mercoledì 10 maggio 2023

Bersaglieri fascisti nell'entroterra di Ventimiglia sul finire del secondo conflitto mondiale


San Bernardo - a sinistra - e Seglia, Frazioni di Ventimiglia (IM)

Giungemmo a Seglia [n.d.r.: Frazione di Ventimiglia] da Baiardo la domenica 3 dicembre 1944.
[...] Gli ufficiali, Guarino e gli altri, andarono a riconoscere le postazioni a cui eravamo destinati e noi rimanemmo tutto il giorno a bighellonare nelle vicinanze.
Versa sera ritornarono e ci incamminammo con loro verso la "linea". Giungemmo così alla Magliocca, "Bunker 10", nel più assoluto silenzio. Trovammo una squadra di tedeschi a cui demmo il cambio. Giussani, evidentemente preoccupato, chiese loro se avessero avuto delle perdite ma non ebbe risposta forse per il suo non perfetto tedesco. Avemmo comunque l'impressione che i 'camerati' desiderassero solo lasciare quella postazione il più celermente possibile e così fu.
Noi ci sistemammo nel Bunker, che consisteva in una costruzione di cemento armato dipinto di bianco, con delle finte finestre verdi e sinceramente non ho mai compreso bene questo tipo di mimetizzazione, cherendeva la nostra casamatta molto visibile.
Il giorno dopo constatammo che tutto intorno vi erano numerosi altri bunker abbandonati che avevano fatto parte del "Vallo del Littorio" del 1940.
Con me, oltre a Guarino, erano Dies, Bignardi, Duranti, Albertini, Giussani, Masera, Giannini e altri.
Iniziammo subito i turni di guardia, che dovevano essere svolti all'aperto. Le linee nemiche ben visibili erano parecchio distanti: non sfuggì comunque agli "inglesi" il trambusto del cambio ed il giorno dopo, festa di S. Barbara, ci regalarono una pioggia di cannonate che rappresentò il loro benvenuto. Non fu possibile ricevere il rancio per cui quella sera un paio di noi scesero a Calandri, un gruppetto di case a qualche centinaio di metri dal nostro Bunker, dove trovarono fagioli da semina abbondantemente cosparsi di naftalina e dove dividemmo poi con dei tedeschi, mezzi ubriachi, un buon quantitativo di vino.
Il giorno successivo Masera fu inviato al Comando di compagnia per vedere se poteva ottenere qualche rifornimento.
[...] Fummo ispezionati da Boni e da un altro ufficiale, che si resero conto di quanto la posizione fosse sotto tiro e fosse impossibile non subire perdite.
Il bunker, come detto, era ben visibile e con le porte rivolte, chissà perché, verso il nemico e fu il bersaglio per diversi giorni dell'avversario.
Franco Scarpini in Umberto Maria Bottino, I nostri giorni cremisi. 1943-1995, Attilio Negri srl, Rozzano (MI), 1995

Spesso, leggendo scritti di reduci di milizie della Repubblica Sociale, si apprendono, al di là delle quasi inevitabili considerazioni fatte come nostalgici del fascismo, aspetti di ordine storico singolari, se non inediti, da leggere - va da sé - in modo dialettico in un confronto con testi di storia della Resistenza e resoconti stesi da partigiani. Uno di questi casi si realizza con i libri (il primo - già citato -, che non registra solo memorie dell'autore, è anche una raccolta di spezzoni di diari e/o successive, interessate testimonianze di commilitoni), tra i quali si possono annoverare quelli di Umberto Maria Bottino, già appartenente al XX° battaglione (poi rinominato II° costiero) - bersaglieri - del 3° Reggimento della RSI, reparto in ogni caso inquadrato nella 34 Divisione tedesca. "Eravamo più di 500 universitari o appena diplomati, quasi tutti volontari, in gran parte milanesi, poi parmigiani, cremonesi, bresciani e friulani. Ci presentammo alle scuole di Porta Nuova di Torino fra la fine d'ottobre e il mese di novembre del 1943... Dopo l'addestramento di Alessandria fummo inviati in Liguria schierati sul fronte occidentale minacciato dallo sbarco degli americani in Provenza. La punta avanzata del battaglione era schierata a Ponte S. Luigi, Valle del Roja e gli altri a Ventimiglia e Imperia". In questa occasione, tuttavia, vengono riferite anche altre fonti.
Adriano Maini 
 
