giovedì 27 agosto 2020

I compagni appartenenti all'altra squadra portano a termine un missione sulla spiaggia di Ventimiglia


Una vista da Mentone su Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera
 
Fu fermato il 18 luglio 1943 nei pressi di Cagnes, assieme ad Emilio Sereni, responsabile de La parola del soldato, giornale di propaganda rivolto ai soldati dell’armata italiana occupante. I due furono consegnati all’Italia e reclusi nel carcere di Fossano il 6 settembre. Sarebbero evasi qualche mese dopo, Nicoletto pervenendo alla responsabilità delle Brigate Garibaldi nelle Langhe piemontesi e Sereni a quella della propaganda a Milano.
[...] La lista nominativa dei membri omologati del gruppo MOI in una regione di altissima immigrazione per la vicinanza del confine, le Alpi Marittime, ad esempio, conta 33 persone, delle quali 21 risultano nate in Italia, e dei dodici restanti, cinque portano cognomi italiani (Dani, Dini, Garofalo, Roncaglia, Vacca) <27.
[...] Si può dire dunque che non risulti eccessivo, se non forse per una sopravvalutazione quantitativa, l’omaggio reso da Giorgio Amendola alla migrazione in Francia nel 1965, in occasione di una commemorazione di Barontini a Livorno:
“questa emerita emigrazione in Francia che ha salvato il PCI dalle traversie di molti altri partiti comunisti illegali, perché noi comunisti in Francia abbiamo trovato una base di massa, un milione circa di italiani emigrati, a Marsiglia, a Nizza, a Lione, nella periferia parigina. Perciò noi non eravamo un partito illegale privo di contatti con le masse. E la massa dei lavoratori emigrati ci dava con generosità un forte contributo, uomini da inviare in Italia, combattenti da inviare per fare il lavoro illegale, aiuto politico, coscienza del legame con le masse, che è indispensabile per un partito comunista. E c’era in Francia un partito comunista che permetteva, nelle sue organizzazioni, ai lavoratori comunisti emigrati dall’Italia di trovare un contatto coi lavoratori francesi, e di combattere assieme contro il comune sfruttatore.” <31
Alla metà del 1943 i militanti del PCd’I erano dunque in procinto di intraprendere il passaggio in Italia a lungo atteso. Il ritorno di molti dei comunisti italiani desiderosi di combattere il fascismo avvenne tramite un percorso sulle Alpi trovato da Amerigo Clocchiatti e Domenico Tomat, i primi ad averlo utilizzato nel ’42 per rientrare e prendere contatto con Massola. Le principali informazioni in proposito provengono dall’autobiografia di Clocchiatti, friulano cresciuto a poca distanza dal fronte della prima guerra mondiale, espatriato prima in Francia e poi in Belgio senza che il Cpc riuscisse a registrare i suoi spostamenti in maniera esaustiva. Tracciare un percorso sulle montagne evitando i controlli alla frontiera non fu un’impresa facile, e costò ai due incaricati, e alla guida Giulio Albini, faticose scalate tra rocce gelate. Si partiva da Saint-Martin-Vésubie e si saliva su per il monte Clapier, già oltre la frontiera, ma non si trovava un sentiero per scendere; alla fine Albini mise a punto il tragitto ripiegando attorno al monte e giungendo a Tetto Coletta, dove la casa di una contadina serviva da base di approdo per scendere a Vernante, da cui si prendeva il treno per Torino <32. Grazie a questo tragitto rientrarono Negarville e Roasio nel gennaio ’43 e Novella e Amendola in aprile, in questo modo “tutto il Centro estero [era stato] trasferito in Italia, per costituire nel paese un Centro interno di direzione politica e organizzativa” <33. Così, nell’ottica dei comunisti italiani, le peregrinazioni, la Spagna, gli arresti e la Resistenza francese furono importanti esperienze di vita e di lotta, trascorse però in attesa del ritorno e della guerra contro il fascismo, anelata e preparata per vent’anni tra le asprezze della vita quotidiana in terra straniera.
[NOTE]
27 Liste nominative des membres des groupes MOI du département des Alpes Maritimes, in Service Historique de la Défense, Inventario maquis e forces françaises de l’intérieure, busta GR19 P-613.
31 Amendola, op.cit., pag.360.
32 Amerigo Clocchiatti, “Cammina frut”, Vangelista Editore, Milano, 1972, pagg. 157-164.
33 Amendola, op.cit., pag 443.
Elisa Pareo, "Oggi in Francia, domani in Italia!" Il terrorismo urbano e il PCd'I dall'esilio alla Resistenza, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, 2019

