venerdì 31 maggio 2013

La guerra, che due giorni prima con l'arrivo degli Americani sembrava finita


Mentone in una fotografia d'epoca
 
La collaborazione antifascista tra Italiani e Francesi nelle Alpi Liguri e nelle Alpi Marittime, dopo l'8 settembre 1943 trasformatasi in collaborazione armata nella lotta contro i nazifascisti, ha origini lontane [...] Infatti nel Sud-Est della Francia i resistenti incaricati raccolsero numerose informazioni valide e dal 3 gennaio 1943 furono autorizzati dai quadri superiori della Resistenza francese ad attaccare e sabotare le organizazioni civili fasciste, cercando di evitare la frattura con le truppe regolari italiane d'occupazione. Nel luglio del 1943 una buona parte del Comitato di Informazione italiano e dell'O.V.R.A. erano passati sotto il quadro dell'Intelligence Service inglese. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzoni detto "Joseph le Fou").
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca.
Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe Mac Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia < Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007
 
Johnny [Gian Sandro] Menghi, capo della missione Youngstown/Melon era stato catturato dalle SS ma era riuscito, fortunatamente, a scappare e ad attraversare il confine a Ventimiglia, quasi in contemporanea con l'operazione Anvil, ovvero gli sbarchi degli Alleati nel Sud della Francia. Fuggendo, aveva nascosto delle mappe che riportavano le difese dell'Asse lungo la costa ligure. Quando raggiunse Bonfiglio, insieme tornarono indietro e, con grande rischio personale, recuperarono le mappe dal nascondiglio.
Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

25/8/44
[…] Siamo di fronte uno all'altro, ci guardiamo meravigliati, poi scoppiamo dal ridere; mi racconta che è reduce da un imponente rastrellamento subìto sulle pendici del monte Grammondo. Ora cerca [Netu/Nettu/Nettù, Ernesto Corradi, in quel momento ancora comandante di un distaccamento, "Grammondo", della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"] il Comando di divisione per fare il suo rapporto. Mi propone di seguirlo, dicendomi che sarebbe sceso a Torrazza [Frazione di Imperia] e ritornato, poi, in Francia. Il desiderio di rivedere i miei genitori era immenso e l'idea di avvicinarmi agli alleati mi allettava molto. Illuso di poter entrare a Porto Maurizio sopra un carro armato americano, accetto la proposta e decido di seguirlo. Convinto dall'entusiasmo del mio compagno, abbandonavo la vita partigiana nelle montagne imperiesi, mentre una nuova spericolata avventura mi avrebbe condotto oltre confine, dove pensavo di arruolarmi in un esercito regolare per combattere, con maggiori probabilità di riuscita, quel nemico da cui non volevo più fuggire e che volevo vincere. Saluto i compagni, dispiaciuti per la mia decisione, che rimangono là in attesa di quelle armi che non arriveranno mai, e mi avvio con "Nettu" verso il Comando di divisione. Terminato il suo rapporto sulla sconfitta subìta sul monte Grammondo, "Nettu" ottiene da "Giulio", commissario di divisione [Libero Remo Briganti], il permesso di partire per la Francia, ed io con lui.
