sabato 17 settembre 2022

Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?

Ventimiglia (IM): uno scorcio del fiume Roia verso la foce


6 gennaio 1944. Epifania
Anche oggi molta gente qui nella nostra osteria [n.d.r.: la "Battaglia", tra Strada Ville e Frazione Latte, in Ventimiglia (IM)], come del resto quasi tutti i giorni; abbiamo avuto un allarme solo alle undici.
7 gennaio 1944
Stamane, Antonia e Manin si sono alzate alle 5 e mezzo per andare a San Remo a trovare lo zio Andrea e sono state molto in dubbio nel partire dato che si sentiva un violento bombardamento. Sebbene fosse lontano tremavano i vetri.
Sono partite, ma anche a San Remo non se la sono passata tanto bene, si sono rifugiate verso Bignone.
8 gennaio 1944
Oggi tre allarmi, anche stamane verso Nizza (dicono Saint-Raphael) violento bombardamento. Anche a San Remo sono state gettate alcune «pillole», sul porto e in città, ma nulla è capitato allo zio Andrea.
La città più devastata nella nostra Riviera è Imperia-Oneglia; quasi tutti i giorni vi fanno visita gli aeroplani inglesi.
9 gennaio 1944
Anche oggi due allarmi e abbiamo sentito il violento bombardamento in Francia. Qui da noi molta gente, come del resto tutti i giorni e noi siamo arcistufe essendo stanche di fare una vita così. Sebbene ci sia ancora il guadagno, preferiremmo il lavoro della campagna.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

Salutandoci, il partigiano Iezzoni ci disse che l’indomani probabilmente sarebbero sbarcati gli alleati. Sarebbe stato, invece, il giorno della da noi famosa “notte dei bengala” del 21 giugno del 1944, quando tutti credevano e speravano nello sbarco degli alleati e invece ci fu solo un grande bombardamento. Otto giorni dopo “Argo” moriva in un’operazione a Baiardo (IM).
Fu il primo schiaffo che ricevetti dalla realtà della mia guerra di partigiano.
Renato "Plancia" Dorgia  in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

Una vista da Latte, Frazione di Ventimiglia (IM), a Bordighera

21 giugno 1944
Anche stanotte, altri giovani sono andati a raggiungere i ribelli. Continuano i bombardamenti, sulla Riviera e ovunque. Torino ha subito la 35a incursione aerea, anche a Genova le rovine sono immense.
22 giugno 1944
Stanotte, alle due e un quarto, abbiamo avuto un brusco risveglio. L’allarme, seguito poi da un’infinità di apparecchi.
Come al solito, non avevamo idea di alzarci, ma il grande chiarore ci ha fatto andare a curiosare dalla finestra. Che spettacolo, il primo per noi! Che fuochi e poi certo anche spari! Non siamo stati ad indugiare prima di uscire di casa e metterci al sicuro. Se avessimo aspettato ancora un po’ saremmo stati tutti belle finiti. Tre bombe sono cadute sotto la casa di Lanfredi, delle quali due solo esplose. Povera nostra campagna, come è rimasta desolata, quanto danno abbiamo avuto! Però, possiamo dirci fortunati che non hanno avuto nessuna avaria le vasche e la tubazione. I danni della casa, neanche questi sono ingenti. Il danno più grosso è nella vigna perché anche le viti sono rovinate.
La durata dell’allarme è stata di 50 minuti, il bombardamento di 22 minuti, le bombe, lasciate cadere su Ventimiglia e dintorni, un’infinità. Cominciando dalla salita degli Scuri, Rivai, Marina, Piazza Vittorio Emanuele, Gallardi, Siestro, Via Chiappori, Via Roma, Sottoconvento, Via Cavour, Via Mazzini, la Mortola. Queste sono le zone che più delle altre presentano i segni della distruzione causata dalle bombe nemiche.
La città, ovunque, mostra mutilazioni dolorose. La cosa incredibile è che le uniche bombe sganciate nella nostra zona sono quelle cadute da noi. Il destino ha voluto che fossimo noi i colpiti.
I morti finora accertati sono 23 e una sessantina i feriti, numerosissime sono le persone senza tetto. L’attacco nemico si è esteso fino a Vallecrosia che è stata pure duramente provata dall’incursione. Il bombardamento ha provocato l’interruzione della via Aurelia, ha seriamente danneggiato l’acquedotto e il telefono, la luce è rimasta interrotta e anche la ferrovia: i treni arrivano solo fino a Bordighera.
Caterina Gaggero Viale, Op. cit.
 
