lunedì 7 dicembre 2015

Calvario partigiano in Val Roia

Breil-sur-Roya: uno scorcio
 
L’attività del tribunale militare di Sanremo
Inizialmente il tribunale si occupava di fatti accaduti nel settore di competenza territoriale del XV° CA, poi, dopo l’11 novembre 1942, diventò un annesso di quello della 4ª Armata che aveva sede a Breil-sur-Roya. <35
35 ACS, Tribunali militari della 4ª Armata, Sezione XV CA, Sentenze, volumi 11-15.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
[ n.d.r.: 19 maggio 1944 - Strage del Turchino - Vittime: ... Edoardo Ferrari (Olivetta San Michele, 4/4/1922)...  ]
 
Pierino Gasperoni (Pierino), della IX^ Brigata "Felice Cascione", in occasione dello spostamento, in virtù di un permesso del comando, per raggiungere la famiglia, incappò in una pattuglia della G.N.R. Insieme ad alcuni suoi compagni cercò allora di trovare rifugio in località Terlizzi di San Dalmazzo di Tenda e poi di raggiungere Collardente, ma fu colpito da una fucilata. Venne trasportato morente a San Dalmazzo di Tenda e perì (28 giugno 1944) durante il tragitto.
Adriano Maini 


Nel mese di luglio [1944], e ancora il 3 agosto, Saorge [...] Ci si inoltra [i partigiani] nel paese dietro informazioni precise, ma non si riesce ad evitare gli scontri con i tedeschi. Non si contano morti e feriti; a pagare è la ferrovia Nizza - Breil - Tenda (Val Roia), oggetto di mirati atti di sabotaggio che ritardano i rifornimenti verso Cuneo.
I tedeschi catturano a Briga [Marittima, La Brigue, Val Roia, dipartimento francese delle Alpi Marittime] sei partigiani; condotti sulla strada del Cairos senza processo, sono costretti a scavarsi la fossa, ed un maresciallo li elimina con revolverate alla nuca.
Don Nino Allaria Olivieri, Dalla valle del Cairos a Piazzale Loreto, "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015, pag. 92 

Luigi Aldo Pastor

Il 22 luglio 1944 una pattuglia della V^ Brigata, discesa da Langan verso Briga, venne intercettata dai tedeschi. Luigi Aldo Pastor e Angelo Apollonio Wladimiro (Salò 10/4/25) furono catturati. Portati a San Dalmazzo di Tenda vennero interrogati e, presumibilmente, sopposti a qualche forma di violenza fisica e psicologica. La mattina successiva Pastor venne fucilato mentre Apollonio fu trasferito nelle carceri di Cuneo e successivamente internato in un campo di lavoro in Germania, dove resterà fino alla liberazione. 
Adriano Maini
 
Nei primi giorni di ottobre del 1944 il comando tedesco decise di attuare un rastrellamento di grande portata con l'obiettivo di eliminare le posizioni tenute dalla V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione". Per raggiungere lo scopo il comando germanico concentrò nell'operazione tutte le forze disponibili sottraendone anche alle unità dislocate sul confine francese. Dopo gli attacchi tedeschi e la perdita della postazione di Pigna (8 ottobre) il comandante di brigata Giuseppe Vittorio "Vittò" Guglielmo riunì a Triora (IM) diversi reparti per rafforzarne l'inquadramento, ma il 12 ottobre il rastrellamento riprese in forma massiccia per cui lo sbandamento e il ripiegamento su Piaggia furono inevitabili...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [n.d.r.: monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura.
Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

2 novembre 1944 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione -  Relazione militare del mese di ottobre: "... 1° ottobre    Una squadra di mortaisti al comando del garibaldino Leo [Leo il mortaista, prof. Vittorio Curlo], con la partecipazione dell'ufficiale di operazione Fragola [Armando  Izzo], apre il fuoco con due pezzi nella zona di Saorge (Francia) generando lo scompiglio in quel settore del retrofronte tedesco. Le perdite nemiche non sono state accertate. Nessuna perdita da parte nostra... 8 ottobre  Preceduti da tre giorni di cannoneggiamento, reparti tedeschi, provenienti da Isolabona, Saorge e Briga, costringono i nostri reparti a ripiegare sotto la minaccia di accerchiamento.   11 ottobre   ... il ritorno del Distaccamento Gino [Luigi Napolitano di Sanremo (IM)] a Carmo Langan [località di Castelvittorio (IM)] con lo scopo di proteggere il ripiegamento della Brigata da un eventuale pericolo di sorpresa. L'improvvisa ricomparsa di forze tedesche, provenienti da due direzioni costringe il Distaccamento a ripiegare dopo una breve resistenza che causa sicuramente delle perdite al nemico. Lo stesso giorno, incalzata dalle truppe tedesche, inizia il ripiegamento ordinato della Brigata che si porta a Piaggia... Firmato: Il Commissario di Brigata, Orsini [Agostino Bramè]   Il Comandante di Brigata, Ivano [o anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo]"
da documento Isrecim in don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A Upega (CN) durante la ritirata si erano radunate gran parte delle forze partigiane contro cui era iniziato il rastrellamento di oltre 5000 militari tedeschi. I patrioti avevano portato lì anche i feriti. Pensavano di essere al sicuro avendo il Mongioie alle spalle. Era il 17 ottobre del 1944. I partigiani che erano arrivati a Upega dopo giorni di cammino, col freddo e la fame, erano stremati. Non sapevano che la spia, che avevano tra loro aveva già segnalato la loro posizione, ai nazisti i quali poterono così sorprenderli, uccidendo le sentinelle che non poterono dare l’allarme. Due comandanti partigiani cercarono di contrastare il più possibile l’avanzata, soprattutto per permettere ai feriti di mettersi in salvo. Caddero in questo impari compito il comandante Silvio Cion Bonfante ed il comandante Libero Giulio Briganti. Cadde anche il medico De Marchi. I garibaldini nel complesso subirono ingenti perdite. I tedeschi devastarono le case e rastrellarono la zona.
Alcuni dei patrioti allo sbando furono catturati da militari tedeschi tra il 17 ed il 18 ottobre sul territorio di Briga Marittima e furono trascinati nella vicina Saorge. Torturati per più giorni, vennero fucilati in zona Pont d'Ambo, dominante il letto del fiume Roia, al limite con il comune di Fontan. Saorge era sede del tribunale militare della 34^ Divisione di fanteria tedesca, che occupava il territorio da Imperia al Col di Tenda. Subito dopo la tragica farsa del tribunale, avvenuta il 24 ottobre 1944, lo stesso giorno i garibaldini, legati l'uno all'altro, furono trascinati attraverso il villaggio davanti agli abitanti atterriti fino al luogo dell'esecuzione, dove furono costretti a scavare le loro fosse.



I partigiani fucilati a Saorge il 24 ottobre 1944 furono Lorenzo Alberti “Renzo”, catturato sul territorio di La Brigue il 18 ottobre, Michele  Bentivoglio “Miché”, Francesco Caselli “Pancho” o “Guido”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre, Giovanni Giribaldi “Gianni”, Domenico Moriani “Pastissu”, comandante di Squadra, Carlo Pagliari “Parma”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre.

