compagnia di Sanremo.
Interrogatorio dell’8.6.1945:
Mi sono arruolato nella GNR nel mese di febbraio del 1944 e dal Comando provinciale di Sanremo fui destinato in servizio a Sanremo, prima a Villa al Verone e poi all’ex caserma dei carabinieri. Prestavo servizio lungo la linea ferroviaria Bordighera-Arzilia. Nel giugno del 1944 mi ferii ad una mano per cui dovetti stare tre mesi senza prestare servizio.
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019 

giovedì 10 novembre 2022

A Dolceacqua colpi di cannone dei partigiani hanno messo fuori combattimento due carri armati tedeschi

Una vista da Località Morghe di Dolceacqua (IM)

Le prime truppe tedesche giungevano a Dolceacqua il 10 settembre 1943, successivamente sostituite da altre ogni trenta-quaranta giorni, per rimanervi fino al 23 aprile 1945. Durante tale periodo effettuarono numerose perquisizioni domiciliari, asportando spesso e volentieri materassi, coperte, biancheria, apparecchi radio, biciclette e tutto quello che era necessario alla soldatesca. Famiglie intere furono obbligate a sgomberare le loro case che venivano occupate dalla truppa e dai Comandi. Rapine furono compiute anche nelle case fatte sgomberare e nelle case di campagna, con prelievo di pecore, capre, agnelli, mucche e prodotti agricoli. Il Comune era sempre stato in contatto con le Autorità provinciali fino al 24 aprile 1945, mentre rimaneva staccato durante l'occupazione francese.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016 

Il Comando delle Brigate Nere ha una vasta rete di spionaggio che fornisce informazioni sui movimenti e sull'ubicazione delle formazioni partigiane.
Nel mese di giugno 1944 il predetto Comando ha a sua disposizione molte notizie sulla situazione numerica dei garibaldini e ne traccia un prospetto:
[...] Zona di Dolceacqua
Circa 70 ribelli armati trovansi nei pressi della Cappella dell'Addolorata, tra Dolceacqua e Monte Belgestro. Pare che altri gruppi di ribelli pure armati si trovino sulla cispluviale tra Roverino (Val Roja) e Camporosso (Val Nervia). Notati gruppi di avvistamento al chilometro 9 della strada Dolceacqua-Isolabona ed alla q. 370. [...]
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

2.9.1944 - Distaccamenti della V^ Brigata combattono oltre Pigna (IM). A Dolceacqua colpi di cannone dei partigiani hanno messo fuori combattimento due carri armati tedeschi tipo "Tigre". I tedeschi hanno abbandonato diverse zone. Una squadra del Distaccamento Comando della V^ Brigata, dopo aver fatto un'azione di cannoneggiamento sulle posizioni tedesche di Dolceacqua (IM), attaccava sulla rotabile Pigna-Isolabona (IM) un'ottantina di tedeschi, che tentavano di passare il ponte rotto per entrare in Pigna. Dopo parecchie ore la squadra ripiegava perché i tedeschi abbandonavano la zona. Da parte tedesca tre morti e diversi feriti. Per quanto riguarda i partigiani, veniva preso prigioniero il Vice Comandante "Fuoco" e si registravano due feriti. documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" riprodotto in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Prima del nostro arrivo [fine settembre 1944] le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA e DOLCEACQUA  avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. 
capitano G. K. Long, artista di guerra, Relazione sulla Missione Flap, documento inedito rispetto all'opuscolo di cui infra, copia di Giuseppe Mac Fiorucci per la preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007

Dolceacqua (IM)

A fine settembre [1944] i presidi tedeschi di Isolabona e di Dolceacqua furono notevolmente rafforzati.
Mario Mascia, Op. cit.
 
15/9. Dolceacqua: Ponte Barbaira.
Ore 16 - azioni di mitragliamento in aperta campagna. Nessun danno. Due feriti uno dei quali gravemente.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 1 ottobre 1944, p. 48. Fonte: Fondazione Luigi Micheletti   

[a Dolceacqua] il disarmo di una squadra di militi del battaglione San Marco attuato il 27 agosto del 1944 da parte di una pattuglia del 4° Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni". Tra i caduti si segnalano i due giovanissimi fratelli Amelio e Giuseppe Rondelli, catturati dalle SS il 23 novembre 1944 e fucilati sulla porta del cimitero del paese due giorni dopo.
Andrea Gandolfo, La provincia di Imperia. Storia, arti, tradizioni, Blu Edizioni, 2005
 