Entrano a far parte della 34^ divisione [tedesca, comandata dal generale Von Lieb e dai subalterni generali Stanger e Muller, con Quartier Generale a Pigna, che si trasferirà in settembre (1944) nella Villa Bianca ad Ormea] pure reparti di bersaglieri autonomi della divisione «Italia».
Sono le compagnie del 2° battaglione (ex 20°), del 3° reggimento bersaglieri, ricostituitosi subito dopo l'8-9-1943 nelle province milanesi, al comando del tenente colonnello Alfredo Tarsia. Per tutto il periodo della Resistenza le compagnie 5^, 6^, 7^, 9^, 11^, e distaccamenti in posizioni anti-sbarco e anti-ribelli, si alterneranno tra il fronte e Ceriana, Baiardo, San Lorenzo, Arma di Taggia, Castellaro, ed altre località rivierasche. L'8^ compagnia presidia Albenga.
Quasi sempre i Comandi hanno la loro sede a Ceriana ed a Baiardo, il Comando del 2° battaglione è ad Imperia, prima agli ordini del maggiore Castelfori Guido, poi del maggiore Mistretta Antonio, ed infine del capitano Borroni Pietro.
In conseguenza dello sbarco alleato in Provenza (Francia meridionale), avvenuto il 15-8-1944, il battaglione si mette in movimento ed il 31 agosto assume il seguente schieramento:
5^ compagnia (La Volontaria): Montepozzo-Grimaldi (com. cap. Pietro Borroni);
8^ compagnia (Fantasma): Grimaldi-Bordighera (com. sot. ten. Cecchini, poi cap. Bologna);
6^ compagnia (La Silenziosa): Santo Stefano-San Lorenzo al Mare (com. cap. Josia);
Comando e comp. Comando: Arma di Taggia (com. cap. Francoletti, poi ten. Salvato);
7^ compagnia (Di Dio): Ceriana (com. cap. Italo Giannelli);
9^ compagnia (d'Assalto): Baiardo (com. cap. Inglese Francesco, caduto a Badalucco, poi ten. Buratti)
La 9^ compagnia, dopo essere stata decimata, viene ricostituita (44).
A metà gennaio 1945 la 6^ compagnia sostituirà la 5^ al fronte occidentale (francese). Contemporaneamente lo schieramento del 2° battaglione verrà modificato nel seguente modo:
6^ compagnia: Montepozzo-Grimaldi
8^ compagnia: Grimaldi-Camporosso
5^ compagnia: Camporosso-Bordighera
7^ compagnia: Bordighera-San Remo
9^ compagnia: Baiardo
Comando e compagnia comando: Ceriana.
Lo schieramento manterrà questa disposizione fino al 25 aprile 1945 (45). Dall'agosto al tardo autunno 1944, questi reparti subiscono perdite nelle azioni antipartigiane. Solo nella battaglia di Badalucco del 25-9-1944, perdono 37 uomini. A dicembre, per alleviare la depressione morale ed il senso della disfatta serpeggianti nelle file, Mussolini, ricevuto il tenente Sergio Bandera al Quartier Generale invierà, suo tramite, il seguente elogio al 2° battaglione: "... Porta ai bersaglieri del 2° battaglione il mio saluto ed il mio augurio, al capitano Borroni, a tutti gli ufficiali ed a tutti i reparti il mio elogio per il loro comportamento e di' loro che considero i bersaglieri del 2° battaglione come antesignani della rinascita dell'Esercito Repubblicano (46)...". Ma ciò non serve a bloccare il definitivo declino dell'efficienza militare dei suddetti reparti, menomata anche dalle continue e massicce diserzioni. L'ex bersagliere Riccardo Vitali (Cardù) diverrà addirittura commissario del 10° distaccamento mortaisti della V^ Brigata Garibaldi "L. Nuvoloni" e cadrà eroicamente nella battaglia di Baiardo il 10 marzo 1945.
[NOTE]
44 Vedi opera citata di G. Pisanò, fascicolo 32.
45 Opera citata come sopra.
46 Da "L'Eco della Riviera", giornale della Federazione Fascista d'Imperia, del 3-12-1944.
                                          Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977
 
