mercoledì 21 novembre 2018

La difesa partigiana di Rocchetta Nervina

Uno scorcio di Rocchetta Nervina (IM)
 
Ricavo le notizie da un'intervista con Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo]: «Stefano Carabalona, tenente nell'esercito nelle forze G.A.F., dopo l'8 settembre iniziò la sua propaganda per la formazione di gruppi partigiani. Radunò i ragazzi della bassa Val Nervia e soprattutto quelli di Rocchetta Nervina, sulle cui alture aveva stabilito la sede del distaccamento. I giovani che raccolse erano numerosi e furono anche ben organizzati  [...] Quando ebbi sentore della presenza di una banda partigiana in Val Nervia mi recai a visitarla e a stabilire un contatto con quel gruppo ed il nostro della Goletta. Accettarono.»
don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
 
Dopo l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, rimasero sul posto [Rocchetta Nervina (IM)] pochi dei nostri militari, appartenenti alla Guardia di Finanza... Nel giugno 1944 una trentina di giovani formarono un Distaccamento che poi fu inquadrato nella V^ Brigata... In risposta alla crescente attività partigiana della zona, Rocchetta Nervina subì bombardamenti da batterie di terra, repubblichine,  piazzate a Camporosso [nei pressi del cimitero] e di marina, tedesche.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016
 
L'8° distaccamento giunge a Rocchetta Nervina verso il 20 giugno [1944]. È comandato da Alfredo Blengino (Spartaco) che il giorno 23 dello stesso mese, lancia un proclama alla popolazione del paese ringraziandola per la solita buona accoglienza fatta ai partigiani ed invitandola ad appoggiare, nella maggior misura possibile, l'azione di chi combatte per la libertà
Proclama:
Il Comando e gli uomini di questo distaccamento della IX Brigata Garibaldi ringraziano la popolazione tutta per l'accoglienza fatta nonché per le prestazioni fornite. Le necessità impellenti di carattere militare hanno costretto questo comando a prendere misure cautelative; queste azioni non devono essere interpretate in malo modo, ma come necessità di guerra. Comunque si assicura la popolazione nel modo più categorico che nulla deve temere dalla presenza di qualche truppa. Tutto sarà fatto e tentato per alleviare la difficoltà che si incontreranno. La popolazione si mantenga calma, collabori, come ha già fatto, con noi, e noi faremo del nostro meglio per venirle incontro.
Aiutate gli uomini che affrontano la morte per il risorgimento di una nuova Italia.
Rocchetta Nervina  23-6-1944                                                     Il comandante  Spartaco *
* (la copia originale del proclama è in possesso del Parroco di Rocchetta Nervina)
Gli uomini della formazione ammontano ad una ventina, ma, in pochi giorni, il numero degli effettivi è pressocchè raddoppiato mentre viene notevolmente migliorata l'organizzazione del distaccamento. L'armamento consiste in fucili e moschetti. L'8° distaccamento opera nella Val Roja, procurando notevoli difficoltà al traffico delle truppe nazi-fasciste. Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona (Leo) che si trova subito impegnato in un durissimo combattimento.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, p. 154

[...] il mese di luglio... si aprì con un rastrellamento tedesco a largo raggio, essenzialmente rivolto verso Rocchetta Nervina (IM), Castelvittorio, Molini di Triora e Langan.
La difesa di Rocchetta Nervina, che si protrasse dal 1° al 4 luglio 1944, ebbe luogo soprattutto ad opera dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", che da circa una settimana era attestato nel paese.
I tedeschi, venuti a conoscenza di ciò, attaccarono, come ricordava Stefano Carabalona (Leo) [comandante di quel Distaccamento, poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", infine comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato a Nizza].
Alle ore 8 del medesimo giorno i tedeschi avanzarono verso l'abitato, ma vennero assaliti dai partigiani che li fecero momentaneamente sbandare; tuttavia, il comando tedesco riuscì in poco tempo a riordinare le proprie fila e la battaglia riprese.
Per alcune ore il combattimento si protrasse con alterne vicende ed alle 12 i nazifascisti si ritirarono, accusando la perdita di un centinaio di uomini.
La difesa del paese venne fiaccata il giorno successivo, 4 luglio 1944, ad opera di 800 uomini di truppa che, occupato il paese, lo saccheggiarono. Alla sera rimase sul selciato un ingente numero di vittime.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999 
 
Sabato 1° luglio 1944: Rocchetta Nervina è bombardata da una batteria terrestre tedesca da 100/17, piazzata a nord del cimitero di Camporosso, e da batterie costiere. Sono le ore 23. Alcuni abitanti sono colpiti. Poi, cessa il bombardamento. La domenica trascorre nella calma più assoluta. I Tedeschi credono i garibaldini spaventati dal fuoco precedente, ma questi si preparono alla difesa, certi di un imminente attacco. Lunedì 3 luglio: all'alba, i cannoni tedeschi ritentano l'attacco che dura circa due ore. Una tempesta di ferro e fuoco s'abbatte sul paese e nei dintorni, sulle alture e nelle campagne; numerose case sono distrutte, così il cimitero; la chiesa stessa subisce gravi danni. Intanto i nazisti danno l'assalto con l'intento di entrare nell'abitato; verso le otto sono a tiro del fuoco dei partigiani che li lasciano avanzare ed attendono nel massimo silenzio. I Tedeschi credono che siano fuggiti spaventati dal fuoco precedente e si  rinfrancano maggiormente, avanzando più allo scoperto. Sono ora a circa cento metri dai garibaldini che, all'improvviso, aprono il fuoco nutrito. Tra i nazisti, presi di sorpresa, nasce lo scompiglio; alcuni sono a terra, morti e feriti, altri si trascinano urlando e gemendo. Gli ufficiali quasi minacciano i soldati per riordinare le fila. Poi riprendono l'attacco, ma la resistenza garibaldina è decisa. Alle 12 il nemico si ritira in disordine per la seconda volta, e stavolta definitivamente, dopo avere abbandonato non poche armi e munizioni. I camion s'allontanano sotto il fuoco partigiano. [...] È  inevitabile, naturalmente, il ritorno in forze dei Tedeschi. Questi, il 4 luglio, riprendono il bombardamento che dura circa due ore, ancora più intenso del precedente. Sul povero eroico paese, rovina e incendi. I tedeschi iniziano l'attacco a Rocchetta da tre direzioni. Lo scontro è questa volta veramente ineguale: da una parte ottocento uomini armatissimi; dall'altra i partigiani con armamento leggero e scarse munizioni. Da parte garibaldina s'è decisa la difesa del paese: sparare sull'invasore anche l'ultima cartuccia. La lotta s'ingaggia feroce e spietata. Verso le undici, l'assalto tedesco pare contenuto  e fiaccato dalla strenua resistenza dei partigiani. Ma, dopo pochi minuti di calma, i nazisti iniziano un nuovo assalto: avanzano da ogni parte urlando e sparando, protetti dal fuoco intensissimo dei cannoni e dei mortai. Si apre una falla sul fianco sinistro dello schieramento partigiano, costretto a ritirare una mitragliatrice pesante per evitare l'accerchiamento. Nel varco aperto s'avventano colonne tedesche che fanno pressione finché riescono a penetrare nel paese. Per un'ora la lotta continua lungo le strade, tra le case, nei cespugli. Infine, ogni resistenza diventa impossibile ed i garibaldini, privi di munizioni e duramente provati, iniziano a ritirarsi sfiniti. Rocchetta Nervina è in balia del nemico, della cui furia è inutile ormai parlare. Tutto saccheggiato, 53 case vengono incendiate. Nella zona lago Morgi ed in regione Passerina i Tedeschi fucilano i partigiani Domenico Basso di anni 57, Giuseppe Basso di anni 14, Giuliano Brigasco di anni 21 ed il civile Agostino Basso di anni 37. In precedenza per loscoppio di una mina era rimasto ucciso il civile Antonio Carabalona fu Antonio [...] Tra i garibaldini che più si distinsero nel durissimo scontro sono da citare il vecchio “Notu” che, ferito due volte, continuò la lotta fino all'esaurimento delle munizioni, e poi “Longu”, “Falce”, Colombo”, “Filatro”, il giovanissimo “Arturo” e il valoroso Fulvio Vicari (Lilli) che, in seguito immolerà la sua giovane esistenza nella lotta per la Libertà.
Carlo Rubaudo, Op. cit., pp. 155,156 

