lunedì 1 agosto 2022

Quattro viaggi via mare, fra Ventimiglia e Nizza, senza segnalazioni

Una vista sulla Costa Azzurra ed il Principato di Monaco

[...] ma l'organizzazione S.A.P. proseguiva senza soste. Alla fine di dicembre [n.d.r.: 1944] si erano formati 4 distaccamenti in città [n.d.r.: Sanremo] un quinto a Ospedaletti ed un sesto a Bordighera, Vallecrosia, Ventimiglia.
[...] Recezione del Cap. Bentley proveniente dalla Francia.
Salvataggio del maggiore Romano, della missione Gino e di quella di Leo e Rosina trasportati in Francia; 4 viaggi via mare, fra Ventimiglia e Nizza, senza segnalazioni, con trasporto di armi e munizioni per le formazioni di città e di montagna.
Invio di armi a Neggi, alle forze Armate.
Trasporto in Francia, via mare, di prigionieri alleati.
La Frontiera Italo Francese venne attraversata 20 volte, via terra con trasporto di messaggi, viveri e munizioni.
Trasporto fra Bordighera e Ospedaletti e quindi a Sanremo di armi.
[...] Il 23 aprile al primo annuncio dello sganciamento tedesco le SAP e GAP vennero mobilitate e poste al diretto comando dei suoi ufficiali.
Il 24 aprile, nelle prime ore della mattina, vennero iniziati, in tutto il circondario, i combattimenti.
Le Sap di Bordighera e Vallecrosia occuparono le cittadine dopo aver ucciso 13 nazifascisti e averne catturato 5 [...]
IL COMANDANTE DELLE BRIGATE S.A.P. (Rag. Antonio Gerbolini) - IL PRESIDENTE DEL C.C.L.N. DI SANREMO (Dott. Cristel Giovanni)
Relazione del C.L.N. circondariale e del comando S.A.P. di Sanremo sull'attività della V^ VI^ VII^ Brigata S.A.P. (Dalla loro costituzione al 25 aprile), documento in Fondo “Giorgio Gimelli”, ILSREC, copia di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)

[ n.d.r.: l'estratto - in quanto tale pressoché inedito - della relazione dei patrioti di Sanremo, qui sopra pubblicato, si riferisce, nella sua schematicità, al Gruppo Sbarchi Vallecrosia, il gruppo più specializzato della SAP della zona di confine. Gruppo Sbarchi, una definizione la cui genesi non era più chiara agli stessi protagonisti che a distanza di decenni dagli eventi della Resistenza resero le loro testimonianze a Giuseppe Mac Fiorucci per la stesura dell'omonimo opuscolo (Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007): furono interviste molto vivaci, che hanno gettato molta luce anche sugli aspetti più tecnici delle richiamate operazioni, ma che hanno anche tratteggiato le singole adesioni alla Resistenza e personali, precedenti trascorsi in montagna. Forse sono utili alcuni collegamenti, in ogni caso non esaustivi della materia. La più recente fatica di Sergio Favretto, "Partigiani del mare", pur nel suo puntuale svolgimento con inquadramento in accadimenti di portata più generale, è molto atta allo scopo. Per il giusto rilievo - supportato, tra l'altro, con la copia di una dichiarazione del comandante della I^ Zona Operativa Liguria, Nino Siccardi, "Curto" -, dedicato ai compiti specifici svolti da Renzo Rossi. È opportuno sottolineare che il Gruppo Sbarchi si fece già trovare pronto per la Missione Kahnemann, partita da Vallecrosia nella notte tra il 14 ed il 15 dicembre 1944, per cui sarebbe interessante indagare sulla preparazione ricevuta, ad oggi scarsamente attestata, se si escludono, forse, l'incarico - vedere infra - dato a settembre 1944 da Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, che si firmava Ivano] allo stesso Renzo Rossi ed i viaggi oltre confine di Alberto Nino Guglielmi. Si riproducono qui di seguito alcuni brani già pubblicati. Il mentovato documento Gerbolini-Cristel risulta, dunque, significativo, nell'economia di questo discorso, non tanto perché introduca nuove informazioni quanto per fare il punto con una fonte sinora mai pubblicata circa una narrazione complessa, nella quale diversi furono gli attori (a titolo dimostrativo si citano adesso il sergente Bertelli ed i suoi bersaglieri e i fratelli Biancheri, martiri della Resistenza). E diverse furono le interazioni, non sempre positive, come per gli effetti a cascata ingenerati dall'agguato mortale compiuto ai danni del capitano Gino Punzi, in quanto dall'arresto del suo radiotelegrafista, costretto dai nazisti a trasmettere falsi messaggi all'OSS di Nizza, si pervenne, per vie traverse, anche al ferimento del comandante partigiano Stefano Leo Carabalona]

A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel momento comandante della V^ Brigata d'Assalto "Luigi  Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", da dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.  
Renzo Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia,  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007  

Novembre 1944 mio passaggio in Francia perché in qualità di cap. pilota avrei potuto prospettare lanci nella zona. Per equivoco al mio arrivo fui arrestato e sottoposto a duri interrogatori da parte della polizia francese delle Nouvelle Prisons di Nizza. Chiarito l'equivoco, mi offro volontario per essere sbarcato da solo nella Val Nervia per preparare la ricezione della missione alleata capeggiata dal cap. Bentley. Sbarcato alle 2 di notte da un motoscafo inglese, mi trovai sulla spiaggia di Val Nervia solo per 6 giorni. Presi poi i contatti con Gino [n.d.r.: Luigi Napolitano di Sanremo (IM), in quel periodo ancora commissario del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione] e Curto [Nino Siccardi]. Segnalai per varie notti consecutive a mezzo di lampadina elettrica la possibilità di sbarco della missione. Il 6 gennaio 1945 la missione sbarcava...
Antonio "Tonino" Capacchioni, manoscritto, documento Isrecim, pubblicato in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia].
All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, Sanremo (IM), 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

venerdì 22 luglio 2022

In fuga da Nizza verso la Cima del Diavolo

Due pagine del diario di Ezio Bartoli. Fonte: Manlio Calegari, art. cit. infra

Cima del Diavolo. Fonte:Wikipedia

[...] Nel 1943 in Francia, l’8 settembre, anzi il 9 perché ancora la sera dell’8 non sapevano niente, l’avvenire era incerto e piuttosto inquietante. Wenzel, il comandante tedesco della piazza di St. Cyr, aveva parlato chiaramente: o con noi o prigionieri in Germania nei “campi”; una settimana per decidere. I tedeschi più vecchi avevamo messo gli italiani sull’avviso: i campi erano molto duri, pericolosi, meglio evitarli. Tra noi, anche i più passivi, l’armistizio era percepito come una sconfitta, una partita chiusa. I ragionamenti che erano seguiti, che avevamo sollecitato e che miravano alla sopravvivenza, ci avevano spinto a ragionare della guerra. Per i tedeschi invece era come se il fatto non fosse avvenuto, un semplice incidente di percorso capitato ad un alleato che giudicavano incompetente, pavido. Per cancellarlo gli bastava il canto serale, l’accantonamento, gli ordini stentorei, gridati; la macchina della disciplina.
A St. Cyr il parlamento degli italiani era cominciato allora, dopo l’ultimatum di Wenzel. Avevano discusso per ore e giorni, “ma con un certo ordine, una specie di divisione di compiti.” Il gruppetto deciso per il “no”, pochi e se ricordo con argomenti diversi, si è diviso i compiti alla ricerca di nuovi seguaci. Non avevamo esperienza di discussioni di gruppo; disabituati al confronto; il fascismo conosceva solo manifestazioni di assenso e tra noi la maggior parte non era andata oltre le elementari.
[...] 8 ottobre - Sulla montagna con il picco. Intorno la libertà. Piani di fuga. Mine. Le ore corrono e l’ora della libertà si avvicina. Riusciremo? Dio ci aiuterà. Monsieur Torrel. In cerca di panni. Giornata febbrile e Liliana e gli altri con noi. La notte.
9 ottobre
(in testa alla pagina Ezio aggiungerà in seguito a matita Bandol-Nizza)
Solo mezza giornata: Marinette ci aiuta. Tutti ci aiutano. Gli abiti ci sono. Da Emilio con le carte. Piani si cambiano. Uno sembra buono. Brucio la posta. Che dolore. Povero Martone. Alla spiaggia per l’ultima volta. Ancora piani.
10 ottobre domenica -
(distinto dal 9 con tratto - successivo - in rosso)
Da monsieur Lorenzo. A gara per aiutarci. Ultimi ritocchi ai piani. Febbrile attesa. Programmationi. Jean Pierre Amanti. Si parte attraverso i campi di St Cyr. Ancora vedo Liliane e Luise. Tutti con noi. A Bandol. Siamo sfacciati. In mezzo ai gendarmi e ai tedeschi. Si fila verso l’Italia. A Nizza all’1a.
11 ottobre - Notte terribile nel cespuglio. Si parte per Sospel. Tutti ci aiutano. Sui respingenti a 100 all’ora. Tutto bene. Si scende a Lescaren
[n.d.r.: L'Escarène]. Un italiano ci aiuta. Si chiama Francesco Lazzero. Pascoliamo le capre e cerchiamo funghi. Si riparte sulle montagne. Altri ci aiutano. Dormiamo in un letto e mangiamo minestra. Incoraggiamento. Buona notte.
12 ottobre - Sveglia alle 6 e partenza verso il colle del diavolo. Piera Cava
(forse Cayre de Pia berg oppure Pian Cavala)  [n.d.r.: invece, sicuramente, Enzo Bartoli intendeva Peïra-Cava, villaggio di Lucéram] è passata. La guida ci lascia si chiama Neri Olindo. Proseguiamo altri 20 km. Altri aiuti. Per le grandi pinete in luoghi bellissimi cercando funghi ci avviciniamo a Turiné [n.d.r.: Col de Turini]. Passiamo Turiné e marciamo verso il diavolo. Senza acqua. Fra le tracce della ritirata italiana. 6 bombe.
13 ottobre - Alle 5 sul Diavolo
[n.d.r.: Cima del Diavolo]. Acqua. Si scende verso i laghi. Arriviamo a S. Dalmazzo di Tenda alle 10. Tutto è silenzio. Dormiamo nella caverna col fuoco vicino. Notte terribile. Scendiamo all’Europa. Colazione. Pranzo. Attesa. Conoscenza simpaticissima. Sigarette e uva. Sul treno verso Villanova. Marcia forzata. Carabinieri. Finalmente si arriva. Scena madre.
14 ottobre - Sveglia ritardata. Siamo borghesi. Prime impressioni in Villanova. Ottime le sorelline. Buonissima gente. Tanta pace. Il gatto vicino al fuoco. Il desco fumante. Parole affettuose. Sono malinconico. Rollan è triste. Domani partirà. Vorrei partire anch’io e lottare col mio fratellino. Si gioca alle bocce. Sono la negazione indubbiamente. Serata pacifica. Si parla del domani. Fiducia.

