lunedì 7 dicembre 2015

Calvario partigiano in Val Roia

Breil-sur-Roya, uno scorcio
[  19 maggio 1944 - Strage del Turchino - Vittime: ... Edoardo Ferrari (Olivetta San Michele, 4/4/1922)...  ]

Il 23 maggio 1944 cinque partigiani dislocati all'Alpetta percorrono l'antica strada della Val Bendola e raggiungono Saorge [nella Val Roia francese]. La loro, oltre ad essere missione ispettiva, ha come primario fine l'acquisto di sale e altri generi alimentari. Improvviso ed inatteso lo scontro con una pattuglia tedesca. I partigiani prendono l'iniziativa ed aprono un serrato fuoco d'armi automatiche. La sparatoria è di breve durata; tre tedeschi cadono feriti. Per prudenza, il capo partigiano ordina ai suoi di ritirarsi,  il che avviene in buon ordine.
Don Nino Allaria Olivieri in "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015



Pierino Gasperoni (Pierino), della IX^ Brigata, in occasione dello spostamento, in virtù di un permesso del comando, per raggiungere la famiglia, incappò in una pattuglia della G.N.R. Insieme ad alcuni suoi compagni cercò allora di trovare rifugio in località Terlizzi di San Dalmazzo di Tenda e poi di raggiungere Collardente, ma fu colpito da una fucilata. Venne trasportato morente a San Dalmazzo di Tenda e perì (28 giugno 1944) durante il tragitto.
Giorgio Caudano

Nel mese di luglio [1944], e ancora il 3 agosto, Saorge [...] Ci si inoltra [i partigiani] nel paese dietro informazioni precise, ma non si riesce ad evitare gli scontri con i tedeschi. Non si contano morti e feriti; a pagare è la ferrovia Nizza - Breil - Tenda (Val Roia), oggetto di mirati atti di sabotaggio che ritardano i rifornimenti verso Cuneo.
I tedeschi catturano a Briga [Marittima, La Brigue, Val Roia, dipartimento francese delle Alpi Marittime] sei partigiani; condotti sulla strada del Cairos senza processo, sono costretti a scavarsi la fossa, ed un maresciallo li elimina con revolverate alla nuca.
Don Nino Allaria Olivieri, Op. cit.

Luigi Aldo Pastor - Fonte: Giorgio Caudano

Il 22 luglio 1944 una pattuglia della V^ Brigata, discesa da Langan verso Briga, venne intercettata dai tedeschi. Luigi Aldo Pastor e Angelo Apollonio Wladimiro (Salò 10/4/25) furono catturati. Portati a San Dalmazzo di Tenda vennero interrogati e, presumibilmente, sopposti a qualche forma di violenza fisica e psicologica. La mattina successiva Pastor venne fucilato mentre Apollonio fu trasferito nelle carceri di Cuneo e successivamente internato in un campo di lavoro in Germania, dove resterà fino alla liberazione.
Giorgio Caudano
 
Nei primi giorni di ottobre del 1944 il comando tedesco decise di attuare un rastrellamento di grande portata con l'obiettivo di eliminare le posizioni tenute dalla V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione". Per raggiungere lo scopo il comando germanico concentrò nell'operazione tutte le forze disponibili sottraendone anche alle unità dislocate sul confine francese. Dopo gli attacchi tedeschi e la perdita della postazione di Pigna (8 ottobre) il comandante di brigata Giuseppe Vittorio "Vittò" Guglielmo riunì a Triora (IM) diversi reparti per rafforzarne l'inquadramento, ma il 12 ottobre il rastrellamento riprese in forma massiccia per cui lo sbandamento e il ripiegamento su Piaggia furono inevitabili...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura.
Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

2 novembre 1944 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione -  Relazione militare del mese di ottobre: "... 1° ottobre    Una squadra di mortaisti al comando del garibaldino Leo [Leo il mortaista, prof. Vittorio Curlo], con la partecipazione dell'ufficiale di operazione Fragola [Armando  Izzo], apre il fuoco con due pezzi nella zona di Saorge (Francia) generando lo scompiglio in quel settore del retrofronte tedesco. Le perdite nemiche non sono state accertate. Nessuna perdita da parte nostra... 8 ottobre  Preceduti da tre giorni di cannoneggiamento, reparti tedeschi, provenienti da Isolabona, Saorge e Briga, costringono i nostri reparti a ripiegare sotto la minaccia di accerchiamento.   11 ottobre   ... il ritorno del Distaccamento Gino [Luigi Napolitano di Sanremo (IM)] a Carmo Langan [località di Castelvittorio (IM)] con lo scopo di proteggere il ripiegamento della Brigata da un eventuale pericolo di sorpresa. L'improvvisa ricomparsa di forze tedesche, provenienti da due direzioni costringe il Distaccamento a ripiegare dopo una breve resistenza che causa sicuramente delle perdite al nemico. Lo stesso giorno, incalzata dalle truppe tedesche, inizia il ripiegamento ordinato della Brigata che si porta a Piaggia... Firmato: Il Commissario di Brigata, Orsini [Agostino Bramè]   Il Comandante di Brigata, Ivano [o anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo]"
da documento Isrecim in don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A Upega (CN) durante la ritirata si erano radunate gran parte delle forze partigiane contro cui era iniziato il rastrellamento di oltre 5000 militari tedeschi. I patrioti avevano portato lì anche i feriti. Pensavano di essere al sicuro avendo il Mongioie alle spalle. Era il 17 ottobre del 1944. I partigiani che erano arrivati a Upega dopo giorni di cammino, col freddo e la fame, erano stremati. Non sapevano che la spia, che avevano tra loro aveva già segnalato la loro posizione, ai nazisti i quali poterono così sorprenderli, uccidendo le sentinelle che non poterono dare l’allarme. Due comandanti partigiani cercarono di contrastare il più possibile l’avanzata, soprattutto per permettere ai feriti di mettersi in salvo. Caddero in questo impari compito il comandante Silvio Cion Bonfante ed il comandante Libero Giulio Briganti. Cadde anche il medico De Marchi. I garibaldini nel complesso subirono ingenti perdite. I tedeschi devastarono le case e rastrellarono la zona.
Alcuni dei patrioti allo sbando furono catturati da militari tedeschi tra il 17 ed il 18 ottobre sul territorio di Briga Marittima e furono trascinati nella vicina Saorge. Torturati per più giorni, vennero fucilati in zona Pont d'Ambo, dominante il letto del fiume Roia, al limite con il comune di Fontan. Saorge era sede del tribunale militare della 34^ Divisione di fanteria tedesca, che occupava il territorio da Imperia al Col di Tenda. Subito dopo la tragica farsa del tribunale, avvenuta il 24 ottobre 1944, lo stesso giorno i garibaldini, legati l'uno all'altro, furono trascinati attraverso il villaggio davanti agli abitanti atterriti fino al luogo dell'esecuzione, dove furono costretti a scavare le loro fosse.



I partigiani fucilati a Saorge il 24 ottobre 1944 furono Lorenzo Alberti “Renzo”, catturato sul territorio di La Brigue il 18 ottobre, Michele  Bentivoglio “Miché”, Francesco Caselli “Pancho” o “Guido”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre, Giovanni Giribaldi “Gianni”, Domenico Moriani “Pastissu”, comandante di Squadra, Carlo Pagliari “Parma”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre.

Qui di seguito si riproduce l'ultima lettera di Domenico Moriani (fu obbligato ad approntare una fossa, insieme al compagno di fuga Giribaldi, con il quale era stato catturato in un fienile. Entrambi vennero uccisi con colpi di pistola alla nuca dentro lo scavo):
"Fontan Saorge (Francia) 24.10.1944
Cara nonna,
non piangere, sono condannato a morte,
tu non devi farci caso, fatti coraggio.
Io vado a trovare mia madre che è tanto tempo che non vedo.
Quello che ho potuto fare ho fatto.
Tu non disperarti perché un giorno ci rivedremo e ci troveremo tutti assieme al di là. Anche gli altri si calmino e non pensino a me, io non ci faccio neanche
caso, anzi sono quasi contento.
Tanti saluti a tutti e un pensiero a mio fratello.
Per sempre addio.