Ventimiglia (IM): uno scorcio del centro storico della Città Vecchia

Dopo il Cinquantenario del primo bombardamento aereo su Ventimiglia - quello, ferocissimo perchè inaspettato, del 10 dicembre 1943 - e le sue gravi conseguenze in vittime e rovine, bisogna ricordare anche il primo bombardamento notturno, quello della notte dopo San Luigi: 21/22 giugno 1944.
Ecco come lo ho vissuto io.
Abitavo au Cuventu, in Vicolo Sant'Agostino, derré au furnu de Pipu, secondo e ultimo piano, ingresso all'alloggio dal ballatoio interno, con vista sui legnami della ditta Mordano; tre finestre sul vicolo.
Diciamo pure che, in quel semestre dicembre/giugno, i bombardieri alleati avevano colpito sempre di giorno ed esclusivamente Nervia e Gianchette, in sintesi le zone di ponti stradali e ferroviari, per cui noi abitanti del centro della Città bassa ci ritenevamo sicuri, fortunati, privilegiati. Come si diventa carogne quando c'è di mezzo la ghirba. Quando il terribile rombo delle "formazioni", si diceva così, dava l'annuncio che l'inferno si avvicinava, si scendeva da basso, più per rito che per paura, e sostavamo proprio nel forno sunnominato, chiacchierando con Pipu e i suoi lavoranti.
Di notte, quando suonava l'allarme e gli aerei passavano, ronfando, altissimi, per andare a bombardare a Nord, non ci si alzava nemmeno più. Finché...
Quella notte suonò l'allarme e il ronfo degli aerei non era più tale, ma era un ruggito, o meglio un susseguirsi di ruggiti: si capiva che stavano volteggiando sulle nostre teste.
Qualcuno urlò: "Scapé, gh'é i bengala!"
Si balza dal letto, ci si copre alla meglio, si scende a precipizio. Dal cielo nero pendevano a decine i razzi illuminanti. Dove ripararsi? Dove scappare? La galleria rifugio, scavata nella montagna dietro la ferrovia, dalle parti del puzzolente (allora; oggi non so) "tumbin", il sottopassaggio tra Corso Genova (già Corso Umberto I se ben ricordo) e Via San Secondo, era troppo lontano, data la situazione. E poi c'era pericolo che qualche bomba, diretta al piazzale della ferrovia (che proprio nel sottopassaggio si restringe e poteva perciò essere obiettivo privilegiato) non facesse troppa differenza tra ferro e carne umana. Si pensò dunque che obiettivi principali del bombardamento fossero la stazione e tutto il piazzale ferroviario, e si cercò allora di allontanarsi il più possibile, partendo in direzione perpendicolare. Vicolo Sant'Agostino, Via Carso, Via Fondega. Le prime bombe cominciavano a fischiare e scoppiare, arrivare sulla spiaggia non si riteneva conveniente, perchè si sarebbe stati visti come il sole, e non sapevamo se nelle intenzioni ci fosse anche il mitragliamento (si pensava ad uno sbarco, con un misto di terrore e di speranza).
Via Fondega allora era delimitata da muretti agricoli, alti quanto una persona o poco più, del tipo di cui c'è ancora qualche traccia (ahimé, assai frammentaria) in Via Asse, Vicolo Pescatori e Vicolo Arene (andiamo anche più in là, Via alla Spiaggia, Via Nervia, Vicolo del Pino).
Ci sdraiammo per lungo, faccia a terra e mani sulla testa, rasente al muro, con la speranza di non essere colpiti da schegge o detriti e con l'altra speranza, più grossa, che nessuna bomba scegliesse quel posto. Ad ogni salva di fischi e scoppi, ne scoppiava una di giaculatorie e invocazione per la salvezza delle nostre anime e, perchè no, anzi prima di tutto, dei corpi. I più "gettonati" da me furono Sant'Antonio e Santa Rita.
Finito l'uragano di ferro e fuoco, attendemmo le prime luci dell'alba - che arrivavano molto presto; eravamo al solstizio d'estate - per tornare a vedere la nostra casa. Beh, non aveva troppo sofferto. Poi ci preoccupammo delle notti a venire - perchè dentro casa, a Ventimiglia, non avevamo più dormito - e ci avviammo stanchi, assonnati, intontiti dal terrore e dal fracasso, a fare un sopralluogo alla galleria rifugio.
Lungo la strada si trovavano, ogni tanto, dei drappi bianchissimi, leggeri e morbidi, che avevamo timore a toccare perchè la propaganda "a coelo non prevalebunt" ci aveva messo in guardia da matite esplosive e oggetti strani in genere. Erano i paracadute, in nailon, dei bengala.
Nella galleria passammo poche notti. Era affollatissima. Chi aveva portato reti e materassi, chi brandine, chi poltrone, o semplicemente sedie. Oltre a coperte. Ma non poteva essere una soluzione, sia per l'affollamento, sia per l'enorme umidità che trasudava e gocciolava in quel buco.
Di lì, lo sfollamento prima a Olivetta e dopo qualche giorno a San Michele; dove la ferrovia avrebbe consentito, ancora per poco tempo, un comodo collegamento con Ventimiglia, sede di lavoro.
La galleria rifugio ritorna, di quando in quando, nei miei sogni.
Renato Pastorino, 21 - 22 giugno 1944. La notte dei bengala, "La Voce Intemelia", anno XLIX n.6 - giugno 1994, articolo qui ripreso da Cumpagnia d'i Ventemigliusi
 