Fin dai giorni immediatamente successivi all'8 settembre il Ten. Col. Alfredo Tarsia chiamò a raccolta a Milano (tramite radio e stampa), presso la caserma del 3°, i bersaglieri che non intendevano accettare la resa di Badoglio. Ad essi si aggiunsero anche soldati di altre armi e, in gran numero, molti studenti soprattutto lombardi. Il 10 ottobre fu già possibile formare i Btg. LI, XX, XXV, XVIII, inviati in Piemonte, nella zona di Alessandria, per l’addestramento. Il 29 gennaio 1944, in 5000, giurarono fedeltà alla RSI. Il 20 febbraio il reggimento fu però sciolto e i battaglioni divennero autonomi cambiando numero. Nell’ordine I (zona Genova Pietra Ligure), II, III (da Savona a Genova), IV (da Rapallo a La Spezia), della difesa costiera al servizio dell’Armata Liguria. A fine agosto, però, il III Btg fu spostato sul fronte francese. I battaglioni seguirono strade diverse nei giorni della liberazione.
Redazione, 3° Reggimento Bersaglieri, la corsa infinita
 
La centrale elettrica di Bevera, Frazione di Ventimiglia (IM)

Il giorno dopo, 25 maggio '44, al mattino presto, fanno saltare [n.d.r.: adattando un obice recuperato sul momento tra le giacenze abbandonate dal disciolto Regio Esercito in una galleria dei forti di Marta] un traliccio dell'alta tensione che portava la luce da Bevera a San Dalmazzo [n.d.r.: San Dalmazzo di Tenda, oggi Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e alimentava la ferrovia e altri servizi. Il traliccio era molto più in basso dei forti e per raggiungerlo devono scendere. In seguito a tale azione la corrente viene interrotta.
Saltato il traliccio, Erven e i suoi due compagni risalgono a Cima Marta a prendere gli zaini... partono alla volta de "La Goletta" il giorno stesso (25 maggio 1944). Lungo la strada fra la nebbia ancora vicino a Cima Marta incontrano un capitano iugoslavo, di nome Jasic, liberato da un campo di concentramento, proveniente da Oxilia (provincia di Savona) e diretto in Francia... 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 

Ventimiglia (IM): uno scorcio della collina di Collasgarba

Il distaccamento bersaglieri di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM).
Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera.
Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.
I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale.
Gli incontri con il dottore Marchesi avvenivano in un albergo sito sulla Via Romana a Bordighera (IM), dove, tra l'altro, Bertelli collaborò alla stesura di alcuni volantini inneggianti alla fine della guerra ed esortanti alla diserzione, che furono clandestinamente lasciati nei locali e nei luoghi frequentati dalle truppe.
Con la collaborazione del sergente Bertelli, quando egli ed i suoi uomini erano di servizio a Vallecrosia, poterono realizzarsi diversi collegamenti clandestini via mare da e per la Francia liberata, effettuati dal Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

La zona di Calandri (case sulla sinistra), Località di Ventimiglia (IM)

Bevera, Frazione di Ventimiglia (IM)

Nel '44 il fronte si fermò lì come nel '40, solo che questa volta la guerra non finiva, e non c'era verso che si spostasse. La gente non voleva fare come nel '40, di caricare quattro stracci e le galline su un carretto, e partire col mulo davanti e la capra dietro. Nel '40 quand'erano tornati avevano trovato tutti i cassetti rovesciati in terra e fèci umane nelle casseruole: perché si sa che gli italiani da soldati quando possono fare dei danni non guardano né amici né nemici. Così rimasero, con le cannonate francesi che arrivavano giorno e notte a piantarsi nelle case e quelle tedesche che fischiavano sopra la testa.
[...] La Val Bévera era piena di gente, contadini e anche sfollati da Ventimiglia, e s'era senza mangiare; scorte di viveri non ce n'era e la farina bisognava andarla a prendere in città. Per andare in città c'era la strada battuta dalle cannonate notte e giorno. Ormai si viveva più nei buchi che nelle case e un giorno gli uomini del paese si riunirono in una tana grande per decidere.
Italo Calvino, La fame a Bévera in Ultimo viene il corvo, Einaudi, 1969