Domenico"


Archivio Isrecim

L'ultima lettera di Francesco Caselli (Di anni 19. Nato il 14 dicembre 1924 a Siena. Di professione operaio. Arruolato nell’esercito, all’annuncio dell’armistizio si trova a Cattaro, in Montenegro. Catturato dai tedeschi, è internato in un campo per soldati italiani. Nel febbraio 1944, per sfuggire alla prigionia, aderisce alla RSI e viene reclutato nelle fila della Divisione San Marco. Dopo il periodo di addestramento in Germania, il suo reparto viene rimpatriato e dislocato in Liguria. Il 18 giugno 1944, Caselli diserta e si unisce ai partigiani della 5ª Brigata della II Divisione d’assalto Garibaldi "Felice Cascione". Il 17 ottobre i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Michele Bentivoglio, è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, è stato insignito del "certificato Alexander" alla memoria. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Sig. Luciana Viale
Cervo S. Bartolomeo-Per Chiappa
Prov. Imperia (Italia)
Carissima Luciana,
Il destino vuole che ci separiamo per sempre, fatti forte come lo sono io, ricordami come il tuo migliore amico, la morte del resto non è la fine della vita, dal di là ti penserò e tu mi pregherai vero! Oggi verrò giustiziato, morirò con
il tuo nome sulle labbra, l’unico favore che ti chiedo è quello che quando ti sarà possibile di scrivere alla mia cara mamma, al caro papà e alle mie sorelle, preparale tu a sapere la triste notizia.
Ringrazia tuo padre, tua madre e tuo fratello di ciò che avete fatto per me e dille che in questi giorni non li ho mai scordati.
L’affetto che ti porto è ancora grande, forse più grande di prima e non puoi credere quanto sia il mio dolore nel doverti lasciare per sempre.
L’indirizzo della mia famiglia è questo: Sig. Caselli Guido, Via Samoreci Nº 4 Siena (Italia) Toscana.
Prega per me Luciana e quando potrai farai dire per me una messa che ne ho molto bisogno per redimere la mia anima, non piangere poiché le lacrime sfigurano e tu non devi ottenebrare la tua bellezza.
Mia cara Luciana, quanto pagherei per l’ultima volta averti fra le mie braccia, ma fatti forte, ormai il destino è segnato.
Ti bacio ripetutamente e spero che le mie lacrime ti riscaldino l’animo addiacciato dal dolore.
Per sempre ti saluto, tuo aff.mo
Francesco Caselli
Fontan Saorge (Francia)"

L'ultima lettera di Michele Bentivoglio (Di anni 20. Nato nel 1924 a Modena. Figlio del conte Michelangelo Bentivoglio. Iscritto all’Istituto d’Arte A. Venturi, si diploma con ottimi voti. Trasferitosi a Firenze, diventa allievo di Giannino Marchig, che lo accoglie nella sua casa e gli insegna il mestiere di restauratore di dipinti antichi. Chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre rifiuta i bandi di reclutamento della R.S.I. (Repubblica sociale italiana) e si collega coi partigiani della 6ª Divisione Garibaldi Langhe. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Francesco Caselli, Bentivoglio è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Caselli e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Carissima Mamma,
Le sto per dare una brutta notizia, in grazia di Dio sto per essere fucilato, perché inviato in missione dai partigiani, sono stato preso dai tedeschi e dopo avere subito il processo condannato a morte.
Mamma carissima, abbia coraggio; con l’aiuto di Dio vedrà che si farà una vita nuova; io tra poco vado a trovare il Papà. Mamma preghi tanto per me, così pure Andino; io dal cielo pregherò per loro.
Dica con la zia Lucia, con lo zio Enrico Colonnello, con le zie Suore che preghino pure loro per me. L’unico conforto che ho avuto in questi giorni è stata la preghiera; ho pregato giorno e notte e sono fermamente calmo, non ho paura perché il Signore mi è vicino.
Mamma carissima, abbia coraggio di affrontare questo momento, non si perda di coraggio; vedrà che il Signore tanto buono l’aiuterà.
Un’ultima raccomandazione, Mamma e Andino stiano sempre vicini al Signore, egli è tanto buono, non li abbandonerà. Mi saluti tutti gli amici, Fabio, Petrella, Pignatti. Un saluto speciale per gli Zii di Modena; non li ho dimenticati mai, preghino anche loro per me. Chiedo perdono se qualche volta ho fatto qualche marachella.
Mamma, addio, mando l’ultimo bacio a lei, Andino, Zia Lucia, Zio Enrico, Zie Suore. Arrivederci in Paradiso, Mamma carissima.
Sempre ricordandola con affetto suo figlio
Michele"


Archivio Isrecim

Questa, invece, l'ultima lettera alla famiglia di Lorenzo Alberti (Di anni 17. Nato il 30 gennaio 1927 a San Bartolomeo al Mare (Imperia) ed ivi residente (in frazione Pairola). Studente. Dopo l’8 settembre il padre di Lorenzo, Giuseppe Alberti, entra a far parte del movimento di liberazione, divenendo commissario del distaccamento Igino Rainis, inquadrato nella VI Divisione d’assalto Garibaldi Liguria Silvio Bonfante. Il 19 agosto 1944 anche Lorenzo si aggrega alla medesima formazione, ricoprendo principalmente il ruolo di staffetta. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Francesco Caselli e Michele Bentivoglio, Alberti è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme a Caselli, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: "Giovane e intrepido combattente, sempre primo nelle numerose azioni di guerra condotte contro l’invasore, si distingueva per notevoli doti di coraggio e spirito di sacrificio. Volontario in una delicata missione intesa ad individuare un passaggio segreto, allo scopo di far uscire dall’accerchiamento il proprio distaccamento, pur conscio del grave pericolo per la presenza nemica, portava a termine l’impresa. Catturato e seviziato lungamente, non rivelò mai notizie che potessero compromettere i compagni di lotta. Il 21 ottobre 1944 affrontava, con calma e serenità, il plotone di esecuzione manifestando fino all’ultimo istante la sua fede antifascista. - Saorge (Francia), 21 ottobre 1944." Autore della presentazione: Igor Pizzirusso ):
"Cara Mamma, sono stato preso da dei tedeschi a Upega e sono stato
condannato a morte.
Non stai a piangere e né a strillare non
dai colpa a nessuno. Vivi tranquilla
ci hai ancora il fratello che ti
tiene compagnia. Ti può aiutare
nella vecchiaia. Lo so che dopo tanti sacrifici
ti trovi un figlio di meno. Non
ti arrabbiare!
Caro papà vivete tranquilli
in famiglia come principi.
Sono morto senza torture
Caro Fratello non piangere
aiuti bene ai
genitori senza farli arrabbiare.
Cari famigliari salutatemi tuttii
cari conoscenti e parenti
dite a loro che il destino volle così.
Vi saluto tutti.
Renzo"          


da Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana

L’8 ottobre 1944 un agente francese, nascosto in montagna, Horb "André" Wendling, membro della rete Mitridate, che aveva assunto la funzione di radio-telegrafista per la Resistenza, fu trovato in possesso di un’arma e subito assassinato da un soldato della 34^ divisione tedesca di stanza a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime], che ebbe a vantarsi del crimine. Il 16 ottobre 1944 i tedeschi sorpresero sul pianoro della Ceva, vicino a Fontan, Emile Grac, F.F.I. del gruppo C.F.L. Parent, che stava effettuando una ricognizione dietro le linee nemiche, e lo abbatterono.[...] Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari *, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo [(IM)], dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione. Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco [(IM)] il 4 aprile ** [...] Il 6 febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco arrestò diversi agenti alleati. L'agente francese Jean Soletti alla Cima del Diavolo [dipartimento francese delle Alpi Marittime] mentre cercava di attraversare la linea del fronte. L’agente Charles Canevas a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime]. Il 12 febbraio tre agenti inglesi a Tenda furono gravemente torturati [...]
Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005
Nell'aprile 1945 la condanna a morte definitiva: i tedeschi, temendo l'avanzata degli Alleati, prelevati i prigionieri in numero di venticinque, li inviano verso i campi di sterminio in Germania. Un milite ferroviere, dopo avere chiusi i lucchetti delle catene, consegna furtivamente la chiave ai Molinari. La tradotta sosta a Bornasco tra Pavia e Milano. Un rombo di bombardieri alleati crea il fuggi fuggi generale. Sette prigionieri, e fra questi i fratelli Molinari, riescono a darsi alla fuga... Per il loro comportamento riceveranno l'encomio della Divisione con "Croce di Guerra e Stella d'Argento"...
Don Nino Allaria Olivieri, Op. cit.
** [da un verbale di interrogatorio di Ernest Schifferegger (vedere infra), confluito in un documento del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA, si apprende che Salusse e Santoni riuscirono a comunicare con un altro detenuto, un italiano, un certo Corrado, che era rientrato clandestinamente dalla Francia insieme ad un certo Vavassori per compiere, molto probabilmente a ciò forzato, una missione alleata di spionaggio: non solo lo pregarono di informare le loro famiglie della loro sorte e del loro luogo di sepoltura, ma gli trasmisero gran parte delle informazioni militari che erano riusciti a rilevare. Senonché al Corrado, portato in carcere a Sanremo, vennero ritrovati e sequestrati gli appunti che aveva in merito trascritto. Schifferegger aggiungeva che non poteva dire se il Corrado aveva tenuto gli appunti per avere una merce di scambio con i tedeschi o perché pensava di riuscire a portare quella documentazione oltre confine. Nè quale sorte forse poi toccata al medesimo, una volta trasferito al carcere di Oneglia. Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l'interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. La citata relazione dell'OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo]


martedì 13 ottobre 2015

... e non sapevamo che era l'ultimo treno

Bordighera (IM), Stazione Ferroviaria
... Lasciammo Bordighera, prendemmo un treno e non sapevamo che era l'ultimo treno: poi i nazisti fecero saltare tutti i ponti del Roya. I tedeschi avevano già occupato Torino e dilagavano nei dintorni.
Alba ed io scendemmo a Trofarello. I nostri soldati, lasciati senza ordini, fuggivano senza sapere bene dove andavano. Alba salì su di un tavolo e fece un comizio di resistenza... 

… In anni di vita cosa posso salvare di me uomo? Valgono i momenti in cui mi sono profondamente ribellato, quando mi rifiutavo d'invadere paesi pacifici. E gli anni d'amore con Alba, quando eravamo ingenui e puri come forse solo i giovani possono essere… 
… con Alba meglio resistetti alle guerre e alle mie diserzioni. Con lei avevo un nucleo forte e Alba m'impediva di lasciarmi andare completamente dandomi una ragione di vita intima profonda. So che Alba in quegli anni mi ha salvato dalla morte…
Guido Seborga (Guido Hess), Occhio folle occhio lucido. Diario - Ceschina 1969 - Graphot 2012

...nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati (1), Lina Meiffret (1) e Beppe Porcheddu (1) (2). Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi. Tra gli altri [Domenico] Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo MussaPietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968

Luigi Nuvoloni, nato a Sanremo (Imperia) il 9 settembre 1900, fucilato presso Borgomaro (IM) il 24 giugno 1944, comunista, nel 1938 era entrato in contatto con altri antifascisti del luogo e  nel 1940 aveva costituito a Bordighera un Comitato di settore del Partito comunista. Dopo l'armistizio entrò a far parte del cosiddetto "triangolo militare". Nel marzo del 1944, ricercato dalla Gestapo, fu costretto ad allontanarsi da Sanremo e si portò nella zona di Andora, dove riprese l'attività di organizzazione antifascista. Nuovamente costretto a porsi in salvo, Nuvoloni decise si raggiungere le formazioni partigiane. Col nome di battaglia di "Grosso" fu designato vice commissario politico della IX Brigata d'assalto Garibaldi "Felice Cascione", che è stata la prima Brigata partigiana costituitasi nella I Zona Liguria. Il 24 giugno 1944, durante un rastrellamento nel bosco di Rezzo, "Grosso" cadde in un'imboscata nemica. Nuvoloni, con alcuni compagni di lotta, si stava recando in auto a San Bernardo di Conio, un villaggio di Borgomaro. La vettura fu colpita da una bomba e "Grosso", ferito, fu catturato e fucilato sul posto. Quando, con l'irrobustirsi delle formazioni partigiane, la "Cascione" divenne Divisione, la quinta Brigata della Divisione fu intitolata a Luigi Nuvoloni

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi... Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

(1) Brunati, Meiffret e Porcheddu furono attivi anche nelle prime iniziative successive all'8 settembre 1943, da cui doveva poi nascere il C.L.N. di Sanremo (IM)

(2) [...]  Aveva 49 anni Giuseppe Porcheddu, per tutti Beppe, quando scompare due giorni dopo il Natale del 1947. Illustratore di libri e riviste, pittore, scenografo, disegnatore di primo piano della squadra Lenci, per cui firma ceramiche e bambole, arredi e giocattoli. Un artista di successo, il motivo della fuga non può essere una questione economica. Anche perché la famiglia è abbiente, il padre Giovanni Antonio, ingegnere con tre lauree, emigrato operaio da Sassari finito a Torino, è stato il primo a credere nel futuro del cemento armato, ha importato la tecnica brevettata dal belga Hennebique e ci ha costruito, tra gli altri, il Lingotto, i ponti di corso Novara e di via Cigna, sulla Dora, il ponte Risorgimento a Roma, talmente innovativo che il Comune si rifiutò di anticipare i soldi, fino a costruzione avvenuta, nel timore che crollasse nelle acque del Po. Beppe non seguì la carriera paterna, a lui piaceva disegnare. Se ne accorse uno degli artisti che frequentavano la famiglia Porcheddu, Leonardo Bistolfi, quasi incredulo a vedere la maturità nel disegno del ragazzino. Elementari, medie e liceo a Torino, poi il Politecnico, senza dimenticare lo sport e lo studio del violino. Nel 1916, volontario, parte per la guerra, ma sul monte Tomba è gravemente ferito dallo scoppio di una granata. Trasferito all' ospedale militare di Carrara, salva per miracolo la gamba sinistra, ma è costretto da allora a camminare con il bastone. Le prime illustrazioni appaiono nel 1919 sul Pasquino, poi su un' infinità di altre testate, tra le quali il Corriere dei Piccoli e Topolino. è la letteratura per l' infanzia quella che più lo affascina. «I bambini sono più critici degli adulti», sostiene, e nelle illustrazioni per loro è particolarmente puntiglioso, da Racconti così di Gian Bistolfi al Tartarino di Daudet, dal Romanzo di Tristano e Isotta alle Avventure del barone di Munchhausen, dal salgariano I ribelli della montagna al Pinocchio pubblicato nel '42 da Paravia. Quest' ultimo è un capolavoro, con i disegni su carta grigia e nocciola, colorata a china e arricchita dal bianco della tempera. Non sono da meno i libri non destinati specificamente ai ragazzi, le Passeggiate storiche torinesi di Emilio Bruno, pubblicate nel 1939 da Frassinelli, o La tentazione di Sant' Antonio di Flaubert, per i tipi di Ramella nel 1946. Antifascista - pur firmando nel 1935 le illustrazioni del Balilla regale di Arnaldo Cipolla - ospita nella villa di Bordighera [Villa Llo di mare in Arziglia, a levante del centro abitato] durante la guerra moglie e figlia di Concetto Marchesi, il grande latinista, partigiano comunista. E poi due ufficiali britannici [un'incombenza, per così dire, di carattere morale, lasciata a lui in eredità spirituale da Renato Brunati, destinato a soccombere, come si è letto sopra, alla furia nazista; Brunati con il quale aveva collaborato non solo nel primo circolo clandestino antifascista di Bordighera, ma anche attivamente nei primi mesi della Resistenza, mettendo a disposizione per il transito di uomini, armi, materiali, diretti alla montagna, la citata villa in Arziglia] nascosti in una stanza vicino alla biblioteca, dove spesso un militare della Wehrmacht si presenta per chiedere a prestito uno dei tanti libri in tedesco che Porcheddu acquista per ispirarsi nei suoi disegni. Giovanna, figlia del disegnatore, sposerà a guerra finita uno dei due inglesi [Michael Ross]. L'altra, Amalia, convolerà lo stesso giorno con un altro ufficiale del Regno Unito di stanza in Liguria [Philip Garigue] (1). Beppe nel frattempo diventa, per un breve periodo, presidente del Cln di Bordighera [fattispecie non riscontrata nelle nostre fonti, tuttavia] [...]  
Leonardo Bizzaro, la Repubblica, 20 ottobre 2007
 