15 ottobre - Rolan parte. Buona fortuna. Andiamo a Racconigi in bicicletta. Poi a pranzo e a passeggio. Sento forte il desiderio di andarmene. Fare l’ultimo pezzo della fuga.
16 ottobre - Mi preparo con qualche capo di vestiario di Nino. Lascio la tuta blu da operaio francese con emozione. In fondo, come maschera, è servita benissimo e è costata una divisa militare.
17 ottobre domenica - Domenica torno a Genova a Savona cambio treno è il solito merci con vagoni per cavalli 10 e uomini 40 arriva Sampierdarena e prendo il 7 che va Pontedecimo.

(La scrittura prosegue su Lunedì 18 corretto a matita con “domenica 17”.
Scendo dal Gomella e incontro subito gente che mi saluta come se non fossi mai partito.
(Da qui alla fine gli appunti  - occupano gli spazi dal 19 al 22 ottobre - mostrano una grafia differente e più matura come fossero stati tracciati in seguito)
L’arrivo a casa è drammatico io nella scala faccio il fischio abituale e loro aprono la porta in lacrime avevano capito che ero tornato. Pur essendo in Italia da giorni non era stato possibile comunicarlo a casa. Questo ha ritardato l’incontro di qualche giorno ma è stato bello lo stesso. Dopo mangiato sono andato a dormire per tutto il pomeriggio e tutta la notte. Solo lunedì è tornato tutto quasi normale. E sono cominciate le storie di tutti quei mesi con dentro avvenimenti storici come il 25 luglio e l’8 settembre. La fame, i bombardamenti, la miseria nera e la vita sempre appesa a un filo ogni giorno. Ora eravamo riuniti di nuovo; i nonni erano morti tutti  ma la vita riprendeva a fatica; la guerra non finiva mai.
(Gli appunti che seguono sono stati stesi da Ezio, attorno al 2010, comunque dopo la pubblicazione de "La Sega di Hitler", in una fase di personale e solitario ripensamento della materia trattata durante la composizione del libro).
10 ottobre domenica - Qualcuna ci porta una bicicletta con un cesto sulla ruota. Noi lo riempiamo di tutto quello che dobbiamo scambiare con i francesi per avere abiti civili. Lasciamo Les Leques e uno a piedi  (cioè con bicicletta alla mano) e gli altri due a piedi raggiungiamo la casa di M. Torrel a St Cyr dove ci togliamo le divise e ci vestiamo da francesi. A me tocca una vecchia tuta blu a due pezzi e una maglietta di cotone blu; conservo gli scarponi perché sono molto consumati e hanno perso l’identità di scarpe militari. Il travestimento è completato da una sacca di tela con tracolla molto in uso in Francia in quel periodo di grande miseria in tutti gli strati sociali. Ringraziamo i francesi e con grande cautela (perché è ancora mattino presto e sopra ci sono tedeschi che dormono lasciamo a piedi St Cyr e attraverso i vigneti ci dirigiamo verso Bandol dove al pomeriggio dovremmo prendere il treno per Nizza. Tenuto conto che tutte le stazioni sono sorvegliate dai tedeschi i biglietti come previsto dal piano sono stati comprati dai nostri amici francesi (Marinette, Emilio ecc.) e passati a noi quello stesso giorno.
[...] Alla stazione di Nizza - è notte e c’è l’oscuramento - in fila verso l’uscita notiamo che la porta è controllata da un gruppo di tedeschi che perquisisce la gente e vuole vedere i documenti. Rallentiamo, piano piano ci facciamo superare e riusciamo a essere ultimi e a tornare verso il treno. Nel buio a fatica, troviamo un punto della recinzione che ci consente di uscire all’estremità occidentale della piazza della Stazione. Ci uniamo agli ultimi passanti per allontanarci ancora dalla stazione in direzione di un giardino pubblico dove dovremmo passare la notte. Ma è chiuso. Nessuno di noi conosce Nizza in più il coprifuoco e l’oscuramento ci mettono in crisi. Fa anche freddo. Abbiamo il primo momento di sconforto.  Vaghiamo nel buio cercando di non far rumore alla ricerca di un riparo. Uno di noi sente dell’erba sotto le scarpe, poi un cespuglio, degli altri cespugli. Decidiamo di fermarci lì. Siamo talmente stanchi che crolliamo letteralmente tenendoci stretti gli uni agli altri per scaldarci. Un pendolo che batte le ore e un uomo che tossisce scandiscono la nostra prima notte di Libertà. Al mattino qualcuno mi strattona violentemente. Apro gli occhi a fatica e anche le orecchie per poter capire cosa succede molto velocemente perché la notte sta per finire. La realtà è che ci siamo addormentati un’aiola di un giardino pubblico molto in vista, vicinissimo a molti palazzi.
Ancora pochi minuti e saremmo stati sorpresi addormentati in mezzo alla strada. Ci allontaniamo verso la stazione per prendere il treno che deve portarci a Luceran
[n.d.r.: Lucéram]. Da lì in poi solo a piedi fin oltre il confine passando per la terrificante Cima del Diavolo. Ezio Bartoli
Manlio Calegari, Tra scrittura privata e grande storia. “Il diario dell’artigliere Ezio Bartoli”. gennaio-ottobre 1943, La Divisione Partigiana “Coduri”- Fonti per la Storia

venerdì 24 giugno 2022

Finita la guerra, Rachele e suo padre tornarono a Vallecrosia e nell'estate del 1945 riuscirono a riaprire la farmacia


Nel 1938 in Italia furono introdotte le leggi razziali. Gli Ebrei furono espulsi dalle scuole e dagli uffici pubblici. Conseguentemente Alessandro con la sua famiglia subì la revoca della cittadinanza italiana appena ottenuta, ma gli fu consentito di continuare la sua attività professionale. Il 10 giugno del 1940 l'Italia entrò in guerra...
Agli inizi del 1943, dopo una lunga malattia, morì Fanny per i postumi del mal di cuore e per quelli della paresi alla mano. Nel frattempo in Italia i fascisti, sollecitati dai nazisti, aumentarono la persecuzione nei confronti degli Ebrei, che, abbandonate le città di residenza, cercavano rifugio all'estero ammassandosi nelle zone vicine alle frontiere.
La famiglia di Croce Guido (classe 1930) viveva in una casetta situata a trenta metri dal Torrione di Sant'Anna, a nord della ferrovia. Al di là della strada ferrata, sulla spiaggia in mezzo alle canne, protetta dalle furie delle onde possedeva una baracca che utilizzavano nel periodo estivo. Dopo molti anni Guido ricordava che il brigadiere dei Carabinieri della locale stazione andò a trovarli a casa e chiese a suo padre Ettore di ospitare per una notte nella baracca venti ebrei che gli avevano chiesto aiuto.
E così avvenne. Nottetempo, dalla Francia sopraggiunsero delle barche e su  queste gli ebrei vennero trasportati a Montecarlo e da qui messi in salvo in luoghi sicuri. Guido col magone nel cuore dichiarava: "Non è vero che tutti i fascisti erano antisemiti!".
L'8 settembre del 1943 il Governo Badoglio diede l'annuncio della firma dell'armistizio con gli Anglo­Americani. Come reazione i tedeschi si preoccuparono di trasferire le loro truppe in Italia  ed  anche in Liguria.
A Vallecrosia occuparono la residenza del Principe Russo, la villa Cava e vi installarono il supremo Comando militare.
A quel punto, il Capo della Polizia fascista comunicò ad Alessandro che, suo malgrado, da quel momento non avrebbe potuto più proteggerlo. Difatti la vigilanza poliziesca subì subito una radicale trasformazione. Da normale controllo divenne repressione: i militari tedeschi a bordo di una motocicletta, su cui era installata una mitragliatrice andavano avanti e indietro da Ventimiglia a Bordighera, di giorno e di notte. Quando catturavano qualcuno, al malcapitato, il minimo che poteva succedergi era quello di essere costretto ad ingerire dell'olio di ricino. Il massimo la morte, come avvenne per un cittadino di Vallecrosia, trovato in possesso di una radio­trasmittente.
Si scatenò allora la solidarietà dei vallecrosini nei confronti degli Zitomirski: a turno, e per la durata massima di due giorni, li ospitarono di nascosto nelle baracche situate vicino alle loro abitazioni, offrendo loro vitto ed un giaciglio di fortuna.
Per porre fine a questa vita randagia, Alessandro e Rachele cercarono rifugio a Verezzo, sopra Sanremo, in una zona montuosa denominata "Rodi", presso la famiglia Modena Giuseppe.
A consigliare loro tale località, assai distante da Vallecrosia, fu una carissima amica e coetanea di Rachele, la signorina Bilour, i cui genitori erano proprietari di una fabbrica di racchette da tennis a Bordighera. Consapevole che la famiglia Zitomirski era molto nota nel comprensorio ventimigliese era certa che i loro spostamenti sarebbero stati notati facilmente da tutta la popolazione e anche dai tedeschi durante i controlli nell'estenuante ricerca degli ebrei.
Redazione, ... continua la storia della Famiglia Zitomirski. La vita di Rachele Zitomirski, L'eco del Nonno, Notizie dalla RPA CASA RACHELE, Febbraio 2015, N. 14

