mercoledì 15 gennaio 2020

Il Capitano Gino affermava di fare parte della Missione Alleata

Una vista su Ospedaletti (IM) e su Capo Nero di Sanremo (IM)
 
1 gennaio 1945 -  Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria, prot. n° 44, al comando della II ^ Divisione "Felice Cascione" - Si richiedevano informazioni sul "Capitano Gino" [Luigi Punzi], che aveva affermato di fare parte della Missione Alleata.
11 gennaio 1945 -  Dal C.L.N.  di Sanremo (IM), prot. N° 200/CL, al comando della II^ Divisione - In risposta ad un quesito del 28 dicembre 1944 inerente il "Capitano Gino" si precisava che non risultava avesse mai operato nel circondario di Sanremo.
21 marzo 1945 - Dal CLN di Alassio (SV), prot. n° 34, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" [comandante "Giorgio" Giorgio Olivero] - Comunicava che un agente alleato, un italiano di Parma, che era sbarcato nella zona di Ventimiglia per raggiungere i partigiani in montagna, era in quel momento degente presso il nosocomio militare tedesco di Alassio sotto sorveglianza in attesa di giudizio e che i tedeschi, in sostituzione di quell'agente, erano già riusciti ad infiltrare tra i garibaldini un loro uomo munito di radio-trasmittente [si trattava di Eros (Eros Ghirardosi), uno dei due radiotelegrafisti che, condotti da Amilcare Bric e Brac Allegretti, dovevano raggiungere Luigi Punzi a Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM) proprio nell'appartamento di Allegretti, ma che, una volta incappato nella mortale aggressione (vedere infra) il loro referente capitano Gino, caddero, subendo ciascuno diversa sorte, nella trappola tesa loro dagli uomini dei servizi informativi (SRA) della Marina Militare (Kriegsmarine) tedesca di stanza a Sanremo; Eros per almeno quindici giorni fu costretto a trasmettere falsi messaggi agli americani del Servizio OSS, che non lo preventivamente avevano fornito di un codice d'allarme in caso di caduta in mano nemica: secondo alcune fonti nel novero dei diversi danni procurati agli alleati ed alla resistenza da questo arresto spicca l'induzione all'aviolancio su Cima Marta del 23 febbraio 1945 che si risolse in un disastro per i partigiani, con perdita del materiale, recuperato dai tedeschi, e la morte di almeno quattro garibaldini].
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)" - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Fonte: I Partigiani d'Italia

[
n.d.r.: di recente pubblicazione: Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019 ]

Motivazione della Medaglia d’Argento al Valore Militare concessa alla memoria a Luigi Punzi: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945  [n.d.r.: in effetti il capitano Punzi, che il 4 gennaio era stato a tradimento gravemente colpito alla testa con una scure in una casa di Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore-contrabbandiere, al quale si era rivolto per un rientro clandestino in Francia, venne finito il giorno dopo con un colpo di pistola alla testa dal sergente telegrafista Schönherr della marina tedesca su ordine del suo superiore Leon Jacobs, alias Felix]

Uno scorcio della Località Arziglia di Bordighera (IM)

Località Arziglia di Bordighera (IM): sulla sinistra, al centro, nascosta da case costruite nel dopoguerra, la casa abitata all'epoca dalla famiglia Porcheddu

Io fui nell'ottobre 43 interessato dal dott. Ronga di S. Remo a formare in Bordighera il Comitato di liberazione e più tardi, per incarico del noto cap. Gino, iniziai i collegamenti col defunto gen. Pognisi, con il rev. Don Pellorese ed il dott. Marchesi, ma per la morte del 1° e la non continua permanenza del 2° l’organizzazione restò imperfetta [...]
Il cap. Gino ufficiale di collegamento cogli alleati e più volte sbarcato ad Arziglia [zona di levante di Bordighera] aveva prescelto la mia casa per l’installazione di una radio trasmittente onde riferire oltre frontiera; 2 giorni prima del suo ritorno con gli apparecchi veniva ucciso da un colpo di scure vibratogli a tradimento da un marinaio rinnegato.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci, Op. cit.

