mercoledì 7 agosto 2013

Azioni partigiane ai primi di settembre 1944 tra Val Roia, Pigna (IM), Vallecrosia e Bordighera

Dolceacqua (IM) e dintorni

Il piano d’attacco si svolse durante tutta l’ultima settimana del mese [di agosto 1944] con un susseguirsi ininterrotto di azioni audaci compiute da piccoli nuclei di arditi, da squadre, da distaccamenti o da più distaccamenti insieme… In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino [Luigi Napolitano], di Leo [Stefano Carabalona], e di Moscone [Basilio Mosconi]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei Partigiani
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

1.9.1944

Una pattuglia del IV° Distaccamento della V^ Brigata ["Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] in agguato sulla rotabile di Val Roia sbrindellava un camion tedesco e metteva fuori combattimento alcuni soldati di guardia.

2.9.1944
Distaccamenti della V^ Brigata combattono oltre Pigna (IM). A Dolceacqua (IM) colpi di cannone dei partigiani hanno messo fuori combattimento due carri armati tedeschi tipo "Tigre". I tedeschi hanno abbandonato diverse zone.
Una squadra del Distaccamento Comando della V^ Brigata, dopo aver fatto un'azione di cannoneggiamento sulle posizioni tedesche di Dolceacqua (IM), attaccava sulla rotabile Pigna-Isolabona (IM) un'ottantina di tedeschi, che tentavano di passare il ponte rotto per entrare in Pigna. Dopo parecchie ore la squadra ripiegava perché i tedeschi abbandonavano la zona. Da parte tedesca tre morti e diversi feriti. Per quanto riguarda i partigiani, veniva preso prigioniero il Vice Comandante "Fuoco" * e si registravano due feriti.

3.9.1944
Il VI° Distaccamento della V^ Brigata disarmava nei pressi di Bordighera (IM) una postazione tenuta da un presidio delle SS italiane. Venivano catturati 18 militi e tutto il materiale d'armamento costituito da 3 mortai da 81 mm con relative munizioni, 5 armi automatiche e 4 mitra, tutti con relative munizioni.
Nella notte una squadra del IV° Distaccamento della IV^ Brigata ["Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] penetrava nel campo di concentramento di Vallecrosia (IM), riuscendo a liberare 88 prigionieri politici, fra cui 8 donne scesi da Perinaldo (IM), muniti anche di un mitragliatore Breda e di una St. Etienne, parteciparono all'azione, tra gli altri, Mario Miguel Adler, Giovanni Tobruk Vesco, Moro (probabilmente Giuseppe Arnaldi), un Barba, un Robinson ed un Tarzan non identificabili; quindici uomini in tutto; un ragazzo, di cui il narratore non ricorda il nome, e Robinson si avvicinarono all'obiettivo camuffati da fascisti, Adler da tedesco: così nella testimonianza di Ferruccio Ragno Corte, un racconto pittoresco, ricompreso all'interno di Mascia, Op. cit. infra, un racconto che sostiene che il "colpo era fallito, ma i tedeschi avevano lasciato sul terreno un morto ed un ferito"  ].

Da documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, Op. cit.
 
Nella mia Resistenza passata a Perinaldo partecipai all'attacco al campo di Vallecrosia insieme ai sappisti di Vallecrosia. Scendemmo nottetempo e prendemmo posizione sulla riva sinistra del torrente dirimpetto alla caserma che adesso è sede della Fassi. Neutralizzammo la sentinella e i sappisti dal lato di Via San Rocco penetrarono nella caserma e liberarono alcuni prigionieri rinchiusi nel campo... venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi... Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì. Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni. A Perinaldo si era arruolato con noi. Quando fu ferito la madre contattò l’ufficiale tedesco che lo aveva catturato, diede false generalità e spiegò che lei ed il figlio erano solo degli sfollati e che non avevano niente a che fare con i partigiani. L’ufficiale si convinse ed autorizzò il ricovero di Adler all’ospedale di Sanremo, dove fu trasportato su un carretto da alcuni contadini di Perinaldo. Su disposizione del CLN portai personalmente alla mamma di Adler, all’ospedale di Sanremo, 5.000 lire di allora. Fu un grosso rischio: ero giovane e renitente alla leva; se fossi stato fermato, sarei stato passato per le armi sul posto. Mi abbigliai con il vestito migliore e un po’ a piedi un po’ in bicicletta raggiunsi Adler all’ospedale. Era sotto la tenda ad ossigeno, crivelato di colpi. A detta dei medici difficilmente si sarebbe salvato. Si salvò e a guerra finita fummo colleghi di lavoro per tanti anni...
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007