E chissà se apparteneva alla famiglia di Giuseppe Modena anche l'Antonio Modena identificato come partigiano dai brigatisti neri di Sanremo: in proposito si veda questo articolo? Adriano Maini

Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona.
In settembre insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vittò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel periodo comandante della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" e, da dicembre 1944, comandante della Divisione stessa]. Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri di Vallecrosia che aveva aderito alla Resistenza. Vittò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e i SAP (Squadre d’Assalto Partigiane), e io fui nominato suo agente e collaboratore.
Renato "Plancia" Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007

Le atrocità dei nazisti nei confronti degli Ebrei suscitarono forti reazioni presso la popolazione dei territori occupati e rafforzarono i movimenti di protezione verso coloro che erano oggetto dei soprusi dell'antisemitismo. Dal canto loro i Tedeschi, una volta arrivati a Vallecrosia, occuparono la casa dei Zitomirski installandovi il loro comando. Venuti a conoscenza di questo fatto, la prima famiglia che aveva ospitato i due ebrei si spaventò ed invitò Alessandro e sua figlia ad abbandonare la loro casa. Rachele sentì il mondo crollarle addosso e venne colta da una crisi di pianto mentre percorreva la strada mulattiera che conduceva alla sua modesta abitazione. In tale condizione la trovò un residente del borgo, tale Siccardi Mario che, impietositosi del caso, diede ospitalità a lei e al padre in un casolare deserto di sua proprietà, nonostante il parere contrario della moglie, anche lei preoccupata della reazione dei tedeschi, nel caso avessero scoperto il rifugio della famiglia ebrea.
Mario, coetaneo della dottoressa, aveva una figlia di sette anni e un figlio di tre che si affezionò a Rachele, la quale dall'inizio del suo soggiorno a Verezzo cambiò il suo nome, assai raro in Liguria e che avrebbe potuto far sorgere sospetti, in quello di Maria: difatti per tutti era la dottoressa Maria "la russa". Mentre il padre viveva sempre rinchiuso in casa, Rachele si spostava da una famiglia all'altra del borgo, in quanto era solita familiarizzare con tutti. Teneva rapporti quotidiani con la famiglia Siccardi, assisteva i figli quando tornavano a casa da scuola, chi da quella materna, chi da quella elementare. Era diventata esperta nell'arte culinaria e, poiché in casa Siccardi vi era un  forno, si dilettava a sfornare pizze e torte. Si interessava inoltre alla salute di coloro che cadevano malati, dandosi da fare per procurarsi le medicine del caso. Alla signora Rodi Ilia, che aveva avuto un brutto incidente, riuscì a procurare le medicine che erano introvabili. Avevano una buona disponibilità di denaro e nella loro casa non mancava mai nulla: per loro era facile procurarsi quanto gli abitanti del borgo non avevano. Ma, col passare del tempo, anche le loro sosta ze stavano assottigliandosi al punto che un giorno Maria (Rachele) si lasciò scappare questa frase: "Speriamo cbe questa guerra finisca presto, perché non abbiamo più liquidità!". Rachele aveva impostato la sua vita piena di  impegni cbe le consentivano di trascorrere alacremente il tempo, mentre il padre sempre rinchiuso in casa, giorno e notte, viveva nel terrore di essere scoperto, quindi giustiziato dai nazisti, e nel ricordo di sua moglie. All'insaputa di sua figlia, un giorno scappò da Verezzo e alcuni vallecrosini lo trovarono piangente di fronte alla tomba della moglie e subito avvisarono il suo amico e vicino di casa Anfosso Luigi, che, a bordo della Croce Rossa di cui era autista volontario, lo ricondusse a Verezzo prima che i nazisti lo scoprissero.
Redazione, ... continua la storia della Famiglia Zitomirski. La vita di Rachele Zitomirski, L'eco del Nonno, Notizie dalla RPA CASA RACHELE, Maggio 2015, N. 15

Gli Zitomirski erano anche aiutati dagli amici che avevano lasciato a Vallecrosia, i quali periodicamente, in bicicletta, portavano viveri ed informazioni, incontrandosi a metà strada, sulle alture di Sanremo. Queste erano persone coraggiose che, in cambio di niente e rischiando molto, avevano nascosto nelle soffitte e nelle cantine dei bauli colmi di indumenti e di oggetti personali della famiglia Zitomirski.
All'inizio del 1944 il governo Badoglio, scomparso dalla scena politica Mussolini, dietro la spinta dei Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) e dei vari partiti che si erano ricostituti, fu costretto ad emanare provvedimenti [n.d.r.: che, va da sé, ebbero vigore nel Centro-Nord Italia occupato dai tedeschi solo una volta terminato il conflitto] per la reintegrazione dei diritti dei perseguitati politici e di quelli dei cittadini colpiti da provvedimenti razziali.
Pertanto, in forza del Reale Decreto Legge n. 26 del 20 gennaio 1944, la famiglia Zitomirski tornò ad avere la cittadinanza italiana.   
Finita la guerra, Rachele e suo padre tornarono a Vallecrosia e nell'estate del 1945 riuscirono a riaprire la farmacia.        
Redazione, ... continua la storia della Famiglia Zitomirski. La vita di Rachele Zitomirski, L'eco del Nonno, Notizie dalla RPA CASA RACHELE, Agosto 2015, N. 16

venerdì 3 giugno 2022

I tedeschi notano del movimento in paese, così il 14 dicembre inviano una pattuglia che uccide a sangue freddo alcuni anziani trovati nelle loro case

Torri, Frazione di Ventimiglia (IM)

Ventimiglia. La città di confine ha ricordato oggi il 74esimo anniversario dell’eccidio nazifascista nella frazione di Torri, dove il 14 dicembre del 1944 pattuglie di soldati tedeschi della 34^ Infanterie Division - Grenadier Regiment 253 e di bersaglieri della R.S.I., dopo aver circondato il paese, iniziarono la ricerca dei civili presenti. Nella rappresaglia morirono due uomini e due donne: Giovanni Zunino di 51 anni, Dionisio Berro di 79 anni, Emanuela Ballestra di 53 anni e Caterina Ballestra di 79 anni. I corpi vennero abbandonati sulla piazza e tra i vicoli del paese [...]
Redazione, Ventimiglia non dimentica l’eccidio nazifascista a Torri, Riviera24.it, 9 Dicembre 2018

Torri, Frazione di Ventimiglia (IM)

Negli anni 1930-1940 la mia famiglia risiedeva stabilmente a Ventimiglia per esigenze di lavoro di mio padre, dipendente delle Ferrovie dello Stato (Personale Viaggiante) e della mia frequentazione scolastica. Abitavamo in via Biancheri poco prima del giro "du Cavu". Ritornavamo a Torri soltanto nel periodo delle vacanze scolastiche.
[...] Le frazioni di Torri, Calvo, San Pancrazio, Serro e Villatella - allora collegata a Calvo da una mulattiera (la carrozzabile da Sant'Antonio verrà realizzata poi negli anni 1955-1960) - erano in quel periodo sovraffollate. Numerose famiglie di ventimigliesi vi avevano trovato rifugio per sfuggire ai quotidiani bombardamenti aerei e navali della Città.
L'ordine di sfollamento venne impartito dal Comando Tedesco a tutta la popolazione della vallata il 15 di novembre. L'evacuazione, sotto il controllo delle truppe tedesche, ebbe luogo nei giorni 20-21-22 novembre 1944. L'ordine era perentorio, chi non ubbidiva rischiava la vita. Nel frattempo i tedeschi posavano le mine anticarro ed antiuomo. Mine che causarono anche a guerra finita parecchi morti. Furono minati sentieri, portoni delle case, cantine ed anche mobili di casa.
La strada da Torri per Ventimiglia era già stata minata, appena dopo Calvo e fino alla Fornace Cappelli, il famoso "Giru da Culumbaira". Per superare questo tratto occorreva percorrere un sentiero nel fiume. L'esodo fu pertanto lento. Non essendo possibile utilizzare dei carri si potevano trasportare solo poche cose per volta. Vi era inoltre il pericolo di essere cannoneggiati dagli alleati, che, dal Grammondo, vedendo del movimento non esitavano a sparare.
Con la mia famiglia e trainando carretti a mano ho fatto 7 o 8 viaggi da Torri a Bevera dove ci attendeva un carro con cavallo. Durante uno di questi viaggi incontriamo un gruppo di tre soldati tedeschi con una mula bianca. Erano degli Alpenjäger, cioè dei soldati delle truppe alpine, e sicuramente si recavano a installare un nuovo posto di osservazione. Al contrario delle truppe tedesche di terra che calzavano stivali le truppe alpine erano dotate di scarponi con quel tipo di gomma di nuova invenzione detto Vibram. Fu la prima cosa che notai.
Stavo tornando dal viaggio precedente quando, vicino alla porta della cantina di una delle prime abitazioni del paese, noto stesa a terra una figura umana dalla quale sembra salire del fumo. Avvicinandomi mi rendo conto che era il corpo di uno degli alpini che avevo incontrato prima. Evidentemente aveva cercato di entrare in una cantina, che era stata minata dai suoi commilitoni, e ci aveva rimesso la vita.
Mi precipitai per portargli via quegli scarponi che ormai non potevano più servirgli... degli ottimi scarponi... con la suola di gomma... Per fortuna mio zio, intuite le mie intenzioni, mi era corso dietro e mi convinse a lasciare perdere. Sicuramente calzare quelle scarpe sarebbe stato pericoloso.
Chi non era in grado di portarsi dietro le proprie cose aveva murato quanto poteva nei sottoscala o dietro finte pareti, ma parecchi al loro ritorno finita la guerra non trovarono più nulla.
Alcune famiglie, non sapendo dove andare, si erano allontanate di poco dal paese, preferendo rifugiarsi nelle case e nelle stalle di campagna. Altri, specialmente se anziani, erano rimasti ugualmente in paese, convinti che la Croce Rossa Internazionale sarebbe poi passata a prenderli.
Dalle loro postazioni nei giorni successivi, i tedeschi notano del movimento in paese, così il 14 dicembre inviano una pattuglia che uccide a sangue freddo alcuni anziani trovati nelle loro case [...]
Albino Ballestra, 10 dicembre 1943 - 25 aprile 1945. Il lungo martirio della popolazione civile, in città e nelle frazioni in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995