Ma il tedesco pagò ben caro il suo successo, perché non meno di 180 uomini furono messi fuori combattimento... Fra  coloro che maggiomente si distinsero sono da ricordare il vecchio "Notu" che, benché fosse rimasto ferito due volte, continuò a lottare fino all'esaurimento delle sue munizioni, Longo [Antonio Rossi], Falce [G.B. Basso], Colombo, Filatri **, il giovanissimo Arturo [Arturo Borfiga] ed il prode Lilli *** [Fulvio Vicàri], che doveva più tardi immolare la sua giovane esistenza per la causa della liberazione.
Stefano Carabalona (Leo) in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975

Luigi mi ha raccontato l'avventura di Nikolaj, prigioniero guerra russo. Appaiono all'immaginazione i soldati italiani in rotta dopo l'otto settembre 1943. Venivano dal fronte francese e cercavano un primo rifugio a Rocchetta. «Buttavano armi e zaini sotto il ponte, poi la gente ci dava qualcosa: chi i pantaloni, una giacca, camicia, per mettersi in borghese, per tagliare la corda, perché tanti volevano tornare a casa. Giustamente [...] Poi sono arrivati i tedeschi a occupare Rocchetta. Sono stati attaccati dai partigiani, tre giorni di fila, e ci hanno lasciato dei morti, e poi il quarto giorno con le spie fasciste, con le camicie nere, sono arrivati in paese a incendiare. Hanno incontrato tre persone, fra loro c'era il padre che portava a spalle il figlio con la gamba ingessata. Lui aveva quattordici anni, ma era già grandino, pensavano fosse un partigiano: hanno ammazzato padre, figlio e un signore che era lì con loro. Non c'era più nessuno in paese, quelli erano rimasti perché c'era il ragazzo ferito. Credevano fosse un partigiano ferito. In paese i tedeschi dicevano di comportarsi bene che loro avrebbero fatto altrettanto. C'erano dei prigionieri russi, i tedeschi se li portavano dietro. [...] Dopo un periodo ero sul sentiero per Gouta a far della legna e ho incontrato uno di quei russi scappati quella notte. Lo conoscevo perché andavo da lui tutti  i giorni: voleva che gli spiegassi un po' come si chiamavano le cose in italiano. Ho visto un uomo lontano trecento metri, aveva un fucile sulle spalle, e mi sono detto: “Mi sembra Nikolaj”. Come lo incontro mi dice: “Ciao Luigi, ciao, adesso hai capito che era vero: sono fra  i partigiani”, parlava un po' italiano. Poi in un'imboscata i tedeschi lo hanno fatto fuori. Ventidue anni aveva». L'incendio dei nazisti, i ribelli sulle montagne, la repubblica partigiana di Pigna: i ricordi sembrano ombre cinesi turbinose, un tramestio di voci appena udibili su un palco in penombra. Desidero assistere allo spettacolo del ricordo nell'attimo che precede l'intervento dell'intelligenza storica, ordinatrice. La figura del russo, morto da settant'anni, è pallida ma viva: mi chiedo se qualcun altro - altrove, lontano - conservi ancora l'immagine di Nikolaj. In piazza non ho interrotto Luigi, ora ascolto dal registratore la voce che procede: «Al 21 aprile, mi sembra, i tedeschi se ne sono andati via di qua, sono andati giù e hanno fatto saltare il ponte di comunicazione fra Dolceacqua e Rocchetta. Allora sono arrivati i senegalesi, dalla Francia, dall'Abelio, tutto lungo il confine. Degli stangoni questi senegalesi!». Le truppe nere delle colonie francesi erano passate oltre Roja.
Francesco Migliaccio, Ombre e passaggi fra Nervia e Roja (Prodotto nell’ambito del progetto “Sulle tracce di Francesco Biamonti: percorsi creativi tra San Biagio della Cima e le cinque valli del Ponente Ligure”. A cura del Centro di Cooperazione Culturale. In collaborazione con l’Unione Culturale Franco Antonicelli, la Fondazione Dravelli, e gli Amici di Francesco Biamonti. Con il contributo di Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige) in L'Indice dei Libri del Mese

... motivazione della Medaglia d'argento alla memoria di Libero Giulio Briganti: "Dopo l'armistizio, entrato fra i primi a far parte del movimento di Liberazione, emergeva per attività, iniziativa, capacità di organizzatore, raggiungendo incarichi di responsabilità. In combattimento dava belle prove di valore e particolarmente si distingueva nel luglio del 1944 a Rocchetta Nervina, tenendo in scacco per tre giorni forze tedesche dotate di artiglieria che tentavano di occupare il paese, e durante il duro rastrellamento dell'alta Val Tanaro. In questa occasione combatteva superbamente e generosamente si sacrificava, nel tentativo di trattenere il nemico per dare tempo ai Partigiani di porre in salvo feriti barellati." 
da ANPI

** Gennaro Luisito Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento, passò poi in Francia al seguito di Carabalona

*** Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri di Ventimiglia (IM) morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano, località di Molini di Triora (IM), in Valle Argentina.
Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria".  
da documento Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

[ Il partigiano Giovanni Rebaudo Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava (documento Isrecim) nel seguente modo il garibaldino Fulvio Vicàri: Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni...