Bevera, Frazione di Ventimiglia (IM)
 
II ponte che attraversa la Bevera e approda al borgo che pur Bevera si chiama, poco a monte del punto in cui le sue acque confluiscono nel Roja è, a valle, l’unico legame tra le due sponde. Non l’ho mai attraversato, perché tutta l’attività della mia squadra si svolse nel triangolo che aveva base la costa, e segnava i suoi lati tra Ventimiglia e Seglia, in Val Roja, da una parte, Latte e Ponte San Luigi, dall’altra: il terzo lato era sguarnito. Ci pensavano altri. Sottoposto a incessanti tiri di artiglieria, dal mare e dai monti, e di mortaio, era di giorno quasi invalicabile: ma quando dovevano attraversarlo, i bersaglieri calzavano ben visibile il fez cremisi...
Per le postazioni oltre il ponte, addetta a tali rifornimenti alimentari era la squadra della Pac. Un bersagliere attraversava veloce, a razzo, il ponte, mentre un altro tratteneva il mulo. Poi, un gran colpo sulle natiche, inferto con una bomba a mano tedesca (di quelle a martello) e il mulo così "bastonato" per scappare correva oltre il ponte. Il bersagliere seguiva poi di corsa, in modo che l’attraversamento del ponte offrisse ben poco spazio ai tiri incessanti dei mortai nemici. Sono, personalmente, in grado di apprezzare questa elementare tecnica mulattiera. In condizioni forse peggiori avevo ingaggiato una vibrata colluttazione con un mulo per costringerlo ad attraversare un ponticello: e sul suo basto pesava un quintale di munizioni in grado di eliminare, se fossero scoppiate, il mulo, me e quanti altri erano nelle vicinanze. In guerra ragazzi, ci vuole esperienza e tecnica! Escluso il vettovagliamento per i reparti agli avamposti (Grimaldi e Mortola) il resto del battaglione trovava le fonti di rifornimento in Bordighera, presso il Comando di battaglione, in quel tempo colà dislocato. Ad un ristorante di Bordighera ricorrevano, per un plus, i più sfacciati (o i più affamati?). La linea alleata correva, dirimpettaia, sul crinale delle Alpi Marittime, cioè sul crinale del gruppo del Grammondo.
Tra le due linee la terra di nessuno, di un centinaio di chilometri quadrati. Il vuoto per dividere gli eserciti e per dar modo di capire cosa succedesse.                                                                                  Umberto Maria Bottino, Sapevamo di perdere, Attilio Negri srl, Rozzano (MI), 1993
 
Il 20 dicembre 1944 i bersaglieri fascisti della “9^ compagnia della Morte” di stanza a Baiardo, comandati da un tenente di nome Franco Buratti, di Corniglio (Parma), incominciano ad usare violenza, a spargere terrore e morte, a torturare e a macchiarsi d'infami delitti. Spalleggiano il tenente nelle azioni criminose aguzzini come i sottufficiali G.C. Medioli e G. Terragni. Hanno la sede nell'albergo Miramonti e nei momenti cruciali della lotta non esitano a farsi scudo con la popolazione civile inerme. Altrimenti irrompono nelle case, asportano ogni cosa, compiono prelievi notturni, interrogatori forzati, sevizie brutali contro persone ritenute favorevoli ai partigiani. Un giorno arrestano i giovani Silvio Laura (Fulmine), Luigi Laura (Gino), Giobatta Laura (Paolo) e Mario Laura (Freccia). Il tenente Buratti ne ordina l'interrogatorio eseguito dai suddetti ufficiali e soldati. Dopo indicibili torture, tradotti a San Remo, dove sono obbligati a scavarsi la fossa, vengono trucidati dalle S.S. Tedesche il 24 gennaio 1945. Oltre che dai Tedeschi, la 9^ compagnia è codiuvata nei rastrellamenti da due o tre spie locali, tra cui l'amante del Buratti, il quale non risparmia mai le persone da lei segnalate e su cui inveisce con crudele malvagità. La compagnia opera scassi e furti, rapina le scorte alimentari della popolazione, saccheggia il negozio di Eugenio Laura, padre di un caduto. Per mesi i bersaglieri tengono forzatamente presso di loro donne e ragazze che seviziano in ogni modo. Anche parecchi uomini subiscono la stessa sorte, rinchiusi nelle carceri dell'albergo trasformato in caserma. Per lungo tempo tengono prigionieri i cittadini: Luigi Laura, Gio. B. Chierico, Sergio Boeri, Giacinto Moriano, Michele Laura, Bartolomeo Novelli, Eugenio Chierico, Antonio Aurigo, G.B. Taggiasco, Antonio Moriano, Eugenio Laura, Nicola Rosafino, Antonio Pannaudo, Marco Taggiasco, ecc. Danversa Giuseppe uscirà dalle carceri col volto irriconoscibile per le sevizie subite.
Francesco Biga, Op. cit.
 