Qui di seguito si riproduce l'ultima lettera di Domenico Moriani (fu obbligato ad approntare una fossa, insieme al compagno di fuga Giribaldi, con il quale era stato catturato in un fienile. Entrambi vennero uccisi con colpi di pistola alla nuca dentro lo scavo):
"Fontan Saorge (Francia) 24.10.1944
Cara nonna,
non piangere, sono condannato a morte,
tu non devi farci caso, fatti coraggio.
Io vado a trovare mia madre che è tanto tempo che non vedo.
Quello che ho potuto fare ho fatto.
Tu non disperarti perché un giorno ci rivedremo e ci troveremo tutti assieme al di là. Anche gli altri si calmino e non pensino a me, io non ci faccio neanche
caso, anzi sono quasi contento.
Tanti saluti a tutti e un pensiero a mio fratello.
Per sempre addio.

Domenico"


Fonte: Igor Pizzirusso, art. cit. infra ma da Archivio Isrecim

L'ultima lettera di Francesco Caselli (Di anni 19. Nato il 14 dicembre 1924 a Siena. Di professione operaio. Arruolato nell’esercito, all’annuncio dell’armistizio si trova a Cattaro, in Montenegro. Catturato dai tedeschi, è internato in un campo per soldati italiani. Nel febbraio 1944, per sfuggire alla prigionia, aderisce alla RSI e viene reclutato nelle fila della Divisione San Marco. Dopo il periodo di addestramento in Germania, il suo reparto viene rimpatriato e dislocato in Liguria. Il 18 giugno 1944, Caselli diserta e si unisce ai partigiani della 5ª Brigata della II Divisione d’assalto Garibaldi "Felice Cascione". Il 17 ottobre i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Michele Bentivoglio, è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, è stato insignito del "certificato Alexander" alla memoria. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Sig. Luciana Viale
Cervo S. Bartolomeo-Per Chiappa
Prov. Imperia (Italia)
Carissima Luciana,
Il destino vuole che ci separiamo per sempre, fatti forte come lo sono io, ricordami come il tuo migliore amico, la morte del resto non è la fine della vita, dal di là ti penserò e tu mi pregherai vero! Oggi verrò giustiziato, morirò con
il tuo nome sulle labbra, l’unico favore che ti chiedo è quello che quando ti sarà possibile di scrivere alla mia cara mamma, al caro papà e alle mie sorelle, preparale tu a sapere la triste notizia.
Ringrazia tuo padre, tua madre e tuo fratello di ciò che avete fatto per me e dille che in questi giorni non li ho mai scordati.
L’affetto che ti porto è ancora grande, forse più grande di prima e non puoi credere quanto sia il mio dolore nel doverti lasciare per sempre.
L’indirizzo della mia famiglia è questo: Sig. Caselli Guido, Via Samoreci Nº 4 Siena (Italia) Toscana.
Prega per me Luciana e quando potrai farai dire per me una messa che ne ho molto bisogno per redimere la mia anima, non piangere poiché le lacrime sfigurano e tu non devi ottenebrare la tua bellezza.
Mia cara Luciana, quanto pagherei per l’ultima volta averti fra le mie braccia, ma fatti forte, ormai il destino è segnato.
Ti bacio ripetutamente e spero che le mie lacrime ti riscaldino l’animo addiacciato dal dolore.
Per sempre ti saluto, tuo aff.mo
Francesco Caselli
Fontan Saorge (Francia)"

L'ultima lettera di Michele Bentivoglio (Di anni 20. Nato nel 1924 a Modena. Figlio del conte Michelangelo Bentivoglio. Iscritto all’Istituto d’Arte A. Venturi, si diploma con ottimi voti. Trasferitosi a Firenze, diventa allievo di Giannino Marchig, che lo accoglie nella sua casa e gli insegna il mestiere di restauratore di dipinti antichi. Chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre rifiuta i bandi di reclutamento della R.S.I. (Repubblica sociale italiana) e si collega coi partigiani della 6ª Divisione Garibaldi Langhe. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Francesco Caselli, Bentivoglio è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Caselli e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Carissima Mamma,
Le sto per dare una brutta notizia, in grazia di Dio sto per essere fucilato, perché inviato in missione dai partigiani, sono stato preso dai tedeschi e dopo avere subito il processo condannato a morte.
Mamma carissima, abbia coraggio; con l’aiuto di Dio vedrà che si farà una vita nuova; io tra poco vado a trovare il Papà. Mamma preghi tanto per me, così pure Andino; io dal cielo pregherò per loro.
Dica con la zia Lucia, con lo zio Enrico Colonnello, con le zie Suore che preghino pure loro per me. L’unico conforto che ho avuto in questi giorni è stata la preghiera; ho pregato giorno e notte e sono fermamente calmo, non ho paura perché il Signore mi è vicino.
Mamma carissima, abbia coraggio di affrontare questo momento, non si perda di coraggio; vedrà che il Signore tanto buono l’aiuterà.
Un’ultima raccomandazione, Mamma e Andino stiano sempre vicini al Signore, egli è tanto buono, non li abbandonerà. Mi saluti tutti gli amici, Fabio, Petrella, Pignatti. Un saluto speciale per gli Zii di Modena; non li ho dimenticati mai, preghino anche loro per me. Chiedo perdono se qualche volta ho fatto qualche marachella.
Mamma, addio, mando l’ultimo bacio a lei, Andino, Zia Lucia, Zio Enrico, Zie Suore. Arrivederci in Paradiso, Mamma carissima.
Sempre ricordandola con affetto suo figlio
Michele"


Fonte: Igor Pizzirusso, art. cit. infra ma da Archivio Isrecim

Questa, invece, l'ultima lettera alla famiglia di Lorenzo Alberti (Di anni 17. Nato il 30 gennaio 1927 a San Bartolomeo al Mare (Imperia) ed ivi residente (in frazione Pairola). Studente. Dopo l’8 settembre il padre di Lorenzo, Giuseppe Alberti, entra a far parte del movimento di liberazione, divenendo commissario del distaccamento Igino Rainis, inquadrato nella VI Divisione d’assalto Garibaldi Liguria Silvio Bonfante. Il 19 agosto 1944 anche Lorenzo si aggrega alla medesima formazione, ricoprendo principalmente il ruolo di staffetta. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Francesco Caselli e Michele Bentivoglio, Alberti è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme a Caselli, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: "Giovane e intrepido combattente, sempre primo nelle numerose azioni di guerra condotte contro l’invasore, si distingueva per notevoli doti di coraggio e spirito di sacrificio. Volontario in una delicata missione intesa ad individuare un passaggio segreto, allo scopo di far uscire dall’accerchiamento il proprio distaccamento, pur conscio del grave pericolo per la presenza nemica, portava a termine l’impresa. Catturato e seviziato lungamente, non rivelò mai notizie che potessero compromettere i compagni di lotta. Il 21 ottobre 1944 affrontava, con calma e serenità, il plotone di esecuzione manifestando fino all’ultimo istante la sua fede antifascista. - Saorge (Francia), 21 ottobre 1944." Autore della presentazione: Igor Pizzirusso ):
"Cara Mamma, sono stato preso da dei tedeschi a Upega e sono stato
condannato a morte.
Non stai a piangere e né a strillare non
dai colpa a nessuno. Vivi tranquilla
ci hai ancora il fratello che ti
tiene compagnia. Ti può aiutare
nella vecchiaia. Lo so che dopo tanti sacrifici
ti trovi un figlio di meno. Non
ti arrabbiare!
Caro papà vivete tranquilli
in famiglia come principi.
Sono morto senza torture
Caro Fratello non piangere
aiuti bene ai
genitori senza farli arrabbiare.
Cari famigliari salutatemi tuttii
cari conoscenti e parenti
dite a loro che il destino volle così.
Vi saluto tutti.
Renzo"          