Dintorni di Torri, Frazione di Ventimiglia (IM)

Elenco delle vittime decedute
Ballestra Caterina (fu Giovanni), anni 82, casalinga, civile
Ballestra Emanuela (fu Andrea), anni 53, casalinga, civile
Berro Dionisio (fu Giovanni), anni 79, contadino, civile
Zunino Giovanni (fu Sebastiano), anni 51, boscaiolo, civile
[...] Pattuglie di soldati tedeschi e di bersaglieri della R.S.I. circondano il paese ed iniziarono la ricerca dei civili presenti. Tutti quanti furono catturati e trucidati sul posto ed abbandonati sulla piazza e tra i vicoli del paese.
Roberto Moriani, Episodio di Frazione Torri, Ventimiglia, 14.12.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Torri, Frazione di Ventimiglia (IM)

Il 14 dicembre rastrellamento nella frazione di Torri di Ventimiglia, dove sono trucidati gli ostaggi Giobatta Boetto, Caterina Ballestra, Giovanni Zunino, Dioniso Berro ed Emanuela Ballestra (di Antonio Ballestra non si ebbero più tracce).
Il giono successivo, sempre nella zona di Ventimiglia, a causa di rappresaglia nemica, cadono ancora: Giobatta Ballestra ed Enrichetta Palmero.
[...] Intanto Ventimiglia è sottoposta a pesanti bombardamenti dall'incrociatore francese "Gloire" che già varie volte si era presentato davanti alla città di confine e a Bordighera. Altro bombardamento aeronavale su Camporosso provoca morti e feriti.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

giovedì 21 aprile 2022

Attacco partigiano presso la Cartiera di Isolabona (IM)

La Cartiera di Isolabona (IM)

Venne dato ordine di rafforzare la zona. Doria [n.d.r.: Fragola Doria, Armando Izzo] venne inviato a Pigna con la squadra di mortai da 81 e da 45, comandata da Leo il mortaista [n.d.r.: Vittorio Curlo] in modo che il centro della nostra linea formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliati in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna iniziammo le nostre azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia; che, con la grande rotabile che l'attraversa, rappresentava l'unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa.
Il 26 settembre 1944 Doria, appoggiato da Leo con una squadra di fucilieri ed il mortaio da 45, sviluppò una azione di disturbo su Isolabona. Il mortaio si condusse egregiamente; non meno di 25 bombe caddero sull'edificio occupato dal nemico, che però non osò uscire  ed invano fu atteso dai nostri fino a sera.
Il 27 Doria con 6 garibaldini ed un mitragliatore si portò sulla strada fra Isolabona e Dolceacqua avendo gli informatori segnalato un prossimo arrivo di rinforzi nemici. Il gruppo prese posizione fra gli alberi in località Cartiera. Due garibaldinì col mitragliatore furono collocati in modo da poter battere d'infilata un rettilineo lungo circa 300 metri. Altri due uomini vennero posti in vedetta e lo stesso Doria con gli ultimi due, armati di mitra, scesero a pochi metri dalla strada, quasi a metà del rettilineo, in modo che chiunque avesse tentato di passare sarebbe stato bloccato di fronte dal mitragliatore e rafficato di fianco.
Alle 18 le vedette segnalavano la presenza del nemico. Si sente, in distanza, il rombo delle macchine ansimanti sulla dura salita. Poi alla svolta in fondo al rettilineo appare un autocarro tedesco. Il mitragliatore entra immediatamente in azione spazzando la strada, ma la macchina continua la sua marcia velocissima e passa davanti al gruppo imboscato presso la Cartiera. Doria punta alla cabina del conducente ed apre il fuoco col mitra: l'avversarlo, continuando a procedere, risponde con armi leggere: poi la macchina, accostando a monte, s'arresta bruscamente. Doria coi suoi due uomini si lancia all'attacco facendo uso delle bombe a mano. Gli scoppi assordanti degli ordigni di morte coprono il rombo di un secondo camion che sbuca sulla strada, la imbocca come un bolide e comincia a spazzarla con raffiche furiose. I nostri si arrestano, si stendono tra i rovi e continuano il fuoco in attesa che il mitragliatore, come d'accordo, blocchi col suo tiro l'automezzo nemico. Ma l'arma tace. Un terzo camion irrompe. Intorno ai nostri cade una pioggia di ferro e di fuoco, tagliando l'erba, stroncando i rami, forando i tronchi degli alberi: ogni ulteriore possibilità di continuare l'azione diventa impossibile: essi ripiegano, si ricongiungono alle vedette ed ai serventi della mitragliatrice, inceppatasi al culmine dell'azione, e per sentieri aspri ed impervi, senza che il nemico osi inseguirli, rientrano alla base.
Questo non è che uno dei tanti episodi della guerriglia feroce ed eroica che costituivano il nostro piano d'attacco, il quale e per la particolare conformazione del terreno montagnoso e per l'esiguità dei nostri mezzi, doveva venire condotto con un complesso di azioni isolate, improvvise ed ardite, apparentemente slegate, ma tutte dirette ad un unico scopo: non dar tregua al nemico, sorprenderlo ovunque, dargli la sensazione di aver di fronte forze numerose ed agguerrite, infliggergli continue perdite, bloccarlo nei suoi rifugi e, infine, avvilupparlo da tutte le parti, premerlo e ricacciarlo.
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, Sanremo, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Le forze tedesche hanno due presidi: uno a Dolceacqua ed uno a Isolabona. Questi presidi sono però insufficienti, ed il Comando tedesco tenta più volte, tramite alcuni preti, di chiedere ai partigiani una certa libertà di azione. In definitiva, una forma di tregua o, se vogliamo, un «modus vivendi», cioè un ignorarsi a vicenda. Si può ben immaginare la risposta del Comando garibaldino a tali proposte.
I Tedeschi tentano alcune volte di riconquistare Pigna ed ogni giorno bombardano la zona.
Nel frattempo «Doria Fragola», con un gruppo di partigiani, attacca ed infligge gravi perdite ai Tedeschi che sorvegliano gli abitanti di Isolabona e Dolceacqua, costretti a lavorare per riattivare il ponte di Banda semidistrutto precedentemente dai partigiani.
Ancora «Doria Fragola» effettua alcuni improvvisi attacchi in Val Roja e, in un'azione improvvisa a Breil, in territorio francese, rompe ponti e danneggia strade utili al transito delle truppe tedesche.
Infine, invia «Pagasempre» [n.d.r.: Arnolfo Ravetti, in seguito Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"] ad un colloquio con i maquisards francesi, fissato a l'Escarène, nelle vicinanze di Nizza. I partigiani francesi si fanno attendere per tre giorni. «Pagasempre» si allontana con il suo gruppo, dopo aver fatto saltare il viadotto ferroviario Digne-Nizza, presso l'Escarène. «Tra il 25 settembre ed il primo ottobre - sono parole di Vittorio Curlo (Leo) - si ebbe qualche scaramuccia, ed il 26 settembre un nostro attacco di sorpresa ad Isolabona, col mortaio da 45 mm fatto venire da Langan per l'occasione, scaglia sulla postazione tedesca oltre 25 granate. L'azione è condotta da «Doria Fragola». Questi fatti si rivolsero a nostro favore perché riuscimmo a ricuperare munizioni».
«Doria Fragola» e sei garibaldini armati di mitragliatore si appostano, in località Cartiera, tra gli alberi soprastanti la strada Isolabona-Dolceacqua, per tendere un agguato ai Tedeschi di cui è segnalato il transito. «Doria» seguito da due suoi compagni scende fin quasi sul ciglio della strada e mitraglia un camion tedesco di passaggio, il quale, benché colpito, prosegue la corsa finché, ancora mitragliato dai partigiani rimasti nascosti, sbanda e si ferma. I garibaldini partono quindi all'attacco dei Tedeschi superstiti con lancio di bombe a mano, ma lo strepitio dello scontro nasconde il rumore di altri due camion che stanno arrivando. Occorre ritirarsi.
Il sopraggiungere improvviso di automezzi nemici, mentre infuria la battaglia presso il primo camion, presenta stretta analogia con lo scontro di Sella Carpe avvenuto nel giugno 1944.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