A Fulvio Vicàri venne in seguito intitolato il VI° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata. ]

martedì 17 luglio 2018

La Missione Flap nel ponente ligure


Vengono qui pubblicati alcuni stralci di un rapporto segreto inglese, denominato "Missione Flap", come la Missione stessa, il cui responsabile era il capitano Michael Lees (che pochi mesi dopo i fatti qui riportati sarebbe stato protagonista della Missione “Tombola”); i componenti, tutti della Special Force n. 1, erano stati paracadutati nei pressi di Torino ed erano arrivati alla fine di settembre 1944 nella I^ Zona Operativa Liguria dopo avere incontrato in Piemonte anche i partigiani badogliani del Comandante Mauri.
Si tratta, dunque, di una selezione di parti di un rapporto specifico redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, documento inedito rispetto all'opuscolo di cui infra, rintracciato, tuttavia, a cura di Giuseppe Mac Fiorucci per la preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007>. A questi stralci sono intercalate e fanno seguito alcune citazioni da altre fonti  ]

La mappa dei luoghi partigiani a Prea: l’osteria che fungeva anche da ambulatorio, la cucina-refettorio, gli alloggi dei comandanti, la prigione, il magazzino per i viveri, ufficio, dormitori, comando, infermeria (da “I sentieri della libertà - La memoria delle Alpi”) - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

In qualità di artista di guerra, ma inesperto nel lavoro della Special Force n° 1, questo rapporto deve essere considerato necessariamente quello di un non addetto. Le informazioni erano state raccolte en passant, a voce e nessuno dei dati o delle statistiche può essere garantito, perchè non c'era modo di verificarli. L'area del Piemonte è stata coperta completamente da rapporti archiviati dal Capitano Lees, così, a parte alcune osservazioni personali su quest'area, io mi concentrerò sulla posizione in LIGURIA.   

VIA DI FUGA
Il 27 settembre 1944 lasciarono il quartier generale del FLAP vicino a PREA
[(CN)] le seguenti persone: 
Capitano LEES        Comandante
Paul MORTON        Corrispondente di Guerra
Capitano LONG      Artista di  Guerra
Tre aviatori dell'U.S.A. Air Force
Quattro ex prigionieri di guerra (britannici), e due delegati italiani. 

E le guide italiane dirette da NINO, uno dei luogotenenti del Capitano CORSA  [Piero Cosa, capitano Cosa Bastian, delle formazioni autonome piemontesi *]  
La squadra seguì il percorso segnato sulla mappa allegata.
Dopo dieci ore di marcia da PREA
[Frazione del comune di Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo] a MONGIOIE (2,630 metri), la squadra giunse al quartier generale della divisione Garibaldi (LIGURIA) a PIAGGIA [(CN)]... 
A PIGNA il Capitano LEES decise di dividere la squadra e ripartì la mattina seguente con i due delegati italiani ed un ex prigioniero di guerra, Fred DOBSON. 
Il Capitano LEES ... attraverso le linee via FANGHETTO ed OLIVETTA... io avrei dovuto prendere la guida italiana del Capitano CORSA, NINO, e provare un percorso più settentrionale, conosciuto da questa guida e che avrebbe comportato la traversata delle ALPI MARITTIME nelle vicinanze di TENDA. 
Durante il periodo di attesa a PIGNA il comandante dei Partigiani della zona noto come LEO [Stefano Carabalona, già capo di una delle prime bande partigiane, indi comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante, come nel periodo in esame, di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" del II^ Divisione "Felice Cascione", infine comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato a Nizza] ci parlò della possibilità di passare in FRANCIA in barca da VENTIMIGLIA e suggerì di inviare uno dei suoi uomini sulla costa per fare delle indagini...
capitano G. K. Long, Op. cit.

A Pigna nel frattempo era giunta una missione composta di numerosi ufficiali alleati accompagnati da un corrispondente di guerrra canadese. La missione dopo aver studiata la nostra zona avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Grammondo e Sospel [...] La nostra brigata ricevette gli elogi degli ufficiali alleati, spettatori del comattiento. Il corrispondente canadese espresse la sua ammirazione dichiarando che il mondo ignorava ancora come in Val Nervia fosse stato creato un solido fronte, tenuto da un pugno di eroi, un fronte che il tedesco non riusciva ad infrangere nemmeno con la sua artiglieria e che la fede, il coraggio, la perizia del partigiano italiano lo rendevano uno dei più valorosi combattenti della terra. Durante tutto il sette ottobre la calma regnò assoluta [...] Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato, l'operazione venne effettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo.
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
A questo combattimento è presente la Missione Alleata che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377
 
Alle 6 di sera del [n.d.r.: giorno non indicato, ma si tratta del 7 ottobre 1944] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli - l’unica area non minata - fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013] e ci arrendemmo alla guarnigione F.F.I. La mattina seguente andammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna notizia di loro attraverso le pattuglie americane in quell’area… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un'operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA... I pescatori sono sicuri che questo percorso (Ventimiglia - Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi.
capitano G. K. Long, Op. cit.
S/Sgt. Maurice R. La Rouche, 36519814, mitragliere torretta inferiore della Fortezza Volante B-17G 42-97152, aereo abbattuto il marzo 1944 nei pressi di Dego (SV): La Rouche fu l'unico componente dell'equipaggio (componenti tutti illesi, eccezione fatta per due feriti) a sfuggire all'arresto e a raggiungere le formazioni partigiane
 
Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse sui giornali: "Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di disperati tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a sfondare".
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[ Qui di seguito, invece, la parte di analisi sulle formazioni partigiane della I^ Zona Operativa Liguria contenuta nello scritto di Long ]