  ... il distaccamento SAP di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
nota 63 a pagina 136 di Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Una vista d'epoca da Bordighera sino alla Costa Azzurra passando per Vallecrosia

Una squadra del 4° distaccamento [della IV^ Brigata] penetra nel campo di concentramento di Vallecrosia la notte del 3 di settembre, riesce a liberare ottantotto prigionieri politici tra cui otto donne. L'azione era stata programmata da tempo da una quindicina di partigiani tra cui Alberto Quadrio (Robinson), che poi diventerà comandante del distaccamento G.A.P. "Zamboni" della brigata "G. Matteotti" di San Remo, da Ferruccio Corte (Ragno), da "Barba", "Tarzan", "Moro", "Ciccio", "Vesco" ed alcuni altri. [...] Il 3 di settembre poderosa azione in Bordighera: alcuni garibaldini del 6° distaccamento, compreso Martino Blancardi (Martinetto), attaccano di sorpresa il nemico a Selvadolce e catturano venti fascisti e ingenti quantitativi di armi comprendenti quattro mortai da 81 mm., centosessanta fucili, dieci mitra, dieci fucili mitragliatori con rispettive munizioni, quindi liberano parecchi prigionieri politici rinchiusi nelle carceri locali; il giorno dopo gli stessi attaccano Villa Balzi per liberare un ferito di nome Autano e disarmano un fascista alla Madonna della Ruota (testimonianza scritta di Martino Blancardi) [...] Il 18 di settembre, mentre i Tedeschi bruciano vivo il garibaldino Emilio Veneziano (Spartaco) di Agostino, nato il 31.10.1922, sul monte Morga (Isolabona), squadre del 4° distaccamento (2° battaglione Ivan) catturano un milite locale, sergente maggiore fascista della San Marco, il quale durante l'interrogatorio fornisce preziose notizie al Comando della IV Brigata, relative alla preparazione di un grande rastrellamento da attuarsi entro il giorno 25 del mese corrente, col concorso di bersaglieri e di sanmarchini, le cui forze erano state così dislocate: [...]
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977 
 
[ndr: Nonostante la sua adesione al movimento partigiano non sembra fosse particolarmente rilevante il giorno 16 settembre Emilio Veziano venne arrestato a seguito di una delazione di un paio di compaesani la cui condizione di spie fu in seguito accertata. Portato a poche centinaia di metri dal casone della sua campagna venne barbaramente ucciso. Secondo testimoni fu gettato in un tombino e poi avvolto dalle fiamme. Vista l’accanimento riservato alla sua persona è verosimile che fosse accusato di aver fornito notizie ai partigiani che all’epoca occupavano la vicina Pigna]

Marco Dino Rossi. Nato a Genova nel 1922, fucilato a Sanremo il 10 settembre 1944, studente di medicina, Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria. Al momento dell'armistizio era ufficiale di complemento in artiglieria. Decise subito di entrare nella Resistenza e si aggregò ai partigiani della  IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", operante in Liguria. Rossi, che si era distinto in azioni di guerriglia a Castelvittorio (IM) e a Pigna, fu nominato capo di  stato maggiore della formazione. Nell'agosto del 1944, il giovane ufficiale - che aveva assunto come nome di battaglia quello di "Fuoco" - fu incaricato di svolgere una missione in Francia, per accertarsi se gli Alleati fossero riusciti a prendere Mentone. Il 18 agosto, Rossi da Pigna (IM) si diresse in bicicletta verso la costa, ma al ponte di Bonda fu catturato dai tedeschi e trasportato a Sanremo (IM). Qui le SS lo rinchiusero nella loro base di Palazzo Devachan e per giorni e giorni lo sottoposero ad ogni genere di sevizie. Anche la promessa di risparmiargli la vita non servì ad ottenere da Rossi informazioni sui reparti partigiani. Condannato a morte, il giovane fu portato di fronte al plotone d'esecuzione. Cadde gridando: "Viva l'Italia!"  
ANPI