Igor Pizzirusso, Saorge..., Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana 
 
[ n.d.r.: sulla tragica vicenda di Saorge è stato realizzato (nell’ambito del Progetto Interreg “Memoria delle Alpi”) un video: "Chi non vuole chinare la testa, con noi prenda la strada dei monti”, Dvd, italiano, 2010, 40 Min., regia Remo Schellino, Italia ]

L’8 ottobre 1944 un agente francese, nascosto in montagna, Horb "André" Wendling, membro della rete Mitridate, che aveva assunto la funzione di radio-telegrafista per la Resistenza, fu trovato in possesso di un’arma e subito assassinato da un soldato della 34^ divisione tedesca di stanza a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime], che ebbe a vantarsi del crimine. Il 16 ottobre 1944 i tedeschi sorpresero sul pianoro della Ceva, vicino a Fontan, Emile Grac, F.F.I. del gruppo C.F.L. Parent, che stava effettuando una ricognizione dietro le linee nemiche, e lo abbatterono.[...] Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo, dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione. Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile [...] Il 6 febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco arrestò diversi agenti alleati. L'agente francese Jean Soletti alla Cima del Diavolo [dipartimento francese delle Alpi Marittime] mentre cercava di attraversare la linea del fronte. L’agente Charles Canevas a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime]. Il 12 febbraio tre agenti inglesi a Tenda furono gravemente torturati [...]
Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005
 

martedì 13 ottobre 2015

... e non sapevamo che era l'ultimo treno

Bordighera (IM): la stazione ferroviaria
 
Lasciammo Bordighera, prendemmo un treno e non sapevamo che era l'ultimo treno: poi i nazisti fecero saltare tutti i ponti del Roya. I tedeschi avevano già occupato Torino e dilagavano nei dintorni.
Alba ed io scendemmo a Trofarello. I nostri soldati, lasciati senza ordini, fuggivano senza sapere bene dove andavano. Alba salì su di un tavolo e fece un comizio di resistenza... 
… In anni di vita cosa posso salvare di me uomo? Valgono i momenti in cui mi sono profondamente ribellato, quando mi rifiutavo d'invadere paesi pacifici. E gli anni d'amore con Alba, quando eravamo ingenui e puri come forse solo i giovani possono essere… 
… con Alba meglio resistetti alle guerre e alle mie diserzioni. Con lei avevo un nucleo forte e Alba m'impediva di lasciarmi andare completamente dandomi una ragione di vita intima profonda. So che Alba in quegli anni mi ha salvato dalla morte…
Guido Seborga, Occhio folle, occhio lucido, Spoon River, 2013

... nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati, Lina Meiffret e Beppe Porcheddu. Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi. Tra gli altri [Domenico] Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Mussa 
Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968


Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi...  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Ettore Renacci, antifascista, è tra i primi ad aderire al Comitato di settore del Partito comunista costituito ai primi del 1942 a Bordighera da Tommaso Frontero; dopo l’8 settembre è attivo nel reclutare giovani, soprattutto militari sbandati, anche provenienti dalla Francia, da avviare in montagna. Assieme a Frontero organizza il Cnl locale, con la responsabilità del coordinamento e dei contatti tra l’organizzazione cittadina e la montagna. Ettore Renacci viene arrestato per caso, anche se il suo nome era stato segnalato da due delatori ed era quindi nella lista nera: si imbatte sulle scale di casa di Frontero, coi militi che vanno a perquisirne l'abitazione la mattina del 23 maggio 1944.
Tradotto in carcere e brutalmente interrogato, è destinato alla fucilazione coi compagni arrestati nella stessa retata, dopo un sommario processo. Li salva, per il momento, l’intervento della Gestapo che reclama per sé i condannati e li trasferisce al carcere di Marassi, 4a sezione politici, per nuovi interrogatori. Poi, per tutti, Fossoli. Renacci finisce a Cibeno. Gli altri a Mauthausen, da cui torna vivo solo Frontero.
Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Comune di Carpi (MO), Fondazione ex Campo Fossoli, Edizioni APM, 2004

Renato Brunati e Lina Meiffret furono attivi anche nelle prime iniziative successive all'8 settembre 1943, da cui doveva poi nascere il C.L.N. di Sanremo (IM).
Renato Brunati fu arrestato nel febbraio 1944 insieme a Lina Meiffret; portato ad Oneglia, dove venne torturato a lungo, fu poi trasferito a Genova, nel carcere di Marassi, dove lo vide per pochi momenti un altro detenuto, il patriota di Sanremo Nanni Calvini, che lasciò di Brunati, straziato nel corpo, nel lavoro fondamentale di Mario Mascia ("L'epopea dell'esercito scalzo"), un commovente ritratto: "Ben poco potemmo dirci... eri ispirato nel tuo ideale... Il tuo sacrificio non fu e non sarà sterile mai, amico Brunati, compagno nei bei giorni della lotta... altruista, quale io ti lasciai in quel triste pomeriggio invernale della quarta sezione, in cui le nostre mani nella caldissima stretta che le univa..."; Brunati verrà ucciso insieme con altri 58 ostaggi nella strage del Turchino del 19 maggio 1944, scatenata dai nazisti per una feroce rappresaglia; Calvini, invece, fu dapprima deportato nel campo di concentramento di Fòssoli (comune di Carpi, provincia di Modena), e quindi in Germania, destinato a Kalau e dalla Germania rientrò solo nel settembre del 1945.
Adriano Maini
 
Bordighera (IM): zona Madonna della Ruota, dove ebbe l'ultimo domicilio Renato Brunati

E pure morì sotto il martirio nazista l’animatore d'una delle prime bande a Baiardo: Brunati, il partigiano poeta. E la trista Germania inghiottì Lina Meiffret, prima partigiana.
Italo Calvino, articolo apparso sul numero 13 de La voce della democrazia, uscito a Sanremo martedì 1° maggio 1945

Baiardo (IM)