C. DIVISIONE GARIBALDINI (AREA LIGURIA)
(a) Armi - Molto poco equipaggiati con fucili italiani, pochi LMG BREDA, granate e molti mortai da 81 mm catturati. A PIGNA [(IM)] il giorno prima di andar via fui informato che ora avevano 5 (vecchi) pezzi da campo da 75 mm (Italiani) in ordine per funzionare (erano stati presi da una vecchia caserma qualche tempo prima) ma non li vidi di persona. Durante il periodo in cui fui in LIGURIA vidi solamente uno STEN. La Divisione [la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" della I^ Zona Operativa Liguria] aveva poco o niente esplosivo e certamente NON del plastico. Non hanno mai ricevuto un lancio paracadutato. Mi informarono che erano stati avvertiti dal sistema in codice della BBC di aspettarne due, ma che questi non si erano materializzati.(b) Forza - L'area coperta da questa Divisione è popolata in modo più sparso rispetto all'area piemontese occupata dalla 9° Divisione Garibaldini. LEO che è comandante a PIGNA mi parlò di 1,500 - 2,000 uomini, ma di questi molti sarebbero armati solo di una pistola. La loro posizione è molto simile a quella dei movimenti partigiani un po' dappertutto, cioè: più ci sono ARMI più ci sono PARTIGIANI effettivi. La maggior parte degli uomini disponibili sono con la Divisione, ma quelli che non hanno armi vengono utilizzati come vedette ed altre mansioni simili. (c) Organizzazione - Ragionevolmente buona in considerazione della mancanza di armi e di contatti con il mondo esterno. La situazione del cibo, essendo la Liguria situata tra le pianure ed il mare, è seria. Gli abitanti delle città di PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)], PIGNA e TRIORA [(IM)] stanno vivendo in gran parte di patate. Il pane è razionato ad una pagnotta di approssimativamente 300 grammi al giorno. La scarsità di cibo rende difficile l'organizzazione ed il Comandante della Divisione, CURTO [Nino Siccardi, comandante in quel momento della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944, poi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, compresa tra Ventimiglia e l'Albenganese] tiene il maggior numero possibile di partigiani sulle colline. L'organizzazione in Piemonte è più facile essendovi maggior disponibilità di cibo. Il corrispondente di guerra, Paul Morton, ha portato a Roma una copia di un opuscolo di quattro pagine stampato e distribuito da questa Divisione di Garibaldini che può far più luce sia sulla loro organizzazione sia sulle loro politiche. (d) Il tempo che passammo al quartier generale di CURTO a PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)] mi fu insufficiente per raccogliere molte impressioni sugli indirizzi politici. Avevamo terminato una marcia di dieci ore e ci interessammo principalmente a discutere del percorso per passare in Francia. Molti uomini del quartier generale della Divisione erano certamente molto informati in politica, ma il nostro soggiorno fu troppo breve per consentirci l'opportunità di arrivare ad una qualsiasi conclusione. A PIGNA, dove passammo approssimativamente una settimana, posso dire che i Partigiani mostrarono pochi o nessun segnale di un interesse comunista attivo. Né il Comandante militare, Leo, o il Commissario [Sumi, Lorenzo Musso, vice commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione", pochi mesi dopo Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] - o ancor più il "Sindaco della Città'' parlarono con forte gergo comunista né fecero alcun uso della stella rossa unita ai colori nazionali. Questo gruppo non è certamente Monarchico, ma è piuttosto più Patriottico che altro. (e) Piani - Affermano [i partigiani] che con maggiori armamenti potrebbero scacciare il nemico da VENTIMIGLIA [(IM)] sulla costa a SAN REMO [Sanremo (IM)] e anche oltre. Questo lo ritengo forse un po’ esagerato;  ciò nonostante potrebbero fare ben di più sotto forma di attacchi aggressivi e demolizioni se forniti di materiali. (f) Risultati - Fare riferimento all'opuscolo pubblicato dalla Divisione ed anche alle note di Paul Morton [il corrispondente di guerra del gruppo]. Abbiamo capito che le seguenti operazioni sono state condotte un paio di settimane prima del nostro arrivo a PIGNA. (a) La liberazione di 300 prigionieri politici [episodio che non risulta, invero, confermato e che appare piuttosto come riferito ad analoga azione - anche questa non validata (nonostante un bollettino di quel momento emanato dal comando partigiano) dalle fonti in quanto a numero di patrioti  liberati - afferente a settembre 1944 la prigione della caserma di Vallecrosia (IM)] dal carcere di SAN REMO. Qui i Partigiani  raggiunsero l'ingresso del carcere con il trucco di indossare uniformi fasciste. A quel tempo c'erano veramente pochi Tedeschi nella città.



(b) L'imboscata ad un autocarro tedesco che viaggiava tra VENTIMIGLIA e SAN REMO e la cattura di un archivio contenente documenti (circa 100 pagine di testo) e piani relativi ai campi minati sulle spiagge, alle fortificazioni litoranee, alle posizioni delle M.G. con relativi raggi d'azione e spazi di fuoco, ai cavi telegrafici lungo la principale strada costiera da SAN REMO ad IMPERIA e lungo la strada IMPERIA - PIEVE [Pieve di Teco (IM)]. I due ufficiali tedeschi e gli O.R. [O.R., other ramks, altri graduati] che viaggiavano sull'autocarro vennero allontanati ed in seguito fucilati. 
Questi piani sono attualmente a PIGNA e possono essere ottenuti sia dai Comandanti LEO o MUSSO o da GUILDO LITTARDI [Luigi Littardi, vice sindaco di Pigna, della libera Repubblica di Pigna] all'Albergo Commercio.  Noi ritenemmo di portare questo archivio con noi ma in secondo momento pensammo che sarebbe stato protetto solo da Sanremo e quindi era più sicuro lasciarlo nelle mani dei Partigiani. Era impossibile farne una copia a causa della natura intricata delle mappe.  (c) Il danneggiamento mediante esplosivi di ponti e strade nelle aree di PIGNA - TRIORA [(IM)] - PIAGGIA [(CN)]. L'esatta ubicazione è stata consegnata agli Americani a Nizza e al Maggiore H. GUNN, No.4 S.F. a Nizza. (d) Prima del nostro arrivo le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA [(IM)] e DOLCEACQUA [(IM)] avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. Durante il terzo attacco riuscirono a prendere un villaggio molto vicino a PIGNA situato nella stessa valle. Lo saccheggiarono e bruciarono. Durante il nostro soggiorno vennero fatti ulteriori due tentativi. Come per il morale della 5° Brigata Partigiani [la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] che opera in questa area PIGNA - COLLA - LANGAN (quartier generale della Brigata). 
La storia dell'ultimo attacco è un'indicazione interessante: per mezzo di un civile i tedeschi inviarono un ultimatum che diceva che avevano 300 granate per [da sparare contro] i partigiani se non si fossero ritirati da PIGNA. I partigiani rifiutarono di assentire ed a mezzogiorno i Tedeschi cominciarono [4 ottobre 1944] ad aprire il fuoco dalle colline che circondano PIGNA. Continuarono così durante il resto del giorno e ad intervalli durante la notte, e per tutta la mattina seguente. Usando air bursts [bombe “shrapnel”, che esplodono in aria] (88 mm) e granate italiane di circa 81 mm tentarono di mettere fuori combattimento le postazioni Partigiane, la cui posizione avevano individuato attraverso una spia Fascista. Durante questa operazione un partigiano fu ferito in un piede da una scheggia. Alle 13 i Tedeschi attaccarono, ma entro le 16 si ritirarono lasciando molti feriti e due morti. I Partigiani in quest'area sono armati con fucili e hanno 5 Breda LMG. In tutta l'operazione i partigiani si comportarono con calma risparmiando il loro fuoco (senza dubbio a causa della carenza di munizioni). Il giorno seguente si rivalsero attaccando ISOLABONA e catturando 2 mortai da 71 mm con diverse casse di bombe... 
capitano G. K. Long, Op. cit.