29/8/44
Con una lunga camminata, prima di sera raggiungiamo Triora […]
30/8/44
Prima di partire per la Francia, "Nettu" mi fa capire che vuole attuare un colpo di mano nei pressi di San Lorenzo al Mare […]
2/9/1944
[…] Fermi e decisi, aggrappandoci ai cespugli, scivoliamo giù in mezzo alla roccia e raggiungiamo il piede del viadotto sulla sponda sinistra del fiume. […] Superato il grande ostacolo del Roia, ci dirigiamo verso il paese di Collabassa; sul sentiero, fra alberi di pino, incontriamo un giovane di Olivetta San Michele e lo convinciamo a seguirci; il suo nome di battaglia sarà "Pineta", proprio a ricordo del luogo in cui l'abbiamo incontrato. Oltrepassato l'abitato di Collabassa proseguiamo verso il torrente Bevera […]
Sono le ore sedici meno venti del giorno 4 settembre 1944, inginocchiati, il busto eretto, le mani strette sul fucile, guardiamo delusi il forte di Monte Agel, bombardato dalle artiglierie degli Americani, i quali credevamo fossero già giunti al confine da molti giorni. Stentavamo a credere che gli alleati fossero ancora oltre quella montagna, ma purtroppo dovevamo rassegnarci ad attenderli su un territorio ancora occupato dal nostro nemico. Completamente isolati dai nostri Comandi, con gli zaini vuoti, ci preparavamo ad affrontare giorni  difficili.
8/9/1944
Scendiamo per la seconda volta in città [Mentone]; "Nettu" è fermato dalle autorità francesi e trattenuto per alcuni giorni […]
9/9/19
È tornata l'alba, un fuoco infernale di artiglieria si abbatte sulla zona più violento che mai. Sibili e ululati di proiettili si confondon nello spazio sopra di noi, seguiti da assordanti fragori. La guerra, che due giorni prima con l'arrivo degli Americani sembrava finita, era ripresa con tutta la sua spaventosa violenza. Ritorniamo a Mentone dopo una notte trascorsa sotto i tiri in crociati delle due artiglierie; camminiamo rasentando i muri delle case, con l'impressione di essere più riparati dalle schegge. Nella città, tornata quasi deserta, si vedono circolare solo jeep e automezzi militari, mentre i cittadini abbandonano in fretta le proprie abitazioni per rifugiarsi in aperta campagna. Vaghiamo per le strade nell'attesa che "Alberto" torni dal Comando alleato e, incuriositi, osserviamo i pezzi di artiglieria che sparano senza sosta verso l'Italia.  […]
15/9/44
Avevamo l'incarico di perlustrare le pendici del Monte Grammondo, dove alcune pattuglie tedesche appostate potevano ancora dirigere il tiro delle loro artiglierie sulle truppe alleate in movimento.
Per evitare le strade minate affrontiamo una parete rocciosa […]
19/9/1944
Per motivi di sicurezza ci trasferiamo dalla pensione Mimosa a Villa Lucca, sotto Roquebrune, di fronte a Montecarlo. Davanti allo splendido mare della Costa Azzurra […] Ogni settimana, al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. Divisi in due gruppi, uno agiva in montagna per individuare le posizioni tedesche, l'altro, via mare, stabiliva collegamenti con i partigiani di Ventimiglia.
Giorgio Lavagna (Tigre) <1>, Dall'Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, I.S.R.E.C.IM. - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