L’8 settembre mi colse in piena attività cospirativa. Appartenente alla organizzazione attiva del Partito Comunista Italiano noi avevamo già predisposto i piani generali per una organizzazione efficace del movimento antifascista. Ammaestrati dagli insegnamenti della guerra partigiana che si conduceva in Russia ed altrove, io e Renato Brunati, che collaborava strettamente con me, quando alla data dell’armistizio dovemmo constatare che una resistenza inquadrata non era possibile nelle città e che la guerra si sarebbe prolungata per molto tempo, decidemmo, d’accordo con i capi della nostra organizzazione, di formare dei nuclei nelle vicine montagne che avrebbero dovuto costituire il centro di attrazione dei numerosi sbandati dell’esercito Regio, e che avrebbero potuto, in un secondo tempo, creare vere e proprie bande partigiane.
Nella mia villa di Baiardo costituii una specie di quartier generale, un centro di raccolta degli sbandati e di coloro che intendevano partecipare alla guerra partigiana, che già si profilava nella zona orientale della Provincia di Imperia. Qui Brunati ed io raccogliemmo un gruppo di giovani tra cui anche ufficiali dell’Esercito ed iniziammo la preparazione consistente nella raccolta delle armi, munizioni, viveri e materiale vario, che avrebbe dovuto formare la dotazione delle bande.
Gruppi di nostri giovani battevano le cittadine e le campagne rastrellando armi. Fra l’altro un nostro gruppo assaltò la villa Marilì alla Foce [di Sanremo (IM)], dove venne asportata una mitragliatrice St. Etienne, 15 moschetti, 8 rivoltelle, munizioni, 35 coperte e bombe a mano… Armi e punizioni ci furono anche procurate dal gruppo di Pigati e dalle cellule del Partito Comunista operanti a Sanremo.
Peraltro noi non potevamo fidarci di tutti i nostri aderenti, molti dei quali, durante il mese di ottobre 1943 incominciarono a sbandarsi in previsione di una controffensiva tedesca che si diceva imminente…
Intanto noi approntavamo i piani per creare caposaldi montani che avrebbero dovuto far fronte ad una eventuale operazione nazifascista. Ma nel novembre 1943, i piani stessi ci vennero trafugati da un tenente che si era aggregato a noi e che poi si consegnò al nemico. Le notizie allarmistiche di una puntata germanica in forze contro Baiardo ed il pericolo di continui tradimenti nonché il fatto che nuclei di bande erano già in via di formazione nel retroterra, in posizione più difensiva vantaggiosa, ci indussero a sciogliere la nostra organizzazione.
Abbandonando Baiardo riprendemmo la nostra azione cospirativa, ma il Brunati veniva arrestato dai tedeschi, trasportato a Marassi ed il 19/5/1944 fucilato al Turchino, ed io stessa arrestata per ordine del Maggiore Lena.
Il resto è un’altra storia.
Lina Meiffret, Relazione del 1945, documento dell'Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza ed Età Contemporanea di Imperia


Aveva 49 anni Giuseppe Porcheddu, per tutti Beppe, quando scompare due giorni dopo il Natale del 1947. Illustratore di libri e riviste, pittore, scenografo, disegnatore di primo piano della squadra Lenci, per cui firma ceramiche e bambole, arredi e giocattoli. Un artista di successo, il motivo della fuga non può essere una questione economica. Anche perché la famiglia è abbiente, il padre Giovanni Antonio, ingegnere con tre lauree, emigrato operaio da Sassari finito a Torino, è stato il primo a credere nel futuro del cemento armato, ha importato la tecnica brevettata dal belga Hennebique e ci ha costruito, tra gli altri, il Lingotto, i ponti di corso Novara e di via Cigna, sulla Dora, il ponte Risorgimento a Roma, talmente innovativo che il Comune si rifiutò di anticipare i soldi, fino a costruzione avvenuta, nel timore che crollasse nelle acque del Po. Beppe non seguì la carriera paterna, a lui piaceva disegnare. Se ne accorse uno degli artisti che frequentavano la famiglia Porcheddu, Leonardo Bistolfi, quasi incredulo a vedere la maturità nel disegno del ragazzino. Elementari, medie e liceo a Torino, poi il Politecnico, senza dimenticare lo sport e lo studio del violino. Nel 1916, volontario, parte per la guerra, ma sul monte Tomba è gravemente ferito dallo scoppio di una granata. Trasferito all' ospedale militare di Carrara, salva per miracolo la gamba sinistra, ma è costretto da allora a camminare con il bastone. Le prime illustrazioni appaiono nel 1919 sul Pasquino, poi su un' infinità di altre testate, tra le quali il Corriere dei Piccoli e Topolino. E' la letteratura per l'infanzia quella che più lo affascina. «I bambini sono più critici degli adulti», sostiene, e nelle illustrazioni per loro è particolarmente puntiglioso, da Racconti così di Gian Bistolfi al Tartarino di Daudet, dal Romanzo di Tristano e Isotta alle Avventure del barone di Munchhausen, dal salgariano I ribelli della montagna al Pinocchio pubblicato nel '42 da Paravia. Quest'ultimo è un capolavoro, con i disegni su carta grigia e nocciola, colorata a china e arricchita dal bianco della tempera. Non sono da meno i libri non destinati specificamente ai ragazzi, le Passeggiate storiche torinesi di Emilio Bruno, pubblicate nel 1939 da Frassinelli, o La tentazione di Sant' Antonio di Flaubert, per i tipi di Ramella nel 1946. Antifascista - pur firmando nel 1935 le illustrazioni del Balilla regale di Arnaldo Cipolla - ospita nella villa di Bordighera [n.d.r.: Villa Llo di mare in Arziglia, a levante del centro abitato] durante la guerra moglie e figlia di Concetto Marchesi, il grande latinista, partigiano comunista. E poi due ufficiali britannici nascosti in una stanza vicino alla biblioteca, dove spesso un militare della Wehrmacht si presenta per chiedere a prestito uno dei tanti libri in tedesco che Porcheddu acquista per ispirarsi nei suoi disegni. Giovanna, figlia del disegnatore, sposerà a guerra finita uno dei due inglesi [Michael Ross]. L'altra, Amalia, convolerà lo stesso giorno con un altro ufficiale del Regno Unito di stanza in Liguria [Philip Garigue]. Beppe nel frattempo diventa, per un breve periodo, presidente del Cln di Bordighera [n.d.r.: questo incarico, tuttavia, venne ricoperto solo finita la guerra]
Leonardo Bizzaro, Porcheddu, la matita che sparì a Natale, la Repubblica, 20 ottobre 2007
 
Quella relativa ai due ufficiali britannici fu un'incombenza lasciata a Giuseppe Porcheddu, quasi in eredità spirituale, da Lina Meiffret e Renato Brunati; Brunati che, prima del conflitto, aveva collaborato alla stesura di alcuni testi, illustrati da Porcheddu; Brunati, destinato a soccombere, come si è detto sopra, alla furia nazifascista; Brunati e Meiffret con i quali Giuseppe Porcheddu aveva collaborato non solo nel primo circolo clandestino antifascista di Bordighera, ma anche attivamente nei primi mesi della Resistenza, mettendo a disposizione per il transito di uomini, armi, materiali, diretti a Baiardo, la citata villa in Arziglia.
Adriano Maini 
 
 
Documento francese (Archivio SHAT - Service historique de l'armée de terre -): cit. infra

Bordighera (IM): il ponte della Via Aurelia sul torrente Borghetto, limite raggiunto dalle truppe francesi di occupazione

8 maggio 1945
Un distaccamento americano di 35 militari a Bordighera, previsto per lo stesso giorno l’arrivo del resto della compagnia [...]
Il nostro posto di controllo, seguite le istruzioni del colonnello comandante  il 18° R.T.S., risulta attestato a 250 metri ad est dall'ingresso in Bordighera.
I posti di controllo francese ed americano sono affiancati.
Il capitano britannico incaricato del distretto di Bordighera è il cap. Garrigue [nd.r.: in effetti il cognome era Garigue e non Garrigue] [...]
Il cap. Garrigue ha già incontrato il sindaco di Bordighera e preso il controllo politico ed alimentare della città [...]
Si segnalano circa 500 partigiani a Bordighera e dintorni [...]
Salbat, Comandante del Sotto Settore del Basso Roia 
Documento dell'esercito francese (Archivio SHAT - Service historique de l'armée de terre -), copia - non utilizzata per il lavoro cit. infra -  di Giuseppe Mac Fiorucci, autore di Gruppo Sbarchi Vallecrosia ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007  
 
"Sempre Avanti", 19 ottobre 1945: veniva menzionato il cap. Garigue. Fonte: Laura Hess
 