Lodi Silvio "Nello", bersagliere
Nato a Pegognaga (MN) l'11.11.1925.
Contadino, presta servizio militare nei Bersaglieri a Genova dal dicembre 1943 al 1 Agosto 1944 in un battaglione costiero.
Il 25 dello stesso mese entra nelle formazioni partigiane della 2a Divisione "Cascione" e fa parte di un Distaccamento della 5a Brigata "Nuvoloni" comandata da "Vitò" che opera nell'Alta Val Nervia.
Il 29 agosto 1944 è già in azione a Pigna: poi Baiardo ed in tutta la zona operativa.
A partire dall'11 ottobre 1944 partecipa alla ritirata che condurrà il grosso delle forze della resistenza a Fontane in Val Corsaglia, dopo il tragico rastrellamento di Upega.
Il 6 gennaio 1945 partecipa ad una azione contro il presidio repubblichino di Carpenosa ma viene catturato nella zona tra Castelvittorio e Baiardo durante un rastrellamento a fine mese.
Creduto semplicemente un renitente ai bandi di arruolamento della R.S.I. viene imprigionato per alcuni giorni e tenuto in seguito come ostaggio fino al 25 marzo.
Dal 13 aprile 1945 sarà di nuovo presso le formazioni con il settimo e il sesto distaccamento fino alla liberazione ed alla successiva smobilitazione del 25 maggio 1945.
Vittorio Detassis

Mortola, Frazione di Ventimiglia (IM)

Grimaldi, Frazione di Ventimiglia (IM): la strada statale poco prima di Ponte San Luigi

Le formazioni fasciste avevano in provincia di Imperia una composizione eterogenea. Oltre ai soldati della G.N.R., delle Brigate Nere e dei Bersaglieri, operavano reparti delle Divisioni Monte Rosa, Muti, Cacciatori degli Appennini, San Marco, "X^ Flottiglia Mas" e qualche SS italiana.
Agirono anche diversi gruppi di SS tedesche, che avevano come principale compito quello di effettuare rastrellamenti ai danni delle formazioni partigiane [...] Un dispaccio partigiano (documento in Archivio Isrecim) riportava a marzo 1945 che [...] i bersaglieri con una compagnia comando a Bordighera, 3 compagnie dislocate al fronte tra Latte, Frazione di Ventimiglia, ed il Grammondo, 2 compagnie di copertura tra San Lorenzo al Mare e Riva Ligure, ed ogni compagnia disponeva di 5 mortai [...]
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999   
 