(1)
 

<< 8 maggio 1945
Un distaccamento americano di 35 militari a Bordighera, previsto per lo stesso giorno l’arrivo del resto della compagnia [...]
Il posto di controllo francese ripiega giusto di fronte agli americani [...]
Il capitano britannico incaricato del distretto di Bordighera è il cap. Garrigue [...]
Il cap. Garrigue ha già incontrato il sindaco di Bordighera e preso il controllo politico ed alimentare della città [...]
Si segnalano circa 500 partigiani a Bordighera e dintorni [...]
Salbat, Comandante del Sotto Settore del Basso Roia  >>
 
"Sempre Avanti", 19 ottobre 1945 - Fonte: Laura Hess

sabato 15 agosto 2015

I partigiani martiri dell'Albarea

Sospel - Fonte: Mapio.net

Nella primavera del '44 in frazione Ville a Ventimiglia (IM) si era formato un gruppo di patrioti, fra i 
quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie. I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
12/6/44 ... Ci aggreghiamo a quel gruppo e con loro raggiungiamo il Comando della banda a Costa di Carpasio... 13/6/44 ... vedo "Curto" [Nino Siccardi, dal 7 luglio 1944 al 19 dicembre 1944 comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", in seguito comandante della I^ Zona Liguria] che già conoscevo e che non sapevo fosse il comandante della Brigata (IX^ Brigata "Felice Cascione"). C'è una riunione di capi partigiani: Ernesto Corradi [Nettu/Nettù, Netu] è nominato capo banda e inviato al confine francese sul monte Grammondo... 
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall'Arroscia alla Provenza Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, I.S.R.E.C.IM. - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi. 


Ecco le principali missioni del gruppo:
  1)   il 10-7-1944 una squadra di dieci uomini al comando del Capo Partigiano Nettu
, dopo uno scontro a fuoco, cattura nella frazione Latte due militi delle Brigate Nere;
  2)   il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi;
   3)   il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti;
   4)   il 21-7-1944 quattro partigiani, tra cui Gandolfi e Quadretti (poi ucciso l’8-8-1944 a Sospel) attaccano nelle vicinanze di Latte
[Frazione, sulla costa di ponente, del comune di Ventimiglia (IM)] un autocarro delle Brigate Nere, catturando il Maggiore Anfosso, quattro militi e molte armi e munizioni;
MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare - Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 - Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

Su per giù nella medesima epoca (primavera-estate del '44), giunse nella zona del Grammondo un distaccamento partigiano, al quale si aggregò subito il gruppo di cui faceva parte il Poli.
Il distaccamento, al quale il Poli accenna, è quello di Ernesto Corradi («Nettu» o «Nettù»), sorto dalla suddivisione di quello di Ivan (3° distaccamento), come già detto in altra parte di questo lavoro.
Il distaccamento di «Nettu» era partito da Case Agnesi o «Prati Piani», località vicina a Costa di Carpasio e a Colle d'Oggia, appunto intorno alla metà del giugno '44, per trasferirsi al Grammondo [...] Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244
 
[ Il 7 agosto si posiziona in Frazione Sant'Antonio di Ventimiglia il I° gruppo del 3° reggimento artiglieria della Divisione San Marco della Repubblica Sociale. Dopo il suo inserimento nella tedesca Ligurien Armee, la Divisione San Marco era stata dislocata in Liguria e nel basso Piemonte, con il compito di proteggere le retrovie dell'Armata da sbarchi dal mare, attentati e sabotaggi che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza delle unità e compromettere il regolare flusso dei rifornimenti ]

Del gruppo al Grammondo, che era comandato da «Nettu» faceva parte anche Osvaldo Lorenzi, di Imperia. Il distaccamento del Grammondo verrà assalito più tardi dai tedeschi, in data 9 agosto '44.
Diciassette partigiani verranno catturati, e cioè: il Lorenzi, altri dodici Italiani e quattro Francesi. Portati a Sospel, qui i partigiani catturati verranno torturati ed uccisi, in data 12 agosto '44.
Osvaldo Lorenzi, fu Secondo e di Muratore Maria Catenna, nato il 13-9-1918 in Porto Maurizio, e appartenente all'Azione Cattolica imperiese, all'8 settembre '43 era a Napoli, al comando di un gruppo di militari, come sergente di fanteria (aveva iniziato, ma non terminato, per motivi vari, il corso allievi ufficiali). Avvenuto lo sbandamento delle forze armate, il Lorenzi ritorna ad Imperia in data 22 settembre '43. Si reca presso Ventimiglia, nel villaggio di Calvo, presso il suo padrino, essendo la sua famiglia oriunda di quella città. Da un gruppo di partigiani che sono in quella zona viene invitato ad andare con loro, e accetta, sebbene avesse preferenza per la zona di Imperia, dove risiedeva la sua famiglia. Ai partigiani si aggrega intorno all'inizio dell'estate. Il 9 agosto '44 Osvaldo Lorenzi, con alcuni altri giovani, si trova negli alloggiamenti sul Monte Grammondo, intento alla preparazione del pranzo. All'arrivo improvviso dei tedeschi, le vedette non fanno in tempo ad avvertire; riescono a stento a mettersi in salvo. I partigiani, che sono nella baracca dell'accampamento, vengono sorpresi e catturati: poco prima della cattura, uno di essi chiede al Lorenzi di coprirlo col fieno, sebbene si pensi che la baracca verrà incendiata; il Lorenzi lo nasconde; la baracca, come si temeva, viene data alle fiamme; ciò nonostante il partigiano farà in tempo a mettersi in salvo. Gli altri, fra cui il Lorenzi, mentre cercano di fuggire, capitano fra i tedeschi, e sono catturati vicino agli alloggiamenti, nel bosco dell'Alborea, che è parte del bosco di Sospel, sul pendio del Grammondo rivolto verso la Francia. A Sospel i tedeschi suonano i tamburi, per coprire i gemiti e gli urli dei partigiani torturati. Dopo le torture, i partigiani, che ormai non riescono a reggersi, sono uccisi, mediante fucilazione. Vengono tutti seppelliti in una fossa comune, senza che la popolazione li possa avvicinare; il Sindaco riesce a stento a mettere una bottiglia, col nome, al collo di qualcheduno, a lui noto.
Nome degli altri caduti di nazionalità italiana: Badino Michele (di Sanremo), Bazzocco Antonio (di Fossano bellunese), Belon Bruno (di Caldogno in provincia di Vicenza), Fanti Oreste (di Sanremo), Ferraro Armando (di Anoia in provincia di Reggio Calabria), Franceschi Sergio (di Castelbaldo in provincia di Padova), Gavini Pietro (di Gavedona in provincia di Como), Larosa Bruno (di Giffone in provincia di Reggio Calabria), Martini Luigi Dante (di Pigna in provincia di Imperia), Pistone Bruno (di Sanremo), Quadretti Alberto (di Medesano in provincia di Parma), Roncelli Mario (di Almenno San Salvatore in provincia di Bergamo). I Caduti francesi sono: Faldella Adolphe, Rostagni Alphonse, Tironi Mario, Tolosano Jean.
In combattimento al Grammondo davanti alla porta del casone caddero i giovani di nazionalità italiana: Dàrdano Sauro e Vesco Giovanni.
Il giovane Orengo Giuseppe fu Andrea, di Ventimiglia, scampato all'eccidio e fuggito con una barca insieme con un altro partigiano della banda, non diede più notizie di sé.
Quando «Nettu», nel giugno, si era trasferito da Case Agnesi al Grammondo, alcuni partigiani, anche per non allontanarsi troppo da Imperia, si erano separati da lui; altri egli ne aveva reclutati sul posto.
Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244 