 
Ventimiglia (IM): uno scorcio della zona di levante (Nervia)


Ventimiglia (IM): uno scorcio della zona Ville

Ville 22 giugno 1944
E' la quinta volta che la mia cara città di Ventimiglia viene bombardata. Questa notte, alle due circa, la mamma è venuta a svegliarmi nella mia cameretta: c'erano gli apparecchi! Siamo subito usciti in campagna e...  oh  quale spettacolo! Sembrava pieno giorno e ciò era causato dai bengala.
Dal rumore, sordo e cupo, s'intuiva che gli aerei erano parecchi. Noi ci siamo rifugiati in un cunicolo e, appena dentro, abbiamo sentito il fischio dei proiettili: era la batteria contraerea di Grimaldi. E dopo è stato un susseguirsi di 23 giugno 1944
No, per fortuna la mia casa non è crollata, però è stata abbastanza danneggiata: il tetto non c'è più e i vetri sono rotti. Poi son caduti tutti i lampadari, si sono rotti alcuni ninnoli che erano sul mobilio della sala, e vari bicchieri e i piani del servizio. Ma davvero possiamo ringraziare Iddio! Le case che circondavano la nostra sono crollate, mentre la nostra è rimasta. Come mi dispiace che sia morto Ghiselli, l'impiegato del Municipio!
Abbiamo detto alle mie compagne di Ventimiglia che vengano ad abitare quassù con le loro famiglie e questa sera arriveranno. Ma sì, voglio essere allegra e fugare i tristi pensieri, perché verranno Assunta, Anna e Rosy, le mie più care amiche.
25 giugno 1944
E' domenica. Stamane sono andata a messa con le mie amiche. Al cinema a Latte non siamo scese, perché dicevano che prendevano delle persone in ostaggio, ed io sono rimasta tutto il giorno in casa ad aiutare la mamma.
[...]
29 giugno 1944
Ancora quest'oggi nel pomeriggio, verso le 17.20 sono venuti a bombardare Ventimiglia. Io ero in casa, quando ho sentito il rumore degli apparecchi. Ho chiamato la mamma e siamo uscite, quando una signora ha detto che ce n'erano 19, ed avevano la direzione di Ventimiglia.
Io, ho guardato in alto, e li ho visti, ma certo... dietro a quelli ce n'era un'altra formazione di 19. Dio mio! Erano bombe quelle cosine piccole. bianche che cadevano dagli apparecchi? Alla mia domanda ha risposto poco dopo il rumore sordo e cupo che provocano le bombe scoppiando. Io e la mamma ci siamo subito gettate a terra, gridando. E papà, che doveva arrivare da Sanremo col treno proprio a quell'ora?
Poi gli aerei se ne sono andati ed è tornata la calma. La mamma di Anna è svenuta due volte per la gran paura e tremava tutta come una foglia.
Circa mezz'ora dopo, Assunta ed io eravamo sul ponte che guardavamo i danni che avevano fatto a Ventimiglia. Meno male, il treno non è stato colpito.
Nuccia Rodi, Diario di guerra. Ville, 22 giugno - 26 ottobre 1944... in Aa.Vv., Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra, Comune di Ventimiglia, 1995
 