Finita la guerra, Lina Meiffret fu anche collaboratrice del governatore alleato della provincia di Imperia, il capitano Philip Garigue, il che la costrinse anche a chiedere - con comunicazioni ufficiali del suo superiore - in almeno due occasioni il rinvio della sua presenza come testimone al processo davanti alla Cas (Corte di Assise Straordinaria) a carico di Quinto Garzo, accusato di essere stato uno dei maggiori responsabili dell'arresto - foriero delle drammatiche conseguenze già qui accennate - della Meiffret stessa e di Renato Brunati.
Adriano Maini

sabato 15 agosto 2015

I partigiani martiri dell'Albarea

Sospel - Fonte: Mapio.net

Nella primavera del '44 in frazione Ville a Ventimiglia (IM) si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie. I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
12/6/44 ... Ci aggreghiamo a quel gruppo e con loro raggiungiamo il Comando della banda a Costa di Carpasio... 13/6/44 ... vedo "Curto" [Nino Siccardi, dal 7 luglio 1944 al 19 dicembre 1944 comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", in seguito comandante della I^ Zona Liguria] che già conoscevo e che non sapevo fosse il comandante della Brigata (IX^ Brigata "Felice Cascione"). C'è una riunione di capi partigiani: Ernesto Corradi [Nettu/Nettù, Netu] è nominato capo banda e inviato al confine francese sul monte Grammondo... 
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall'Arroscia alla Provenza Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, I.S.R.E.C.IM. - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi. 


Ecco le principali missioni del gruppo:
  1)   il 10-7-1944 una squadra di dieci uomini al comando del Capo Partigiano Nettu
, dopo uno scontro a fuoco, cattura nella frazione Latte due militi delle Brigate Nere;
  2)   il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi;
   3)   il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti;
   4)   il 21-7-1944 quattro partigiani, tra cui Gandolfi e Quadretti (poi ucciso l’8-8-1944 a Sospel) attaccano nelle vicinanze di Latte
[Frazione, sulla costa di ponente, del comune di Ventimiglia (IM)] un autocarro delle Brigate Nere, catturando il Maggiore Anfosso, quattro militi e molte armi e munizioni;
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971

Su per giù nella medesima epoca (primavera-estate del '44), giunse nella zona del Grammondo un distaccamento partigiano, al quale si aggregò subito il gruppo di cui faceva parte il Poli.
Il distaccamento, al quale il Poli accenna, è quello di Ernesto Corradi («Nettu» o «Nettù»), sorto dalla suddivisione di quello di Ivan (3° distaccamento), come già detto in altra parte di questo lavoro.
Il distaccamento di «Nettu» era partito da Case Agnesi o «Prati Piani», località vicina a Costa di Carpasio e a Colle d'Oggia, appunto intorno alla metà del giugno '44, per trasferirsi al Grammondo [...] Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244 
 
13 luglio 1944
Quest'oggi verso le 17.15, mentre io ero nella vasca da bagno, abbiamo avuto la visita dei partigiani. Sono stati gentili, però ci hanno chiesto di prendersi una mucca che gli serviva per il latte. Uno di loro era di Sanremo, figlio di una signora che papà conosceva perché le forniva i fiori. Quando ha visto il pianoforte s'è subito messo a suonarlo molto bene. Ha detto che ne aveva una voglia! Sono di posto in Grammondo. Speriamo che la mucca non la uccidano per mangiarsela.
Nuccia Rodi, Diario di guerra. Ville, 22 giugno - 26 ottobre 1944... in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
[n.d.r.: il 7 agosto si posiziona in Frazione Sant'Antonio di Ventimiglia il I° gruppo del 3° reggimento artiglieria della Divisione San Marco della Repubblica Sociale. Dopo il suo inserimento nella tedesca Ligurien Armee, la Divisione San Marco era stata dislocata in Liguria e nel basso Piemonte, con il compito di proteggere le retrovie dell'Armata da sbarchi dal mare, attentati e sabotaggi che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza delle unità e compromettere il regolare flusso dei rifornimenti ]

Del gruppo al Grammondo, che era comandato da «Nettu» faceva parte anche Osvaldo Lorenzi, di Imperia. Il distaccamento del Grammondo verrà assalito più tardi dai tedeschi, in data 9 agosto '44.
Diciassette partigiani verranno catturati, e cioè: il Lorenzi, altri dodici Italiani e quattro Francesi. Portati a Sospel, qui i partigiani catturati verranno torturati ed uccisi, in data 12 agosto '44.
Osvaldo Lorenzi, fu Secondo e di Muratore Maria Catenna, nato il 13-9-1918 in Porto Maurizio, e appartenente all'Azione Cattolica imperiese, all'8 settembre '43 era a Napoli, al comando di un gruppo di militari, come sergente di fanteria (aveva iniziato, ma non terminato, per motivi vari, il corso allievi ufficiali). Avvenuto lo sbandamento delle forze armate, il Lorenzi ritorna ad Imperia in data 22 settembre '43. Si reca presso Ventimiglia, nel villaggio di Calvo, presso il suo padrino, essendo la sua famiglia oriunda di quella città. Da un gruppo di partigiani che sono in quella zona viene invitato ad andare con loro, e accetta, sebbene avesse preferenza per la zona di Imperia, dove risiedeva la sua famiglia. Ai partigiani si aggrega intorno all'inizio dell'estate. Il 9 agosto '44 Osvaldo Lorenzi, con alcuni altri giovani, si trova negli alloggiamenti sul Monte Grammondo, intento alla preparazione del pranzo. All'arrivo improvviso dei tedeschi, le vedette non fanno in tempo ad avvertire; riescono a stento a mettersi in salvo. I partigiani, che sono nella baracca dell'accampamento, vengono sorpresi e catturati: poco prima della cattura, uno di essi chiede al Lorenzi di coprirlo col fieno, sebbene si pensi che la baracca verrà incendiata; il Lorenzi lo nasconde; la baracca, come si temeva, viene data alle fiamme; ciò nonostante il partigiano farà in tempo a mettersi in salvo. Gli altri, fra cui il Lorenzi, mentre cercano di fuggire, capitano fra i tedeschi, e sono catturati vicino agli alloggiamenti, nel bosco dell'Alborea, che è parte del bosco di Sospel, sul pendio del Grammondo rivolto verso la Francia. A Sospel i tedeschi suonano i tamburi, per coprire i gemiti e gli urli dei partigiani torturati. Dopo le torture, i partigiani, che ormai non riescono a reggersi, sono uccisi, mediante fucilazione. Vengono tutti seppelliti in una fossa comune, senza che la popolazione li possa avvicinare; il Sindaco riesce a stento a mettere una bottiglia, col nome, al collo di qualcheduno, a lui noto.
Nome degli altri caduti di nazionalità italiana: Badino Michele (di Sanremo), Bazzocco Antonio (di Fossano bellunese), Belon Bruno (di Caldogno in provincia di Vicenza), Fanti Oreste (di Sanremo), Ferraro Armando (di Anoia in provincia di Reggio Calabria), Franceschi Sergio (di Castelbaldo in provincia di Padova), Gavini Pietro (di Gavedona in provincia di Como), Larosa Bruno (di Giffone in provincia di Reggio Calabria), Martini Luigi Dante (di Pigna in provincia di Imperia), Pistone Bruno (di Sanremo), Quadretti Alberto (di Medesano in provincia di Parma), Roncelli Mario (di Almenno San Salvatore in provincia di Bergamo). I Caduti francesi sono: Faldella Adolphe, Rostagni Alphonse, Tironi Mario, Tolosano Jean.
In combattimento al Grammondo davanti alla porta del casone caddero i giovani di nazionalità italiana: Dàrdano Sauro e Vesco Giovanni.
Il giovane Orengo Giuseppe fu Andrea, di Ventimiglia, scampato all'eccidio e fuggito con una barca insieme con un altro partigiano della banda, non diede più notizie di sé.
Quando «Nettu», nel giugno, si era trasferito da Case Agnesi al Grammondo, alcuni partigiani, anche per non allontanarsi troppo da Imperia, si erano separati da lui; altri egli ne aveva reclutati sul posto.
Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244 