20 giugno 1944
Stamane, all'Umberto I [nota dei curatori del libro: La Ridotta dell’Annunziata, adattata a caserma, aveva per titolo “Umberto I”] vi erano dei soldati di sentinella col fucile e l’elmetto in testa, ma per il resto vestiti in borghese. È la classe del '26 che è stata appena chiamata alle armi. A Ciotti [n.d.r.: località del ponente di Ventimiglia, prossima alla Frazione Latte], due militi della Confinaria sono morti in seguito allo scoppio di mine disseminate dai tedeschi. La scorsa notte, circa 200 uomini, fra richiamati e operai della Todt, hanno preso la via della montagna per raggiungere i ribelli che, oggi, hanno fatto saltare il ponte di Perinaldo.
21 giugno 1944
Anche stanotte, altri giovani sono andati a raggiungere i ribelli. Continuano i bombardamenti, sulla Riviera e ovunque. Torino ha subito la 35^ incursione aerea, anche a Genova le rovine sono immense.
22 giugno 1944
Stanotte, alle due e un quarto, abbiamo avuto un brusco risveglio. L'allarme, seguito poi da un'infinità di apparecchi.
Come al solito, non avevamo idea di alzarci, ma il grande chiarore ci ha fatto andare a curiosare dalla finestra. Che spettacolo, il primo per noi! Che fuochi e poi certo anche spari! Non siamo stati ad indugiare prima di uscire di casa e metterci al sicuro. Se avessimo aspettato ancora un po' saremmo stati tutti belli e finiti. Tre bombe sono cadute sotto la casa di Lanfredi, delle quali due solo esplose. Povera nostra campagna, come è rimasta desolata, quanto danno abbiamo avuto! Però, possiamo dirci fortunati che non hanno avuto nessuna avaria le vasche e la tubazione. I danni della casa, neanche questi sono ingenti. Il danno più grosso è nella vigna perché anche le viti sono rovinate.
La durata dell'allarme è stata di 50 minuti, il bombardamento di 22 minuti, le bombe, lasciate cadere su Ventimiglia e dintorni, un'infinità. Cominciando dalla salita degli Scuri, Rivai, Marina, Piazza Vittorio Emanuele, Gallardi, Siestro, Via Chiappori, Via Roma, Sottoconvento, Via Cavour, Via Mazzini, la Mortola. Queste sono le zone che più delle altre presentano i segni della distruzione causata dalle bombe nemiche.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988
 
Villatella, Frazione di Ventimiglia (IM)