Nel pomeriggio inoltrato del 29 u.s. formazioni aeree nemiche sorvolavano la città di Ventimiglia sganciando bombe sui ponti ferroviari del Roja e del Nervia, nonché sulla linea ferroviaria Ventimiglia-Piena, interrompendo le comunicazioni. Rimanevano colpiti i caseggiati lungo il tratto del ponte stradale, tra cui l'albergo "Commercio" ove erano alloggiati 20 agenti ausiliari di polizia. Rimanevano colpiti il ponte sul Nervia ed il tratto della linea ferroviaria lato Bordighera. Rimanevano interrotte le comunicazioni con la Francia, laddove quelle con Genova venivano riattivate poco dopo.
Nessuna vittima: solo pochi feriti.
Questore di Imperia, Al capo della Polizia - Maderno, Relazione settimanale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 3 luglio 1944 - XXII°  

16 luglio 1944
La solita domenica senza un diversivo e senza uno svago. Quanto vorrei poter andare al mare, a far gite in bicicletta, al giardino di Hanbury, ma... che sciocca che sono: non ricordo che l'erba voglio non esiste?
Non si sente parlare, invece, che di bombardamenti su tante città, di Tedeschi che danno fuoco alle case, di gente che muore... Che tristezza la vita!
17 luglio 1944
Stamane c'è stata una messa per il mio povero zio Salvatore. Caro zietto! Ho fatto la Comunione per te e ho pregato per te. Tu ora, lassù nel Cielo, stai certamente meglio di noi, e non vedi tante cose brutte e dolorose che questa guerra ci  porta. Tu che sei vicino a Dio, perché non lo preghi di farla cessare questa guerra?
24 luglio 1944
Quanti apparecchi sono passati stamane in direzione di Ventimiglia! Meno male che non l'hanno colpita. Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?
25 luglio 1944
Alle 11, stamattina, la mia povera città è stata ancora una volta oggetto dell'incursione area nemica. Gli aerei erano molti, ma per fortuna non vi sono morti, né case crollate. Hanno colpito la ferrovia dal passaggio a livello alle Suore di S. Marta.
Nel pomeriggio sono nuovamente passati gli apparecchi, e la signora Rampone è quasi impazzita di paura. Ha cominciato a mettersi le mani nei capelli, a urlare come una forsennata ed a scappare di qua e di là, urlando: «mamma mia, mo' bombardano, e venitteme addosso, così non sento sto rumore...». Nessuno l'ascoltava, perché tutti scappavano per le fasce per conto proprio.
Io mi ero distesa ai piedi di un muretto poiché, sentendomi poco bene, non potevo correre, quando, ad un tratto, ho avuto l'impressione che tutte le forze della terra fossero gettate su di me con violenza. Quando ebbi la forza di voltare il capo, vidi la suddetta signora che si era gettata a capofitto sulla mia schiena e, tremando, mi squassava tutta. Col dolce peso che si ritrova! E non potevo mica muovermi, ché quella mi ficcava le unghie nella carne.
Ho ringraziato Iddio quando gli apparecchi se ne sono andati ed ho potuto rientrare in casa. Tutta massacrata, è vero, ma salva dal pericolo di rimanere schiacciata.
26 luglio 1944
Sant'Anna è la mia festa e quella della mia amica Rampone. Le ho regalalo un grazioso cestinetto di frutta e fiori. A me, Marisa ha regalato un cuscinetto rosa per gli spilli fatto da lei, e Rosy e Assunta della stoffa rosa per biancheria. Abbiamo invitato i nostri amici a gustare la torta, il budino ed a bere il vino bianco.