5) il 26-7-1944 una squadra in perlustrazione al Passo del Porco attacca una pattuglia nemica uccidendo due tedeschi e cattu­rando quattro polacchi, due muli e diverse armi;
   6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea
[o Albarea] del Comune francese di Sospel, accogliendo anche nella formazione un gruppo di partigiani francesi. Il Comando Tedesco scopriva però ben presto anche la nuova sede e decideva di compiere una grande operazione di rastrellamento con circa 1.500 uomini di stanza in Italia e in Francia, armati di mortai e artiglieria da montagna. Il distaccamento venne così circondato e attaccato e dopo una lunga e strenua resistenza - durante la quale venivano uccisi e feriti diversi tedeschi e cadevano tre partigiani, Quadretti, Armando [Cobra] Ferraro e Sauro [Bob] Dardano  - riusciva in parte a sganciarsi e a mettersi in salvo attraverso un terreno impervio, mentre i restanti 15, asserragliati in una casa rustica ,opponevano una disperata resistenza fino all’esaurimento delle munizioni.
   Catturati dai tedeschi, vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971
 
Nettù teneva accampata la sua banda quasi al confine, sul Grammondo. Ma quella volta, quando arrivarono i tedeschi a tradimento, lui non c'era coi suoi uomini, perché forse aveva sconfinato in Francia a rifornirsi di sale, o va a sapere. Chissà comunque com'è andata quella volta, ma tanto adesso fa lo stesso a saperlo, come no. Cosa te ne fai adesso di saperlo, se ormai non c'è rimasto più nessuno di quelli che c'erano quella volta, quando i tedeschi arrivarono subito sul posto saltandoci addosso come fanno i lupi sulla preda? Dicono che a portarli precisi sul posto a tradimento, sarà stato il berlinese che gli era scappato prima d'in banda: effettivamente sul posto ci arrivarono precisi, come ci può arrivare soltanto della gente pratica dei passi. Il fatto sta che quella volta gli uomini di Nettù, presi alla sprovvista, non fecero più in tempo a niente; così li presero a tradimento; quando sentirono gli spari, i tedeschi erano già tutti concentrati proprio lì di fronte, con le armi spianate. Dardano il caposquadra, uscì dal baraccamento dov'erano a dormire con lo straccio bianco in mano per la resa; ma ormai era troppo tardi e non ci riuscì; lo crivellarono all'istante nell'aria grigia e continuarono a venire avanti precisi, sparando sempre più forte. Osvaldo Lorenzi cercò ancora di coprire un ferito sotto il fieno con disperazione nel tentativo inutile, e così li presero tutti e due; bruciarono subito ogni cosa alla loro maniera tedesca, rastrellando ben bene tutto intorno, che non gli scappò proprio niente, né di uomini né di bestiame.                                                                                                                                                 Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, p. 89

Ernesto Corradi (Nettù) [o U Nettu o Nettu] con la sua banda [VI° Distaccamento Grammondo] si era stanziato sul Monte Grammondo [tra Ventimiglia (IM) e la Francia], dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica. Data la vicinanza, i rapporti tra i garibaldini ed i partigiani francesi furono spesso di cooperazione: un esempio ne è l'azione contro l'Hotel du Golf di Sospel, alla quale per desiderio dei transalpini presero parte anche patrioti italiani. Il rastrellamento del 9 agosto 1944 colse i partigiani di sorpresa, anche per via dell'assenza di "Nettù" e di circa 15 uomini della banda ...  Venne subito stroncato da una raffica di mitragliatrice Sauro [Bob] Dardano [nato a Ventimiglia il 6 aprile 1923], che era uscito alzando una bandiera bianca ... 
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Così, alla fine fecero il conto che in tutto di partigiani ne presero diciassette vivi, compresi quattro maquisards un po' più sotto, rastrellando anche l'Albarea dal versante francese. Il traffico della spedizione quella volta durò poco tempo, perché erano venuti pratici dei posti senza sbagliare e con tutto l'occorrente necessario; conoscevano le strade i sentieri i passaggi difficili e perfino le abitudini degli uomini accampati lì, sul confine. Anch'essi perciò, si meravigliarono quella volta: non gli era mai successo di averlo fatto in quel modo, proprio così alla svelta, il repulisti totale della zona. Metti però, che se l'ordine te lo danno quelli del comando, c'è sul serio il perché, anche se è difficile convincersene; ma metti pure che ce l'hai l'ordine preciso, e che di lì non si scappa, perché è giusto. Il fatto è questo: che non si può fare diversamente, altrimenti lo sai eccome cosa succede. Succede che col pericolo a quel modo, non si può più vivere né di giorno né di notte; non si può più vivere col terrore sempre dentro, che ti arrivino addosso da un momento all'altro, sapendo i posti precisi; però, tu non lo sai come faranno. E va bene; ma non l'ammazzi lo stesso un prigioniero così, a sangue freddo, soltanto per la temanza della spia. Tu non l'ammazzi mondo schifo, soltanto perché tedesco berlinese e basta. E invece lui sì; proprio da carogna bastardo e traditore, ce li riporta subito puntuali, con tutta l'attrezzatura, sul posto che lui conosce; lo senti che andando grida heil Hitler javol; e gli insegna proprio bene le strade e perfino i passaggi nascosti per fare più presto, e tutte le usanze che aveva imparato. Prima, mangiando insieme il loro pane da buon compagno coi patrioti, aveva imparato brutto bastardo i posti i nomi le armi i nascondigli, e tutto quello che bisognava o non bisognava fare per fare il partigiano. Aveva imparato a poco a poco osservandoli ben bene; e aveva capito anche come si fa con le sentinelle, per arrivarci addosso a tradimento. Come si fa voglio dire quando, se ci arrivi a tradimento dietro le spalle, non servono più a niente lì, a fare la guardia, saltandoci addosso all'improvviso. Con le sentinelle ormai inutili colpite alla schiena a tradimento, si fa allo stesso modo come a caccia di cinghiali, coi battitori. Portati dai cani, i battitori vanno avanti per primi e li stanano di colpo, mentre alla posta comodi e bene in posa col fucile, ce ne vogliono tanti di cacciatori. Ciascuno alla posta ci si mette bene, da starci comodo, sempre lì fermo col fucile puntato. Gli animali li chiudono nella trappola con le zanne ormai inservibili, per ammazzarli prima quelli  che sbattono di più. Da quelle parti sul confine, oltre al berlinese, c'erano in banda due polacchi esperti alla mitraglia; sempre ubbidienti che era un piacere guardarli come stavano attenti, senza distrarsi. Erano sempre pronti a sparare in qualunque modo, quando glielo dicevano; anche nel pericolo in pronta presa, come se niente fosse la va come la va. Questi due polacchi, perciò, non fecero come il berlinese carogna; ma la mitraglia la puntarono subito per il verso giusto eccome, facendola funzionare alla disperata. Spararono poco però, perché dopo le prime raffiche precise, non ce la fecero più a resistere in nessun modo, quando i tedeschi gli arrivarono addosso da tutte le parti, prima a colpi di mortaio e poi coi maierling. Erano due polacchi e basta, va a sapere; nessuno anche dopo ne seppe di più, nonostante ne parlassero ancora nelle bande; ma basta, finirono così; erano soltanto due polacchi qualunque, disertori antinazisti che vollero ribellarsi; va bene? A tutti i costi vollero fare i partigiani, ma non fecero manco in tempo a farsi scrivere negli elenchi dei ribelli. Per farsi capire, quando salirono in montagna per farsi prendere in banda, intonarono forte un canto partigiano che avevano imparato da quelle parti. Poi, in banda, col da fare che c'era, li chiamarono soltanto i polacchi, e non ci pensarono a scrivergli nome e cognome. Al Grammondo, dopo quel rastrellamento del porco giuda tutto al coperto e sul pulito come capita capita dalla parte italiana e dalla parte francese, di loro non ci rimase più niente; nemmeno più uno straccio per sapere chi fossero poveri ragazzi, e come si chiamassero. Mano d'opera in costrizione come usavano loro con la prepotenza, i tedeschi vollero subito dopo dai civili francesi, senza minimamente discutere, una fossa lunga e profonda bastante per diciassette. La vollero di queste misure, per buttarceli tutti dentro alla rinfusa, nel Vallone di Sospel; poi decretarono coi megafoni immediatamente il coprifuoco. Stavolta, il coprifuoco lo vollero assoluto, perché la gente non vedesse e non sentisse proprio niente di quello che facevano nel paese; ma le urla di tortura, la gente le sentì lo stesso dentro il vallone nell'aria fredda, su su fin nei larici verso l'Albarea, da una parte e dall'altra. Le sentì più forte del rullo dei tamburi, che fecero i tedeschi per coprire quelle urla, quando si misero a picchiare più forte ancora più forte e sempre più forte con le mazze; per fare più rumore da rintronarne la vallata; finché la finirono coi tamburi quando al turno della conta, l'un dopo l'altro, i diciassette patrioti caddero inerti nella fossa. Alla fine, i civili francesi precettati in costrizione, seppellirono insieme i tredici partigiani italiani e i quattro maquisards francesi affiancati; ma prima cercarono di distinguerli con dei segni nella fossa comune, senza che i tedeschi se ne accorgessero. Difatti prima, quando glielo avevano chiesto come segno di pietà, avevano detto di no: che assolutamente non lo concedevano di segnarli per nome, guai a distinguerli; bastante farli sparire in sepoltura, essendo morti tutti allo stesso modo fuori legge; achtung banditen e fuori dai piedi.
Osvaldo Contestabile, Op. cit., pp. 89, 90, 91