Nel marzo [1943] furono condotti a Mentone ben 54 reduci delle BI [Brigate Internazionali impegnate nel 1936-1939 nella difesa della Repubblica Spagnola]; tra di loro c'erano anche Alessandro Sinigaglia, che sarebbe stato ucciso a Firenze nel febbraio del 1944 dagli uomini della Banda Carità, Dino Saccenti, poi partigiano a Prato, e Silvio Sardi, tra i fondatori della prima banda partigiana dell'empolese [...]
L'Italia, anche per chi era rimasto in Francia, tornò così a essere l'orizzonte principale. Tra i partiti antifascisti era ormai da mesi diffusa la consapevolezza che l'esperienza militare dei reduci di Spagna sarebbe potuta tornare utile a stretto giro anche nel proprio paese. Il legame che, dopo il 25 luglio e durante tutti i 45 giorni, si cominciò a tessere tra Resistenza francese e antifascismo italiano non passò inosservato alle autorità italiane. Durante gli ultimi giorni di agosto il comando supremo del SIM lanciò l'allarme per aver rilevato che si stava cercando di introdurre clandestinamente nel Regno armi e munizioni dalla Francia e per il passaggio clandestino in Italia di gruppi di anarchici e comunisti italiani reduci di Spagna aventi il compito di infiltrarsi nelle masse operaie [...]
Enrico Acciai, Reti di solidarietà transnazionali: dalla guerra civile spagnola alle resistenze europee, Padova, 13-15 settembre 2017

[  n.d.r.: dal luglio all'8 settembre 1943, vennero preparate evasioni e assicurata protezione a soldati italiani da parte di gruppi partigiani francesi di Joseph le Fou (Joseph Manzone) e dalle popolazioni di Nizza, Cannes e Monaco. 
Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure. 
Dopo l'8 settembre alcune guide alpine francesi presero in consegna gruppi di militari sbandati della disciolta IV Armata italiana, dando loro cibo e vestiario e conducendoli poi nel rifugio Nizza al colle di Tenda. Lì venivano presi in consegna dai resistenti italiani che lavoravano in piena sintonia con i francesi, cercando di convincerli ad aggregarsi a formazioni partigiane alpine o costiere, in previsione di uno sbarco delle truppe alleate. 
Un episodio che favorì le relazioni italo-francesi accadde l'8 settembre 1943 nella stazione di Nizza, importante nodo ferroviario per il transito dei convogli che riportavano in Italia i reparti della IV armata, configurando, altresì, in ordine cronologico - la sera stessa dell'annuncio dell'armistizio - il primo atto ufficiale di lotta armata della Resistenza Italiana  ]
 