5) il 26-7-1944 una squadra in perlustrazione al Passo del Porco attacca una pattuglia nemica uccidendo due tedeschi e cattu­rando quattro polacchi, due muli e diverse armi;
   6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea
[o Albarea] del Comune francese di Sospel, accogliendo anche nella formazione un gruppo di partigiani francesi. Il Comando Tedesco scopriva però ben presto anche la nuova sede e decideva di compiere una grande operazione di rastrellamento con circa 1.500 uomini di stanza in Italia e in Francia, armati di mortai e artiglieria da montagna. Il distaccamento venne così circondato e attaccato e dopo una lunga e strenua resistenza - durante la quale venivano uccisi e feriti diversi tedeschi e cadevano tre partigiani, Quadretti, Armando [Cobra] Ferraro e Sauro [Bob] Dardano  - riusciva in parte a sganciarsi e a mettersi in salvo attraverso un terreno impervio, mentre i restanti 15, asserragliati in una casa rustica ,opponevano una disperata resistenza fino all’esaurimento delle munizioni.
   Catturati dai tedeschi, vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...  [si veda questo documento in francese]
MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Op. cit.

[ si veda al link che segue un documento, in francese, sulla strage di Sospel, o Alborea o Albarea, dal nome della località dove ebbe sede il Distaccamento garibaldino "Grammondo" ]
 
Nettù teneva accampata la sua banda quasi al confine, sul Grammondo. Ma quella volta, quando arrivarono i tedeschi a tradimento, lui non c'era coi suoi uomini, perché forse aveva sconfinato in Francia a rifornirsi di sale, o va a sapere. Chissà comunque com'èandata quella volta, ma tanto adesso fa lo stesso a saperlo, come no. Cosa te ne fai adesso di saperlo, se ormai non c'è rimasto più nessuno di quelli che c'erano quella volta, quando i tedeschi arrivarono subito sul posto saltandoci addosso come fanno i lupi sulla preda? Dicono che a portarli precisi sul posto a tradimento, sarà stato il berlinese che gli era scappato prima d'in banda: effettivamente sul posto ci arrivarono precisi, come ci può arrivare soltanto della gente pratica dei passi. Il fatto sta che quella volta gli uomini di Nettù, presi alla sprovvista, non fecero più in tempo a niente; così li presero a tradimento; quando sentirono gli spari, i tedeschi erano già tutti concentrati proprio lì di fronte, con le armi spianate. Dardano il caposquadra, uscì dal baraccamento dov'erano a dormire con lo straccio bianco in mano per la resa; ma ormai era troppo tardi e non ci riuscì; lo crivellarono all'istante nell'aria grigia e continuarono a venire avanti precisi, sparando sempre più forte. Osvaldo Lorenzi cercò ancora di coprire un ferito sotto il fieno con disperazione nel tentativo inutile, e così li presero tutti e due; bruciarono subito ogni cosa alla loro maniera tedesca, rastrellando ben bene tutto intorno, che non gli scappò proprio niente, né di uomini né di bestiame.                                                                                                                                                 Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, p. 89

Ernesto Corradi (Nettù) [o U Nettu o Nettu] con la sua banda [VI° Distaccamento Grammondo] si era stanziato sul Monte Grammondo [tra Ventimiglia (IM) e la Francia], dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica. Data la vicinanza, i rapporti tra i garibaldini ed i partigiani francesi furono spesso di cooperazione: un esempio ne è l'azione contro l'Hotel du Golf di Sospel, alla quale per desiderio dei transalpini presero parte anche patrioti italiani. Il rastrellamento del 9 agosto 1944 colse i partigiani di sorpresa, anche per via dell'assenza di "Nettù" e di circa 15 uomini della banda ...  Venne subito stroncato da una raffica di mitragliatrice Sauro [Bob] Dardano [nato a Ventimiglia il 6 aprile 1923], che era uscito alzando una bandiera bianca ... 
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

... i 15 prigionieri vennero torturati, tanto che per coprire le loro urla i tedeschi fecero rullare i loro tamburi. I 15 partigiani, dopo la tortura, vennero fatti sfilare per le vie di Sospel e tutti mostrarono, con il loro coraggioso atteggiamento, che andavano alla morte coscienti di aver compiuto il loro dovere di combattenti per la Libertà... 
Giovanni (1) Rebaudo Monaco/Jeannot/Janò in Patria Indipendente, 30 dicembre 2004 [...dopo essere stati sottoposti ad orrende torture per due giorni e tre notti, furono condotti nel capannone Gianotti, nei pressi della stazione ferroviaria di Sospel, e vennero trucidati a raffiche di mitra. Era il 12 agosto 1944. Caddero i francesi: Adolphe Faldella, Alphonse Rostagni, Mario Tironi, Jean Tolosano. Caddero gli italiani, tutti appartenenti alla neo V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione": Michele Fontana Badino, Antonio Antua Bazzocco, Bruno Spartaco Bellon, Oreste Fortunato Fanti, Sergio Bufalo Franceschi, Pietro Barin Gavini, Bruno Bruno La Rosa, Osvaldo Osvaldo Lorenzi, Luigi Dante Martini, Bruno Montana Pistone ed il bergamasco Mario Mario Roncelli]
(1) Giovanni Rebaudo [di famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo "Carletto" [di Ventimiglia], che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"]. Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 Ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] passando da Viozene [Frazione di Ormea (CN)]. In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori [Frazioni di Molini di Triora (IM)] contro i militi del Battaglione Monterosa, di stanza a Molini di Triora (IM)  [lasciando, come si potrebbe notare in Rocco Fava, Op. Cit., II° Tomo, un'immediata relazione scritta, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista"]. A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945 che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM)]. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo (IM) quando il comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo] dispose il piano di occupazione della costa... tratto da Vittorio Detassis, su Isrecim  
 