Poi Assunta, Anna, Rosy ed io, abbiamo deciso di scendere a Ventimiglia a prendere la "cassata". Infatti alle 16.30 siamo partite ma... a metà strada è suonato il preallarme, e si sono sentiti gli apparecchi. Noi, però, abbiamo continuato impavide a camminare con la speranza che gli aerei passassero senza bombardare. Infatti, se ne sono andati verso il mare, ed abbiamo sentito suonare nuovamente la sirena: ecco, il cessato allarme. Macché, è l'allarme, perché si sono sentiti 6 suoni. Che disdetta, però noi, senza paura, abbiamo deciso che dovevamo continuare il nostro cammino. E così siamo arrivate nel Borgo e ci siamo dovute fermare all'inizio della galleria. Sentivamo sempre suonare la sirena, ma erano le nostre orecchie che, maligne, ci tradivano.
Siamo andate da Manin, ma non aveva né cassate, né gelati. Andare nel centro della città, con l'allarme, non era prudente, così siamo rimaste lì in piedi ad aspettare, come quattro stupide.
Infine, alle 18.30, avvilite, a capo chino, gli occhi accesi di oscure vendette verso chissà chi, ce ne siamo tornate a casa.
29 luglio 1944
La notte scorsa, a mezzanotte precisa, due o tre cacciabombardieri hanno gettato alcune bombe su Ventimiglia, vicino al Miramare. Hanno gettato bengala dappertutto: sul mare, a Bevera, a Ventimiglia, e su un monte qui vicino. Noi ci siamo alzati, e siamo scappati per la campagna, col chiarore che c'era si vedevano bassissimi gli aerei che volavano sul nostro capo. Dio mio, che paura!
Ci siamo coricati in un canaletto, ma siamo subito andati in cantina, quando abbiamo visto il chiarore dei proiettili della batteria contraerea di Ventimiglia. Ci sono sei morti, fra cui una mia compagna delle scuole elemntari, Maria  Bosio, morta col fratello, la  madre e il fidanzato. E' morta pure la Trillo.
30 luglio 1944
Hanno ancora bombardato Ventimiglia, la notte scorsa all'una e trenta. Hanno gettato i bengala e noi siamo scesi in cantina. E' stata colpita la città alta, ma fortunatamente non ci sono morti.
2 agosto 1944
Quest'oggi saranno passati più di 500 apparecchi. Sembra il finimondo: vanno, vengono, si incrociano, si abbassano...
Se non si pensasse che posono gettare bombe, sarebbe un bello spettacolo vedere tutti quegli aerei bianchi e neri che sorvolano in ogni direzione.
Ho visto scendere una bomba da un aereo, ma non precipitava velocemente, bensì girando su se stessa, e non si è sentito lo scoppio. Han detto che, quando scendono così, non scoppiano. A Ventimiglia è un continuo allarme. Anche in questo momento suona la sirena. Tra ieri e la notte scorsa, l'allarme ha suonato ben 19 volte.
3 agosto 1944
E' proprio vero quello che sto per scrivere? E' proprio vero che han bombardato quassù da noi, alle Ville? Eppure, ci sono i buchi delle bombe tutto attorno, ho sentito le esplosioni e si trovano frammenti di bombe dappertutto, e questo odore di bruciato che  è rimasto! Tutti parlano, raccontano della morte che hanno sfiorato, noi stessi siamo vivi per miracolo.
Erano le dieci e trenta, ed io ero a lezione di piano nel salone, con la suora. Abbiamo sentito il rumore degli aerei, ma abbiamo continuato a suonare, poi, siccome il rombo dei motori si avvicinava sempre di più, volevamo uscire a contarli, e la suora si era avviata ad aprire la porta della Cappella per uscire, come al solito, sullo spiazzo antistante. Non so come, ho avuto l'idea di dirle che si poteva passare anche dalle scale di sopra. Avviandoci sul pianerottolo, sentendo un rumore d'inferno, anziché salire, siamo scese a precipizio in cantina. Dal portone della cantina, guardavamo quei caccia che si abbassavano, e si alzavano proprio su di noi.
Tra quel baccano infernale, ne abbiamo sentito uno, nitido, di un aereo in picchiata: era tanto basso che sembrava dovesse toccare terra. La suora ed io ci siamo distese lì, vicino alla porta [...]
Nuccia Rodi, Op. cit.