Sembrerebbe che nessuno abbia rilevato che la Resistenza armata italiana ha avuto inizio - da un punto di vista strettamente cronologico - la sera dell’8 settembre alla stazione centrale di Nizza. Il proclama dell’armistizio viene, com’è noto, diffuso dall’EIAR alle 19,42. Tra i militari italiani, la gioia è generale: “La guerra è finita!”, “Tutti a casa!”, ecc. I soldati del “Comando Militare di Stazione” manifestano l’intenzione di partire per l’Italia. Racconta il sottotenente Salvatore Bono, loro comandante in seconda: “Verso le 20,30, dovetti intervenire per convincerli che occorreva continuare a controllare lo snodo vitale nel quale prestavamo servizio ed ordinai l’armamento completo e lo stato d’allarme”. Richiese anche il rinforzo di una compagnia di fanteria.
Già in agosto, dal suo osservatorio privilegiato, Bono aveva intuito che le cose non stavano andando per il verso giusto. Assieme ai reparti della 4a armata che abbandonavano il territorio francese occupato, si lasciavano transitare in direzione di Ventimiglia unità tedesche che penetravano in Italia sulla base di piani ben precisi. Verso le 21, incontra il sottotenente Guido Di Tanna, gli illustra le proprie preoccupazioni: “Stanotte avverrà qualcosa di grave”, afferma, e si lamenta dello scarso senso di responsabilità del Comando di Piazza. Il commilitone commenta “É ammirevole come il giovanissimo ufficiale avesse il senso esatto delle cose e la capacità di comportarsi di conseguenza”.
Un paio d’ore dopo, in effetti, un commando di una sessantina di tedeschi provenienti, a piedi attraverso i binari, dal dipartimento del Var, giocando sull’effetto sorpresa, cerca di impadronirsi della stazione. Gli italiani, comandati dal capitano Breveglieri, tra soldati e carabinieri, non sono più di dieci. I tedeschi intimano la consegna delle armi, il capitano cerca di parlamentare con l’ufficiale comandante; dopo cinque minuti, interrompe la concitata quanto inutile discussione e impartisce ai suoi l’ordine “baionetta in canna!”. È il momento per Bono di passare all’azione, realizzando quanto aveva in mente sin dal 25 luglio [...]
Enzo Barnabà,
L’8 settembre di Salvatore Bono, Patria Indipendente, 1 luglio 2020

I soldati del “Comando Militare di Stazione” [di Nizza] manifestano l’intenzione di partire per l’Italia. Racconta il sottotenente Salvatore Bono, loro comandante in seconda: “Verso le 20,30, dovetti intervenire per convincerli che occorreva continuare a controllare lo snodo vitale nel quale prestavamo servizio ed ordinai l’armamento completo e lo stato d’allarme”. Richiese anche il rinforzo di una compagnia di fanteria. Già in agosto, dal suo osservatorio privilegiato, Bono aveva intuito che le cose non stavano andando per il verso giusto. Assieme ai reparti della 4a armata che abbandonavano il territorio francese occupato, si lasciavano transitare in direzione di Ventimiglia unità tedesche che penetravano in Italia sulla base di piani ben precisi. Verso le 21, incontra il sottotenente Guido Di Tanna, gli illustra le proprie preoccupazioni: “Stanotte avverrà qualcosa di grave”, afferma, e si lamenta dello scarso senso di responsabilità del Comando di Piazza. Il commilitone commenta “É ammirevole come il giovanissimo ufficiale avesse il senso esatto delle cose e la capacità di comportarsi di conseguenza”. Un paio d’ore dopo, in effetti, un commando di una sessantina di tedeschi provenienti, a piedi attraverso i binari, dal dipartimento del Var, giocando sull’effetto sorpresa, cerca di impadronirsi della stazione. Gli italiani, comandati dal capitano Breveglieri, tra soldati e carabinieri, non sono più di dieci. I tedeschi intimano la consegna delle armi, il capitano cerca di parlamentare con l’ufficiale comandante; dopo cinque minuti, interrompe la concitata quanto inutile discussione e impartisce ai suoi l’ordine “baionetta in canna!”. È il momento per Bono di passare all’azione, realizzando quanto aveva in mente sin dal 25 luglio.
Enzo Barnabà, ANPI Palermo, 22 luglio 2020