... i 15 prigionieri vennero torturati, tanto che per coprire le loro urla i tedeschi fecero rullare i loro tamburi. I 15 partigiani, dopo la tortura, vennero fatti sfilare per le vie di Sospel e tutti mostrarono, con il loro coraggioso atteggiamento, che andavano alla morte coscienti di aver compiuto il loro dovere di combattenti per la Libertà... 
Giovanni (1) Rebaudo Monaco/Jeannot/Janò in Patria Indipendente, 30 dicembre 2004
(1) Giovanni Rebaudo [di famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo "Carletto" [di Ventimiglia], che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"]. Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 Ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] passando da Viozene [Frazione di Ormea (CN)]. In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori [Frazioni di Molini di Triora (IM)] contro i militi del Battaglione Monterosa, di stanza a Molini di Triora (IM)  [lasciando, come si potrebbe notare in Rocco Fava, Op. Cit. - II Tomo, un'immediata relazione scritta, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista"]. A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945 che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM)]. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo (IM) quando il comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo] dispose il piano di occupazione della costa...  Vittorio Detassis, su Isrecim

domenica 12 luglio 2015

Il partigiano Mimmo e la Missione Kahnemann

Un tratto della costa di Ventimiglia (IM) verso la Francia; in fondo a destra, appena visibili, Camporosso, Vallecrosia e Bordighera
 
Verso la fine di settembre del 1944, a fronte del rafforzamento della presenza tedesca in Valle Impero e della scarsità di armi e di vestiario che affliggeva le formazioni partigiane dell'imperiese, Simon Carlo Farini, ispettore della I^ Zona Operativa Liguria, si recò in Piemonte per conferire con il maggiore inglese Temple, capo della missione alleata colà già insediata. Farini chiese l'invio, tramite avio lanci, di materiale bellico per i partigiani della II^ Divisione "Felice Cascione", come già avveniva  per i partigiani [badogliani] del Piemonte. I lanci nel ponente ligure, tuttavia, iniziarono soltanto nel marzo del 1945... Dopo il ripiegamento dei partigiani della I^ Zona Liguria su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN)... 20 ottobre 1944... Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l'incontro tra il comandante Nino Siccardi (Curto) ed il maggiore inglese Temple (Wareski): "Curto" chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999    
 
Nizza: zona di centro-levante

Con gli alleati, insediati in Costa Azzurra, le relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria si intensificarono a dicembre 1944. La riuscita, anche se qualche volta molto rischiosa, dei primi collegamenti portò il Comando partigiano a chiedere agli alleati un contatto permanente e una strategia operativa, che consentisse ai partigiani di contare su aiuti soprattutto di armi e di munizioni, indispensabili per gli attacchi ai nazifascisti e per la difesa dai rastrellamenti che gli stessi nazifascisti organizzavano periodicamente. I francesi soprattutto e gli alleati stessi, non accolsero subito con simpatia e disponibilità tali iniziative. Ma la costanza dei comandi partigiani e dei responsabili del CLN ebbe la meglio, ed i viaggi iniziarono con frequenza. Dopo le prime esperienze portate positivamente a termine, nel comando della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" maturò l’idea di costituire una Commissione che doveva portarsi in Francia presso i Comandi alleati, per sollecitare l’invio di attrezzatura bellica e per combinare azioni militari congiunte contro i nazifascisti. Nacque così la Missione Kahnemann, dal nome del responsabile, dottor Eugenio Kahnemann, il cui appellativo di battaglia era Nuccia.
Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura di IsrecIm
 
L'8 settembre 1943 ero sottotenente dei Bersaglieri al Deposito dell'8° Reggimento a Verona... Ritornai a Piacenza e qui incontrai per caso un mio commilitone con il quale avevo frequentato il corso allievi ufficiali a Siena... Lo misi al corrente della mia intenzione di arruolarmi nella resistenza. Si informò sui miei dati personali e mi confidò che ero adatto... (con la famiglia nell'Italia già liberata, quindi non ricattabile dai nazifascisti con la minaccia di ritorsioni verso i famigliari, come erano solite fare le polizie italiane e tedesche della RSI)... dovevo arruolarmi nei bersaglieri della Repubblica fascista. Dovevo cercare di andare a Genova per dare notizie sul sistema difensivo tedesco della costa ligure. Riuscii nell'intento e quasi alla fine del '43 venni inquadrato col grado di sottotenente nel primo battaglione di difesa costiera tra Nervi e Montesignano. Collaborai con il C.L.N. di Genova al quale fornii tutte le copie delle mappe di tutte le batterie costiere e dei campi minati. Successivamente fui trasferito al comando di una compagnia nei pressi di Ceva...
Pochi giorni dopo venni catturato dai partigiani in casa della mia fidanzata di Savona, figlia del proprietario dei Magazzini 900, che si trovava in quella zona per sfuggire ai bombardamenti. Li misi al corrente della mia vera situazione. Passò quasi un mese finchè non arrivò da Genova la conferma del mio racconto.  
Domenico Mimmo Donesi in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 >
 