... relazione del 5 di ottobre <1944> dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l'appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria... Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese [Temple] si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore Mauri viene così totalmente neutralizzata...
1944 - Le Repubbliche Partigiane
 
In un disegno di Geoffrey Long, il partigiano Angelo Ferrua - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

“Partisan? Partisan?”. “O jez! o jez!”. Ad agosto [1944], insieme alle armi, atterrarono sulla Tura per la prima volta ufficiali inglesi, che si sistemarono al Pino di Baracco, un piccolo villaggio lungo il sentiero che dal fondovalle porta sulla Tura. Da lì fungevano da collegamento, organizzando i lanci. Il primo fu Neville Darewsky, nome in codice “Temple”: un tipo alla mano, popolare fra i ribelli, che dopo qualche tempo fu distaccato tra i partigiani Autonomi delle Langhe, dove perse tragicamente la vita in un incidente. Beppe Fenoglio lo cita nel romanzo “Il partigiano Jonny” e una lapide lo ricorda su una casa del Pino di Baracco. Dopo Temple arrivarono il tenente colonnello Cope, e poi Mac Donald e il tenente di marina Clark… A un certo punto spuntò anche un giornalista, “embedded” diremmo oggi: Paul Morton del Toronto Star. Era accompagnato da un disegnatore di guerra, Geoffrey Long, che lasciò interessanti ritratti di partigiani. Morton, tornato in Canada, non fu creduto e perse il lavoro. Fu riabilitato solo decenni dopo grazie alle testimonianze dei partigiani che avevano scoperto la sua triste e strana vicenda. 
Itinerari partigiani in valle Ellero, Viaggio nel Monte Regale 
 
[...] Fosse caduto un po’ più a nord, Harris avrebbe potuto sperare di raggiungere la Svizzera: nel Vercellese erano attive da tempo organizzazioni legate alla Resistenza, sorte, in origine, per aiutare gli ex prigionieri fuggiti dopo l’8 settembre, che mantenevano i contatti con i partigiani dell’Ossola [5]. Trovandosi però in prossimità della Zona Libera dell’Alto Monferrato, Harris fu avviato in questa direzione. Mediante marce notturne raggiunse il borgo di Canelli, <<dove una banda di partigiani comandata da un certo Capitano Tino aveva il suo quartier generale>>: si trattava della Brigata Asti, una delle cosiddette <<formazioni autonome>> dipendenti da Enrico Martini Mauri. Martini, ex ufficiale del Regio Esercito, operava in sintonia con la missione britannica del maggiore Temple, paracadutata nella zona sin dall’estate precedente. Tino era il nome di battaglia di Augusto Bobbio, anch’egli un ex ufficiale, comandante della brigata.
[...] Klemme, caduto al confine con il Piemonte, fu dunque indirizzato verso il Monferrato e si ritrovò con Walker Harris. Entrambi, purtroppo, persero il volo del 19 novembre [1944]. Il giorno successivo, i tedeschi attaccarono il campo d’aviazione di Vesime, se ne impadronirono e dissestarono il terreno di volo arandolo ripetutamente. I partigiani sarebbero nuovamente riusciti a rimetterlo in funzione, ma non prima della primavera successiva. Sfumata questa possibilità, Augusto Bobbio decise di trasferire Harris e Klemme a Prea, nella zona di Cuneo.
I due aviatori, marciando sempre di notte, giunsero a Prea tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1944. Furono presi in consegna dai partigiani di un’altra formazione autonoma, la Divisione Alpi di Pietro Cosa, che operava in collegamento con una Missione militare [Flap] anch’essa britannica [...]
[5] Massimiliano Tenconi, Prigionia, sopravvivenza e Resistenza. Storie di australiani e neozelandesi in provincia di Vercelli (1943-1945), “L’Impegno”, giugno 2008.
Alberto Magnani, I sentieri della salvezza. Aviatori americani e resistenza italiana tra Piemonte e Liguria, in Gruppo Ricercatori Aerei Caduti Piacenza (Grac)





Nel settembre del 1944 le missioni dello SOE sul campo erano complessivamente 17, di cui 9 britanniche: Flap [...] ed 8 italiane Flare, Decolage, Beinstone, Pluma, Winchester, Ant [?], Canopy, e Beacon. Si tratta comunque di una partizione artificiosa perché derivava dalla nazionalità del comandante. Gli inglesi optarono per questa presenza mista perché la presenza di soli italiani era considerata potenzialmente destabilizzante. L’americano Office of Strategic Service invece utilizzava molti ufficiali italiani, che agivano in maniera scoordinata rispetto alle missioni britanniche, duplicando i contatti ed inasprendo la latente rivalità con lo SOE. Si caricava di difficoltà notevoli in virtù della loro scarsa professionalità, eccessiva apprensione in merito alle difficoltà, o a causa della loro politicizzazione.
Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della provincia di Pistoia, QF, 2007, n° 3
 
Il rapporto del Ten. Col. Robert Peter McMullen, redatto il 23 maggio 1945, comandante della missione “Clover” (M.11) per la Liguria e la parte occidentale dell’Emilia, ci informa di come una missione dedicata alla Liguria di Ponente fosse stata pianificata nel settembre 1944, subito dopo l’operazione “Dragoon” [...] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap” che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. [...] Questo è quanto scrive McMullen, ma andando a ritroso, leggendo le istruzioni operative (Operation Instruction) redatte il 24 settembre 1944 dal commander RNVR Gerald Alfred Holdsworth, comandante della N. 1 Special Force per la missione del maggiore Campbell, denominata “Clarion”, troviamo che le cose andarono in modo diverso. Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. Ma siccome nelle intenzioni dei garibaldini imperiesi, dopo la ritirata delle forze nemiche, c’era l’occupazione delle città della Liguria occidentale da Albenga al confine francese, i compiti della missione erano militari (misure antistorch, cioè la protezione degli impianti, del  personale, delle infrastrutture dalle possibili distruzioni dei tedeschi) e politiche, cioè l’organizzazione successiva delle autorità amministrative, dei partigiani, il mantenimento dell’ordine pubblico in attesa dell’arrivo delle truppe alleate e dell’AMG. Le istruzioni operative descrivono dettagliatamente gli scopi, i metodi, la consistenza delle forze nemiche e dei partigiani, la presenza di altre missioni alleate, la politica da adottare con i partigiani, i mezzi finanziari di cui la missione avrebbe disposto, i collegamenti con la base. Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio. Questa informazione ci è fornita dal rapporto del capitano Cosa *, comandante della 3° Divisione Alpina (autonomi), redatto il 7 aprile 1945. Il lancio aveva avuto luogo dopo che i tedeschi avevano già occupato Villanova Mondovì e già si sapeva che si stavano preparando per operazioni di rastrellamento su larga scala. “Io avevo già avvertito il Ten. Clark di questo fatto e avevo energicamente insistito sul fatto che il lancio non doveva essere effettuato. Al più presto cercai un luogo sicuro con la sua missione in pianura, dove l'avrei accompagnato con una  buona scorta, al fine di evitare l’incerto destino di venire rastrellati. Invece egli desiderava ritirarsi più in alto sulle montagne, per non correre il rischio di attraversare le linee nemiche (eravamo ormai circondati). Dopo alcuni giorni molto duri in montagna la missione è scesa per riposarsi a Frabosa, ma è stata sorpresa dai tedeschi, quasi tutti sono stati catturati. Solo il capitano Irving-Bell fu salvato.[...]” [...] La missione via mare di Bentley riuscì ad infiltrarsi nella notte del 6-7 gennaio 1945, dopo otto tentativi di sbarco, sulla spiaggia nei pressi di Bordighera [...]
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, pubblicato su Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2011-1
*  In Valle Pesio i primi gruppi confluirono rapidamente nella banda comandata da Piero Cosa che, sul piano militare, si impegnò in frequenti azioni di sabotaggio, soprattutto lungo le vie di comunicazione tra Piemonte e Liguria che rendevano la valle di forte interesse strategico. Tedeschi e fascisti risposero a queste azioni con ripetuti rastrellamenti e sanguinose rappresaglie che, tra gli effetti, ebbero però anche quello di accrescere i giovani che salirono in montagna e si affiancarono alla banda. Già alla fine del febbraio 1944 agiva in tutta la provincia una efficiente rete di informazioni, denominata “servizio X”.
Tra il marzo e l’aprile 1944, però, un ampio rastrellamento tedesco che coinvolse le valli Corsaglia, Ellero e Pesio - e che culminò in quella che viene ricordata la “battaglia di Pasqua” - mise a dura prova la capacità militare della brigata. Nel luglio 1944 parte delle forze partigiane della valle guidate da Piero Cosa costituirono la 1ª Divisione Alpina che, successivamente, assunse il nome di 3ª divisione Alpi e, nel febbraio 1943, quello definitivo di Gruppo Divisioni Autonome “R”. Durante l’estate il movimento partigiano si accrebbe in tutte le valli; in Valle Pesio, oltre alla presenza di varie missioni alleate si intensificò il coordinamento tra formazioni di diverso orientamento politico. Nel dicembre 1944, però, un nuovo rastrellamento nazista accerchiò tutte le valli del monregalese occupate dalla 3ª e 4ª Divisione Alpi, disperdendo gli uomini e costringendo le formazioni ad una lenta riorganizzazione che solo nel marzo successivo consentì loro di riprendere l’attività militare. Nell’aprile 1945, tuttavia, le formazioni partigiane liberarono tutti i centri del Cuneese e vi insediarono l’autorità del Cln prima dell’arrivo degli Alleati.
Chiusa Pesio Museo della Resistenza