Un piccolo gruppo di soldati e carabinieri italiani, al comando del capitano Carlo Breviglieri e del sottotenente Salvatore Bono, poco prima della mezzanotte fu assalito dai tedeschi che intimarono la resa agli italiani, i quali invece si difesero lasciando sul campo il capitano Breviglieri. Il sottotenente Bono riuscì ad uccidere un ufficiale e un soldato germanico, ma rimase gravemente ferito, mentre impugnata una bomba a mano si preparava a scagliarla contro i militari del secondo attacco, dalla deflagrazione da una granata tedesca che fece scoppiare anche quella che aveva in mano: Bono perse il braccio destro e l'occhio sinistro. "Come un fulmine inaspettato da tutti, il fuoco della mia pistola rompe il gelo e fredda l'irrequieto soldato che mi separa dal capitano tedesco, questi segue il primo: tutti e due cascano finiti ai miei piedi; quasi contemporaneamente i soldati tedeschi, che stavano davanti alla porta freddano con diversi colpi di pistola il mio capitano alla schiena, che vedo cadere senza battere ciglio e proferire parola": così ricordò in seguito Salvatore Bono.  Bono fu ricoverato ed operato presso il nosocomio civile San Rocco di Nizza, ma dopo alcuni giorni i tedeschi lo deportarono in un campo di concentramento. Nel dicembre dello stesso anno, essendo ancora in regime di deportazione, riuscì ad ottenere un permesso per raggiungere Nizza, allo scopo di sottoporsi ad ulteriori cure, ma in quella città restò molti mesi con il pretesto di essere stato nominato addetto culturale presso il Consolato Italiano. Nel 1944, ricercato dalla Gestapo, ritornò in Italia passando per Genova. Bono fu in seguito insignito della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: "Nella difesa del più importante centro logistico di un’armata, morto il suo capitano, assumeva il comando dei pochi superstiti. Aggredito da soverchianti forze nemiche in un ufficio del comando, freddava con colpi di pistola un ufficiale tedesco ed alcuni soldati ponendo in fuga i rimanenti. In una successiva aggressione, trovatosi con la pistola scarica, impegnava una lotta selvaggia con pugni e morsi. Aiutato da un suo sottufficiale, immobilizzava un secondo ufficiale nemico che decedeva poco dopo. Mentre tentava di colpire con bombe a mano altri militari sopraggiunti veniva investito in pieno da schegge di bombe lanciate dal nemico che provocavano lo scoppio della bomba che teneva nella mano destra, già a sicurezza sfilata e pronta per il lancio. Crivellato dalle schegge, cieco, privo della mano destra, veniva ricoverato in ospedale ove con stoicismo, che solo i prodi e gli audaci possiedono, senza un lamento sopportava l’amputazione dell’avambraccio destro, l’enucleazione dell’occhio sinistro ed altri dolorosissimi atti operatori. Magnifico esempio di alte virtù militari e di suprema dedizione alla Patria. Nizza (Francia), 8/9/1943"  ]

[ n.d.r.: i militari italiani sabotarono nel Nizzardo i pezzi d'artiglieria che dovevano essere consegnati ai tedeschi. I militari italiani catturati in Francia dai tedeschi furono oltre la metà della forza e molti che avevano optato per la Todt (in alternativa alla Germania se ne contarono quasi 40.000) riuscirono in seguito a darsi alla macchia. I primi gruppi "Detachment Garibaldiens Italiens" sottoposti a comando superiore francese non riuscirono mai a costituirsi in unità organiche. All'inizio del 1944, e per tutti i mesi invernali, si ebbe una crescente mobilitazione, soprattutto in vista dell'apertura del "secondo fronte in Europa"; in questo quadro i rapporti tra unità francesi e italiane si consolidarono e rafforzarono fino all'epoca degli sbarchi per poi progressivamente raffreddarsi a causa del dell'atteggiamento fortemente ostile nei confronti degli italiani da parte delle autorità di "Francia Libera". Dopo lo sbarco in Normandia e quello in Provenza (agosto) il fronte delle Alpi fu dagli Alleati diviso in due settori: uno francese ed uno americano dal Col de Larche al mare. A nulla valsero le iniziative intraprese dal Comitato Italiano di Liberazione Nazionale costituito a Parigi, affinché le autorità francesi permettessero la formazione di reparti italiani riunendo tutte le forze disperse sul territorio già occupato dalla 4^ Armata. La regola era reparti francesi comandati da Francesi. Tra il novembre 1943 e gennaio '45 grossi quantitativi di materiale bellico del Regio Esercito fu oggetto di scambio tra partigiani e maquisards  ]

