giovedì 8 aprile 2021

Fucilati sulla porta del cimitero del paese


Dolceacqua (IM): la Chiesa di San Giorgio ed uno scorcio del cimitero

Amelio e Giuseppe Rondelli, fratelli di 16 e 19 anni, arrestati il 23 novembre 1944 nella loro casa in località Giuncheo a Camporosso. I motivi della loro cattura sono al momento ignoti. Fermati da due militi fascisti e da due soldati del 34 I.D. Grenadier - Regiment 253, vennero tenuti due giorni nella caserma di Camporosso e, nel tardo pomeriggio del 25 novembre, vennero fucilati presso la porta del cimitero di Dolceacqua. Il più anziano dei due fratelli venne lasciato in agonia tutta la notte e la mattina, ancora in vita, finito da un colpo di pistola sparato da un milite delle Brigate Nere.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020
 
[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano:  (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Dolceacqua (IM): la Chiesa di San Giorgio

[…] il 25 [novembre 1944] a Dolceacqua subiscono la stessa sorte: Giuseppe Rondelli e Amelio Rondelli, rispettivamente di anni 16 e di anni 19, catturati dalla S.S. due giorni prima...
Sulla commovente fine dei Rondelli, la loro sorella racconta: 
"Era il giorno 25 di novembre, Amelio e Giuseppe erano ancora addormentati, quando sentirono bussare violentemente alla porta. Furono obbligati ad uscire con le mani alzate… Erano quattro gli accompagnatori: due Tedeschi e due fascisti di Dolceacqua". 
Nel tratto di strada in località Giuncheo i Rondelli incontrarono la madre che tornava da Soldano; questa, vedendo i figli così scortati, rabbrividì ed esclamò: "Cosa fanno le mie creature in mezzo a questi venduti? E' una vergogna, lasciateli!" Ma i fascisti fecero prigioniera anche lei. Condussero madre e figli a Camporosso al Comando provvisorio, poi lì caricati sopra un furgone blindato e li portarono al Comando di Dolceacqua. 
Lì la madre fu messa insieme ad altri ostaggi, separata dai figli. 
A questi, picchiati a sangue, fu ordinato di fare tre volte il giro del paese e alla popolazione fu detto che quello era un piccolo esempio di quanto sarebbe successo a chi si fosse ribellato ai nazifascisti ed alle S.S. 
I fratelli Rondelli, trascinati per le vie del paese sanguinanti, non versarono una lacrima, ma con il volto rivolto in alto dissero: "Viva la Libertà! Siamo certi che il nostro sacrificio non sarà inutile". 
Furono ancora percossi e trascinati verso il cimitero, ma strada facendo, incontrarono un ragazzo di Bevera che viveva in montagna con i partigiani e che, conoscendo i Rondelli, rivolse loro un fuggevole saluto: così fu fatto pure lui prigioniero. 
Quando giunsero sulla porta del cimitero Amelio fu fatto passare per primo, poi l'amico, infine Giuseppe. 
Questi chiese come sola grazia di poter vedere per l'ultima volta la sorella, ma questo desiderio non venne esaudito. 
I tre prigionieri furono messi di fronte. Sapevano che per loro era giunta la fine ed in un ultimo slancio di generosità i due fratelli, pensando di salvare il compagno, dissero ad alta voce, mentendo: "Non vogliamo stare insieme a questo sporco fascista che ci fa schifo! ".
Il ragazzo fu liberato, mentre a loro fu dato un badile perché si scavassero la fossa. 
Messi vicini, con una raffica di mitra vennero falciati. Erano le 19.30 del 25 novembre 1944. 
I nazifascisti li lasciarono a terra e si allontanarono chiudendo il portone del cimitero. 
Nella notte Giuseppe, ferito gravemente ma ancora in vita, vedendo suo fratello che giaceva accanto, lo prese tra le braccia per rianimarlo, ma Amelio era morto; allora lo strinse al petto. 
Abbracciati furono trovati il giorno dopo, quando qualche passante, udendo dei lamenti, andò ad avvisare il Comando tedesco.
Fra quelli che si recarono sul posto c'era anche un dottore, il quale disse che il ragazzo si sarebbe ancora potuto salvare con delle cure adatte; ma un fascista estrasse la pistola e lo finì.
Così si concluse la vita di questi due ragazzi, travolti dalla ferocia e dall'odio degli uomini..."
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977
 
Gli estratti dei documenti che qui seguono riportano accuse di delinquenza fatte alla memoria dei fratelli Rondelli, come se avessero potuto e potessero in qualche modo giustificare la loro barbara uccisione, ma tale aspetto è ancora più grave perché tale diceria potrebbe essere stata costruita sfruttando il fatto che probabilmente - come hanno tramandato alcune fonti orali, le stesse che confermano la loro collaborazione con i partigiani, ai quali avevano fornito alcune armi - i fratelli Rondelli, pochi giorni prima della morte, insieme ad un ragazzino di 13 anni avevano raccolto, perché affamati, della frutta - per giunta acerba - da alberi in terreni privati - ma anche da piante abbandonate - nella zona che da Brunetti di Camporosso scende verso Dolceacqua. In ogni caso, si anticipa che la Cassazione dichiarò il 12 gennaio 1948 estinto per amnistia il reato di collaborazionismo, l'unico ancora addebitato all'imputato Carlo Cardinali.
Adriano Maini
 
Durante l'istruzione risultò che l'imputato [Carlo Cardinali] aveva partecipato come componente di un plotone di esecuzione all'uccisione dei fratelli Rondelli [...] Per il reato di omicidio è parimenti accertato che egli procedette all'esecuzione sommaria, cioé alla fucilazione dei fratelli Rondelli, ma dubitasi che tale fucilazione sia avvenuta perché essi partigiani, o perché autori di furti e di rapina. Già in altro dibattimento fu ritenuto che l'uccisione fu dovuta perché delinquenti comuni, e la deposizione di Orrigo Giuseppe, denunciante e derubato, conferma ancora una volta tale ipotesi.
Sezione Speciale della Corte di Assise di Sanremo (Presidente Vincenzo Montulli), Sentenza contro Carlo Cardinali, 16 luglio 1946, documento in Archivio di Stato - Genova, ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)

[...] 4°) di concorso in omicidio volontario, per avere fatto parte di un plotone di esecuzione, che uccise i fratelli Rondelli Amelio e Giuseppe, mediante fucilazione nel cimitero di Dolceacqua, il 23/11/1944 [...] la corte di merito [...] rilevò poi che era dubbio se egli avesse agito con dolo nella fucilazione dei fratelli Rondelli, che erano delinquenti comuni, e lo prosciolse dall'imputazione di concorso in omicidio per insufficienza di prove.
Suprema Corte di Cassazione, Sentenza sul ricorso proposto da 1°) P.M. 2°) Carlo Cardinali avverso la sentenza in data 16 luglio 1946 della Sezione Speciale della Corte di Assise di Sanremo, documento in Archivio di Stato - Genova, ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)