Al pari di tutte le altre attività dello SOE, anche per l’invio di missioni di collegamento era necessaria una notevole preparazione organizzativa, che risentiva della scarsa disponibilità di mezzi della Special Force, trovando ostacoli per la pianificazione e l’esecuzione, e che costringeva a scegliere le priorità.
Mireno Berrettini, Op. cit.

Da almeno un mesetto la nostra squadra, vale a dire quella di Nino Micheletti, prestava servizio al posto di blocco avanzato operante sulla strada provinciale a valle di Frabosa Sottana.
Verso il 24/25 settembre 1944, Micheletti venne convocato dai Dirigenti Divisionali (Cosa e Giocosa), per urgenti, indifferibili motivi.
Quando fu di ritorno nel Distaccamento, mi descrisse, un po’ eccitato, l’accaduto. [...] Da questa indifferibile esigenza, nasce l’iniziativa di rivolgersi al neonato governo del Sud, di concerto con il
Comitato Regionale di Liberazione Piemontese, e l’appoggio del grande amico, Maggiore Temple, per segnalare le principali carenze che mettevano in grave pericolo non solamente i soggetti combattenti ma, altresì, tutti i civili della zona.
Per fronteggiare tale seria contingenza, si rendeva pertanto necessario contattare tempestivamente e senza indugi, il nuovo governo centrale, presieduto da Ivanoe Bonomi, da poco insediato a Brindisi.
Il Comando divisionale, forse rassicurato dalla notizia che la squadra di Micheletti si era procurato tutto l’armamento rastrellando periodicamente l’area monregalese e quella tendasca, non esitò ad affidare a Micheletti e compagni il gravoso incarico di scortare i due messaggeri, Bessone e Astengo, oltralpe, per consentir loro di accedere all’aeroporto di Nizza, da pochi giorni liberata dagli alleati anglo-americani, e di lì raggiungere la meta prefissata. In realtà, i quattro partigiani della scorta, Micheletti, Mondino, A. Clerico e Maccalli, ignoravano totalmente le caratteristiche di quella zona alpina che avrebbero dovuto affrontare.
Ed eravamo pure all’oscuro del recente potenziamento delle guarnigioni “repubblichine” disseminate sull’intera riviera di ponente, rientrate dalla Germania dopo un teutonico rigoroso addestramento. [...] Nel frattempo, prima della partenza, dietro insistenza degli stessi interessati, al nostro gruppetto vennero aggiunti una decina di militari alleati desiderosi di rientrare nei rispettivi organismi e due civili, un giornalista canadese (Morton) e l’italiano radiotelegrafista (Biagio), che se non sbaglio, potrebbe chiamarsi Secondo Balestri (1), emiliano di origine.
Elenco, non tutti, i nomi che ancora ricordo: Capitano Lees, rigido Ufficiale effettivo inglese che coordinava il comportamenti dei suoi sottoposti, Capitano di complemento sud africano Long, disegnatore, esperto nel campo della fotografia, Caporale scozzese Mac Clelland, soggetto estroverso e coraggioso, Larousse Sergente americano di etnia francese, Jan Smith di asserita dubbiosa origine rodesiana, Pat, forse inglese, ed altri tre o quattro militari, dei quali ricordo la fisionomia, ma non il cognome e la provenienza.
Partimmo da Rastello, piccolo borgo della Valle Ellero, il giorno 27 settembre 1944. A motivo delle precarie condizioni di salute del prof. Bessone, fummo accompagnati dal giovane medico monregalese Serafino Travaglio sino alla Frazione Piaggia di Briga Marittima, ove pernottammo. [...] dopo un secondo faticoso giorno di marcia, arrivammo, sfiniti, a Pigna, ubertoso Comune medioevale dell’alta Valle Nervia. [...] Ci mise in contatto con due Comandanti garibaldini che non finivano di ringraziarci per la generosa accoglienza e l’aiuto prestato alle formazioni garibaldine, in rotta a seguito dei consueti impietosi rastrellamenti.
Ci assicurarono che nel giro di una mezza giornata ci avrebbero fatto conoscere le fidate persone idonee a risolvere i problemi che ci angustiavano.
Siamo rimasti increduli sino all’arrivo dei protagonisti..
Convenimmo di dividere in piccolo gruppetti gli uomini da espatriare. Così si sarebbe reso meno visibile e pericoloso il movimento di uomini nella vicinanza della frontiera. Un gruppetto si sarebbe avventurato sui sentieri montani ben conosciuti dai partigiani locali. L’altro, invece, via mare, su di un barcone condotto da due muscolosi rematori figli di partigiani.
Alcuni “alleati” ai quali avevamo riferito la situazione in atto, si dimostrarono un po’ esitanti, forse paurosi e scelsero di ritornare con noi tre partigiani del monregalese, confidando nella imminente fine della Guerra.
Non furono profeti…. Due di essi caddero nel corso del tristissimo rastrellamento di fine 1944.
Tenendo presente l’urgenza degli adempimenti affidati ai due emissari, decidemmo, sempre d’intesa con i nostri inaspettati generosi amici, di includere nel primo gruppo il prof. Bessone,  l’Avv. Astengo, il Capitano inglese Lees ed il radiotelegrafista Biagio.
Costoro, il 2 ottobre [1944] si avviarono verso i sentieri montani, accompagnati da due esperti locali e, come si seppe poi, raggiunsero dopo molte fortunose peripezie il luogo stabilito.
La spedizione del secondo “quartetto” (cap. Long, giornalista Morton, militare scozzese Mac Clelland, sergente Larouche) si rivelò molto più complicata e rischiosa, nonostante i costanti, generosi aiuti dei garibaldini locali.
Infatti, i tedeschi da diversi giorni insediati nel fondo Valle, probabilmente avvertiti da qualche spia, iniziarono un intenso, fitto bombardamento sulla zona di Pigna, seguiti da un ampio rastrellamento che compromise il “piano” concordato , già pronto per essere attuato, via mare.
Ci furono due-tre giorni di combattimenti, ai quali partecipammo anche noi della Val Corsaglia. Gli assalitori, come già una quindicina di giorni prima, vennero respinti.
Trascorse poche ore e ritornata un po’ di quiete, il gruppetto che aveva scelto l’espatrio “via mare”, si attivò affidandosi ai due robusti rematori citati. Dopo dannosi imprevisti salirono su uno sgangherato barcone e riuscirono a raggiungere Montecarlo. Non ricordo più il giorno della loro partenza (forse il 6-7-8- ottobre) ed ignoro i gravi rischi sofferti ed i contrattempi superati in quella delicata circostanza. Su di un volume redatto qualche decennio dopo dal giornalista Morton, ho trovato alcune verità e molta fantasia, descritta secondo schemi romanzeschi.
Dopo l’attenuarsi degli attacchi nazisti, ma ancora prima di conoscerne con assoluta certezza la fine, i Comandanti locali (Curto e Vittò) ci consigliarono fraternamente, per non mettere in gioco la nostra esistenza, di abbandonare la Valle e ritornare nella nostra Divisione monregalese.
Nel ringraziarci per la collaborazione prestata, espressero gratitudine e riconoscenza al Capitano Piero Cosa ed alla Valle Corsaglia per il grande aiuto concesso alle loro Formazioni in un momento tragico e disperato.
Decidemmo di rientrare. Insieme a noi c’erano 4/5 superstiti alleati che avevano rifiutato di tentare il passaggio della frontiera italo-francese.
Luigi Mondino nel supplemento al numero 1 dell’aprile 2010 de “L’ELMETTO”, Cuneo