 
Un documento d'epoca - rintracciato da Giuseppe Mac Fiorucci - che attesta gli inizi dell'attività patriottica di Domenico Dònesi

[...] già nel marzo 1944 avevo preso contatto con i Fratelli Beretta a con Richetto [...]Ritornai a Genova; continuai i contatti con Zilli e Sergio [...] addentellati che si erano creati tra i bersaglieri del Battaglione Costiero [...] Sott.Ten.Donesi Domenico e Ser.Buonafede Giuseppe; e Nervi [...]  Gostisa Dusan (Capitano Prati), documento, da archivio non precisato, consultato in preparazione di  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
Fui inquadrato in un distaccamento partigiano che si avvicinò alla provincia di Imperia.
Qui fui assegnato alla IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione"...  
In questo periodo dalle alture di Vallecrosia (IM) e Bordighera (IM) si poteva notare una nave, proveniente dal sud marittimo della Francia, che cannoneggiava in continuazione ma non si riusciva a capire in quale zona specifica della costa italiana.
Da questa situazione nacque l'idea, nel comando della "Felice Cascione", di una nostra missione, che dovesse portarsi in Francia presso i Comandi Alleati per sollecitare l'invio di divise, viveri, armi e munizioni. E per combinare azioni militari congiunte contro le forze nazifasciste nella nostra zona. 
Così nacque la Missione Kahnemann, con la supervisione del comandante "U Curtu" [Nino Curto Siccardi].

Una vecchia fotografia, tratta dall'opuscolo scritto da Fiorucci, attinente, a sinistra, il presidio a Vallecrosia (IM) dei bersaglieri salotini che collaboravano clandestinamente con i partigiani del mare

Fra i componenti furono assunti fra gli altri (non li ricordo tutti) Alberto Guglielmi "Nino" [destinato a tragica morte subito dopo aver contribuito in modo rilevante all'arrivo tra i partigiani imperiesi del già mentovato capitano Bentley] e Luciano Mannini "Rosina". Io, perché ufficiale dell'esercito, a conoscenza delle lingue francese e inglese, studiate a scuola e poi coltivate privatamente. Nino e Luciano perché conoscevano la zona a menadito, soprattutto i camminamenti tra le mine sulla spiaggia. Fu incluso nella missione anche certo Jean Gérard, francese, che, nell'arrivare nella nostra zona si presentò come ingegnere mobilitato forzosamente dai nazisti in Francia, nella TODT, la società tedesca che costruiva tutte le difese murarie delle fortificazioni militari, da cui però era scappato. Lo accogliemmo secondo la direttiva alleata di far rientrare nelle loro nazioni i soldati che con l'8 settembre 1943 erano scappati dai campi di prigionia. Quindi fu rivestito di tutto punto e gli riservammo tutte le attenzioni possibili. Talvolta spariva e poi dopo qualche tempo si ripresentava dicendo che era stato a sondare le nostre posizioni strategiche nell'insieme della situazione circostante.
Poiché a noi servivano, per lo scopo della nostra missione, le referenze di quel francese, lo portammo con noi. Non l'avessimo mai fatto, come dirò dopo!!! [...]
Domenico Mimmo Donesi in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
La missione Kahnemann salpò da Vallecrosia (IM) nella notte tra il 14 ed il 15  dicembre 1944, dopo tre giorni di attesa per un via libera dato dal comandante del distaccamento, che collaborava clandestinamente con i partigiani del mare, di bersaglieri di guardia sul litorale, sergente Bertelli, che avvisò per tempo che in quel giorno il suo reparto sarebbe stato impegnato a Ceriana (IM) con commilitoni tedeschi. 
Adriano Maini

Una vista sul Principato di Monaco

La gendarmeria di Monaco, informata dello scopo della nostra missione, si mise subito in contatto con quella di Nizza [...] nelle prime ore del mattino successivo stavamo già nella sede della gendarmeria di Nizza [...] Quasi subito fu prelevato Kahnemann, capo della nostra missione e portatore di tutti i documenti referenziali attestanti la nostra identità politica [...] La notte del 6 gennaio 1945 la missione con tutti noi e con il capitano Bentley e il suo marconista ripartì per Vallecrosia [...]
Domenico Mimmo Donesi in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
Della Missione Kahnemann faceva parte anche Alberto Nino Guglielmi.
Raggiunti gli alleati, Mimmo e Nino furono ingaggiati dai servizi inglesi, sottoposti ad un breve addestramento e preparati alla missione di invio dell’ufficiale di collegamento presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria, il capitano Robert Bentley, del SOE  britannico. Intorno a Natale Nino fu inviato a preparare lo sbarco di Bentley, che avvenne il 6 gennaio 1945, sempre sulla spiaggia di Vallecrosia. Di questa missione faceva parte anche Dònesi. Nino e Mimmo accompagnarono il capitano Bentley fino a Vignai, Frazione di Baiardo (IM) dai partigiani di Curto, Nino Siccardi, comandante della I^ Zona.
La mattina del 18 gennaio 1945 mentre eseguivano una missione di trasporto lungo la strada che da Vignai porta a Passo Ghimbegna, all’altezza del bivio per Monte Ceppo, Nino e Mimmo vennero intercettati da militi della RSI. Nino venne ferito, fatto prigioniero e quindi trucidato. La documentazione ufficiale indica, invero, che Alberto Nino Guglielmi venne fucilato dai tedeschi a Sella Carpe di Baiardo (IM) il 18 gennaio 1945. Mimmo riuscì a fuggire e avvisò la famiglia di Nino che abitava, sfollata, a Vallecrosia Alta. Nell’attesa che i partigiani di Vallecrosia, il Gruppo Sbarchi, preparasse un’imbarcazione, Mimmo, l’anziano padre di Nino, la sorella diciottenne Emilia e il fratellino Bruno di 4 anni si nascosero a Negi, Frazione di Perinaldo, sfuggendo ai fascisti che li ricercavano. La notte del 25 gennaio del 1945 la famiglia di Nino fu portata in salvo con una barca a remi da Mimmo ed Ampelio Elio Bregliano. Raggiunsero la costa di Beausoleil e Mimmo ritornò al comando alleato a Nizza; per alcune volte incontrò ancora Emilia, poi un giorno dei primi di aprile del ’45 gli alleati decisero che aveva dato abbastanza e lo rimpatriarono nella Napoli liberata.
appunti inediti di Giuseppe Mac Fiorucci

 
Attestazione - documento rintracciato da Giuseppe Mac Fiorucci - relativa a Domenico Mimmo Donesi, rilasciata in data 13 agosto 1946 da Fragola Doria, Armando Izzo, comandante della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”

6.2. "Imperia"
"Note sulla situazione politica nelle provincie di Savona e Imperia", cc. 3, 1944, dic. 15.
Trasmesse dalla delegazione del CLNAI il 12 marzo 1945.
6.3. "Savona"
Come il precedente.
6.4. "Informazioni in generale" [...]
cc. 3; la 2a divisione d'assalto Garibaldi Liguria Felice Cascione (su informazioni del dottor Nuccia, Eugenio Kahnemann) [...]