sabato 12 marzo 2022

Il 31 dicembre 1944 il dottor Gibelli è nuovamente arrestato dalla brigata nera


Camporosso (IM): Piazza Giuseppe Garibaldi

Il 22 ed il 29 di dicembre 1944 apparecchi alleati, su segnalazione della missione «Leo», bombardano a Pigna il Quartiere Generale della divisione tedesca, schierata da Pigna al mare, comandata dal Generale Hippel, trasferitosi ormai ad Ormea.
Nell'incursione quarantasei case rimangono distrutte tra cui il palazzo comunale e la loggia medioevale (monumento nazionale) ubicata al centro del paese. Muoiono i civili: Vittorina Ramoino, Maria Luisa Cane, Margherita Rollo, Lucrezia Laniero, Bianca Lamburgo, Celina Arimondi, altre sei persone  sono  ferite.
Al bombardamento di Pigna sono legate alcune drammatiche vicende del dottor Giacomo Gibelli, futuro sindaco della liberazione di Ventimiglia, di cui accenniamo i tratti più salienti qui di seguito:
"Dopo la ritirata in Piemonte della I e V brigata (10-22 ottobre 1944), il dottor  Gibelli, che curava i partigiani malati in Valle Argentina, ritorna a casa a Camporosso (Val Nervia), ma per delazione è arrestato dai Tedeschi, trasferito a Pigna e dichiarato «bandito».
Poste davanti ai suoi occhi una serie di fotografie deve indicare, sotto la minaccia della pistola di un maresciallo polacco di nome Sibille, quali sono i partigiani. Il Gibelli indica la fotografia di un certo Ferrari, già morto, come capo-bandito.
Un maresciallo tedesco, rimasto ferito ad un braccio nel bombardamento del 22 dicembre, è medicato dal Gibelli che gli ferma l'emorragia con un elastico di camera d'aria di bicicletta.
Il maresciallo ferito, il Gibelli ed altre tre persone che in seguito riusciranno a fuggire la sera stessa del bombardamento vengono condotti da Pigna a San Remo sotto buona scorta e ricoverati all'albergo Nizza ove è installato il Comando polizia S.S. di San Remo con a capo l'ufficiale S.S. Ritter, che ordina di fucilare i prigionieri. Ma si oppongono all'ordine altri ufficiali tedeschi per il motivo che il dottore ha salvato da morte certa un loro camerata; la  fucilazione viene sospesa.
Anzi, fattosi condurre con i «camerati» al «Piccolo Mondo» il dottor Gibelli ordina una grande cena al termine della quale, dopo abbondanti libagioni, viene munito di lasciapassare e liberato. Ma la libertà dura soltanto otto giorni perché il 31 è nuovamente arrestato dalla brigata nera su delazione della «Donna Velata» e condotto a San Remo in villa Magnolia, sede di fanatici fascisti quali gli ufficiali Novelli, Murra ecc.
Dopo venti giorni, essendo medico e quindi molto necessario in quei tragici momenti, il Gibelli è definitivamente messo in libertà".
[...] Un altro protagonista e fautore della fraternità d'anni tra partigiani francesi e italiani a Vallecrosia, fu il dottor Giacomo Gibelli (di cui abbiamo già parlato), residente in Camporosso, che fece la sua parte per organizzare la Resistenza imperiese. La sua attività permise di far entrare nei ranghi dell'Azione italo-francese della Resistenza i partigiani Ugo Lorenzi, Francesco Marcenaro (ex radiolettricista della Marina italiana) e Mario Lorenzi conoscitore esperto di tutti i più reconditi passaggi della frontiera delle Alpi Marittime.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Dopo l’occupazione francese di Ventimiglia si era insediata una Giunta municipale di filo-francesi con a capo un sindaco, il dottor Gibelli. Il CLN era stato costretto a trasferirsi a San Remo. Un gruppo di propagandisti dell’annessione aveva preso a tappezzare strade ed edifici della città e dei paesi dell’entroterra di bandiere e manifesti inneggianti alla Francia, si era riversato nei comuni a sollecitare pronunciamenti annessionistici alternando promesse e minacce e sistemando alla testa delle amministrazioni elementi di propria fiducia.
[...]
MUNICIPIO DI VENTIMIGLIA COMMISSIONE COMUNALE DI EPURAZIONE
Una Commissione di Epurazione è stata formata nel Palazzo Comunale di giudicare quanto segue:
1) i rapporti dei cittadini con il nemico.
2) i fascisti che hanno ricoperto cariche importanti o meno, i fascisti che hanno apertamente o surrettiziamente oppresso le persone e violato i principi naturali della libertà, che si sono distinte nella propaganda, hanno commesso rappresaglie e persecuzioni o hanno realizzato profitti illeciti.
3) Tutte le persone che hanno, per qualunque ragione, collaborato con i tedeschi.
4) Tutte le persone che, avvantaggiati dalla tragica condizione della città a causa di eventi militari e le operazioni, hanno saccheggiato e depredato, così come tutti i ricettatori di merci rubate.
Le Denunce debitamente firmate devono essere depositate presso la Commissione di cui sopra.
Ventimiglia, 1° maggio 1945.
(In italiano e francese)
7. ALLA POPOLAZIONE
Il vostro Comune è stato liberato. Il nemico si è arreso in tutta Italia! L' orgoglioso esercito tedesco è stato battuto su tutti i fronti! L'ora della vittoria è vicina! Nel bel mezzo delle vostre rovine e del vostro dolore avete mostrato un magnifico coraggio civile. La Francia vi è grata per questo. La Francia vuole aiutare i vostri bisogni, che lei sa essere immensi, con fraterna operosità. La Francia intende portare a questa regione di confine, a cui è legata da vincoli indistruttibili di storia e di sangue, il suo aiuto più affettuoso ed efficiente.
Coloro che qui rappresentano la Francia conoscono il vostro attaccamento al loro paese.
Vi chiedono di fidarsi di loro.
Stanno in ogni modo cercando di conciliare le loro legittime aspirazioni con le attuali necessità militari.
Il loro avvicinamento sarà quello dei vostri amici di sempre.
Sia il coraggio reciproco e la fede in un comune futuro di pace e libertà.
Ten.Col. ROMANETTI
Ventimiglia, 5 maggio 1945 Maggiore della Guarnigione
(In francese)
[...] Il 28 settembre il GSI invia al G-2 copie del manifesto dell’Unione Federalista Ventimigliese (non presenti nella documentazione pervenutaci) e un rapporto definitivo del Capitano Philip Garigue, Civil Affairs Officer (CAO), AMG di San Remo.
" [...] Dr. Giacomo Gibelli
Circa 35 anni. Celibe. Membro del partito fascista fino al 1943. Ha prestato servizio con il “CSIR” in Russia come Medico, con grado di Capitano, e anche come interprete, perché parla fluentemente russo, polacco, rumeno, francese, conosce un po’ l’inglese. Si è unito ai partigiani locali nel febbraio 1945 dopo essere stato in carcere per pochi mesi in seguito all’arresto da parte dei tedeschi. E’ stato nominato Sindaco dopo la liberazione di VENTIMIGLIA. Non è pro-francese né pro-italiano, ma ha un forte sentimento verso i problemi locali.
(SGD) P. GARIGUE" [...]
Antonio Martino, L’annessione di Tenda e Briga nei rapporti dell'intelligence alleata (1945-1946), “Storia e Memoria”, rivista dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2013-2

