sabato 11 luglio 2020

La sera del venticinque aprile 1945 un uomo giace colpito alla testa, accasciato presso un paracarro

Isolabona (IM)
Era uno scapolo di buona età. Viveva nella sua Isolabona [(IM)], figlio di zia Caterina. Saliva ogni anno in Andagna [Frazione di Molini di Triora (IM)], patria dei genitori che in Isola avevano avviato una bottega di stoffe. La guerra e la lotta partigiana non lo distolsero dall'innata abitudine di trascorrere alcuni mesi nella casa dei vecchi genitori. In Andagna aveva una sorella ed ogni anno vi trascorreva le meritate vacanze, spesso in compagnia del fratello e dello zio maristi. Nella casa spaziosa e patriarcale si respirava aria di serenità, e di pace campestre.
L'anno 1945 fu per il Rodini l'anno delle molte incertezze, dubbioso di ritrovare la vissuta serenità. Una notte arrivò in compagnia del partigiano Silla [Ferdinando Peitavino, vice commissario, in precedenza responsabile stampa e propaganda, della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"] di Isolabona.
Il paese piangeva ancora i suoi morti e frequenti erano i rastrellamenti. Comprese che vivere in Andagna era assai pericoloso. Volle tuttavia restare. Non poteva lasciare incustodita la casa dei vecchi né che la campagna divenisse un roveto.
Restò. Viveva solo; a sera un salto e un bicchiere con i parenti. La casa di papà Francesco era meta più ambita. Diceva di rinascere al vedersi attorniato dai bambini spensierati e ciarlieri. Una leccornia, una caramella usciva sempre dalle sue tasche.
Con papà Francesco discuteva dei vecchi tempi; erano incontri prolungati specie nel trovarsi alla Borea: qui papà Francesco accudiva galline e conigli, il Rodini verdura e alberi da frutta.

La sera del 23 aprile 1945, proveniente da Isolabona e da Castelvittorio [(IM)] via Langan, giungeva una colonna di tedeschi.
Era l'inizio dell'esodo delle truppe verso il Piemonte. 
Andagna fu sosta notturna di prudenza a scanso di eventuali attacchi partigiani.
Il paese vide ripetersi la provata e sofferta invasione, furono divelte porte, violate abitazioni, sottratti viveri. Nella notte, nei carruggi, urla di avvinazzati e imprecazioni.
Ero in casa di nonna Filomena, ormai attempata e sola alla Case Sottane. 
Un ufficiale sfonda la porta di casa, si introduce, sale le scale, oltrepassa la sala e, armi alla mano, impone a me e alla nonna di lasciare il letto.
Ha con sé una giovane dai biondi cappelli che mi implora nel suo dialetto - è un parlare delle nostre parti -.
La ferma opposizione ed il diniego di cedere il letto ottiene il suo effetto.
Nonna Filomena uscirà semplice donna, in una espressione troppo materna: "vedi com'è stato gentile quel soldato. Mi ha visto vecchia e ammalata e se ne è uscito".
Cambiò giudizio la mattina al risveglio. Cercò l'involucro contenente l'anello, gli orecchini e i pochi risparmi. Erano stati rubati.
Trovai la stoffa che li avvolgeva a pochi passi dall'uscio.
Povera nonna Filomena che ti avrà detto il buon Padre Eterno quando, non trascorsi undici giorni da quella deprecata visita notturna, ci lasciasti?
Alla Costa, in Casa Emmanueli e in Casa Melagrano, la notte fu una notte di bagordi: suoni canti e danze...
Erano le sette del 23 aprile. Ordini precisi e alcuni spari: la colonna si forma e, preceduta da alcune autoblinde, si avvia sulla rotabile San Bernardo-Drego.
Andagna - Fonte: Pro Loco Andagna
Rodini osserva. Scorge, mista fra i soldati, la ragazza bionda. Ha il braccio destro anchilosato. Riconosce che è di Castelvittorio, sorella di un suo amico sposato in Isolabona. Ragazza dal carattere strano, dai più saputa innamorata di un soldato tedesco di stanza ad Isolabona. Rodini intuisce il dramma e ne prevede tristi conseguenze. La chiama, la consiglia, promette di ricondurla a casa. Contro la ragazza viene sparato un colpo di pistola. La situazione si aggrava ancora: Rodini scende in strada per fermarla, lei fugge e si incolonna agli ultimi militari.
Papà Francesco richiama il cugino e lo esorta a lasciare la testarda al suo destino. Alla distanza di circa cinquanta metri si accoda ai ritardatari. È determinato. Non lascia ogni possibile tentativo. 
Spera in una sosta o che la ragazza si ravveda.
Trascorre l'intera giornata in attesa e in apprensione. Per due volte da papà Francesco sono inviato a casa del cugino a sentire di un suo arrivo. La notte è un'attesa inutile. La sera del venticinque aprile 1945 un tale che si diceva in cerca di un parente porta la nuova che a un duecento metri da Passo Pizzo un uomo giace colpito alla testa, accasciato presso un paracarro.
È il Rodini: papà Francesco e due amici lo trasporteranno in paese servendosi di una carretta. Verrà sepolto il giorno dopo.

Don Nino Allaria Olivieri *, Memorie. Diari 1940-1945. Seconda parte: Andagna - Fatti e Misfatti (1944-1945), Alzani Editore, 2011

* Don Antonio Allaria Olivieri "Poggio", nato ad Andagna, Frazione di Molini di Triora (IM), il 19.11.1923
Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera.
Nel mese di ottobre, rifiutato l'arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna.
Con lo pseudonimo di "Poggio", nella formazione di Guglielmo Vittorio "Vitò" presso Loreto di Triora.
Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni.
Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento.
Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento.
Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco.
Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" comandato da Vincenzo Orengo "Figaro".  
da Vittorio Detassis su Isrecim