Fonte: Musée de la Résistance Azuréenne

[
  <1> A settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo vennero arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil's Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese  ]


6 settembre 1944
Stamattina un biplano ha mitragliato per un bel po' di tempo la motozattera incagliata a Capo Mortola [in Ventimiglia (IM)]. Abbiamo la flotta sempre in vista e, ogni tanto si assiste a battaglie tra navi e batterie di terra. Corre voce che gli Alleati siano in Montecarlo e che abbiano già occupato parte del Belgio e dell'Olanda. Questa sera, alle 18,30 hanno fatto saltare la strada ferrata al confine. Pure la via Aurelia è stata buttata all’aria vicino a Ponte S. Luigi, dalla cavetta della Stella. Ormai siamo in prima linea.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

A fine settembre [1944] l’afflusso dei volontari italiani si fece consistente, iniziarono ad arrivare gli scaglioni arruolati dal C.I.L. e dalle M.O.I., fra questi alcuni gruppi di partigiani provenienti dall’Italia. Alla costituzione del battaglione, il 27 settembre, già militavano 460 volontari; a fine reclutamento, il 20 ottobre, si era ad oltre 800 volontari che, per la fine del 1944, avrebbero raggiunto il migliaio. L’arruolamento massiccio degli italiani si sarebbe rilevato determinante sul piano quantitativo ma, soprattutto, sul quello qualitativo, per la presenza di numerosi militari veterani sia della IV Armata che ex prigionieri dei tedeschi liberati dagli Alleati. Il battaglione era dotato di autonomia amministrativa. [...] A metà settembre 1944 paracadutisti americani del 551° battaglione e reparti francesi risalgono la Tinea. Tra loro i primi 48 volontari stranieri che raggiungono Isola con due autobus a gasogeno delle linee urbane di Nizza. Nei giorni successivi, con l’arrivo degli altri complementi, formano la 1° compagnia del battaglione che, al completo, raggiunge la vallata tra il 20 e 23 ottobre 1944 attestandosi in alta valle, tra Pont St. Honorat e Le Bourguet, con la riserva nel Vallone di Roya. Nonostante le posizioni sfavorevoli, l’armamento e l’equipaggiamento non idoneo respinsero tutte le incursioni tedesche infliggendo perdite e catturando prigionieri. Non si lamentarono né caduti né dispersi ma solamente dei feriti. A novembre l’incipiente inverno, quell’anno particolarmente rigido e con abbondanti nevicate, ridusse le operazioni al solo presidio delle posizioni e l’impegno maggiore fu quello di garantirsi la sopravvivenza nel non facile ambiente montano. Alla fine di novembre la 44° US Infantry Brigade, comandata dal generale Tobin, sostituiva nelle Alpi Marittime i paracadutisti della 1° A.B.T.F, trasferiti a nord per l’operazione Gold Market, mentre la 1°S.S.F. veniva sciolta. Superato il periodo iniziale i reparti francesi vengono riorganizzati; [...] diviene il 21/XV Bataillon Volontaires Etrangers, cioè il 21° Battaglione della XV° Regione Militare, Volontari Stranieri. Con questi battaglioni vengono formate due unità, il “Groupe de Bataillons n°1 (21/XV B.V.E. e 22/XV) più il Groupe Etranger d’Artillerie che viene schierato a Mentone, mentre il Groupe de Bataillons n° 2 (20/XV e 24/XV) in Valle Tinea. Il 21/XV viene collocato di riserva a Gorbio, con l’incarico di intervenire su allarme degli avamposti americani. Ciò si traduce in estenuanti pattuglie e rastrellamenti nell’impervie pendici del Grammondo. La situazione del fronte si era stabilizzata. Americani e tedeschi non si impegnavano in azioni d’attacco ma si limitavano al pattugliamento della terra di nessuno. Il fronte era attivo solamente per i tiri dell’artiglieria che battevano regolarmente le posizioni avversarie. Occasionalmente si scatenavano dei violenti duelli d’artiglieria con la partecipazione navale della Flank Force e, da parte tedesca, anche di un treno armato di base a Diano Marina. Nel gennaio 1945 il 21/XV B.V.E. viene assegnato alla difesa del fronte mare, da Garavan a Cap Martin. L’azione consisteva nella sorveglianza della costa, nell'impedire sbarchi ed infiltrazioni e pattugliare i “carrugi” della città vecchia di Mentone. Nel tratto di mare prospiciente il fronte avvenivano dei collegamenti notturni tra la Resistenza italiana e gli Alleati. Nella notte tra il 14 e 15 febbraio 1945 i tedeschi, fingendo uno di questi collegamenti, tentarono di sbarcare informatori e prendere prigionieri. Alla testa del molo del porto di Mentone era stata ricavata una postazione e da questa, verso le 3 del mattino, una sentinella avvertì dei movimenti e diede l’allarme. Vennero fatte le intimazioni regolamentari alle quali veniva correttamente replicato in buon francese. Il battello, seguendo gli ordini ricevuti, accostò al lato interno del molo. Il maresciallo Michele Zerbini, comandante della postazione, si sporse per agguantare la cima ma venne strattonato e gettato in mare e, nonostante l’equipaggiamento, le sue ottime doti di nuotatore (era genovese) gli permisero di riemergere e a sua volta di trascinare in mare un tedesco. Contemporaneamente ordinava di aprire il fuoco nonostante si trovasse sulla linea di tiro. Dalla postazione il tiratore del F.M., basandosi sulle sue urla, individuava nel buio gli aggressori e con una sola raffica li neutralizzava. Nella mattinata recuperarono l’imbarcazione tedesca con tre morti a bordo e della pattuglia tedesca sopravvisse solamente l’ufficiale di marina trascinato in acqua da Zerbini. L’operazione venne citata nel bollettino di guerra e il maresciallo Zerbini venne decorato con la “Croix De Guerre”
Giuseppe Calò, Il 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs, in Storia Militare n. 141, giugno 2005


... Il 28 dicembre [1944] il 22° B.C.A. ha ripreso un prigionero italiano che tentava di passare in barca in Italia. Era evaso in battello da Villafranca (Caserma Rochambeau) il mattino alle 6, si era fermato a Monaco...
da un documento della I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud del 30 dicembre 1944 - documento
(Archivio francese SHAT), rintracciato a cura di Giuseppe “Mac” Fiorucci per la preparazione del suo “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”, Op. cit.