Nell'inverno e nella primavera del 1945 l'Esercito Germanico per procurarsi olio diede inizio alla raccolta delle olive utilizzando per "aramare" ossia bacchiare e far scendere il frutto dagli alberi, abitanti di Rocchetta, Dolceacqua e Trucco che venivano trasportati in paese con autocarri militari.  
Lorenzo Rossi, Airole 500 anni. La storia di un paese nella cronaca di cinque secoli, Comune di Airole, 1998 

Dolceacqua (IM)

A Dolceacqua un CLN non fu mai costituito. Agivano comunque elementi isolati che aiutavano i partigiani in tutti i modi possibili ed in ogni circostanza. Avrebbe potuto essere membro del CLN di Dolceacqua l'antifascista Agostino Salamito, e con lui pensiamo di ricordare tutti quei "civili" che, nel Comune, hanno collaborato con la Resistenza, a cominciare da Amelio Rondelli e Giuseppe Rondelli, fucilati perché ritenuti collaboratori dei partigiani.
Questa in estrema sintesi la situazione a Dolceacqua durante i venti mesi della Resistenza. Ma verso la fine di quel sofferto periodo avvenivano degli episodi particolarmente tragici, che vale la pena rievocare con un minimo di dettaglio. A metà febbraio 1945 era stato commesso un ingente furto di esplosivo, per cui il Comando tedesco aveva avvertito che, se entro ventiquattro ore la refurtiva non fosse stata restituita, avrebbe fatto fucilare degli ostaggi e bruciato il paese. A tali minacce una ragazza del paese denunciava due giovani del luogo come autori del furto. Massimo Velio e Mario Tornatore venivano arrestati e fucilati nel cimitero locale il 16 febbraio 1945.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole, Op. cit.
 
Dolceacqua (IM)

Il 18 marzo 1945 in un rastrellamento nazifascista vennero catturati a Dolceacqua (IM) 5 partigiani. Detto rastrellamento era stato provocato dal maresciallo repubblichino Luigi Salvagni per vendicare il fratello Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti in quanto guida dei tedeschi nelle pregresse barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga.
L’operazione riguardò anche il comune di Bordighera. Veniva cercato in modo particolare Ettore Biancheri. Otto giovani vennero riconosciuti come partigiani: arrestati, furono torturati e fucilati il 21 marzo 1945 presso Forte San Paolo di Ventimiglia.
Tra questi martiri, Paolo Biancheri (Paolo), nato a Bordighera, e i due fratelli Biancheri, detti Lilò, Bartolomeo ed Ettore, patrioti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Un documento d’epoca indirizzato al CLN di Bordighera, oggi conservato a Sanremo, ricorda che essi vennero fucilati insieme a Paolo Balbo (Pietro), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma) e Giuseppe Verrando (Mil).  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Il 18 marzo 1945 durante un rastrellamento fascista a Dolceacqua vengono arrestati Balbo Paolo, Piuri Adolfo, Rosso Giuseppe, Sasso Emilio e Verrando Giuseppe. Dopo esser stati interrogati dai fascisti brigadiere repubblicano Verardi Achille, Maresciallo Stillo Giuseppe e caporal maggiore Piccinini Pietro, vennero consegnati al Comando Tedesco di Bevera, Frazione di Ventimiglia (IM) nella casa del Barone Galleani. Il gruppo di Dolceacqua e quello di Bordighera, di cui facevano parte Biancheri Paolo e i fratelli Biancheri Bartolomeo e Ettore, dopo pochi giorni di prigionia, e presumibilmente sottoposti a torture, vengono fucilati in località forte San Paolo.
Giorgi
o Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020
 
[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]
 
Da documenti conservati nella cartella personale del partigiano caduto Piuri Adolfo (Archivio ISRECIm: II T 293) risulta che il 18 marzo 1945 durante un rastrellamento fascista a Dolceacqua, provocato dal maresciallo repubblicano Salvagni Luigi per vendicare il fratello Salvagni Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti perchè guida dei tedeschi nelle barbare aggressioni di Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga (detto Salvagni Federico Agostino è citato a pag. 208 del volume “I Caduti della R.S.I. Imperia e provincia”, a cura di Alberto Politi, come caduto il 3.10.1944 nel territorio di Castelvittorio) furono catturati i partigiani: Balbo, Piuri, Rosso, Sasso, Verrando G.. Dopo esser stati torturati dai fascisti brigadiere repubblicano Verardi Achille, Maresciallo Stillo Giuseppe e caporal maggiore Piccinini Pietro, vennero consegnati al Comando Tedesco di Bevera (frazione di Ventimiglia) nella casa del Barone Galleani.
Il Comandante tedesco della zona di Dolceacqua era Obert Hippel della 38^ divisione - rep. 1 - Fanteria residente a Isolabona.
Dei 5 partigiani suddetti si perdono le tracce. Da una lettera del 2 luglio 1945 della Questura di Imperia indirizzata al CLN prov.le di Imperia si comunica che in data 17.06.1945 sono stati rinvenuti in località Forte San Paolo i cadaveri di 9 (?) garibaldini trucidati dai nazifascisti tra cui i 5 partigiani menzionati.
Sabina Giribaldi, Episodio di Forte San Paolo, Ventimiglia, 18-21.03.1945, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia
 