La popolazione che aveva abitato i villaggi di Villatella, Torri, Calvo, Bevera e altri, era già stata fatta sgomberare, una prima volta, dal Regio Esercito nel giugno 1940. Poi, dopo l’armistizio con la Francia, molti erano tornati, ma quando gli Alleati sbarcarono in Provenza, e il fronte si stabilizzò tra il Grammondo e il Roja, si ripresentò la necessità dello sgombero, questa volta intimato dal Comando tedesco, e per salvaguardare la popolazione locale, ma soprattutto per evitare intelligenze col nemico. Questa volta non tutti sfollarono e alcune famiglie si abbarbicarono nelle loro case, come non avevano fatto nel 1940. Prima del nostro intervento in linea questo territorio era battuto dalle pattuglie inglesi e alleate: dopo il colpo di mano fu territorio prevalentemente percorso da bersaglieri in perlustrazione, di ronda, in azioni di controllo: i bersaglieri della quinta, in dicembre-gennaio, e delle sesta e settima compagnia poi unitamente a modeste pattuglie della Wehrmacht.
Al di qua del crinale, nella valle del Roia era ammessa, ma estremamente rischiosa, la sopravvivenza dei civili. Le olive venivano raccolte dalle ragazze e qualche frantoio oleario lavorava ancora arrangiando compromessi con bersaglieri e tedeschi. A Bevera c’era anche una panetteria col forno in funzione, e poca farina.
Era utile essere pronti ad emettere il regolamentare "Altolà! mani in alto!". Si potevano incontrare strani personaggi. Ne incontrò uno una pattuglia sotto il Longoira. "Altolà! Mani in alto!". "Siamo amici" e mostrò un lasciapassare firmato dal maggiore Geiger, sovraintendente tedesco del settore. Dietro al capo due spaventatissime e titubanti figure. Li porto di là, dice il capo. Voleva far intendere che si trattava di spie, ma, dalla paura che trasudava dai loro volti, potevano anche essere staffette partigiane di collegamento, o, perché no, ladri di preziosi. "Non vi avevo avvertito che avremmo incontrato i bersaglieri?" dice il capo, e rivolto ai due, li rincuorò "Non ve l’avevo detto? Tutto a posto" e si avviò verso le cime, ingoiato dalla notte...
Oltre il ponte vissero la loro avventura molte squadre della quinta, della sesta e settima compagnia. Che allungavano la loro attenzione - in terra di nessuno - fino a Torri, quattro case disabitate e semidistrutte. Da lì principiavano la loro incessante attività le pattuglie dei perlustratori. Di ciò che è avvenuto oltre il ponte ho solo notizie da altri: alcune di allora, fresche di giornata, altre di oggi, col valore delle rimembranze e delle testimonianze... Prima preoccupazione del Comando della 34^ divisione [tedesca] era che la terra di nessuno, il cuscinetto tra i due schieramenti, fosse occupata silenziosamente dal nemico: ma che, nell’eventuale tentativo, scattassero gli opportuni allarmi. Le pattuglie, formate di volta in volta ad hoc con la partecipazione di elementi, molte volte volontari, provenienti da squadre diverse, e gli avamposti di Ponte San Luigi, Mortola, S. Antonio, Villatella e Torri (cui si arrivava anche da Monte Pozzo, ove avevano sede nei mesi di dicembre e gennaio, arretrati e pacifici, gli uomini di Salafia, con il quattrocchi Radice Luigi e Minniti il cuoco, Rovella, Benedusi ed altri) avevano una funzione di campanello d’allarme.
Villatella, un agglomerato di rustici e baite, fu recapito provvisorio per un'altra pattuglia, della quale fecero parte Luigi Radice - che spontaneamente si offriva ogni volta che c’era l’occasione - Aristide d’Alessandro, Paolo Ferrante, orfano di una medaglia d’oro caduta in terra abissina, due tedeschi ed altri bersaglieri. Sette notti a spasso tra i dirupi che salgono dalla Bevera alle cime del gruppo Grammondo. Scopo: catturare pattuglie nemiche, non lasciare tracce, sotterrare i rifiuti. Possibilmente non sparare: combattere all’arma bianca. Ma chi mai ci aveva addestrato a questa evenienza? Per dormire si fermarono in varie case del paesino. Cinque bersaglieri al lato nord, cinque al lato sud e cinque al centro del paese. S. Antonio fu raggiunta da uomini del secondo plotone: il paese era devastato: mobili e masserizie rovesciate per le strade, il sospetto dei fantasmi era evocato da lenzuola mosse dal vento. In questo scenario da day after, in questa atmosfera allucinante, appena giunti al fronte, per curiosità, si inoltrarono, passeggiando, Palieri e Soragna: udirono rumori. Comparvero due militari nemici, anche loro a passeggio. Nessuno dei quattro era in assetto da combattimento: si rivolsero la parola, uno dei due si chiamava John, nipote di siciliani. In un pessimo inglese e cattivo italiano si scambiarono pane bianco e olio. Okay John. A Natale, dall’una e dall’altra parte della Valletta, ci fu uno scambio di auguri. Merry Christmas, Raf. Buon Natale, John...
Umberto Maria Bottino, Sapevamo di perdere, Attilio Negri srl, Rozzano (MI), 1993
 
Torri, Ventimiglia - 14 dicembre 1944
Pattuglie di soldati tedeschi e di bersaglieri della R.S.I. circondano il paese ed iniziarono la ricerca dei civili presenti. Tutti quanti furono catturati e trucidati sul posto ed abbandonati sulla piazza e tra i vicoli del paese.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Bordighera (IM): in primo piano una vista su Vallecrosia e Ventimiglia, sulla sinistra sulla Costa Azzurra, sulla destra su Mortola