Al posto di sbarco di Voltri arrivava nel febbraio del ’44 [il 1° febbraio] una prima missione capitanata da un certo Siro [Cavallino Italo, tenente del genio guastatori] con un istruttore di sabotaggio portante il nome di Annibale [Bellegrandi Nino, sottotenente di artiglieria] (che fu poi fucilato dalle S.S. [a Cravasco]) e dal R.T. Biagio [Balestri Secondo, sottocapo r.t.]. Siro e il R.T. furono avviati nella zona di Mondovì e messi a disposizione della organizzazioni partigiane del Basso Piemonte alle dipendenze dell’ufficiale di collegamento responsabile di zona Repetto; l’Annibale tenuto a disposizione ed utilizzato in vari settori (anche a Genova città) come istruttore di sabotaggio. La missione era denominata LLL2-CHARTERHOUSE, proveniva da Bastia con un MAS italiano e operò, fino all'arresto di “Siro” avvenuto il 13 marzo 1944, comunicando alla base informazioni per i lanci di rifornimenti alle formazioni operanti in Val Pesio, Val Ellero, Val Corsaglia e Val Casotto. “Biagio” fu arrestato il 22 aprile, fu costretto con le minacce e le torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati ed a far capire, in questo modo, di essere in mano delle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti a nord di Imperia. Verso la metà di settembre, attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare…
Antonio Martino, L’attività di intelligence dell’Organizzazione OTTO nella relazione del prof. Balduzzi, pubblicato su Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’età contemporanea dell’
Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della Provincia di Savona, n. 24, Savona, 2011
 
[...]  punto di sbarco e imbarco alla foce del Polcevera, nel Cantiere ILVA di Voltri. Qui, la notte fra il 1° e il 2 febbraio 1944, sbarcò da due PT americane, una delle quali ebbe un’avaria, la missione LLL/2 Charterhouse (Tail Lamp 2), del sottotenente Italo Cavallino, Siro, comprendente il sottotenente istruttore di sabotaggio Nino Bellegrandi, Annibale, e il radiotelegrafista di Marina Secondo Balestri, Biagio, con una radio ricetrasmittente italiana in valigia. Cavallino e Balestri furono inviati nella zona di Mondovì, in Val di Pesio, presso la formazione del capitano degli alpini Piero Cosa; Bellegrandi rimase come istruttore a Genova. 
Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale - Anno XXIX - 2015, Editore Ministero della Difesa

Il 29 settembre [1944] partiva pure Secondo Balestri (Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro), Nino Bellegrandi (Annibale) dal suddetto, dopo varie peripezie venne annientata. Biagio arrestato il 22 aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il comando della V^ Brigata [“Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] a Pigna, dove rimase fino al 29 di settembre). Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977

Riuscì [“Biagio”, Secondo Balestri] a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti a nord di Imperia. Verso la metà di settembre [1944], attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare. 
Antonio Martino, Op. cit.

5 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 88, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si segnalava che "sono state occultate delle armi nei pressi di Nasino [(SV)]. Materiale bellico frutto di un lancio inglese fatto al capitano Cosa: pare si tratti di 130 casse. Sono stati inoltre occultati a Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] un pezzo anticarro da 75 mm ed una 'Topolino'". da documento IsrecIm  in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

sabato 24 febbraio 2018

Nel 1939 si formò a Bordighera un gruppo antifascista...

Guido Hess Seborga e la moglie Alba Galleano - Fonte: Laura Hess
Di Guido [Hess Seborga] [la moglie Alba Galleano] condivise gli ambienti culturali e i gruppi antifascisti a Torino con Agosti, Galante Garrone, Ada Gobetti, Ciaffi, Navarro, Silvia Pons, Anna Salvatorelli, Raf Vallone, Giorgio Diena e a Bordighera con Porcheddu, Brunati, Lina Meyffret.
Entrò poi nella Resistenza e fu Azionista. È restata “famosa” la sua arringa su un tavolo a Trofarello ai soldati sbandati invitandoli alla Resistenza. Erano i giorni successivi all’8 settembre [1943]; lei e papà stavano tornando a Torino da Bordighera con l’ultimo treno prima che i tedeschi facessero saltare i ponti...
Laura Hess  


Un gruppo, che confluì dopo la guerra nel partito socialista ma che sorse autonomo intorno al 1939 ed ebbe come centro Bordighera, fu quello che fece capo a Guido [Hess] Seborga, un giovane il quale cominciò a osteggiare il fascismo fin dalla guerra d'Abissinia (lo disse ai compagni di scuola e fu "pestato" per tali sentimenti "anti-patriottici"). Attorno a Seborga si raccolsero numerosi giovani: Renato Brunati (poi garibaldino e trucidato dai tedeschi), Lina Mayfrett (deportata in campo di concentramento), Peppe Porcheddu (il quale si suicidò nel '47 per la delusione che l'assetto politico scaturito dalla Resistenza provocò in lui). Questo gruppo lavorava anche in contatto con i torinesi Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi, Domenico Zucàro, Raffaele Vallone, Luigi Spezzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Musso e altri. Il gruppo svolse soprattutto attività di propaganda di collegamento tra le regioni, di diffusione di libri proibiti e, quando giunse il momento della lotta aperta, i suoi principali esponenti, allora "azionisti", militarono nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà" e della "Matteotti".
Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Garzanti, 1971