Dolceacqua (IM): il Castello Doria

Nella mattinata del 18 marzo 1945 i nazifascisti eseguivano un duro rastrellamento nella sola Dolceacqua, voluto dal maresciallo repubblicano Luigi Salvagni, di servizio a Sanremo, per vendicare la mortedel fratello Federico, giustiziato dai patrioti perché guida dei tedeschi nelle barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga. Venivano così catturati i patrioti Paolo Pietro Balbo (Pietro), nato nel 1928; Adolfo Piuri (Stella), nato nel 1924; Giuseppe Rosso (Pierino), nato nel 1926; Adolfo Piuri (Stella), nato nel 1924; Giuseppe Rosso (Pierino), nato nel 1926; Emilio Sasso (Puma), nato nel 1926 e Giuseppe Verrando (Mil), nato nel 1921. Il giorno successivo i cinque giovani venivano portati in casa di Teodoro Rosso, sempre a Dolceacqua, e pestati tanto barbaramente da far colare il loro sangue sul pavimento, battuti e martirizzati con cinghie, calci e pugni dal brigadiere Achille Verardi e dai militi della Brigata Nera, marescialo Giuseppe Stillo e caporale Pietro Piccinini. Nel pomeriggio venivano condotti al Comando tedesco di Bevera [Frazione di Ventimiglia], ubicato nella casa del barone Galleani, alla presenza di Obert Hippel, comandante della zona di Dolceacqua. Dunque, consegnati ai tedesci, si perdevano le loro tracce, anche oltre la Liberazione. Dopo più di due mesi di incessanti ricerche, il 17 di giugno nel forte San Paolo di Ventimiglia venivano rinvenuti, tra diversi altri, i corpi dei cinque patrioti assassinati dagli Unni al servizio dell'esercito tedesco.
Oltre una ventina di cittadini di Dolceacqua riceveranno il brevetto di partigiano combattente dalla Commissione Militare regionale ligure. Tra loro i cinque caduti più sopra menzionati, come pure il partigiano Giuseppe Dall'Orto che, catturato e deportato in Germania, sarebbe col tempo riuscito a ritornare a casa.
Dolceacqua subiva numerosi bombardamenti aerei e navali con la conseguente distruzione di otto edifici, mentre altri cinquantacinque rimanevano danneggiati compresi le scuole ed il cimitero. Dal 17 agosto 1944 al 21 febbraio 1945, quattordici bombardamenti causavano complessivamente sette vittime: Emma Barberis, Giuliano Petri, Carmela Pasquale, Vanda Alloni, Mario Gavazzi, Rosa Rigoni, Carlo Giglio. Ricordiamo pure Silvano Crivelli.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole, Op. cit.
 
4 gennaio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione",  prot. n° 32, al comando della V^ Brigata - Relazione militare: a Isolabona (IM) si trovavano 200 tedeschi, così come ad Apricale (IM); a Dolceacqua (IM) 300 tedeschi...
9 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM del II° Battaglione "Marco Dino Rossi",  prot. n° 12, al comando della V^ Brigata - Segnalava che ... Dolceacqua (IM) era presidiata da circa 500 tedeschi dotati di 400 cavalli...
15 marzo 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 342, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che... sembrava che a Dolceacqua con i nuovi arrivi vi fossero addirittura 2.000 tedeschi con 500 muli al seguito...
22 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 352, alla Sezione SIM della II^ Divisione - Comunicava che... a Dolceacqua i nemici superavano le 2.000 unità con una dotazione di "un alto numero di quadrupedi"...
23 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", prot. n° 353, al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che ... a Dolceacqua vi erano più di 2.000 nazifascisti...
2 aprile 1945 - Dalla V^ Brigata, Sezione SIM (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 370, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato che circa 1000 tedeschi avevano lasciato il fronte di Ventimiglia, dove tuttavia permaneva una divisione. Che tutti i comandi tedeschi erano in procinto di essere trasferiti a Vallebona e a Borghetto [San Nicolò, Frazione di Bordighera]. Che il nemico aveva minato le strade di San Biagio della Cima, di Soldano, di Camporosso, di Dolceacqua...
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.