giovedì 27 gennaio 2022

Circa i beni sequestrati dal regime fascista a Mentone

Mentone

1. Territori francesi occupati (1936 - 1956)
108 unità
Fascicoli nominativi, fascicoli di contabilità particolare e elenchi descrittivi di beni riguardanti la gestione di beni nemici sequestrati presso territori francesi occupati (TFO) ai sensi del Bando di Mussolini del 31 agosto 1941 e all’ordinanza di Mussolini del 7 gennaio 1942.
Fascicoli nominativi (1936 - 1956)
66 unità
Fascicoli nominativi relativi alle pratiche di gestione dei beni sequestrati presso territori francesi occupati contenenti corrispondenza, verbali di sequestro e di restituzione e documentazione varia. I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale composta da una sigla alfanumerica che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
5669 - Alderson Edmondo. "Villa Marie Joseph" con giardino sita in viale Garavano n. 129, Mentone (1941 - 1944)
5670 - Allis Edward Phelps. "Palazzo Carnoles" sito in viale Maresciallo Pétain n. 24, Mentone; fabbricato ad uso albergo "Principe di Galles" con giardino sito in viale Maresciallo Pétain n. 49, Mentone (1940 - 1944)
5671 - Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia. "Casa Russa" con terreno sita in Regione Carnolét, Mentone; "Villa Innominata" con terreno sita in via Paolo Morillot n. 12, Mentone; casa della Chiesa Russa sita in via Paolo Morillot n. 16, Mentone; (1941 - 1944)
5672 - Beckett Godfrey Ernest. Villa "Mignonette" sita in salita Riviera n. 43, Mentone (1942 - 1943)
5673 - Boberge Elisabetta vedova Cooke Charles Edmond. Edificio e terreni siti in località Sorgio di Castellaro (la località era sita al confine del territorio occupato e faceva parte, prima della guerra, del comune di Castellaro) (1941 - 1943)
5674 - Boriè Adolfo. Villa "Fortuna" sita in viale Garavano, Mentone nn. 59-61-63-65; villa "Bluette" sita in viale Garavano, Mentone; appezzamenti di terreno, Mentone (1941 - 1943)
5675 - Brender Adelaide vedova Hedderly. Fabbricato rurale e appezzamenti di terreno siti in Regione Montegrosso, Mentone (1943 - 1944)
5676 - Broadbent George. "Casa di Loreto" sita in frazione Garavano, via Aurelia n. 73, Mentone (1941 - 1943)
5677 - Brown Arturo. "Villa Ausonia" con giardino sita in regione Garavano, viale Aristide Briand, Mentone (1942 - 1943)
5678 - Cameron Victoria. "Villa l'Etoile" e "Villa la Radieuse" site in via Rigaudis n. 17 e via Ciappe di Castellaro n. 15, Mentone (1942 - 1944)
5679 - Campbell Margareth. Casa in parte civile in parte rurale con terreni sita in regione Valle di Gorbio, strada di Gorbio n. 188, Mentone (1941 - 1943)
5680 - Campbell William. Villa "Rossa" con appezzamento di terreno, sita in via San Giacomo n. 1, Mentone (1941 - 1943)
5681 - Caroll of Carollton Susanna. Villa "Himalaya" sita in via Garavano n. 174, Mentone; villa "Avis" sita in via Garavano n. 176, Mentone (1942 - 1943)
5682 - Churchmann Elisabeth. L'ordinanza di sequestro dei beni è stata revocata essendo i beni sequestrati di proprietà degli eredi di Servetto Giacomo, e mai di Churchmann Elisabeth (1943)
5683 - Churchmann James. Appartamento sito in piazza San Giuliano n. 10, Mentone (1942 - 1943)
5684 - De Bourbell Raoul. "Villa West Bay" sita in strada Carnot n. 35, Mentone (1942 - 1943)
5685 - Dufly Gavan Philippe nata Custed Hariette. Villa "Montebello" con giardino, sita in località San Vincenzo, viale Garavano n. 43, Mentone (1941 - 1943)
5686 - Duncan John. Villa "San Giorgio" sita in via Pietro Micca n. 6, Mentone (1942 - 1943)
5687 - Edgelow George William. Villa "Primavera", sita in salita Riviera n. 35-37, Mentone (1942 - 1943)
5688 - Eyles Edward. Appartamento all'"Hotel National", sito in via des Terres Chaudes n. 5, Mentone; beni mobili presenti nella villa "Clous du Romangris", viale Garavano n. 91, Mentone (1942 - 1943)
5689 - Firbank Ethel. Villa "Les Ceries" con appezzamento di terreno, sita in strada Serre della Madonna, Mentone (1941 - 1943)
5690 - Godfrey Alicia. "Villa Lesley" sita in Valle del Carei, Collina dell'Annunziata, Mentone (1942 - 1943)
5691 - Greenwood Kerner. "Villa Olivette" con giardino sita in viale Garavano n. 153, Mentone (1942 - 1943)
5692 - Guimaraens Giorgio. Villa "San Giuseppe" sita nella Collina dell'Annunziata, quartiere Pioggero dei Carei, Mentone (1941 - 1943)
5693 - Haig Olivier. Villa "Ramornie" con dipendenza e giardino, sita in passeggiata Regina Astrid n. 11-13, Mentone (1941 - 1943)
5694 - Hambro Harold. Villa "Scott" sita in viale Garavano n. 47, Mentone (1941 - 1943)
5695 - Hankins Florence vedova Carson Kennet. "Villa El Patio" con terreno sita in Regione Vallata del Borigo, strada dell'Annunziata, Mentone (1936 - 1943)
5696 - Henderson Tait Mina vedova Scott Thomas. "Villa La Chaumière" sita in strada di Belvesasses n. 79, Mentone (1941 - 1943)
5697 - Hodson Glengariff Franco. "Villa Douglas" sita in via Maresciallo Pétain nn. 35, 37, Mentone (1942 - 1943)
5698 - Johnston Lawrence. "Villa Serra della Madonna" sita in strada Valle di Gorbio n. 220, Mentone (1941 - 1946)
5699 - Kenny Giuseppe. "Villa Les Maronniers" sita in via Riviera n. 47, Mentone (1942 - 1943)
5700 - Laughton Violette. "Villa Sunny Side" sita in strada Rigaudi n. 58, Mentone (1942 - 1943)
5701 - Lavroff Boris. Casa con terreno sita in Regione Valdanaud, Mentone (1942 - 1944)
5702 - Lethbrige, barone. "Villa Camberra" sita in collina dell'Annunziata, Mentone (1941 - 1946)
5703 - Lidderdale Lionel Atherton. Fabbricati rurali e appezzamenti di terreno siti in località Paraisa, Mentone (1941 - 1943)
5704 - Linton Caroline Anny. "Villa Ideale" con giardino sita in via Terre Calde n. 16, Mentone (1942 - 1943)
5705 - Lomako Gregorio, arciprete dell'Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia, abitante nella "Villa Innominata" con relativa dipendenza della Casa della Targa Latina (oggetto di sequestro), via Paolo Morillot n. 12, Mentone (1942 - 1944)
5706 - Malcolm Mac Pherson Alexander. Fabbricato con terreni siti in località Monte Grosso, Valle del Carei, Mentone (1941 - 1943)
5707 - Matthews Vittorio. "Villa Les Milles Feuilles" sita in via Cabrolles n. 94, Mentone (1942 - 1943)
5708 - Michell Walter. "VillaLes Rigaudis" sita in chemin des Rigaudis n. 15, Mentone (1943 - 1944)
5709 - Mills Herbert William. "Villa Japés" sita in viale Garavano nn. 118, 120, Mentone (1942 - 1943)
5710 - Moore Faith. "Villa Bellocchio" sita in viale Garavano n. 173, Mentone (1941 - 1943)
5711 - Moreton Wheatley Mabel Edith vedova Richard Francis Johnson, Hubbard Doroty nata Johnson. "Villa Sant'Anna" sita in via Cabrolles nn. 33, 35, Mentone (1942 - 1943)
5712 - Morgan Browne Beatrice vedova Fendall Carlo. "Villa Baousset" sita in strada di Castellaro, Mentone (1941 - 1943)
5713 - Neville Sidney Oswald. Alloggio sito in via Terre Calde n. 5, Mentone (1942 - 1943)
5714 - Potter Normand. "Villa Lou Mas" sita in via Vallaya n. 10, Mentone; "Villa Louise" sita in via Isola n. 5, Mentone (1942 - 1956)
5715 - Prance Carlo Herbert. "Villa Le Calme", fabbricato rustico e terreno siti in strada Val di Mentone n. 10 e Vieu Chemin de la Colle n. 12, Mentone (1942 - 1943)
5716 - Regan Catherine vedova Conway Howard. Casa con terreno sita in strada Ciappe di Castellero, Mentone (1943 - 1944)
5717 - Rendall Stanley. "Villa Stella Mare" sita in promenade du Midi n. 34, Mentone (1942 - 1944)
5718 - Renwick Edith Ellen. Appartamento sito in Regione Rigaudis, via Terre Calde n. 5, Mentone (1942 - 1943)
5719 - Ross Arturo. "Villa Mireille" sita in passeggiata Regina Astrid n. 15, Mentone (1941 - 1943)
5720 - Rudisch Wigglessorth Florence. "Chateau Bellevue" sito in via Riviera n. 48, Mentone (1942 - 1943)
5721 - Rumbold Giorgio. "Padiglione Marise" con autorimessa sito in viale Maresciallo Pétain n. 33, Mentone (1942 - 1943)
5722 - Samuel Robertson Honey nata Artless Frances Hunter. Villa "Isolabella" con appezzamenti di terreno, sita in frazione Garavano, strada Chemin Fleuri n. 1, Mentone (1941 - 1943)
5723 - Società della Chiesa Coloniale e Continentale di Londra. "Villa Christ Church"con appezzamento di terreno sita in Regione San Vincenzo, strada Sant'Anna, Mentone (1942 - 1943)
5724 - Società inglese per la propagazione del Vangelo, Hankey pastore evangelico. "Villa San John Parsonage" sita in via Pietro Micca n. 8, Mentone (1942 - 1943)
5725 - Sultherland Ress Filippo. "Villa San Luigi" sita in via Pietro Micca n. 4, Mentone (1942 - 1944)
5726 - Thompson e Lanyon. "Villa Casa Greca" via Riviera n. 50, Mentone (1942 - 1943)
5727 - Trench Frederich. "Villa Isam" sita in via Florette n. 15, Mentone (1942 - 1943)
5728 - Wallis John. "Villa Clos du Romangris" sita in viale Garavano n. 91, Mentone (1941 - 1943)
5729 - Walter William. "Villa Sud Pres" con terreno sita in frazione Garavano, via Aristide Briand n. 54, Mentone (1941 - 1943)
5730 - Watterfield Frederic. "Villa Clos du Peyronnet" sita in Mentone (1941 - 1943)
5731 - Wengeroff Wladimir. "Villa Butterfly" sita in Regione Rigaudis, strada dell'Albergo Nazionale n. 15, Mentone; "Villa Mascotte" Regione Rigaudis, strada dell'Albergo Nazionale n. 19, Mentone (1942 - 1944)
5732 - Weston Webb Bary. Villa con annessi fabbricati rurali siti in località La Tour de Baousset, Mentone (1941 - 1943)
5733 - Wills Ernest. "Villa Oiseau bleu" sita in via Marilot n. 4, Mentone (1941 - 1944)
5734 - Wrixon John, Dyce Murphy Ethel May in Wrixon. Casa "Miramonti" sita in via Riviera n. 74, Mentone (1942 - 1943)
Contabilità particolare (1942 - 1947)
39 unità
Fascicoli nominativi contenenti la contabilità particolare (mandati di pagamento, ordini di cassa, contabilità minuta) relativa a ciascuna pratica di gestione dei beni sequestrati presso territori francesi occupati. I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale composta da una sigla alfanumerica che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
5735 - Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia. Inventario iniziale al 16 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5736 - Boberge Elisabetta vedova Cooke Charles Edmond. Inventario iniziale al 17 febbraio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5737 - Brender Adelaide vedova Hedderly. Inventario iniziale al 13 luglio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5738 - Churchmann James. Inventario iniziale al 18 luglio 1942, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5739 - De Bourbell Raoul. Inventario iniziale al 13 agosto 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5740 - Godfrey Alicia. Inventario iniziale al 20 gennaio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5741 - Henderson Tait Mina vedova Scott Thomas. Inventario iniziale al 21 ottobre 1942, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5742 - Hodson Glengariff Franco. Inventario iniziale al 27 luglio 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5743 - Holwood Clair. Corrispondenza (s.d.)
5744 - Laughton Violette. Inventario iniziale al 22 agosto 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5745 - Lavroff Boris. Inventario iniziale al 9 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5746 - Lethbrige, barone. Inventario suppletivo al 5 maggio 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5747 - Linton Caroline Anny. Inventario iniziale al 12 novembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, situazione dei locatari debitori, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5748 - Lomako Gregorio. Inventario iniziale al 17 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5749 - Malcolm Mac Pherson Alexander. Copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5750 - Matthews Vittorio. Inventario iniziale al 19 agosto 1942, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5751 - Michell Walter. Inventario iniziale all'8 luglio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5752 - Mills Herbert William. Inventario iniziale al 2 marzo 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5753 - Moore Faith. Inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5754 - Moreton Wheatley Mabel Edith vedova Richard Francis Johnson, Hubbard Doroty nata Johnson. Inventario iniziale al 11 gennaio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5755 - Morgan Browne Beatrice vedova Fendall Carlo. Inventario iniziale al 2 aprile 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5756 - Neville Sidney Oswald. Inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5757 - Potter Normand. Inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5758 - Prance Carlo Herbert. Inventario suppletivo 23 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5759 - Regan Catherine vedova Conway Howard. Inventario iniziale al 9 luglio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5760 - Rendall Stanley. Inventario iniziale al 10 novembre 1942, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1943)
5761 - Renwick Edith Ellen. Inventario iniziale al 29 ottobre 1942, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5762 - Ross Arturo. Inventario suppletivo 23 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5763 - Società della Chiesa Coloniale e Continentale di Londra. Inventario iniziale al 14 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5764 - Società inglese per la propagazione del Vangelo, Hankey pastore evangelico. Inventario iniziale al 9 settembre 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità
minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5765 - Sultherland Ress Filippo. Inventario iniziale al 9 luglio 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5766 - Thompson e Lanyon. Inventario iniziale al 16 settembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5767 - Trench Frederich. Inventario suppletivo al 9 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5768 - Wallis John. Inventario iniziale al 7 settembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, situazione dei locatari debitori, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5769 - Walter William. Inventario iniziale al 27 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, situazione dei locatari debitori, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5770 - Watterfield Frederic. Inventario iniziale al 5 aprile 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5771 - Wengeroff Wladimir. Inventario iniziale al 11 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5772 - Weston Webb Bary. Copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5773 - Wills Ernest. Inventario suppletivo al 13 febbraio 1943, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
Elenchi di beni (1942 - 1943)
3 unità
Elenchi descrittivi di beni, corredati da corrispondenza relativa, inerenti i beni nemici in gestione presso territori francesi occupati 5774 - Fogli manoscritti ( s.d. )
Fogli manoscritti relativi alle pratiche di sequestro del TFO in Mentone
5775 - Schede riassuntive delle pratiche TFO ( 1942 - 1943 )
Schede riassuntive ("schedine rosa") delle pratiche TFO riguardanti i beni nemici in gestione nel comune di Mentone in ordine numerico di pratica dalla 1 alla 174 (con lacune all'interno) recanti nome e nazionalità dell'intestatario della pratica, autorità che dispose il sequestro, numero e data del decreto, ente sequestratario e istituto delegato alla gestione, località di residenza dei beni sequestrati, descrizione sommaria e valore dei beni sequestrati, data dell'inventario di prima impostazione e stato della conduzione o utilizzazione dei beni
5776 - Gestione beni nemici sequestrati in Mentone - Elenchi descrittivi (1942 - 1943)
Copie degli elenchi descrittivi dei beni e corrispondenza inerente le riparazioni eseguite a seguito di danni bellici. Le pratiche, in ordine di numero di sequestro, sono rilegate singolarmente per ciascun bene TFO gestito e riportano il nominativo, il numero di pratica TFO e il numero di sequestro.