La Villa Llo di Mare in Località Arziglia di Bordighera (IM), abitata da Giuseppe Porcheddu e famiglia

Qui possiamo riprendere il documento [documento in Archivio IsrecIm (da vedere anche infra), firmato il 28 aprile 1945 dall'ex agente di polizia della Repubblica Sociale Antonino Panascì, collaboratore clandestino di Punzi e delle SAP di Imperia, documento che segnala a dicembre 1943 un intervento di Panascì e del suo collega per la liberazione di Punzi, in un primo tempo arrestato alla stazione ferroviaria di Ventimiglia dietro segnalazione del maresciallo della G.N.R. Salvagni] che ci consente di determinare più da vicino le azioni di Gino Punzi.
Il periodo di svolgimento è tra ottobre 1944 e gennaio 1945, ma all’interno di tale estensione non è possibile precisare meglio le date delle situazioni descritte.
Già nei mesi precedenti l’estate, Gino Punzi ha ottenuto la collaborazione dei due agenti di Ventimiglia, Panascì e Iannaccone, che avvicinando autorità fasciste e tedesche forniscono informazioni. Lo scambio di informazioni si sposta, dopo l’estate, a Imperia quando la stazione di Ventimiglia, come tutta la cittadina, viene sottoposta a sempre più frequenti bombardamenti e il suo personale trasferito. A Imperia ritroviamo Gino Punzi presso una camera in via Carlo Alberto, dove alloggia sotto la veste di agente di polizia. Con lui si trovano un radiotelegrafista francese e un tenente italiano, e il gruppo è in missione per l’OSS americano. Punzi, rilascia al Panascì un documento di suo pugno che attesta la partecipazione del suddetto alla rete di cui Gino Punzi è a capo. In particolare, a detta del Panascì che lo mette a verbale nel documento, Punzi si firma come capo della missione “Gino” alle dipendenze del comando Belgrano di Nizza in servizio tra Ventimiglia, Imperia e Savona. L’incontro ha la durata di poche ore in cui viene consegnata la radio perché alla sera il gruppo di Punzi viene riaccompagnato alla stazione di Oneglia.
Una settimana dopo, tuttavia, Punzi è di nuovo a Imperia.
Alle 6 di mattina si presenta al Panascì preso l’albergo Italia per consegnare carte topografiche, documenti e una radio avuti dal comando alleato. Evidentemente nella settimana precedente Punzi ha passato e ripassato la linea del fronte.
Panascì afferma di avere tenuto il materiale due mesi e mezzo e poi passa a ricordare i fatti del dicembre del 1944: presumibilmente, quindi, i fatti descritti si collocano verso ottobre.
A dicembre si offre una opportunità a tutto il gruppo di informatori della polizia che fa riferimento a Punzi, veniamo a scoprire che l’infiltrazione è radicata e vasta e copre una rete che si estende tra la Questura di Imperia, il CNL e gli alleati. L’opportunità è offerta dalla richiesta del Comando delle SS di Imperia di avere un servizio di collegamento tra i suoi uffici e la questura: viene deciso che 3 agenti della rete, tra cui il Panascì, assumeranno questo incarico.
Punzi approva, valutando l’opportunità di ricevere informazioni che provengono direttamente dai comandi tedeschi.
Pone come condizione che i tre non prendano parte con le SS a rastrellamenti o a interrogatori.
Francesco Mocci, Op. cit.

In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino per mettere il piano [la missione del capitano inglese Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini] in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise...  
Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata in Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 
 
[n.d.r.: il comandante Gori Simi, confondendo le date, di tutta evidenza si riferiva a precedenti - ed anche questi non documentati - indiretti contatti con il capitano Punzi, poiché alla data dello sbarco di Bentley, avvenuto poco prima della mezzanotte del 6 gennaio 1945, il capitano Luigi Gino Punzi (vedere infra) era già deceduto]


Marina San Giuseppe a Ventimiglia (IM)

Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati...
Renzo Gianni Biancheri, "Rensu u Longu", in Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 > di Giuseppe Mac Fiorucci 