Il Comando militare marittimo della Provenza (Mariprovenza, ammiraglio di divisione Pellegrino Matteucci)  [...] Alla dichiarazione d'armistizio, Matteucci ricevette l'ordine di disinteressarsi delle navi francesi (catturate a fine 1942 dopo l’occupazione di Tolone) [...] Scontri avvennero a Villafranca e a Mentone, con perdite fra il personale della Marina. Il 9 settembre [1943] caddero a Mentone il sottocapo infermiere Mario Acquisti e il cannoniere Armando Alvino [...] Nell’ottobre 1943 la base SOE fu spostata dalla Sicilia a Bari (in effetti a Monopoli), mentre il maggiore Andrew Croft lasciò Algeri sul peschereccio britannico F.P.V. 2017 portandosi a Bastia, in Corsica, ove costituì la Base Balaclava, che divenne quella più importante in Tirreno, con La Maddalena come base di sostegno. Da queste basi operarono i MAS italiani della V Flottiglia MAS [...] Il 21 novembre la base delle PT USA si spostò dalla Maddalena a Bastia, così il raggio d’azione delle missioni fu esteso alla Provenza e alla Liguria [...] Il 27 [febbraio 1944] il MAS 541 trasportò un gruppo di informatori in Provenza; il 28 il MAS 543 recuperò un capitano di corvetta, un tenente di vascello e due marinai inglesi sulla costa francese. […] Entro la fine del 1943 la N° 1 Special Force poteva disporre di cinque fra agenti e operatori radio in territorio nemico […] Nel settore tirrenico, il 2 gennaio 1944 il MAS 507 (sottotenente di vascello Luigi Mereu) trasportò informatori da Bastia all’Isola d’Elba. A partire dal 6, i MAS italiani iniziarono a fare la spola fra Bastia e l’importante presidio americano dell’Isola di Capraia [...]  Il 21 marzo [1944] il MAS 541 (sottotenente di vascello Guido Cosulich) lasciò Bastia con a bordo 10 italiani e un gruppo di commando francesi dell’Africa settentrionale (capitano Reumi, tenente Gerber, aiutanti Seta, Stevens e Verdier) oltre al responsabile della parte navale, tenente di vascello RN Dow. Inoltre, per assistere allo svolgimento dell’operazione, erano anche a bordo il capitano di fregata De Vieux (alias de Lajudie) e il capitano Riotto, ambedue francesi. L’unità scomparve senza lasciare tracce. […]
Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale - Anno XXIX - 2015, Editore Ministero della Difesa

Carlo Unger di Loewenberg [o Löwenberg] ...  a Genova per assumere il comando dei Servizi della Marina in città su sollecitazione del commissario per la Marina, ammiraglio Ferreri... Nell'imminenza dello sbarco alleato in Provenza, diramò un messaggio [... telegrammi inviati dal comandante Löwenberg il 14 agosto 1944 alla stazione segnali di Bordighera, al posto radio di Arma di Taggia e agli uffici di porto di Sanremo e Imperia per disporre il ripiegamento su Genova del personale... Vittorio Civitella in Storia e Memoria, n. 2-2016, edita da I.L.S.R.E.C. Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea] alle capitanerie di porto della Liguria con ordine di portarsi in siti maggiormente protetti, ponendo in salvo personale e mezzi. Tale messaggio, venuto a conoscenza del comando tedesco della città il 18 agosto 1944, fu interpretato come alto tradimento: il comandante Löwenberg e il suo comandante in 2a, capitano di corvetta Silvio Fellner, furono tratti in arresto dalle SS e subito processati avanti un tribunale militare al momento costituito. Condannati a morte, furono passati per le armi la sera stessa... a lui e al comandante Fellner la qualifica di "partigiano combattente caduto per la lotta di liberazione".
da Ministero della Difesa