Così, alla fine fecero il conto che in tutto di partigiani ne presero diciassette vivi, compresi quattro maquisards un po' più sotto, rastrellando anche l'Albarea dal versante francese. Il traffico della spedizione quella volta durò poco tempo, perché erano venuti pratici dei posti senza sbagliare e con tutto l'occorrente necessario; conoscevano le strade i sentieri i passaggi difficili e perfino le abitudini degli uomini accampati lì, sul confine. Anch'essi perciò, si meravigliarono quella volta: non gli era mai successo di averlo fatto in quel modo, proprio così alla svelta, il repulisti totale della zona. Metti però, che se l'ordine te lo danno quelli del comando, c'è sul serio il perché, anche se è difficile convincersene; ma metti pure che ce l'hai l'ordine preciso, e che di lì non si scappa, perché è giusto. Il fatto è questo: che non si può fare diversamente, altrimenti lo sai eccome cosa succede. Succede che col pericolo a quel modo, non si può più vivere né di giorno né di notte; non si può più vivere col terrore sempre dentro, che ti arrivino addosso da un momento all'altro, sapendo i posti precisi; però, tu non lo sai come faranno. E va bene; ma non l'ammazzi lo stesso un prigioniero così, a sangue freddo, soltanto per la temanza della spia. Tu non l'ammazzi mondo schifo, soltanto perché tedesco berlinese e basta. E invece lui sì; proprio da carogna bastardo e traditore, ce li riporta subito puntuali, con tutta l'attrezzatura, sul posto che lui conosce; lo senti che andando grida heil Hitler javol; e gli insegna proprio bene le strade e perfino i passaggi nascosti per fare più presto, e tutte le usanze che aveva imparato. Prima, mangiando insieme il loro pane da buon compagno coi patrioti, aveva imparato brutto bastardo i posti i nomi le armi i nascondigli, e tutto quello che bisognava o non bisognava fare per fare il partigiano. Aveva imparato a poco a poco osservandoli ben bene; e aveva capito anche come si fa con le sentinelle, per arrivarci addosso a tradimento. Come si fa voglio dire quando, se ci arrivi a tradimento dietro le spalle, non servono più a niente lì, a fare la guardia, saltandoci addosso all'improvviso. Con le sentinelle ormai inutili colpite alla schiena a tradimento, si fa allo stesso modo come a caccia di cinghiali, coi battitori. Portati dai cani, i battitori vanno avanti per primi e li stanano di colpo, mentre alla posta comodi e bene in posa col fucile, ce ne vogliono tanti di cacciatori. Ciascuno alla posta ci si mette bene, da starci comodo, sempre lì fermo col fucile puntato. Gli animali li chiudono nella trappola con le zanne ormai inservibili, per ammazzarli prima quelli  che sbattono di più. Da quelle parti sul confine, oltre al berlinese, c'erano in banda due polacchi esperti alla mitraglia; sempre ubbidienti che era un piacere guardarli come stavano attenti, senza distrarsi. Erano sempre pronti a sparare in qualunque modo, quando glielo dicevano; anche nel pericolo in pronta presa, come se niente fosse la va come la va. Questi due polacchi, perciò, non fecero come il berlinese carogna; ma la mitraglia la puntarono subito per il verso giusto eccome, facendola funzionare alla disperata. Spararono poco però, perché dopo le prime raffiche precise, non ce la fecero più a resistere in nessun modo, quando i tedeschi gli arrivarono addosso da tutte le parti, prima a colpi di mortaio e poi coi maierling. Erano due polacchi e basta, va a sapere; nessuno anche dopo ne seppe di più, nonostante ne parlassero ancora nelle bande; ma basta, finirono così; erano soltanto due polacchi qualunque, disertori antinazisti che vollero ribellarsi; va bene? A tutti i costi vollero fare i partigiani, ma non fecero manco in tempo a farsi scrivere negli elenchi dei ribelli. Per farsi capire, quando salirono in montagna per farsi prendere in banda, intonarono forte un canto partigiano che avevano imparato da quelle parti. Poi, in banda, col da fare che c'era, li chiamarono soltanto i polacchi, e non ci pensarono a scrivergli nome e cognome. Al Grammondo, dopo quel rastrellamento del porco giuda tutto al coperto e sul pulito come capita capita dalla parte italiana e dalla parte francese, di loro non ci rimase più niente; nemmeno più uno straccio per sapere chi fossero poveri ragazzi, e come si chiamassero. Mano d'opera in costrizione come usavano loro con la prepotenza, i tedeschi vollero subito dopo dai civili francesi, senza minimamente discutere, una fossa lunga e profonda bastante per diciassette. La vollero di queste misure, per buttarceli tutti dentro alla rinfusa, nel Vallone di Sospel; poi decretarono coi megafoni immediatamente il coprifuoco. Stavolta, il coprifuoco lo vollero assoluto, perché la gente non vedesse e non sentisse proprio niente di quello che facevano nel paese; ma le urla di tortura, la gente le sentì lo stesso dentro il vallone nell'aria fredda, su su fin nei larici verso l'Albarea, da una parte e dall'altra. Le sentì più forte del rullo dei tamburi, che fecero i tedeschi per coprire quelle urla, quando si misero a picchiare più forte ancora più forte e sempre più forte con le mazze; per fare più rumore da rintronarne la vallata; finché la finirono coi tamburi quando al turno della conta, l'un dopo l'altro, i diciassette patrioti caddero inerti nella fossa. Alla fine, i civili francesi precettati in costrizione, seppellirono insieme i tredici partigiani italiani e i quattro maquisards francesi affiancati; ma prima cercarono di distinguerli con dei segni nella fossa comune, senza che i tedeschi se ne accorgessero. Difatti prima, quando glielo avevano chiesto come segno di pietà, avevano detto di no: che assolutamente non lo concedevano di segnarli per nome, guai a distinguerli; bastante farli sparire in sepoltura, essendo morti tutti allo stesso modo fuori legge; achtung banditen e fuori dai piedi.
Osvaldo Contestabile, Op. cit., pp. 89, 90, 91

domenica 12 luglio 2015

Il partigiano Mimmo e la Missione Kahnemann

Un tratto della costa di Ventimiglia (IM) verso la Francia; in fondo a destra, appena visibili, Camporosso, Vallecrosia e Bordighera
 
Con gli alleati, insediati in Costa Azzurra, le relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria si intensificarono a dicembre 1944. La riuscita, anche se qualche volta molto rischiosa, dei primi collegamenti portò il Comando partigiano a chiedere agli alleati un contatto permanente e una strategia operativa, che consentisse ai partigiani di contare su aiuti soprattutto di armi e di munizioni, indispensabili per gli attacchi ai nazifascisti e per la difesa dai rastrellamenti che gli stessi nazifascisti organizzavano periodicamente. I francesi soprattutto e gli alleati stessi, non accolsero subito con simpatia e disponibilità tali iniziative. Ma la costanza dei comandi partigiani e dei responsabili del CLN ebbe la meglio, ed i viaggi iniziarono con frequenza. Dopo le prime esperienze portate positivamente a termine, nel comando della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" maturò l’idea di costituire una Commissione che doveva portarsi in Francia presso i Comandi alleati, per sollecitare l’invio di attrezzatura bellica e per combinare azioni militari congiunte contro i nazifascisti. Nacque così la Missione Kahnemann, dal nome del responsabile, dottor Eugenio Kahnemann, il cui appellativo di battaglia era Nuccia.
Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975.

[  Alla Missione Kahnemann fa riferimento gran parte della presente testimonianza ]
 
L'8 settembre 1943 ero sottotenente dei Bersaglieri al Deposito dell'8° Reggimento a Verona... Ritornai a Piacenza e qui incontrai per caso un mio commilitone con il quale avevo frequentato il corso allievi ufficiali a Siena... Lo misi al corrente della mia intenzione di arruolarmi nella resistenza. Si informò sui miei dati personali e mi confidò che ero adatto... (con la famiglia nell'Italia già liberata, quindi non ricattabile dai nazifascisti con la minaccia di ritorsioni verso i famigliari, come erano solite fare le polizie italiane e tedesche della RSI)... dovevo arruolarmi nei bersaglieri della Repubblica fascista. Dovevo cercare di andare a Genova per dare notizie sul sistema difensivo tedesco della costa ligure. Riuscii nell'intento e quasi alla fine del '43 venni inquadrato col grado di sottotenente nel primo battaglione di difesa costiera tra Nervi e Montesignano. Collaborai con il C.L.N. di Genova al quale fornii tutte le copie delle mappe di tutte le batterie costiere e dei campi minati. Successivamente fui trasferito al comando di una compagnia nei pressi di Ceva...
Pochi giorni dopo venni catturato dai partigiani in casa della mia fidanzata di Savona, figlia del proprietario dei Magazzini 900, che si trovava in quella zona per sfuggire ai bombardamenti. Li misi al corrente della mia vera situazione. Passò quasi un mese finchè non arrivò da Genova la conferma del mio racconto.
 
Un documento d'epoca che attesta gli inizi dell'attività patriottica di Domenico Dònesi

[...] già nel marzo 1944 avevo preso contatto con i Fratelli Beretta a con Richetto [...]Ritornai a Genova; continuai i contatti con Zilli e Sergio [...] addentellati che si erano creati tra i bersaglieri del Battaglione Costiero [...] Sott.Ten.Donesi Domenico e Ser.Buonafede Giuseppe; e Nervi [...] 
Gostisa Dusan (Capitano Prati), documento, da archivio non precisato, consultato in preparazione di  Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 >
 
Fui inquadrato in un distaccamento partigiano che si avvicinò alla provincia di Imperia.
Qui fui assegnato alla IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione"...  