Ventimiglia (IM): la zona, compresa tra la Frazione Latte e Ville, più vicina all'abitazione di Caterina Gaggero Viale

1° agosto 1944
Stamattina sono andata a Ventimiglia per riscuotere il sussidio e ho passato l’intera mattinata nella galleria del Cavo. È stata una giornata di allarmi consecutivi, e dire che non abbiamo ancora visto il bello!
2 agosto 1944
Giornata come ieri, la sirena ha fischiato continuamente.
È stato ucciso il figlio del Barun di Siestro. Il dott. Cassano è stato arrestato e portato via dalle SS. Attendiamo delle giornate nere e, pur di salvare la vita, siamo pronti a qualsiasi sacrificio.
3 agosto 1944
Dopo una notte di rumore continuo, prodotto dalle zattere e dagli apparecchi, la mattinata è stata abbastanza brutta. Verso le 10, formazioni di apparecchi hanno combattuto con i caccia. Un’infinità di piccole bombe sono state gettate a San Bernardo, Seglia, Peidaigo e Ville. Le più vicine a noi sono cadute da Rocco: 5 di numero. Alle Ville, abbiamo da lamentare una morta, la Magnuna che lavorava da Enrico a raccogliere ceci. Hanno sganciato pure su Bevera con diversi morti anche là. La giornata è proseguita con un ininterrotto rombo di apparecchi che sorvolavano continuamente le nostre teste.
4 agosto 1944
Sebbene molto a malincuore, sono partita lo stesso, data la mia solita abitudine di andare al mercato. Erano le 6,30 e gli apparecchi già ronzavano sulle nostre teste. È stato un attimo e la gente è scomparsa tutta. Sono rimasta sola con la mia Cita che frustavo più che potevo per farla correre e potermi mettere in salvo. Quando sono giunta sul ponte Roia, gli apparecchi bombardavano Bevera, ma mi sembrava che fossero sulla mia testa. Ero terrorizzata, ho raggiunto la galleria del Borgo e mi ci sono infilata, finalmente al sicuro, ma angosciata per la mula che avevo lasciata esposta al pericolo. Certo, appena tornata un po’ di calma, sono ripartita, ma le frustate che prendeva la povera bestia erano continue.
Un giovane che era anche lui rifugiato in galleria, e che veniva verso Latte, mi faceva compagnia e coraggio e gridava anche lui alla mula per farla galoppare di più.
Sono arrivata a casa senza che gli aeroplani mi rombassero più sulla testa. Non andrò più a Ventimiglia con la bestia. È stata una giornata terribile per tutti, la gente non è più uscita dai rifugi, tutti zeppi di persone. Anche le gallerie del treno sono state occupate, famiglie intere vi hanno preso alloggio. Verso le 10,30, hanno gettato di nuovo le loro bombe per colpire il ponte, ma non vi sono riusciti neanche questa volta. Molte bombe sono cadute nel Roia e qualcuna alle Gianchette, che ormai sono addirittura rase al suolo.
Anche il ponte di Nervia è stato preso di mira, ma è rimasto intatto. In serata sembra che l’uragano di ferro e di fuoco si sia calmato un po’, ma non abbiamo quasi il coraggio di andare a letto.
Caterina Gaggero Viale, Op. cit.
 