A settembre 1944 da Ventimiglia era già partita a bordo di una barca a remi una ennesima squadra diretta in Francia e composta dai patrioti Adelmo Rossi, Emanuele Zucchetto, Domenico Grillo, Ottorino Palmero, Emilio Calcopietro, ecc., che combatterono a fianco delle truppe francesi… Il 29 settembre partiva pure Secondo Balestri (Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro), Nino Bellegrandi (Annibale) dal suddetto, dopo varie peripezie venne annientata. Biagio arrestato il 22 aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il comando della V^ Brigata [“Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] a Pigna, dove rimase fino al 29 di settembre)…
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977

19/9/1944
[...] Ogni settimana al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. DIVISI IN DUE GRUPPI, UNO AGIVA IN MONTAGNA PER INDIVIDUARE LE POSIZIONI TEDESCHE, L'ALTRO, VIA MARE, STABILIVA COLLEGAMENTI CON I PARTIGIANI DI VENTIMIGLIA. DURANTE I GIORNI DI RIPOSO, IL COMANDO ALLEATO PREPARAVA PER NOI LE MISSIONI DA COMPIERE [...]
26/9/1944
[...] Siamo a fine settembre. Per alcuni giorni rimaniamo dispensati dai nostri rischiosi compiti, mentre i compagni appartenenti all'altra squadra portano a termine un missione sulla spiaggia di Ventimiglia [...] giunti alla frontiera italo-francese, forse per ragioni tattiche che non sono mai state troppo chiare, invece di avanzare verso la Liguria e l'Italia settentrionale, gli alleati si acquartieravano [...] Le missioni eseguite con tanto rischio interessavano ogni giorno sempre meno gli alleati, mentre i Francesi attendevano il momento opportuno per metterci in campo di concentramento.
Giorgio Lavagna (Tigre) (1), Dall’Arroscia alla Provenza. Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982
(1) [Ai primi di settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo, dopo aver lasciato, con l'autorizzazione in data 25 agosto del comandante Libero "Giulio" Briganti, commissario della Divisione "Felice Cascione", la formazione garibaldina imperiese in cui militavano, avere attraversato le linee di confine presidiate dai tedeschi ed avere raggiunto, infine, gli alleati, erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, già impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a quest'ultima data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese. Lo composero circa mille italiani; i sottufficiali e gli ufficiali conservarono i gradi che avevano nelle armate italiane. Il Battaglione fu inviato nella valle della Tinea, ed a dicembre fu trasferito a Mentone. Alla fine del febbraio del 1945 il Battaglione fu fatto tornare in Val Tinea, dove il 4 aprile cominciò le missioni esplorative, in concomitanza con l'inizio delle operazioni alleate sulla Linea Gotica in Italia (5 aprile). Gli attacchi principali puntarono su Briga e Tenda e sul Moncenisio, ma si subirono gravissime perdite. Il Battaglione italiano, con un'operazione, che fu detta "CANARD", iniziata il 10 aprile, prese la Caserma fortino di Barbacane e il 25 aprile penetrò in Valle Stura, scendendo a Borgo San Dalmazzo di Cuneo il 29 aprile 1945]

Nel febbraio del 1945 un agente telegrafista di una radio rice-trasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne scoperto e catturato. La scoperta del telegrafista bloccò il flusso di informazioni militari tra i partigiani e gli alleati. Viste le mie qualifiche militari di "operatore radio", il CLN  dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata [...] 
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007

10 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 410, al CLN di Bordighera - ... Segnalava che il Comando Operativo della I^ Zona Liguria desiderava inviare alcuni documenti in Francia... Comunicava che 6 uomini dovevano varcare il confine.
7 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"] - Venivano chiesti, dietro protesta del capitano Roberta [Robert Bentley, del SOE britannico, ufficiale alleato di collegamento], chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni.
9 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata  al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Riferiva che "... sono giunti 2 garibaldini dalla Francia che hanno colà seguito un periodo di istruzione e che hanno preannunciato un prossimo arrivo di materiale bellico..."
14 aprile 1945  - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Veniva comunicato che "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione], sbarcato il giorno 11, stava proseguendo verso la zona della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” per incontrare R.C.B. [capitano Bentley] e che il 20 avrebbe avuto luogo una riunione tra le formazioni garibaldine, R.C.B. [capitano Bentley] e i CLN interessati.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999