In questo periodo dalle alture di Vallecrosia (IM) e Bordighera (IM) si poteva notare una nave, proveniente dal sud marittimo della Francia, che cannoneggiava in continuazione ma non si riusciva a capire in quale zona specifica della costa italiana. 

Da questa situazione nacque l'idea, nel comando della "Felice Cascione", di una nostra missione, che dovesse portarsi in Francia presso i Comandi Alleati per sollecitare l'invio di divise, viveri, armi e munizioni. E per combinare azioni militari congiunte contro le forze nazifasciste nella nostra zona. 
Così nacque la Missione Kahnemann, con la supervisione del comandante "U Curtu" [Nino Curto Siccardi].

Una vecchia fotografia, tratta dall'opuscolo scritto da Fiorucci, attinente, a sinistra, il presidio dei bersaglieri a Vallecrosia (IM)

Fra i componenti furono assunti fra gli altri (non li ricordo tutti) Alberto Guglielmi "Nino" [destinato a tragica morte subito dopo aver contribuito in modo rilevante all'arrivo tra i partigiani imperiesi del già mentovato capitano Bentley] e Luciano Mannini "Rosina". Io, perché ufficiale dell'esercito, a conoscenza delle lingue francese e inglese, studiate a scuola e poi coltivate privatamente. Nino e Luciano perché conoscevano la zona a menadito, soprattutto i camminamenti tra le mine sulla spiaggia. Fu incluso nella missione anche certo Jean Gérard, francese, che, nell'arrivare nella nostra zona si presentò come ingegnere mobilitato forzosamente dai nazisti in Francia, nella TODT, la società tedesca che costruiva tutte le difese murarie delle fortificazioni militari, da cui però era scappato. Lo accogliemmo secondo la direttiva alleata di far rientrare nelle loro nazioni i soldati che con l'8 settembre 1943 erano scappati dai campi di prigionia. Quindi fu rivestito di tutto punto e gli riservammo tutte le attenzioni possibili. Talvolta spariva e poi dopo qualche tempo si ripresentava dicendo che era stato a sondare le nostre posizioni strategiche nell'insieme della situazione circostante.
Poiché a noi servivano, per lo scopo della nostra missione, le referenze di quel francese, lo portammo con noi. Non l'avessimo mai fatto, come dirò dopo!!! [...]

[  La missione Kahnemann salpò da Vallecrosia (IM) il 14 dicembre 1944, dopo tre giorni di attesa per un via libera dato dal comandante del distaccamento, che collaborava clandestinamente con i partigiani del mare, di bersaglieri di guardia sul litorale, sergente Bertelli, che avvisò per tempo che in quel giorno il suo reparto sarebbe stato impegnato a Ceriana (IM) con commilitoni tedeschi  ]

La gendarmeria di Monaco, informata dello scopo della nostra missione, si mise subito in contatto con quella di Nizza [...] nelle prime ore del mattino successivo stavamo già nella sede della gendarmeria di Nizza [...] Quasi subito fu prelevato Kahnemann, capo della nostra missione e portatore di tutti i documenti referenziali attestanti la nostra identità politica [...] La notte del 6 gennaio 1945 la missione con tutti noi e con il capitano Bentley e il suo marconista ripartì per Vallecrosia [...]

Domenico Mimmo Donesi in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 >
 
Della Missione Kahnemann faceva parte anche Alberto Nino Guglielmi.
Raggiunti gli alleati, Mimmo e Nino furono ingaggiati dai servizi inglesi, sottoposti ad un breve addestramento e preparati alla missione di invio dell’ufficiale di collegamento presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria, il capitano Robert Bentley, del SOE  britannico. Intorno a Natale Nino fu inviato a preparare lo sbarco di Bentley, che avvenne il 6 gennaio 1945, sempre sulla spiaggia di Vallecrosia. Di questa missione faceva parte anche Dònesi. Nino e Mimmo accompagnarono il capitano Bentley fino a Vignai, Frazione di Baiardo (IM) dai partigiani di Curto, Nino Siccardi, comandante della I^ Zona.
La mattina del 18 gennaio 1945 mentre eseguivano una missione di trasporto lungo la strada che da Vignai porta a Passo Ghimbegna, all’altezza del bivio per Monte Ceppo, Nino e Mimmo vennero intercettati da militi della RSI. Nino venne ferito, fatto prigioniero e quindi trucidato. La documentazione ufficiale indica, invero, che Alberto Nino Guglielmi venne fucilato dai tedeschi a Sella Carpe di Baiardo (IM) il 18 gennaio 1945. Mimmo riuscì a fuggire e avvisò la famiglia di Nino che abitava, sfollata, a Vallecrosia Alta. Nell’attesa che i partigiani di Vallecrosia, il Gruppo Sbarchi, preparasse un’imbarcazione, Mimmo, l’anziano padre di Nino, la sorella diciottenne Emilia e il fratellino Bruno di 4 anni si nascosero a Negi, Frazione di Perinaldo, sfuggendo ai fascisti che li ricercavano. La notte del 25 gennaio del 1945 la famiglia di Nino fu portata in salvo con una barca a remi da Mimmo ed Ampelio Elio Bregliano. Raggiunsero la costa di Beausoleil e Mimmo ritornò al comando alleato a Nizza; per alcune volte incontrò ancora Emilia, poi un giorno dei primi di aprile del ’45 gli alleati decisero che aveva dato abbastanza e lo rimpatriarono nella Napoli liberata.
appunti inediti di Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

 
Attestazione su Domenico Mimmo Donesi, rilasciata in data 13 agosto 1946 da Fragola Doria, Armando Izzo, comandante della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”

 
Il rapporto del Ten. Col. Robert Peter McMullen, redatto il 23 maggio 1945, comandante della missione “Clover” (M.11) per la Liguria e la parte occidentale dell’Emilia, ci informa di come una missione dedicata alla Liguria di Ponente fosse stata pianificata nel settembre 1944, subito dopo l’operazione “Dragoon” [...] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap” che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. [...] Questo è quanto scrive McMullen, ma andando a ritroso, leggendo le istruzioni operative (Operation Instruction)  redatte il 24 settembre 1944 dal commander RNVR Gerald Alfred Holdsworth, comandante della N. 1 Special Force per la missione del maggiore Campbell, denominata “Clarion”, troviamo che le cose andarono in modo diverso. Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. Ma siccome nelle intenzioni dei garibaldini imperiesi, dopo la ritirata delle forze nemiche, c’era l’occupazione delle città della Liguria occidentale da Albenga al confine francese, i compiti della missione erano militari (misure antistorch, cioè la protezione degli impianti, del  personale, delle infrastrutture dalle possibili distruzioni dei tedeschi) e politiche, cioè l’organizzazione successiva delle autorità amministrative, dei partigiani, il mantenimento dell’ordine pubblico in attesa dell’arrivo delle truppe alleate e dell’AMG. Le istruzioni operative descrivono dettagliatamente gli scopi, i metodi, la consistenza delle forze nemiche e dei partigiani, la presenza di altre missioni alleate, la politica da adottare con i partigiani, i mezzi finanziari di cui la missione avrebbe disposto, i collegamenti con la base. Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio. Questa informazione ci è fornita dal rapporto del capitano Cosa, comandante della 3° Divisione Alpina (autonomi), redatto il 7 aprile 1945. Il lancio aveva avuto luogo dopo che i tedeschi avevano già occupato Villanova Mondovì e già si sapeva che si stavano preparando per operazioni di rastrellamento su larga scala. “Io avevo già avvertito il Ten. Clark di questo fatto e avevo energicamente insistito sul fatto che il lancio non doveva essere effettuato. Al più presto cercai un luogo sicuro con la sua missione in pianura, dove l'avrei accompagnato con una  buona scorta, al fine di evitare l’incerto destino di venire rastrellati. Invece egli desiderava ritirarsi più in alto sulle montagne, per non correre il rischio di attraversare le linee nemiche (eravamo ormai circondati). Dopo alcuni giorni molto duri in montagna la missione è scesa per riposarsi a Frabosa, ma è stata sorpresa dai tedeschi, quasi tutti sono stati catturati. Solo il capitano Irving-Bell fu salvato.[...]” [...] La missione via mare di Bentley riuscì ad infiltrarsi nella notte del 6-7 gennaio 1945, dopo otto tentativi di sbarco, sulla spiaggia nei pressi di Bordighera [...]
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, pubblicato su Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, 2011-1
 