3 agosto 1944 - Ventimiglia-Imperia: ore 11 - sgancio di bombe nelle zone di Ventimiglia e Camporosso danneggiando complessivamente 86 abitazioni e causando 6 morti e 31 feriti.
4 agosto 1944 [...] In zona Ponte Roia di Ventimiglia e frazione Bevera, sgancio di altre bombe, senza conseguenze.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 22 agosto 1944, p. 43,  Fondazione Luigi Micheletti

Ventimiglia (IM): Mortola Inferiore (che nasconde Latte), una parte di Ville, uno scorcio di Ventimiglia Alta

25 agosto 1944
Bombardamento aereo di Latte e Mortola. Prima notte al rifugio (27 persone).
29 agosto 1944
Bombardamento aereo al Forte. Riccardo Bargioni ferito lievemente.
30 agosto 1944
Mitragliamento al Ponte del Butassu [a Latte]. Macchina tedesca incendiata.
Giuseppe Biancheri, Diario [giovanile] di guerra, pubblicato su "La Voce Intemelia", anno XXXIX, n. 10 ottobre 1984, qui ripreso da Cumpagnia d’i Ventemigliusi
 
 
Una vista da Bordighera su Vallecrosia, Ventimiglia e Francia

8 settembre 1944
[...] Solo questa mattina abbiamo appreso che sparavano sul tratto di strada tra Bordighera e Ventimiglia dove c'era un agglomerato di truppe e materiale avanzanti verso la frontiera.
9 settembre
[...] I marinai che dovevano partire entro due giorni sono tutt'ora qui e in casa ne abbiamo nuovamente una trentina. Da una finestra uno di questi mi fa un cenno e mi spiega che da lassù si scorgono 10 navi inglesi: in un baleno sono anch'io là con mamma e a occhio nudo non posso vedere che tanti punti neri muoversi verso noi. Ridiscendo, ma non sono affatto tranquilla: dopo un mezz'ora ecco un bel cannoneggiamento coi fiocchi. Ora apprendo che avevano sparato nuovamente sulla strada tra Bordighera e Ventimiglia. Che Iddio ci tenga lontani da simili bombardamenti!
[n.d.r.: dal diario di una ragazza rimasta (o lasciata) ignota, figlia di albergatori di Sanremo]
Renato Tavanti, Sanremo. "Nido di vipere". Piccola cronaca di guerra. Volume terzo, Atene Edizioni, 2006
 
25 settembre - Ventimiglia-Imperia
Ore 8,15 - Violento bombardamento navale e terrestre sul centro abitato, protrattosi fino alle ore 20. Colpiti e gravemente danneggiati il Credito Italiano, la Banca Commerciale, la caserma del presidio della G.N.R. e diverse case d'abitazione. Sei morti ed alcuni feriti fra la popolazione.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 13 ottobre 1944, p. 42,  Fondazione Luigi Micheletti

6 novembre 1944
Oggi la nave ha sparato continuamente verso Bordighera e Ventimiglia dalle 6 di questa mattina fino alle 16,30.
[n.d.r.: dal diario di una ragazza rimasta (o lasciata) ignota, figlia di albergatori di Sanremo]
Renato Tavanti, Sanremo. "Nido di vipere". Piccola cronaca di guerra. Volume terzo, Atene Edizioni, 2006