[…] Joseph Manzone, dalla cui temerarietà il gruppo C.F.L.N. da lui diretto prese il nome di Joseph le Fou, da dicembre 1944 alla fine della guerra svolse 51 missioni dietro le linee tedesche […]
Il 16 ottobre 1944 i tedeschi sorpresero sul pianoro della Ceva, vicino a Fontan, Emile Grac, F.F.I. del gruppo C.F.L. Parent, che stava effettuando una ricognizione dietro le linee nemiche, e lo abbatterono [...] Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari *, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo [(IM)], dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione.
Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco [(IM)] il 4 aprile ** [...]
Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

Nell'aprile 1945 la condanna a morte definitiva: i tedeschi, temendo l'avanzata degli Alleati, prelevati i prigionieri in numero di venticinque, li inviano verso i campi di sterminio in Germania. Un milite ferroviere, dopo avere chiusi i lucchetti delle catene, consegna furtivamente la chiave ai Molinari. La tradotta sosta a Bornasco tra Pavia e Milano. Un rombo di bombardieri alleati crea il fuggi fuggi generale. Sette prigionieri, e fra questi i fratelli Molinari, riescono a darsi alla fuga... Per il loro comportamento riceveranno l'encomio della Divisione con "Croce di Guerra e Stella d'Argento"...  
Don Nino Allaria Olivieri in "La Voce Intemelia", Ventimiglia (IM), Aprile 2008
** [da un verbale di interrogatorio di Ernest Schifferegger (vedere infra), confluito in un documento del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA, si apprende che Salusse e Santoni riuscirono a comunicare con un altro detenuto, un italiano, un certo Corrado, che era rientrato clandestinamente dalla Francia insieme ad un certo Vavassori per compiere, molto probabilmente a ciò forzato, una missione alleata di spionaggio: non solo lo pregarono di informare le loro famiglie della loro sorte e del loro luogo di sepoltura, ma gli trasmisero gran parte delle informazioni militari che erano riusciti a rilevare. Senonché al Corrado, portato in carcere a Sanremo, vennero ritrovati e sequestrati gli appunti che aveva in merito trascritto. Schifferegger aggiungeva che non poteva dire se il Corrado aveva tenuto gli appunti per avere una merce di scambio con i tedeschi o perché pensava di riuscire a portare quella documentazione oltre confine. Nè quale sorte forse poi toccata al medesimo, una volta trasferito al carcere di Oneglia. Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l'interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. La citata relazione dell'OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo]

16 aprile 1945 - Da "Giglio" alla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" [responsabile "Livio" Ugo Vitali - vice responsabile "Citrato" Angelo Ghiron] - Comunicava che... si ignorava la sorte dei soldati francesi prigionieri a Nava [diversi partigiani italiani e maquisard francesi furono imprigionati nei forti di Nava in attesa di essere giustiziati. Tra questi, due giovani della Costa Azzurra, Francois Dominaci e Antonie Midou, fucilati a Pieve di Teco intorno al 10 aprile 1945, ed il partigiano Alfredo Brancher, di 40 anni, nato in Germania, fucilato, insieme a Giobatta Nano di 59 anni di Castelvecchio di Rocca Barbena ed a Clemente Rota di 55 anni di Ceriale, l'11 Aprile 1945 presso il cimitero di Albenga per la rappresaglia conseguente all'uccisione di un sottufficiale tedesco a Cerisola, per la strada che conduce a Garessio]
da documento IsrecIm in Rocco Fava  di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
[  Nella notte tra il 16 ed il 17 aprile 1945 a 14 miglia da Oneglia due mezzi d’assalto di superficie della Xª Flottiglia MAS della Repubblica Sociale Italiana portarono a termine un'azione di guerra contro un cacciatorpediniere della Marine Nationale francese, il Trombe, che era un cacciatorpediniere della Classe Classe Bourrasque, varato nel 1925, con un dislocamento a pieno carico di 1.920 tonnellate. Quella notte l’unità francese cadde vittima di un attacco da parte di due barchini esplosivi, l’MTM 548 e l’MTSMA 312. L'M.T.M. (Motoscafo da Turismo Modificato) dal 1941 fu il barchino esplosivo standard della Xª Flottiglia MAS, mentre l’M.T.S.M. era la versione migliorata degli M.T.S. grazie all’incremento della lunghezza dello scafo, alla nuova forma della carena, alla riduzione dei siluri imbarcati e all’aumento dei motori, che passarono da uno a due. Nella richiamata azione di guerra contro il Trombe, mentre l’M.T.S.M. manovrò per attirare l’attenzione del natante nemico, l’MTM 548 lo centrò sulla dritta, aprendo un grosso squarcio ed uccidendo 20 uomini. La nave ebbe una grossa falla nella fiancata e danni gravissimi, che la misero fuori uso; fu rimorchiata a Tolone ma il danno fu giudicato irreparabile e  nel febbraio del 1950 sarà radiato ed avviato alla demolizione. Il protagonista di quell’azione fu il pilota Sergio Denti  ]