Andammo in casa della famiglia di Pascalin [Pasquale Pirata Corradi; e la casa era alla Marina San Giuseppe di Ventimiglia], dove incontrai il capitano Gino, tipo di  poche parole, bruno, forse un napoletano; portava con sé una borsa nera ri­gonfia che mai abbandonava; anche i miei genitori giunsero con le loro poche  cose. Improvvisamente giunse Scipio [Ernesto Crivelli, nato in provincia di Mantova, già marinaio della Regia Marina] da Mentone e appresi che viveva alla Villa Citroniers con mio fratello e Pascalin.
Paolo Pollastro Loi, documento in Archivio IsrecIm parzialmente edito da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicato in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015
 
[  n.d.r.: di recente Giorgio Caudano (1) ha esaminato alcuni documenti inerenti anche la figura del capitano Gino Punzi, compreso quello appena menzionato di Paolo Loi; tra quelli inediti a livello della storiografia sulla Resistenza Imperiese qui di seguito si vanno a citare:
1) relazione (documento in Archivio IsrecIm) di Pasquale "Pirata" Corradi, della Missione "Corsaro", già coinvolto con Giulio Pedretti e Pietro "Pierino" Loi nell'esfiltrazione via mare di una parte della Missione alleata Flap: Corradi parla di tre passaggi in imbarcazione dal medesimo procurati al capitano Gino dalla Francia a Ventimiglia
2) manoscritto (documento in Archivio Isrecim) del maggiore degli alpini a riposo Luigi Raimondo, il quale ebbe un ruolo già nelle citate Missioni "Corsaro" e Flap: questo rapporto indica due affiancamenti al capitano Gino fatti dal Raimondo, di cui uno, da Ventimiglia a Vallecrosia [forse, invece, a Bordighera: vedere infra], che comportò il trasferimento di una radio ricetrasmittente  ]
 
In data 26 ottobre 1944, essendo io al comando della Missione portante il mio nome di battaglia "Dritto", ho sbarcato nella notte a Ventimiglia del materiale e varie persone, tra le quali il capitano Gino al quale affidai un nuovo rapporto [contenente feroci critiche dell'autore sull'operato del partigiano Ernesto Nettu/Nettù/Neto Corradi] affinché lo facesse recapitare ad un qualsiasi gruppo dei nostri [...]
Giacomo Dritto Alberti, dattiloscritto firmato, del 1945, in Archivio IsrecIm, esaminato da Giorgio Caudano (1)
(1) [   Pubblicazioni di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea… memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019;  La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016   ]
 
L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia].
All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.
Dopo la costituzione della missione Leo [Stefano Carabalona] e l'arrivo in Italia del Cap. Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino.
Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, Op. cit.  
 
Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. Tra queste operazioni vi fu la tragica "Operazione Leo", a seguito della "Operazione Gino", di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione.
Renato "Plancia" Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

[n.d.r.: la confusione di notizie relative al capitano Luigi Punzi, all'epoca esistente in seno ai vari comandi e gruppi patriottici, appare, al di là delle cautele imposte dalle regole della clandestinità, particolarmente accentuata]

Senza data - Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [il capitano Punzi venne gravemente ferito il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia: vedere infra].
da documento dell'Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

5 gennaio 1945 - ... Nei giorni scorsi dicevano che alla Marina vi era stato un morto e che in un portone si vedevano delle macchie di sangue...
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

Sul sito dove risulta ubicato il palazzo di sinistra sorgeva un tempo, in Bordighera (IM), il Garage Chiappa