(a cura di) Ilaria Bibollet, Iris Bozzi, Anna Cantaluppi, Erika Salassa, Gestioni Egeli - Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, III Inventario, Istituto San Paolo di Torino, Archivio Storico della Compagnia di San Paolo, Torino, 2014 

Mentone - Villa Maria Serena

2.3 L’Egeli e la sua struttura
A ulteriore riprova della centralità dell’aspetto economico vi fu il fatto che il decreto di novembre preannunciava anche l’emanazione di altre disposizioni per regolare con più precisione l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 10 sopracitato. Infatti pochi mesi dopo fu emanata una legge di attuazione, quella del 9 febbraio 1939, Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all’art. 10 del R decreto legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica. Il testo si componeva di 80 articoli suddivisi in una prima parte dedicata ai beni immobili dei perseguitati e in una seconda riguardante i beni industriali e commerciali, e venivano stabiliti limiti precisi che regolavano gli ambiti patrimoniali dei cittadini ebrei, determinati e regolati dallo Stato nei minimi dettagli.
[...] Nella seconda parte del decreto, invece, veniva istituito ufficialmente l’ente che avrebbe dovuto occuparsi dei beni sottratti: l’Ente di gestione e liquidazione immobiliare (Egeli), che ne avrebbe curato la gestione e la vendita per conto dello Stato, con sede a Roma, e dotato di un proprio statuto, al cui primo articolo si leggeva:
“È costituito, con sede in Roma, un ente denominato "Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare" (E.G.E.L.I.) col compito di provvedere all'acquisto, alla gestione ed alla vendita dei beni immobili eccedenti, a norma dei Regi decreti-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, e 9 febbraio 1939-XVII, n. 126, i limiti di patrimonio consentito ai cittadini italiani di razza ebraica. L'Ente ha personalità giuridica. Esso ha un fondo di dotazione di venti milioni, da stanziare, con provvedimenti del Ministro per le finanze, sul bilancio del Ministero stesso.” <337
Di fatto l’Egeli divenne il braccio operativo del fascismo nell’ambito economico e finanziario della campagna antisemita, con l’obiettivo di estromettere gli imprenditori di razza ebraica dall’economia italiana. Il consiglio d’amministrazione dell’Ente <338 era composto da figure di primo piano della politica e dell’economia di quegli anni, a ulteriore dimostrazione dello stretto legame tra la volontà politica e la prospettiva economica su cui nasceva e operava questa struttura.
In sei anni di attività sotto il fascismo l’Egeli ebbe tre presidenti e un commissario: dapprima vi fu Demetrio Asinari, che ebbe modo di seguire i lavori dell’ente per pochi mesi, a causa della sua scomparsa avvenuta poco dopo la nomina. A succedergli fu Cesare Giovara, senatore ed avvocato torinese, nominato nel 1939 e in carica fino al 1943, a cui avrebbe dovuto succedere il senatore Pietro Lissia, che tuttavia non si insediò mai, probabilmente per il precipitare degli eventi nell’autunno di quell’anno. A guidare l’Egeli nella sua seconda fase, quella della Repubblica sociale italiana, fu un commissario, Leopoldo Pazzagli, che ne diresse i lavori fino al termine del conflitto e alla Liberazione. <339
Dal punto di vista procedurale il decreto n. 126 stabiliva l’attuazione di un iter burocratico lungo e complesso, il quale prevedeva che i singoli cittadini dichiarati di razza ebraica sporgessero denuncia all’Ufficio Distrettuale delle Imposte presso il proprio comune di residenza. <340 A quest’ultimo spettavano tutti gli accertamenti del caso, e la successiva trasmissione della denuncia all’Ufficio Tecnico Erariale competente: le proprietà immobiliari degli ebrei, sia terreni sia fabbricati, con un imponibile superiore ai limiti fissati dal decreto del 17 novembre dovevano essere suddivisi in «quota consentita», che rimaneva in possesso dei legittimi proprietari, e in «quota eccedente», che veniva trasferita all’Egeli.
Lo statuto dell’Egeli prevedeva che ci fosse un indennizzo a favore degli ebrei espropriati: a fronte del trasferimento degli immobili all’Ente quest’ultimo doveva rilasciare speciali certificati triennali, con un interesse annuo del 4%; si trattava di titoli nominativi e trasferibili solo a persone di razza ebraica. I beni trasferiti all’Ente dovevano essere predisposti alla vendita “secondo un piano graduale di realizzo e in base a progetti annuali da approvarsi dal Ministro per le Finanze”, <341 e il ricavato, al netto delle spese, doveva essere versato alla Tesoreria centrale e investito nel debito pubblico.
[...]
5.3 L’Egeli nel dopoguerra
Con le nuove disposizioni l’Egeli continuò ad avere un ruolo centrale e, mentre nei territori della Repubblica sociale continuavano le confische, nella zona liberata, e in particolare con la liberazione di Roma, si fece pressante il tema delle restituzioni. Tuttavia la documentazione principale era stata trasferita a S. Pellegrino Terme e gli uffici romani non poterono far altro che svolgere un lavoro piuttosto limitato e circoscritto. Solo con la cessazione delle attività al nord, nel maggio 1945, l’attività dell’Egeli poté essere unificata sotto la guida del commissario straordinario Enrico De Martino, e la sede centrale fu riportata a Roma. Questa nuova fase prevedeva che l’ente si occupasse sia delle sottrazioni avvenute sulla base della normativa del 1938-1939, sia delle confische predisposte dalla Repubblica sociale italiana tra il 1943 e la Liberazione.
[...] chiusura dell’Egeli, che rimase in attività fino al 1957, quando fu commissariata per decreto ministeriale a cui fece seguito il decreto del 13 novembre 1958 con cui il Ministero del Tesoro era incaricato di liquidare l’ente attraverso l’Ufficio Liquidazione della Ragioneria Generale dello Stato.
Oltre ai beni, ai crediti e ai compendi vi erano ancora titoli e depositi presso le banche: molti dei beni bancari tra titoli di stato e titoli industriali, depositi di denaro e azioni erano ancora presso gli istituti che li avevano presi in gestione, poiché non erano mai stati rivendicati. Secondo i calcoli dell’epoca ammontavano a 4.000.000 lire tra depositi e titoli di Stato e 6.650 azioni industriali per i quali stava per andare in prescrizione la possibilità di chiederne la restituzione.
In merito ai beni non rivendicati anche l’Avvocatura dello Stato, con parere espresso nel 1960, ritenne che lo Stato avesse diritto alla proprietà dei beni espropriati “col decorso dei 10 anni dal 5 giugno 1946, data di entrata in vigore del decreto legislativo luogotenenziale n. 393 per la rivendicazione dei beni confiscati sequestrati o comunque tolti ai perseguitati per motivi razziali sotto l’impero del sedicente governo della Repubblica Sociale, rimanendo così liberato dall’obbligo di restituire il prezzo ricavato dalla vendita”. <857
[NOTE]
337 Lo Statuto fu approvato il 27 marzo 1939 e pubblicato sulla ‹‹Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia›› il 10 maggio successivo.
338 Nel primo consiglio d’amministrazione sedevano: il senatore Demetrio Asinari, in qualità di presidente; Ugo Sirovich, presidente di sezione della Corte dei Conti; il consigliere di Stato e senatore Giuseppe Mormino; il consigliere nazionale Michele Pascolato; Michele Delle Donne, primo presidente della Corte d’Appello di Roma; Raffaele Festa Campanile, ispettore superiore del Ministero dell’Agricoltura; il direttore generale del Commercio Erasmo Carnevale; Alessandro Baccaglini, direttore generale dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito; il consigliere nazionale e presidente della Federazione fascista proprietari e affittuari coltivatori diretti, Ettore Usai; il consulente per gli affari legali e finanziari della Confederazione fascista degli industriali, avv. Luigi Biamonti. Cfr. A. Scalpelli, L’Ente di gestione e liquidazione immobiliare: note sulle conseguenze economiche della persecuzione razziale, in Gli ebrei in Italia durante il fascismo, vol. 2, cit., 1961, p. 95.
339 Ivi, p. 96.
340 Secondo gli articoli 13 e 15 del decreto n. 126 la denuncia doveva essere presentata entro novanta giorni dalla sua emanazione.
341 Statuto dell'Ente di gestione e liquidazione immobiliare, artt. 13-14.
857 Parere dell’Avvocatura dello Stato del 23 marzo 1960 riportato ivi, pp. 293-294. Il parere dell’Avvocatura dello Stato riguardava anche le proprietà acquisite da terzi, i quali avevano facoltà di acquisire definitivamente la proprietà del bene di cui si erano impossessati illegittimamente, fatta salva la buona fede, dopo appena tre anni di possesso. Non è possibile sapere con quali modalità questi beni furono venduti e quanto il fu il ricavato.
Giulia Dodi, La spoliazione dei beni ebraici e l'attività dell'Egeli a Bologna e Ferrara, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 2021