Luigi Nuvoloni. Nato a Sanremo il 9 settembre 1900, fucilato presso Borgomaro (Imperia) il 24 giugno 1944 [a lui venne intitolata la V^ Brigata d'Assalto Garibaldi della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Comunista, nel 1938 era entrato in contatto con altri antifascisti del luogo e, nel 1940, aveva costituito a Bordighera un Comitato di settore del Partito comunista... 
 ANPI

... nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati, Lina Mayfrett [Meiffret] e Beppe Porcheddu
Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo  Diena. Tra gli altri Domenico Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo MussaPietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968

Il nominato in oggetto [Quinto Garzo], camicia nera scelta della ex G.N.R., si è reso responsabile della fucilazione della fulgida figura dello scrittore Renato Brunati, e dell'arresto e della conseguente deportazione in Germania della Signorina Lina Meiffret, nota idealista, nemica dichiarata in campo aperto del fascismo e del nazismo. Il Garzo... nell'ottobre 1941 venne presentato alla Signorina Meiffret dallo scrittore Guido Hess, noto antifascista ed antinazista... Meiffret lo presentò allo scrittore Renato Brunati, il quale si interessò subito e molto del Garzo al punto da considerarlo come un fratello... Nei mesi di marzo ed aprile il Garzo, occupato in quel tempo a Savona nella costruzione della galleria rifugio, sottraeva settimanalmente della dinamite che trasportava a Bordighera e confidandosi con i suoi benefattori diceva loro che sarebbe servita per commettere atti di sabotaggio contro i trasporti tedeschi. ... nel mese di settembre 1943, unitamente a suo fratello, coadiuvò la signorina ed il Brunati nel trasporto delle prime armi a Baiardo per armare la nascente banda dei patrioti che lo stesso Brunati stava formando in quelle zone ... Il 3 dicembre 1943, sapendosi ricercato perché renitente al richiamo alle armi, [Garzo] dimostrò pusillanimità e grettezza arruolandosi nella G.N.R. Un giorno del mese di gennaio 1944 egli ebbe anche l'ardire di presentarsi in divisa da milite in casa del Brunati, epoca nella quale il detto Brunati teneva nascosti nella sua abitazione due Ufficiali inglesi e precisamente i tenenti Bell e Ross. La signorina Meiffret presente in casa del Brunati lo redarguì acerbamente ed egli allora ebbe a pronunciare la seguente minaccia "Ho una divisa e posso farle del male". Nei primi del febbraio il Console Bussi invitò la signorina Meiffret dicendole che un milite in servizio a Vallecrosia gli aveva riferito che in casa sua aveva riunito i componenti che dovevano far parte di un Tribunale dell'Indipendenza... Il giorno seguente unitamente al Brunati la Meiffret incontrò casualmente a Bordighera il Garzo e gli fece presente quanto il Console le aveva incolpato. In un primo tempo egli fece finta di cadere dalle nuvole... La stessa sera il Garzo verso le 22 si presentò in casa del Brunati e per circa un'ora insistette per conoscere se a San Remo esisteva un comitato di Liberazione, facendogli comprendere che se lo avesse messo al corrente di tale movimento lo avrebbe aiutato ed assecondato. Di fronte ai recisi dinieghi del Brunati il Garzo allora gli palesò che l'autore della denuncia al console Bussi era lui. Denuncia che secondo lui avrebbe fatto al fine di salvare il Brunati. Il 4 febbraio [1944] però, in conseguenza della denuncia il Brunati e la Meiffret venivano tratti in arresto...
Egidio Ferrero, Maresciallo di Polizia, nella comunicazione dell'Ufficio di Polizia Politica alle dipendenze dell'A.M.G. di Bordighera, prot. 35, Bordighera, lì 8 giugno 1945, al Pubblico Ministero presso la Corte d'Assise Straordinaria di Imperia Ufficio di Sanremo, documento rinvenuto da Giorgio Caudano
 
Fonte: Laura Hess

Fonte: Laura Hess
[  Una lettera, di cui qui sopra si può notare una riproduzione, indirizzata dal Garzo a Guido Hess Seborga il 18 dicembre 1941 costituisce una spia dei pregressi rapporti di costui con il mentovato gruppo degli antifascisti di Bordighera: "... Piani di Vallecrosia... Non sò cosa tu penserai del mio poema. Lina ha ritenuto fin'ora tutto valido... Spero che a Torino <città di residenza, dove in quel momento si trovava Guido Hess Seborga> non faccia molto freddo, forse ci sarà neve... Quando ritornerai a Bordighera?... non mancherai i miei saluti ai nostri compagni. Che hanno detto della fotografia?... Anche Brunati ti saluta...  ]


Erano già presenti nell'autunno del 1943 diversi comitati locali nei principali centri, ma ancora troppo deboli sul piano politico-militare. Nella zona di Imperia esisteva già un Comitato di Unione, cui aderivano i tre principali partiti, il Partito Comunista, il Partito Socialista, la Democrazia Cristiana. Altri minori comitati furono quello di Sanremo, quello di Taggia, quello di Bordighera.  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Nei primi di ottobre 1943 Bruno Erven Luppi * dopo varie peripezie raggiunge la sua abitazione a Taggia ... In quel periodo entra a far parte del Comitato di Liberazione di Sanremo, come rappresentante insieme al Farina del PCI, con l’incarico di addetto militare. Organizza pure il CLN di Taggia ... Il gruppo prende pure contatto con la banda armata di Brunati [Renato Brunati, arrestato il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino], dislocata a Baiardo e con altre formatesi in Valle Argentina
Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall'Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)
* Bruno Luppi. Nato Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione",  con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
da Vittorio Detassis su Isrecim

E pure morì sotto il martirio nazista l’animatore d'una delle prime bande a Baiardo: Brunati, il partigiano poeta. E la trista Germania inghiottì Lina Meiffret, prima partigiana.
Italo Calvino, articolo apparso sul numero 13 de La voce della democrazia, uscito a Sanremo martedì 1° maggio 1945

Lina Meiffret, ritornata dai campi di concentramento della Germania... rinvenimento di alcuni dattiloscritti di Italo Calvino relativi ai racconti partigiani, poi raccolti in Ultimo viene il corvo, conservati tra le carte di Lina Meiffret, partigiana sanremese amica e sodale del giovane Calvino... Fonte: Lumsa

Rivedo Lina Meyfrett che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle, occhio lucido, Ceschina, Milano, 1968, ristampa Graphot Spoon-River, Torino, 2012, pag. 45

Fonte: Laura Hess
Fonte: Laura Hess
[  E di Lina Meyffret Guido Hess Seborga conservò il testo, con ogni probabilità dal medesimo dattiloscritto, di alcuni suoi versi - si vedano le immagini qui sopra - scritti in francese  ]