Nel mese di dicembre 1943 veniva arrestato dagli Agenti di Polizia della Squadra Controllo Passaporti di Ventimiglia Ferrovia il Capitano degli Alpini PUNZI Gino, essendo il suo nominativo iscritto in rubrica di frontiera col provvedimento di arresto. La segnalazione per l'arresto era stata fatta dal Maresciallo della G.N.R. Salvagni. All'atto del suo fermo, essendo stato trovato in possesso di armi e di carte topografiche avrebbe dovuto essere passato per le armi. Il predetto Capitano veniva accompagnato nell'Ufficio di Polizia di
Ventimiglia Ferrovia, ove, interrogato, mediante l'interessamento degli agenti di Polizia PANASCI' Antonino e IANNACCONE Gaetano, in servizio presso il predetto Ufficio, veniva messo in libertà. I suddetti agenti hanno perorato la sua causa prima e durante l'interrogatorio presso quel capo Ufficio Dott. Marchetti, rendendosi garanti del Capitano, che per fortuna trovavasi in possesso di documenti rilasciati dal Comando Milizia Confinaria (foglio di licenza). Da quel giorno il Panascì entrò in relazione di amicizia con il Punzi che, dopo il suo rilascio, prestava servizio nella Milizia confinaria in qualità di Ufficiale addetto alla propaganda verso i militari sbandati sulle montagne italo-francesi, allo scopo di farli presentare ai comandi nazi-fascisti. Il Capitano, che transitava saltuariamente il confine munito di documenti atti allo scopo, in una delle sue visite a Ventimiglia, trovandosi in compagnia dello Iannaccone, già al corrente della sua attività a favore dei Partigiani, palesava al Panascì il vero scopo dei suoi continui viaggi in Francia e fra l'altro aggiungeva di essere comandante di un reparto di patrioti, fra i quali suoi ex dipendenti, che operavano in prossimità del confine italiano. Il Punzi propose al Panascì di mettersi a sua disposizione  per eventuali servizi informativi [...] di essere venuto a conoscenza, subito dopo l’arresto dello Iannaccone e dei Chiappa, precisamente dal figlio minore Aldo Chiappa, che il capitano Punzi era stato ucciso dal pescatore [...] di Ventimiglia, padre di una spia e spia delle SS di Sanremo, il primo arrestato e tradotto in Francia dallo Iannacone ed il secondo fu arrestato per ordine dello Iannaccone stesso e messo a disposizione del Comando francese SROI di Sanremo, dipendente del servizio OSS americano. 
Antonino Panascì (documento IsrecIm) in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977 [e sempre il già menzionato documento del maggiore Raimondo informa che i signori Chiappa in questione erano i titolari dell'omonimo garage, officina di autoriparazioni, sito in un punto centrale di Bordighera], ripreso da Francesco Mocci, Op. cit.

Riferirono [Renzo Stienca Rossi e Luciano Rosina Mannini] che "un agente locale di nome Gino era stato ucciso e trovato in possesso di appunti scritti con nomi di agenti e ubicazione di rifugi nell'area di Bordighera" e che questo fatto spiegava il 'tradimento' di Irene.
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013
 
Felix (Leon Jacobs), di concerto con Hans Senner, organizzò una trappola che avrebbe permesso la cattura dei nuovi arrivati. Felix lasciò tre uomini - Wihlelm Schönherr alias William, Schmidt e l’italiano Nino Bertola - nella casa di Marina San Giuseppe [a Ventimiglia (IM)] e, con il corpo di Punzi, ritornò verso Sanremo. Era necessario non far sapere al nemico che Punzi era morto e che i documenti contenuti nel suo zaino erano ormai in mano tedesca. Il corpo di Punzi fu abbandonato sul bordo della strada, poco prima dell’entrata in Sanremo. Una telefonata anonima informò il comando di polizia che un uomo giaceva privo di vita lungo la strada che collegava Ospedaletti con Sanremo. Punzi venne, pertanto, seppellito dalle autorità municipali di Sanremo come ignoto. Felix, appena giunto a Villa Aloha, sebbene l’alba non fosse ancora spuntata, telefonò a Milano dove il suo capo, Georg Sessler, si era recato e si trovava negli uffici di via Ariosto dell’intelligence della Kriegsmarine (Marinenachrichtendienst MND III) di cui faceva parte. Un suo dipartimento, il B-Dienst, era specializzato nell'intercettazione, nella registrazione, nella decodifica e nell'analisi delle comunicazioni nemiche. A Sanremo, nella Pensione delle Palme, si trovava il centro di ascolto di questa struttura, dove più di una ventina di operatori erano costantemente intenti a registrare le comunicazioni alleate. Il comando della struttura, che dipendeva direttamente dal comando di Merano, era affidato al capitanleutnant Georg Sessler, ventisettenne con alle spalle anni di esperienze maturate nei servizi segreti tedeschi.
Giorgio Caudano
 