Chiamato anche battaglione universitario [n.d.r.: il II battaglione bersaglieri della difesa costiera ex XX], era comandato dal maggiore Guido Castellara. La prima destinazione come costiero l'ebbe fra Varazze e Savona. Fino allo sbarco americano in Provenza (agosto 1944) il lavoro fu di routine dopo non più. Ridislocato alla Frontiera Francese ebbe la 5a compagnia a Grimaldi, la 6a a S. Lorenzo, 7a a Ceriana e 8a a Bordighera. Comparve anche una 9a nell'entroterra. Così diceva il corrispondente di guerra Guglielmo Haensch: ".... nei sotterranei di un albergo sbrecciato è appostata la squadra del Bersagliere Guarino, sergente fiumano. Dalla feritoia, dinanzi a noi, Mentone. Oggi Guarino è piuttosto assonnato (2 notti di pattuglia) ma l'arrivo degli ospiti lo ravviva. Si mangia, oggi pranzo di gala. Sono tutti ragazzi magnifici. Quando c'è da uscire di pattuglia è una gara per ottenere di far parte delle spedizioni. Così si svolge la vita dei Bersaglieri del II a pochi passi dal nemico". A Settembre gli scontri con americani e partigiani si fanno intensi. La compagnia di Inglese venne annientata a Badalucco. Altri scontri cruenti si ebbero a Ceriana a fine mese. L'inverno fu relativamente tranquillo. All'ordine di ritirata, impartito dai tedeschi della 34a div., tutti i reparti si ritrovarono sulla Aurelia fino ad Imperia. Da qui presero per Ormea, Garessio, Ceva e Mondovì dove sbucarono il 29 aprile 1945. Il 3 maggio raggiunta Ciriè il reparto si sciolse nelle mani del CLN che garantì la prosecuzione fino ad Ivrea degli Ufficiali.
Redazione, Il II battaglione bersaglieri della difesa costiera ex XXla corsa infinita

San Biagio della Cima (IM)

L'11 novembre 1944 i bersaglieri avevano saccheggiato San Biagio della Cima e fucilato a San Remo il sapista Orlandi Osvaldo (Vado), di Giuseppe, nato a Imperia il 3.5.1927.
Francesco Biga, Op. cit.


Mentone

Bruno Guarino nasce a Fiume nel 1922. Appena diciassettenne (1940) si arruola volontario e tale rimane anche dopo l’8 settembre nelle fila della Repubblica Sociale Italiana militando nel II btg costiero dal 3° Reggimento Bersaglieri che combatte sul fronte francese (tra Mentone e Monte Pozzo) dall'Ottobre 1944 all'Aprile 1945. Queste pagine autobiografiche sono una testimonianza del travaglio sofferto dai giovani che, durante il conflitto mondiale, offrirono gioventù e vita alla Patria con lealtà ed amore filiale. "Questo" - scrive Guarino - "fu il vero motivo del volontariato della stragrande maggioranza di noi: un bisogno sincero e prepotente di ridare alla nazione la perduta dignità; senza o con poche sfumature politiche". Il racconto di quei drammatici avvenimenti si snoda con stile semplice e limpido, senza demagogia o retorica, caratterizzato com'è dal sereno, talora ironico, distacco con cui l'Autore descrive la sua odissea poi da prigioniero. Il volontarismo della Repubblica Sociale fu un fenomeno complesso che Guarino coglie nella sua essenza.
Redazione, Bruno Guarino, La guerra continua, Bonanno Editore, Palermo, la corsa infinita
 
Amedeo Anfossi: nato a Sanremo il 27 novembre 1915, milite della GNR in servizio presso il Comando Provinciale della GNR, compagnia di Sanremo
Interrogatorio dell’8.6.1945: "[...] Verso il 20 febbraio 1945 ho preso parte al rastrellamento effettuato nella zona di Baiardo unitamente ad una quindicina di altri militi, un reparto di bersaglieri, brigate nere e soldati tedeschi. Noi della GNR eravamo al diretto comando del Tenente Salerno Giuseppe. Io ero adibito al servizio di conducente di una carretta per il trasporto dei rifornimenti [...]
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019 

21 aprile 1945
Ieri sera verso le dieci una granata ha ucciso due bersaglieri, col cavallo che transitavano davanti alla drogheria...
22 aprile 1945
Pochi spari, tutti parlano della fine guerra. I bersaglieri sono silenziosi, non hanno più la baldanza che avevano in questo poco tempo passato, non fanno più tutta quella maffia che facevano con quelle tre ragazzotte tutti i giorni, con quei due sandolini a navigare nel fiume.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988