giovedì 6 gennaio 2022

Una raffica di mitragliatore proveniente da Cima Marta ci arrestò bruscamente

Fonte: Mapio.net

"Nella notte del 23 u.s. [23 febbraio 1945] venivano segnalati reparti tedeschi a Carmo Langan, Graj, Cima Marta e colle Sanson. Sospettando che si  trattasse di un rastrellamento i Distaccamenti sono stati spostati a sud della rotabile Pigna-Rezzo. Il 24 u.s. il rastrellamento venne eseguito con molta organizzazione:  la  zona venne controllata da 4 gruppi provenienti da Graj e Colle Sanson. Verso le ore 15 del  25 u.s. 3 quadrimotori americani si aggiravano con insistenza sulla zona di Cima Marta. Alle ore 12 circa del 28 u.s. comparvero nuovamente 5-6 quadrimotori che effettuavano diversi lanci di materiale su Cima Marta. Tentando di raggiungere i paracadute, i garibaldini venivano attaccati e 6 di essi risultano dispersi. Da informazioni avute risulta che i lanci constano di 280 pacchi paracadute avente ognuno 1 quintale di materiale (Sten, mitragliatori,  munizioni, caffè, vestiario, scarpe, medicinali...). Si presume che questi lanci siano stati intercettati dai tedeschi in quanto essi hanno carpito una emittente destinata ai partigiani con relativo cifrario. Si fa, pertanto, richiesta di sospendere questi lanci che rafforzano la possibilità di resistenza del nemico". 
Dal comando [comandante Vitò/Ivano Giuseppe Vittorio Guglielmo] della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando [comandante Curto Nino Siccardi] della I^ Zona Operativa Liguria, documento IsrecIm, trascritto in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
[...] un giorno, Mario Tucìn capitò a un'ora insolita.
Aveva aria triste: e i tre non faticarono a capire che doveva esserci qualcosa di brutto in giro.
Infatti toccò a lui che da qualche tempo, a ogni visita lì nel bosco, non faceva che parlare con entusiasmo di lanci coi quali gli alleati promettevano ai partigiani armi, munizioni, equipaggiamenti, viveri e ogni altro ben di Dio, toccò a lui, raccontare: "Ieri i partigiani Natale, Nicola, Martin, Remo, Cunfin, Mario di Gerbonte e suo fratello Nino non hanno più fatto ritorno dalla cima di monte Marta. Erano andati con una squadra a ricevere il lancio; ma i tedeschi, informati chissà per quali vie, gli han tesa l'imboscata, e solo pochi sono ritornati vivi".
S'era trattato del primo e unico miserabile lancio alle formazioni garibaldine del Ponente ligure.
Fra i caduti, c'era anche l'anziano Cunfin, l'idealista che non aveva mai piegato alla dittatura [...]
Bruno Luppi [n.d.r.: comandante partigiano "Erven"], Saltapasti, La Pietra, Milano, 1979
 
Nella zona di Baiardo, Monte Ceppo e Cima Marta, verso il 20 febbraio 1945, venne effettuato un rastrellamento, compiuto da una quindicina di militi della compagnia di Sanremo della GNR al comando del tenente Giuseppe Salerno, da un reparto di bersaglieri, da Brigate Nere e da soldati tedeschi. Il rastrellamento durò circa una settimana senza che i nazifascisti riuscissero ad ottenere esiti positivi, fino al giorno in cui gli alleati fecero un lancio paracadutato di armi e di viveri a Cima Marta. Il lancio venne intercettato dai tedeschi e fascisti presenti in forze. I partigiani che raggiunsero la zona del lancio trovarono i nemici in attesa e dovettero abbandonare pressoché tutto il materiale e fuggire perché in evidente inferiorità numerica, lasciando sul terreno quattro compagni. L’episodio viene narrato dal partigiano Leo Anfosso (Pavia), dal cui racconto riportiamo un estratto: «Eravamo al 28 febbraio 1945, nell'ospedale della V^ Brigata, a Drondo (Triora). A Cima Marta ci fu un lancio di molti paracaduti. In tutta la zona non c'era alcun Distaccamento. La V^ Brigata era riuscita nei giorni avanti a rompere il cerchio che la stava per chiudere nella zona di Bregalla e si era portata a Badalucco. I Tedeschi ed i fascisti avevano compiuto rastrellamenti con cinque diverse colonne, ma non avevano agganciato alcun Distaccamento. Divorammo la strada che porta a Borniga e da lì prendemmo la mulattiera che porta a Cima Marta; dopo un'ora e mezza ci trovammo sotto la casermetta di Sanson, ormai vicino alla meta. Una raffica di mitragliatore proveniente da Cima Marta ci arrestò bruscamente. Nello stesso istante, dalla casermetta uscirono una dozzina di soldati armati. Lungo la strada militare avvistammo un gruppo di quattro soldati che, evidentemente, seguivano i nostri movimenti. Altri spari, frattanto, venivano dal campo di lancio e capimmo che i garibaldini erano stati attaccati. Ci ritirammo verso la frazione di Gerbonte per avere notizie di quelli che, saliti di là, avevano incontrato resistenza. Verso le ore 17 arrivarono Moraldo Giovanni e il maestro “Grinda”. Ci fornirono le prime notizie. Erano giunti al campo di lancio senza trovare nessuno, ma, mentre affaccendati si davano da fare per aprire i pacchi, furono improvvisamente attaccati ed allora dovettero cercare scampo nella fuga che la neve abbondante rendeva quanto mai problematica. Avevamo visto Natale Oddo (Saetta) cadere sotto una raffica mentre cercava di montare uno “Sten”, preso in un pacco, per sparare contro i Tedeschi. Al cadere delle tenebre mancavano ancora, oltre a Oddo, Giuseppe Pirozzini (Confino), Mario Di Blatto (Nicola), Mario Moraldo (Bosana). Giunsero Nino e Remo che ci avvisarono che Mario Moraldo, ferito alla coscia ed impossibilitato a proseguire, era nascosto vicino alla caserma di Cima Marta ed attendeva che nella notte andassimo a prenderlo con la barella. La delusione per il lancio perduto e per i compagni assenti, della cui sorte oramai incominciavamo a dubitare, ci demoralizzò moltissimo. Partimmo alla loro ricerca in venti verso le ore 23. A mezz'ora di strada dove era stato lasciato Mario, raffiche di “Sten” nell'aria, delle sentinelle tedesche, ci arrestarono. Eravamo in quel momento in sette, Petrin, Ernesto, “Leopardo”, Rinaldo Rizzo (Tito) - vice comandante della Divisione “F. Cascione” -, Ivar Oddone (Kimi) - commissario della stessa Divisione -, Nino, fratello di Mario, ed io. Ogni tanto le raffiche delle sentinelle che temevano agguati, ci mozzavano il respiro. Sprofondavamo nella neve fino alle ginocchia e faticavamo a proseguire. Eravamo oramai vicino al nostro compagno ferito, compimmo l'ultimo tratto strisciando, cauti, per non farci scorgere dalle sentinelle tedesche, in quella chiarissima notte di plenilunio. Mario ci guardava da lontano, non capiva che accanto a lui c'era il fratello, che c'ero io, io che volevo farlo respirare, io che volevo scaldargli le membra oramai più fredde della neve che le aveva accolte. E piangemmo io e Nino, senza ritegno, disperatamente. L'alba stava già per spuntare e bisognava raggiungere prima del far del giorno i compagni che ci attendevano in una zona più sicura.»
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020

Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]
 

I garibaldini ed i borghesi, quasi giunti alla loro meta nelle vicinanze di Sanson, furono fermati da alcune raffiche di mitra sparate dai tedeschi... i tedeschi uccisero 4 garibaldini della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni". Rocco Fava, Op. cit., Tomo I  


30 gennaio 1945 - Dalla Delegazione ligure delle Brigate d'Assalto Garibaldi al comando della I^ Zona Operativa Liguria -  Nella comunicazione si affermava che "...  gli aviolanci non sono avvenuti nella I^ Zona a causa della mancata conferma delle coordinate...".

10 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 110, al comando della I^ Zona Operativa LiguriaComunicava che "il comandante ed il capo di Stato Maggiore di questa Divisione si sono recati sulla costa per valutare la possibilità di ricevere materiale dal mare. Ciò si è rivelato impraticabile a causa della stretta sorveglianza dei nemici. Pertanto, l'unica via si dimostrano i lanci aerei. La zona che può dare maggiori garanzie a questo scopo è la zona di Alto: latitudine 44 ° 07 ' 53 ' '; longitudine 4 ° 28 ' 55' '  ".

13 febbraio 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione" al comandante "Ivano" - Scriveva che "in seguito al colloquio con l'ispettore 'Simon' [Carlo Farini] ed il commissario della I^ Zona [Operativa Liguria] 'Sumi' [Lorenzo Musso] si è concordato... La strategia militare è quella di creare una serie di azioni con brevissimi intervalli tra di loro: queste azioni avranno l'appoggio aereo da parte degli alleati...".

14 febbraio 1945 - Dal C.L.N.A.I. (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Venivano annunciati lanci diurni in Località Cima Marta a partire dal 1° marzo; era sottolineata la conseguente necessità di stendere 8 teli di colore bianco sul terreno destinato al lancio e di accendere il fuoco appena udito il rombo dei motori; veniva precisato che il giorno precedente al lancio Radio Londra avrebbe trasmesso una frase convenzionale.

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II