E poi tutta la fascia costiera è dall’8 settembre 1943 "zona operativa" agli effetti militari, ed i tedeschi vi fanno da padroni. Questa è, forse, la regione d’Italia che conoscono meglio perché fin dal 1935 dispongono in loco d’un centro di propaganda e d’informazione segreto, composto da tre gruppi diretti da cittadini germanici che "svolgono attività commerciali nel settore portuale e marittimo".
Per cui, quando si sono installati a Genova e negli altri centri, subito dopo l’armistizio, sapevano già dove mettere le mani. L'apparato spionistico (i comandi SS di Genova, Imperia, Spezia, Savona e Novi Ligure) è impressionante, e così pure quello poliziesco e militare. Nel  timore costante di uno sbarco in forze angloamericano, il capoluogo ligure diventa "la fortezza Genova", con opere di minamento della costa e degli stabilimenti, artiglieria in caposaldi, fortini antisbarco, batterie autonome, posti di blocco su tutte le strade principali. È logico che, di fronte a questo schieramento così profondo e capillare, anche quello partigiano (che ha persino un proprio uomo al Comando delle SS presso la Casa dello Studente, in corso Giulio Cesare a Genova, il quale passa in anticipo tutti gli ordini di arresto) sia eccezionale.
Ricciotti Lazzero,
Le Brigate Nere, Rizzoli, 1983  
 
Dopo l’occupazione, il Sicherheitsdienst ed i suoi agenti italiani avviarono con grande impegno la raccolta di informazioni all’interno del movimento di Liberazione che andava costituendosi. Secondo un documento inglese, sembra che fosse stato allestito un cosiddetto “servizio di criptopropaganda e informazioni sui partigiani”, al quale era affidato il compito di diffondere notizie false e tendenziose tra le formazioni della resistenza a scopo di disorientamento 93
[...] Responsabile di questo lavoro era un centro di raccolta di informazioni che probabilmente apparteneva in origine dall’Abwehr militare, ma che era passato nel 1944 sotto il controllo del Sicherheitsdienst. La sua sede era a Milano, Galleria del Corso 2, e il suo campo di indagine, sebbene limitato all’Italia nord-occidentale, assai ampio. Infatti, oltre alle informazioni di carattere militare sui partigiani, le formazioni della RSI e la situazione oltre le linee del fronte nel settore occidentale della “Linea Gotica”, il centro monitorava le relazioni commerciali tra il nostro paese e la Svizzera ed anche i movimenti delle persone nell’Italia del nord 94. I dati contenuti nelle schede riguardano soprattutto l’armamento, la dislocazione, la forza e il morale delle bande partigiane, e queste notizie, per quanto sia possibile verificarle, sono assai precise e accurate [...]
93 PRO, WO 204/12293, L’organizzazione informativa tedesca con particolare riguardo al servizio informativo in Italia, s.d. [ma 1945], p. 24.
94 US NARA, RG 226, Box 8, Zimmer’s Papers, Ref. No. 60, p. 61. Le informazioni venivano trasmesse al comando SD di Monaco (Kommando des Meldegebiets München) tramite un centro denominato Meldekopf Zeno, situato prima a Ortisei, poi a Merano, e guidato dal sottotenente Josef von Ach. Da Milano partiva una rete di stazioni radio dislocate in parte sulla costa ligure (due a San Remo, una ad Alassio, una mobile a Moglia, due a Genova, una mobile a Chiavari), a Reggio Emilia, Torino, Serravalle, Como e Limbiate.

Carlo Gentile, Intelligence e repressione politica. Appunti per la storia del servizio di informazioni SD in Italia 1940-1945, in Paolo Ferrari/Alessandro Massignani (Eds.), Conoscere il nemico. Apparati di intelligence e modelli culturali nella storia contemporanea, Milano 2010, p. 459-495