6.2. "Imperia"
"Note sulla situazione politica nelle provincie di Savona e Imperia", cc. 3, 1944, dic. 15.
Trasmesse dalla delegazione del CLNAI il 12 marzo 1945.
6.3. "Savona"
Come il precedente.
6.4. "Informazioni in generale" [...]
cc. 3; la 2a divisione d'assalto Garibaldi Liguria Felice Cascione (su informazioni del dottor Nuccia, Eugenio Kahnemann) [...]
 

sabato 14 marzo 2015

Bersaglieri e Resistenza nel Ponente Ligure

Il sergente Carlo Bertelli comandava agli inizi del 1945 il distaccamento di 12 bersaglieri, accasermato sul lungomare di Vallecrosia (IM), in quanto adibito al compito di sorveglianza del tratto di costa, compreso tra il bunker a est del rio Rattaconigli e quello in prossimità della foce del torrente Nervia.
Il gruppo del sergente Bertelli nell'estate del 1944 era giunto dopo 4 notti di marce forzate a Sanremo (IM) a piedi da Savona. All'inizio fu in parte posizionato sulle alture di Coldirodi, Frazione di Sanremo (IM), dove rimpiazzò un reparto di SS italiane.











Successivamente il distaccamento fu schierato nell'area di prima retrovia del fronte e ospitato per breve tempo in una villa signorile tra Ospedaletti (IM) e Bordighera (IM).




Il distaccamento di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM). 

Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera.

Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.

I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale.

[  Con l'articolo di cui a questo link si è già fornito un esempio della collaborazione di questi bersaglieri con i partigiani del ponente di Liguria  ]

Gli incontri con il dottore Marchesi avvenivano in un albergo sito sulla Via Romana a Bordighera (IM), dove, tra l'altro, Bertelli collaborò alla stesura di alcuni volantini inneggianti alla fine della guerra ed esortanti alla diserzione, che furono clandestinamente lasciati nei locali e nei luoghi frequentati dalle truppe.

Con la collaborazione del sergente Bertelli, quando egli ed i suoi uomini erano di servizio a Vallecrosia, poterono realizzarsi diversi collegamenti clandestini via mare da e per la Francia liberata, effettuati dal Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.

Il sergente Bertelli cercò inutilmente sul finire della guerra di dissuadere i fratelli Biancheri dal voler raggiungere i famigliari a Bordighera: i fratelli Biancheri furono catturati durante un rastrellamento e successivamente passati per le armi a Ventimiglia, in zona Forte San Paolo. (1)

Il 24 aprile 1945 con il suo reparto il sergente Bertelli rifiutò l’ordine di ripiegare e raggiunse i partigiani, con i quali tentò di sopraffare i militari tedeschi incaricati di far saltare il ponte sul Nervia.

Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


La sorveglianza del tratto di costa di Vallecrosia (IM) era affidata a un distaccamento di circa 25 bersaglieri accasermato [ed a fianco della sede del loro presidio c’era il vecchio mattatoio, punto di riferimento, citato in altre fonti, per gli arrivi notturni via mare di tante spedizioni] sul lungomare alla foce del torrente Verbone. Tra i bersaglieri c’era il sergente Bertelli, di Genova, che sembrava nutrire qualche simpatia per la Resistenza. Il Bertelli frequentava la barberia di Aldo Lotti [commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] e nei discorsi da… barbiere fece qualche allusione antifascista. Fu avvisato il C.L.N. [quello di Bordighera (IM)], che incaricò i fratelli Biancheri di Bordighera, soprannominati Lilò, di prendere i necessari contatti. I bersaglieri volevano disertare e unirsi ai partigiani in montagna. I Lilò li convinsero a rimanere nel presidio sul lungomare ed a collaborare con la Resistenza nel nascente “Gruppo Sbarchi“. Renzo [Stienca] Rossi di Bordighera [subentrato nel comando della missione presso gli alleati a Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito in un agguato l’8 febbraio 1945 proprio in Vallecrosia] organizzò un idoneo servizio per effettuare sbarchi di materiale e uomini da piccoli natanti provenienti dalla vicina Francia liberata. Venne il momento della prima operazione e bisognava concordarne i particolari con i bersaglieri. Tra di noi serpeggiava ancora qualche timore sulla fede dei bersaglieri. E se fosse stata una trappola? Commovente fu la posizione di Aldo Lotti. Era cardiopatico, e in maniera seria. Disse “Vado io. Se è una trappola pazienza, tanto ne ho più per poco!”. Comunque, non era una trappola. L’Operazione Sbarchi ebbe inizio...
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit


Il 18 marzo 1945 in un rastrellamento nazifascista vennero catturati a Dolceacqua (IM) 5 partigiani. Detto rastrellamento era stato provocato dal maresciallo repubblichino Luigi Salvagni per vendicare il fratello Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti in quanto guida dei tedeschi nelle pregresse barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga.
L’operazione riguardò anche il comune di Bordighera. Veniva cercato in modo particolare Ettore Biancheri. Otto giovani vennero riconosciuti come partigiani: arrestati, furono torturati e fucilati il 21 marzo 1945 presso Forte San Paolo di Ventimiglia.

La lapide che ricorda i partigiani fucilati nei pressi di Forte San Paolo di Ventimiglia
 
Tra questi martiri, Paolo Biancheri (Paolo), nato a Bordighera, e i due fratelli Biancheri, detti Lilò, Bartolomeo ed Ettore, patrioti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Un documento d’epoca indirizzato al CLN di Bordighera, oggi conservato a Sanremo, ricorda che essi vennero fucilati insieme a Paolo Balbo (Pietro), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma) e Giuseppe Verrando (Mil).  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi.

1 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento] ed al SIM della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche: "… Vi comunichiamo urgentemente che i nazifascisti hanno scoperto il luogo di sbarco di Renzo a Bordighera. Le S.S. germaniche sono state appostate sul luogo stesso ed i bersaglieri sono sotto strettissima sorveglianza. Uno sbarco, quindi, al momento attuale sarebbe pericolosissimo, anzi fatale. È essenziale che radiotelegrafiate immediatamente in Francia perché la partenza di Renzo sia rimandata in attesa di nostre disposizioni in merito a meno che non si possa lanciarlo per paracadute. Vogliate provvedere senza indugio perché ne va della vita dei nostri uomini e della nostra organizzazione…"

7 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi] ed al C.L.N. di Bordighera - Veniva comunicato che l'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il C.L.N. di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per il 25% alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...

10 aprile 1945 - Dalla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", Sez. S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 381, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato quanto riferito dall'informatore tedesco La: che nella zona di Bordighera i tedeschi avevano ricevuto l'ordine di tenersi pronti per una prossima partenza per Verona e di comportarsi gentilmente verso la popolazione, e che venivano minate strade e colline.
 
14 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] al comandante Curto [Nino Sicardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] – Chiedeva di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di "R.C.B." [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Trasmetteva le indicazioni del generale Clark di evitare le azioni su larga scala continuando, invece, attività di sabotaggio e imboscate. Chiedeva un incontro con i CLN di Sanremo ed Imperia. Allegava un documento da recapitare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti, dipendente anche dal CLN di Bordighera]. 

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

Parallelamente agli aviolanci nel mese di aprile del 1945, ma in modo più assiduo, nella zona del ponente ligure provenienti dalla Francia avvenivano sbarchi di materiale bellico (diversi Bren, Sten e Breda) a Vallecrosia. Sulla costa, nei punti di incontro stabiliti, garibaldini della V^ Brigata o della locale SAP effettuavano a piccoli intervalli, a partire dalle ore 23 nelle notti concertate previe comunicazioni segrete, segnalazioni luminose all'indirizzo dei natanti di volta in volta in arrivo.
Rocco Fava, Op. cit., Tomo I